Perchè essere motivati e orientati è indispensabile per superare questa crisi

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Oggi CoachLavoro ospita per la seconda volta un articolo di Luigi Miano, un collega Coach, che a gennaio ci aveva parlato dell’importanza di realizzarsi nel lavoro.

Luigi, traendo spunto dalle sue disavventure in un Bar, fa un’interessante riflessione su come la mancanza di motivazione e di amore per il proprio lavoro, per l’attività che si sta svolgendo, per i clienti e/o i fornitori con cui si interagisce quotidianamente sia causa non solo di insoddisfazione per la persona stessa…ma anche, indirettamente, di un sistema economico che non funziona.

Voi direte: “Ben altre sono le cause della crisi: la finanza, la globalizzazione…”: queste sono sicuramente all’origine dei problemi che stiamo vivendo…ma è stato il significato che le persone (a partire dai politici fino alle casalinghe) hanno dato agli eventi che poi ha contribuito a mantenerli ed espanderli tramite una serie di azioni a catena! In sintesi..la paura della crisi porta ad un calo dei consumi di beni e servizi, che a sua volta porta ad un calo del fatturato delle aziende…che a sua volta porta a maggiore disoccupazione…che a sua volta porta un ulteriore calo dei consumi…e così via…

Comunque, la mia non voleva essere una lezione di economia, anche perchè non ne ho le competenze, ma una riflessione su come i nostri comportamenti possano avere un impatto sulla realtà, contribuendo a crearla!

Leggiamo ora la storia di Luigi e proseguiamo poi con le nostre riflessioni…

“Qualche giorno fa entro in un bar nessuno mi saluta. Vado alla cassa ordino un caffè ed il cassiere non mi risponde. Io ripeto la richiesta: un caffè per cortesia. Mi chiede cosa ho chiesto.. Ed io per la terza volta: “un caffè” per favore. Ringrazio e non ottengo risposta…. Gli chiedo il caffè. Non dice nulla e mentre parla con i suoi colleghi me lo serve ignorandomi completamente.

Trangugio velocemente il mio caffè, perché lì dentro voglio starci il meno possibile, e mi avvio verso la porta. Saluto sempre educatamente e non ricevo nessun saluto.

A questo punto potresti pensare: ok può capitare un bar di questo tipo, in fondo il mondo è bello perché vario. La prossima volta cambia posto.

Invece le cose non stanno esattamente così poiché ritengo che si sta diffondendo il disfattismo e la demotivazione, la mancanza di attenzione verso i clienti…

Situazioni simili accadono anche nei negozi, così come negli uffici, in banca, alle poste e tutti i servizi essenziali dove ti senti non preso in considerazione non solo come cliente ma anche come persona! Chiaramente ci sono delle eccezioni…ma rimangono appunto tali!

E questa è una notizia perché in tempi di recessione economica in cui i clienti dovrebbero essere trattati come dei Sultani sembra strano che si vada controcorrente.

Proviamo insieme ad individuarne le cause:

  • La prima causa potrebbe essere una fortissima demotivazione rispetto alla attività che si sta prestando. Nel caso in cui si sia un commesso e dipendente le motivazioni sono legate al tipo di attività. Nel caso in cui si sia invece titolari siamo di fronte ad una scelta di vita sbagliata da rimettere in discussione. La crisi dovrebbe portare verso l’eccellenza e non allo sbrago.
  • Sono convinto che per reggere a questi difficilissimi tempi si debba amare fortemente il proprio mestiere. A proposito di eccezioni positive…qualche giorno fa in un supermercato mi ha servito al banco un salumiere  eccezionale. Aveva la battuta pronta, sempre con il sorriso, scherzava con tutti i clienti. Era un piacere vederlo all’opera. Sono sicuro che amava quel lavoro o almeno se lo faceva piacere fortemente. L’amore per il proprio mestiere è indipendente da cosa si faccia e da quanto si guadagni!
  • C’è in alcuni esercenti ed imprenditori, impiegati l’idea che tutto sia garantito. Entra un cliente ed è certo che acquisti. Credo che si debba lavorare molto su questa cultura del tutto garantito. Oggi sono i clienti che scelgono il prodotto ed il negozio. Il cliente comanda, mai come oggi!
  • Avverto in molti lavoratori al servizio della clientela una frustrazione e repressione che viene scaricata in massa sul destinatario finale del servizio. Ci sono persone intrappolate in attività che detestano o mal sopportano che sono rabbiose verso sé stesse e verso il mondo. Il lavoro quotidiano diviene quindi una sorta di sfogo di tutti i rospi mandati giù. 

