Quali sono i nostri (veri) limiti?

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In molti articoli su come cercare e trovare lavoro abbiamo affrontato il tema dei limiti che possono ostacolare nella ricerca del lavoro: la mancanza di un obiettivo chiaro, scarsa consapevolezza delle proprie competenze e soprattutto un atteggiamento “pessimista” nei confronti della realtà e delle proprie possibilità di riuscita.
Le obiezioni che possono essere rivolte a questa visione riguardano fondamentalmente la situazione esterna del mercato del lavoro su cui il singolo evidentemente ha poche possibilità di impatto.
Il ragionamento è il seguente: “Io posso avere anche le idee chiare, posso essere consapevole e fiducioso delle mie qualità ed avere una visione piena di speranza e ottimismo, ma se c’è la crisi, se le aziende chiudono (altro che assumere!) io che ci posso fare?

Ebbene, la prima cosa da fare è mettere in discussione i presupposti:

  1. Sei proprio sicuro di sapere cosa vuoi fare, che tipo di lavoro è più adatto a te, in quale azienda e settore aziendale vuoi lavorare e perché?
  2. Conosci davvero a fondo le tue capacità, conoscenze e qualità, ossia le tue competenze (tecniche, di settore e trasversali)? Sei in grado di promuoverle efficacemente e di valorizzarle (sul Cv, nei colloqui…) quando ti proponi?
  3. E infine, hai davvero un atteggiamento mentale sicuro e fiducioso? Oppure il “germe” del dubbio e della paura del fallimento e/o i virus dell’insicurezza cronica e del pessimismo cosmico stanno covando dentro di te opponendo resistenza?

Ora mettiamo che una persona risponda affermativamente a tutte le domande precedenti…ma non stia ancora trovando lavoro: questo sembrerebbe confermare che la causa di tutto sia solamente esterna: la crisi, il mercato, le aziende e…ah, dimenticavo…i selezionatori…!


Per quanto riguarda le nostre possibilità di azione, sono sempre stata convinta che questa dipendano dal livello in cui ci muoviamo: quello della realtà interna o quello della realtà esterna.
Sul primo livello, che comprende la nostra mente e il nostro corpo, i nostri pensieri, le nostre emozioni e i nostri comportamenti, abbiamo il massimo delle possibilità di controllo in quanto, per definizione, dipendono esclusivamente da noi! Questo chiaramente non significa che sia facile gestire noi stessi…ma millenni di studi fatti dalla filosofia e dalle religioni e più di recente dalle scienze e dalla psicologia ci hanno dato infiniti strumenti di intervento.
Ma sul secondo livello, sul mondo che ci circonda, che possibilità di controllo abbiamo? Qui ci sono dei limiti che non possiamo superare…o forse sì?!

Sono rimasta fortemente impressionata, come credo anche molti di voi, dall’impresa di Felix Baumgartner: l’austriaco che si è lanciato nel vuoto da un’altezza “spaziale” di 39km infrangendo contemporaneamente ben 3 record:

  1. Altezza massima raggiunta da un pallone aerostatico con equipaggio (39.060 m)
  2. Altezza maggiore di un lancio da pallone aerostatico (idem come sopra)
  3. Velocità massima raggiunta da un uomo in caduta libera (1.342 km/h) pari a mach 1,24 (Mach 1 è la velocità del suono).

La caduta è durata in totale più di 5 minuti……
Forse solo le immagini, più che le parole, riescono a descrivere questa incredibile impresa…

 

Che cosa sono i record se non dei limiti abbattuti?

E cosa c’è di più limitante di un limite “fisico”, materiale?

Il limite dell’altitudine,  il limite della temperatura (- 57 gradi C), il limite del vento?
Baugartner stesso descrive i pericolosi limiti da affrontare, in questa intervista riportata dal Corriere.it: “I rischi non sono pochi, per non parlare delle difficoltà prima di raggiungere la stratosfera. Solo un esempio: i primi 300 metri di salita con la capsula sono i più rischiosi, perché se qualcosa andasse storto, non avrei tempo né di uscire dalla capsula dispiegando il mio paracadute, né di aprire quello della capsula stessa».
Limiti “fisici” che si aggiungono a quelli fisiologici e psicologici che Felix ha affrontato con una lunga preparazione e similuzioni ad hoc (training mentale, esercizi cardiovascolari, galleria del vento, bungee camping…).
E di certo non si è scoraggiato dopo che i primi 2 tentativi di lancio (l’8 e 9 ottobre) erano falliti a causa delle condizioni metereologiche (altro limite esterno)! Quindi questa impresa conferma anche, tra le altre cose, l’importanza della preparazione, dell’allenamento, della perseveranza….

