E’ meglio essere pessimisti, ottimisti o realisti?

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Appena chiuso il primo trimestre 2012, è purtroppo evidente che la situazione sociale ed economica in Italia non è affatto confortante. I dati statistici dell’ISTAT (riferiti al mese di febbraio 2012) non fanno che confermare un clima poco allegro: a fronte di un tasso di disoccupazione salito al 9,3%, «il mercato del lavoro continua a caratterizzarsi per la discesa dell’occupazione e la crescita della disoccupazione”. Il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) ha superato il 30% e raggiunge il picco di quasi il 50% tra le giovani donne nel Sud Italia.

Quello che non emerge tanto dai dati quanto piuttosto dai fatti è la difficoltà degli over 4o e over50 a re-immettersi nel mercato del lavoro e purtroppo su questo problema che a mio avviso è soprattutto di tipo culturale, ancora poco si è fatto dal punto di vista legislativo…

Se alziamo lo sguardo dall’Italia e ci allarghiamo verso l’Europa scopriamo che la media dei disoccupati è persino più alta di quella italiana (10,8% nell’area Euro, dati Eurostat): in pratica è stato raggiunto il massimo dalla creazione della moneta unica, probabilmente dovuto alla profonda crisi che stanno vivendo Spagna, Portogallo, Grecia…ed anche l’Italia…!

Non è chiaramente nelle mie competenze fare analisi politiche nè economiche, ma sicuramente questi dati fanno riflettere su un mercato del lavoro che sta cambiando drammaticamente e che, a partire dalla crisi finanziaria del 2007 in poi, non sembra ancora aver dato quel colpo di reni per invertire la tendenza e risalire…

Che cosa fare davanti ad uno scenario così preoccupante e dagli esiti incerti?

Mentre proprio in queste ore si discute sulla Riforma del Lavoro, in fase di approvazione, è quanto mai urgente intervenire per potenziare la crescita e lo sviluppo d’impresa, per rimettere in moto l’economia, per ridare slancio e fiducia all’Italia.

Mi chiedo: se è così forte l’impatto che il sistema (inteso come l’insieme delle forze economiche, politiche, sociali e culturali) ha sul singolo, che impatto può avere il singolo sul sistema?

Sembrerebbe quali una domanda filosofica, ma io, per deformazione professionale, non posso che rispondere dal punto di vista psicologico!

Ho letto di recente un aforisma di Nicholas-Sèbastien Roch de Chamfort che ho trovato davvero illuminante: “Il Pessimista si lamenta del vento, l’Ottimista aspetta che il vento cambi e il Realista aggiusta le vele”.

Sarà che adoro il mare, ma le metafore sul tema della vela e della navigazione, mi hanno sempre affascinato, come ad esempio quella di Seneca, che ho citato in un precedente articolo “Non c’è vento favorevole per chi non sa dove andare“…

Riflettendo quindi sull’aforisma di Roch de Chamfort, che a mio avviso è applicabile sia al mondo del lavoro che in tutti gli altri ambiti della nostra vita, possiamo dire che…è innegabile che il vento ci sia: le raffiche sono anche forti, e imprevedibili e la bonaccia tarda ad arrivare…Insomma, la crisi evidentemente c’è ed è forte…

Ma quello che conta è come ciascuno di noi reagisce: se assumiamo un atteggiamento pessimista, ci lamentiamo e ci disperiamo, sicuramente non saremo di aiuto nè a noi stessi nè agli altri, nè tantomeno possiamo pensare di poter influenzare in questo modo il vento…

Se assumiamo un atteggiamento ottimista-idealista, del genere del Candido di Voltaire, che attende fiducioso un cambiamento dall’esterno e immagina che alla fine il vento non avrà potere sulla sua barca, perchè l’universo, la luna e le stelle sono in congiuntura favorevole, e quindi sostanzialmente rimane fermi e immobili, è davvero poco probabile (per quanto tutti glielo auguriamo), che possa arrivare sano e salvo a destinazione…

Ecco quindi che viene in nostro soccorso il realista, che si rende conto del pericolo del vento e che non aspetta che una raffica forte lo travolga per agire e sistemare le vele, in base alla direzione del vento…e senza mai perdere di vista la sua meta. Il realista osserva il vento, lo studia, cerca di anticiparne i cambiamenti, e si attrezza per trovare gli strumenti e le risorse che gli servono per affrontare il viaggio…Sa che per prima cosa deve modificare il suo modo di ragionare, il suo atteggiamento mentale, che non può essere lo stesso di quando il mare era piatto come una tavola…!

Il mondo del lavoro è cambiato e cambierà ancora, è difficile prevederne gli esiti, ma non dobbiamo mai smettere di scrutare l’orizzonte, di percepire i segnali deboli che ci circondano, di allenare la nostra mente ad usare appieno la nostra creatività e flessibilità nell’affrontare le situazioni e risolvere i problemi, cercando nuove rotte, innalzando nuove vele…..