Tirando le fila: sono convinto che questa è la strada che porta dritto verso il fallimento.

Non si combatte un periodo di depressione economica con queste armi.

Occorre sviluppare una solida cultura del cliente. Amare il proprio lavoro o cercare di fare tutto il possibile per amarlo. Occorre pensare da imprenditori anche se non lo si è e mettersi sempre nei panni dei clienti.”

Concludo questa riflessione di Luigi, sottolineando l’importanza per ciascuno di essere orientato a fare un lavoro che veramente lo motivi e lo soddisfi, che sia adatto alle sue caratteristiche, in cui possa dare il meglio di sè!

Per fare questo bisogna conoscere molto bene sè stessi, sapersi confrontare con il mercato per trovare un lavoro su misura per sè!

Sì! Bisogna concedersi questo lusso perchè se tutti lo facessimo, se tutti fossimo le persone giuste nei posti giusti, saremmo non solo più felici ma anche più produttivi, più efficaci, dando più valore ai nostri clienti, all’azienda per la quale lavoriamo e in generale alla società!

Che ne pensate?

9 thoughts

  1. Ha ragione, ma il problema principale è che il lavoro che si vorrebbe fare a volte capita che non si riesca ad ottenere e quindi è difficile dover accettare un altro lavoro che non si ama e pensare che lo dovrai fare per tutta la vita. Logicamente però al cliente non si deve far pesare la situazione.

  2. Sono d’accordissimo, ma purtroppo è veramente difficile trovare la propria strada, soprattutto di questi tempi e il fatto di trovarsi imbrigliati in una professione che non ti rispecchia, ma comunque ti garantisce un minimo per andare avanti, finisce col rivelarsi un’arma a doppio taglio.

  3. Che è tutto giusto ma è, appunto, un lusso al giorno d’oggi trovare il lavoro su misura, quello che soddisfa la nostre attitudini e che ci fa dare il meglio di noi. Una ricerca che spesso risulta infruttuosa e frustrante e ci fa restare fermi al palo aumentando il senso di frustrazione e l’astio. Nota critica: l’autore dell’articolo è lo stesso che sostiene di essere stato folgorato da un Momento Quantico. Naturalmente non spiega mai cosa significa stordendo il lettore con chiacchiere new age e allungando il brodo senza mai arrivare al dunque. Insomma: la solita scatola vuota.
    E se glielo fai notare e chiedi si arrivare al sodo ti risponde che sei astioso. Certamente rompo l’incantesimo, mi rendo conto. Ma questo succede quando la cosa mi puzza. Se poi mi dimostrano che sono io a percepirla tale, lo accetto. Ma devono farlo.
    Su questo sito ho letto cose buone e tratto spunti a volte interessanti e continuerò a seguirlo facendo sentire la mia voce, anche se, a volte, è critica. Sicuramente fuori dal coro.

  4. @Annalisa e @Paola
    Vi ringrazio per il vostro commento.
    Sono assolutamente d’accordo con voi di quanto sia difficile per prima cosa capire quale sia la nostra strada, dall’altra portarla fino in fondo, perchè l’urgenza della sussistenza…insieme alle nostra paure…rischia di bloccarci e di renderci profondamente insoddisfatti e frustrati! Come dice Paola, questa situazione si rivela un’arma a doppio taglio anche perchè…quanto riusciamo a sostenere un’attività quotidiana che ci fa stare male? e se anche noi resistessimo, visto che probabilmente non riusciamo veramente ad impegnarci nel lavoro…probabilmente i risultati si vedranno e questo potrebbe portare delle conseguenze controproducenti!
    LA soluzione? non è facile trovarla, è chiaro! Ma bisogna impegnarsi per costruire il ponte che ci porta verso il nostro lavoro futuro, magari restando nel frattempo in quello attuale! Approfondiremo presto questo punto :)