A questo punto la domanda sorge spontanea: E se i (veri) limiti fossero davvero solo nella nostra testa?!?

19 thoughts

  1. Secondo me i veri limiti sono SOLO nella nostra testa. Al limite nel nostro corpo (ma ci sono storie di persone che testimoniano il contrario) ma non di certo sono quelli esterni.
    Nel senso che quelli della nostra testa sono seconodo me i più limitanti e quelli più difficili da vincere.
    Per continuare ad usare l’esempio di Baugartner, il limite delle condizioni atmosferiche prima o poi lo superi, il limite della temperatura lo risolvi con equipaggiamento adatto, il limite dell’altezza lo risolvi allenandoti.
    Ma il limite della paura dell’altezza, dell’imprevisto? O di non avevre abbastanza tenacia? O il limite che ti fa dubitare sulla buona riuscita della tua impresa? Questi sono mostri tanto pericolosi quanto difficili da afferare e sradicare!
    Ecco non so in effetti se definirli i VERI limiti, ma per me sono sicuramente i più pericolosi ed i più difficili da combattere.

    Ciao!!!
    Cristina

  2. Articolo suggestivo ma paragone con il video assurdo. Il matto, e non gatto, Feix vuole entrare nel Guinnes e quindi sfida le leggi della fisica. Se sbaglia evapora altrimenti finisce nei libri di storia. Perchè lo fa? Mitomania? Per assurdo è più facile superare i limiti conosciuti (ci sono fenomeni da baraccone che mangierebbero 100 scarafaggi per non dire di una sostanza organica….per farso notare.)Ma non si può prendere questi esempi da “strano ma vero” per fare il paragone con i nostri limiti ad entrare nel mondo del lavoro.
    I presupposti che poni in discussione sono senza fine. Nel senso che non sapremo mai quale è il lavoro più adatto a noi, non conosceremo mai a fondo le nostre capacità ma solo quelle di quel determinato momento storico. Il nostro atteggiamento mentale oggi sarà X domani Y. Così non si mette mai punto. E’ un continuo, eterno divenire, un continuo inseguire il formaggio continuamente spostato. Alla fine uno si ferma e smette di correre colto da sfiducia e pessimismo, tanto per tornare al post precedente.

  3. @Cristina, sono d’accordo…anche secondo me i limiti VERI sono nella testa…..il che non vuol dire che i limiti esterni non esistono, non siano oggettivi ma di certo il loro impatto cambia a seconda della nostra percezione!!! siamo pieni di dubbi e di paure autoindotte……e la psicologia (oltre che il buon senso) ci dicono che più evitiamo più le ns paure e i nostri dubbi cresceranno!
    La prima cosa da fare è sicuramente guardarli in faccia…prendendo il coraggio anche da imprese un po’ folli come quella di Felix!

  4. Caro Fabio,
    mi sembra che il tuo limite sia proprio quello di credere che non ci sia collegamento tra il superamento dei limiti di Felix……e quello delle nostre paure, convinzioni e visioni del mondo che ci limitano!
    La differenza la fa solo la nostra mente!
    Un altro “limite” sta non solo nel credere che non sia possibile conoscere nulla fino in fondo…(e qui cadiamo nell’agnosticismo-scetticismo)…..ma anche che la ricerca “infinita” sia di per sè negativa…e perchè?!? la vita è una continua scoperta (purtroppo? per fortuna? queste sono solo nostre valutazioni! per me significa arrichimento!)!
    Si continua a inseguire il formaggio…hai ragione…..che però non è mai lo stesso……tappa dopo tappa siamo cambiati noi, insieme al formaggio che come minimo si sarà stagionato :)

    L’unico nostro limite è la paura….l’unico vero errore che possiamo fare è quello di fermarci!