  5. @Fabio e @Luigi
    Vi prego di mantenere i toni moderati, non ha veramente senso lanciare frecciatine da una parte all’altra dello schermo!
    @Fabio, sei un lettore storico di questo blog, attento anche se a volte polemico!
    CErchiamo sempre di fare critiche costruttive, di fare domande e di proporre nuovi punti di vista, saranno ben accette sempre!
    @Luigi, a quanto capisco Fabio è anche un tuo lettore: ci può essere chi non condivide il nostro approccio, fa parte sicuramente del gioco!
    Ad ogni modo la chiave è sempre il rispetto reciproco, mi raccomando!

  6. Cara Mariangela, la mia domanda sul Momento Quantico, “fonte di vocazione professionale e personale di Luigi” (parole sue, relata refero)mi sembra più che legittima. Una spiegazione comprensibile sarebbe gradita e non mi pare sia un delitto richiederla. Sempre a proposito di critiche costruttive. Però sto ancora aspettando. Non vorresti saperne di più anche tu o i toi lettori? Qui nessuno sta giocando, meno che mai chi vi scrive ha voglia di farlo….

  7. Ciao Fabio, so che ti sei particolarmente affezionato a Luigi, andando a commentare non positivamente i suoi articoli sul web…;)!!!
    Ora mi sorge una domanda: se non sei d’accordo con la linea editoriale di un giornale, cosa fai? mandi lettere polemiche quotidiane alla redazione…..oppure semplicemente compri un altro giornale che sia in linea con il punto di vista o che comunque ti dia le risposte che cerchi…
    Luigi ha parlato del suo processo di cambiamento in altri siti più ampiamente…e in particolare su questo articolo il tema era tutt’altro rispetto al Momento Quantico…ergo forse sarebbe il caso di rimanere sul tema, no? Infine, caro Fabio, so che le storie di cambiamento che di solito pubblichiamo non ti convincono mai…e bombardi di domande talvolta poco efficaci il protagonista della storia o la sottoscritta…io capisco che sotto a questo c’è una voglia forte di capire…e la frustrazione di non riuscire ad applicare queste cose alla tua vita….ma forse semplicemente si tratta di situzioni diverse e nel tuo caso andrebbero applcati diversi strumenti. Concludo questa filippica dicendoti che prima di qualunque “come” c’è sempre la convinzione che il “cosa” sia possibile…..altrimenti ci boicottiamo con le nostre stesse mani!

    saluti

  8. Mi complimento con l’articolo sono pienamente d’accordo, io non faccio il lavoro da me desiderato, ma ho fatto delle scelte che hanno determinato il mio cammino di vita,però non mi lamento perchè sta a noi decidere COME viverle e nel mio lavoro sono gratificata, mi piace, mi impegno, cerco di dare il massimo con i clienti! Perchè è vero il cliente è sovrano, questo non vuol dire che ci può trattare come vuole,ma sta a noi saperlo gestire. Io vedo le mie colleghe con dei musi lunghi perchè lo stipendio arriva in ritardo,e secondo loro questo le scusa a non lavorare bene,a starsene a casa per (finta) malattia a dispetto del titolare,non capendo che il dispetto lo fanno a loro stesse e alle altre colleghe che si impegnano ogni giorno al lavoro.Ho dato piena fiducia al mio titolare,do il massimo non per lui,ma per me,perchè se l’azienda chiude siamo tutte a casa!Bisogna avere grandi motivazioni e voglia di crescere per costruire qualcosa e per superare questa crisi. Amelia

  9. Grazie mille Amelia per la tua testimonianza tanto fiduciosa quanto realistica!
    E’ vero che non siamo noi a decidere TUTTO ciò che ci accade (anche se una buona parte sicuramente dipende dalle nostre scelte…) ma noi possiamo scegliere come viverle e questo ha un grossissimo impatto su quello che otteniamo! Quanta gratificazione e soddisfazione stai ricevendo anche da un lavoro che non è quello dei tuoi sogni, perchè lo vivi con impegno e motivazione?
    In bocca al lupo per tutto!
    Mariangela

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