  5. Buongiorno a tutti!
    VERO! tanti hanno paura, forse anche solo di sentirsi dire No per l’ennesima volta Anzi peggio ancora di essere ignorati cioè neanche…una risposta anche se negativa.
    Posso aggiungere che l’unica persona che può aiutarti è qualcuno che crede in te e ti vuole bene.E’ da qui che bisogna partire facendo un pieno di emozioni positive poi seguendo il proprio intuito anche ripensando a ciò che si amava fare “da piccoli” quando ancora non eravamo stati contaminati dal germe della paura.
    Per arrivare al formaggio, ed essere sicuri prima che sia quello che vogliamo veramente dobbiamo rinforzare noi stessi. Dona.

  6. Stesso discorso di altre volte. Credere è un atto di fede senza ragioni a sostegno. E’ questione di fiducia, speranza, apertura mentale, ottimismo. Ma qui si parla solo per i forti o per chi non ne ha prese tante da restare al tappeto. Rocky, nel primo film di Stallone, si rialzava come un cyborg nonostante l’avversario lo stesse massacrando mentre ripeteva a sè stesso “non fa male, non fa male” come un mantra.Ma quello era un film.La realtà è diversa. Ci sbattiamo la faccia e misuriamo i nstri limiti (di conoscenza, di apprendimento, di apertura) e spesso il fallimento (anzi il nulla perchè fallimento già sarebbe qualcosa) ci annienta. Quando facciamo i conti con il lavoro finchè abbiamo 20/30 anni abbiamo davanti a noi ancora un potenziale capitale di tempo a disposizone e possiamo sperimantare, osare. Superati i 50 sei in riserva e le difficoltà di apprendere cose nuove (un pò per scarsa attitudine, disinteresse, sfiducia, tempo da didicare alla famiglia) diventano oggettive.Dobbiamo arrangiarci con quello che abbiamo nella cassetta degli attrezzi, l’aggiornamento non può essere continuo e la ricerca della nostra strada infinita. Non hai la pazienza di un ventenne di seminare e poi vedere fra 5/10 anni che raccogli.Il formaggio per concludere, naturalmente, è il lavoro in linea con le nostre attitudini che dia soddisfazionie sia retribuito il giusto. Alla fine ti fermi scoraggiato perchè, è il caso mio, vedi che gli altri, spesso più giovani di 10/20 anni vanno al doppio della tua velocità, padroneggiano le tecnologie (internet, smartphone, tablet, socialnetwork, Ipad, chat, video…) mentre tu dopo un corso di web marketing hai capito che SEO, Adwors, posizionamento, indicizzazione non fanno per te perchè dopo un paio di pagine ti convinci che è roba per nativi digitali e torni nel tuo buco.

  7. OK! nel buco puoi tornarci per ricaricarti! Sai quante cose conosci e sai fare bene? Tante e neanche te lo immagini. LA QUALITA’ conta non la velocita’. Non ho nulla contro i giovani per carità! ma la qualita’ mi dispiace ma….corrono troppo e vogliono troppo tutto e subito! Dona

  8. Per Dona: evidentemente quelle cose che conosco e so fare (bene/male?Chi può dirlo?)non hanno mercato. Ossia quel genere di prodotto/servizio che sono in grado di offrire o non interessa nessuno o è obsoleto. Quindi non porta nessun tipo di vantaggio economico o di realizzazione personale.

  9. Gentile Fabio, non è sempre e solo così (per fortuna). Ci sono aziende, ma bisogna cercarle, che cercano persone di qualità. Non è facile ma non impossibile! Dura sì molto!

  10. Gentile Dona, dire che ci sono aziende che cercano persone di qualità è un pò vago. E’ come dire: se non giochi al lotto non vinci.
    Ma dal momento che le aziende non hanno affisso un cartello che dice”cerchiamo persone di quelità” oppure quel cartello lo hanno tutte perchè dimmi quanle azienda non cerca persone di qualità questa chiave di ricerca “azienda che cerca persona di qualità” è inconsistente.Se potessi uscire dall’astratto per scendere nel concreto farò tesoro delle tue riflessioni.

  11. Cari Fabio e Dona, avete innescato un’appassionante discussione e vi ringrazio per questo!
    Il fatto è che state ragionando partendo da 2 presupposti mentali diversi:
    FIDUCIA vs PESSIMISMO
    sì PUò FARE vs E’ IMPOSSIBILE
    e via dicendo….
    e più Dona tira da una parte….più Fabio si ritira dall’altra!

    Fabio chiaramente parla dalla sua difficoltosa esperienza, dalle porte in faccia, dal senso di inadeguatezza davanti al nuovo che avanza e considera tutto questo come un OGGETTIVO FALLIMENTO INSUPERABILE.
    Ed è da qui che parte il problema, non dai fatti ma dalle loro interpretazioni…ma finchè Fabio continuerà a ripetere che i fatti sono solo fatti…non se ne uscirà!

    @Fabio, sei bravissimo a trovare tutti i motivi e i modi per cui non ce l’hai fatta E non ce la farai mai…..
    cosa succederebbe se usassi tutta questa bravura per scoprire COME farcela e soprattutto PERCHE’ tu ce la puoi fare?!
    ah già…scusa…mi stavo dimenticando che per te questo è impossibile….!

  12. Concordo sul fatto che parlo per esperienza concreta mentre la fiducia e il si può fare sono cencetti astratti.
    Certo, in teoria tutto è fattibile, tutto è possibile. Poi però contano i risultati.Ma probabilmente tutto nasce da una mia interpretazione/percezione della realtà disfunzionale. Usare la mia bravura per scoprire come farcela? Ho posto domande a chi ce l’aveve fatta quele strada avessero percorso, per ispirarmi a loro, fare lo stesso. Risposte evasive, chi ha conosciuto la persona giusta al momento giusto, chi aveva l’aggancio, chi ha fatto la sua bella gavetta di 5/10 anni,chi aveva forti competenze in quel settore costruite con una passione e una fiducia nel risultato che prima o poi arriva cieca. Roba difficile da mettere in pratica per come sono fatto. Però tengo a precisare che non è una questione di sfiducia nelle proprie possibilità. Solo che è come se le proprie competenze non incontrassero il mercato che o non le desidera o è saturo o sono superate dai tempi.Quindi proporsi così non ha senso (ed è allora che ti assale la depressione e il senso di inadeguatezza. Perchè puoi ripeterti “io valgo” 1.000 volte ma se non c’è corrispettivo dall’esterno (quelli che ti danno da vivere, i clienti che ti commissionano un incarico, chi ha bisogno di te)te la canti e te la suoni.Non si tratta nemmeno di paura del no perchè di quelli ne ho da riempire un armadio.

  13. Fabio, assolutamente qui non stiamo parlando di non fare i conti con la realtà nè tantomeno di essere ottusi!
    Bisogna per prima cosa fare un bilancio di sè stessi: CHI SONO, COSA SO FARE, COSA VOGLIO FARE e poi guardare il mercato per dire: io COME POSSO ESSERVI UTILE?
    Se la risposta è “IN NESSUN MODO” , dopo le dovute insistenze per capire in base a cosa viene data una risposta così drastica….bisogno cambiare domanda e chiedersi: A CHI POSSO ESSERE UTILE?!
    E Se ci rendiamo conto che NESSUN delle nostre COMPETENZE è utile a NESSUNO?!
    Beh, a parte il fatto che si tratta di una situazione assolutamente estrema (e a mio avviso impossibile a verificarsi) dobbiamo allora decidere (anche solo per puro spirito di sopravvivenza!) di partire da zero, di impegnarsi in un percorso formativo di riqualificazione da scegliere sempre sulla base di 2 elementi
    1) le nostre caratteristiche personali, attitudinali, motivazionali
    2) le esigenze del mercato

  14. La Parola limite/impossibile ecc è stata inventata per desvcrivere al meglio la non sapienza o la mancaza della volonta di ricerca..

  15. Nel bilancio di sè stessi dopo aver individuato chi sei (età, sondizione sociale se sei single, sposato, se hai figli, che età hanno, ecc.) analizzi le tue attitudini/interessi (ad es. so scrivere, raccontare, informare). Poi cerchi di vedere in che modo questo know how può incontrare le esigenze del mondo del lavoro. Solo che in base alle attitudini di cui sopra realizzi un identikit profesionale che raffigura professioni/lavori/mestieri noti. Nel caso in oggetto chi sa o ritiene di saper scrivere può fare il giornalista, l’addetto stampa, il copywriter, lo scrittore, il poeta, lo sceneggiatore, l’autore tv e teatrale. Naturalmente per fare alcune di queste professioni è necessaria una competenza specifica (sceneggiatore, add. stampa, copywriter). Il problema nasce quando non si trovano risposte bussando a queste professioni.
    E allora pensi: ma uno che possiede attitudini alla scrittura e non può fare una di queste professioni in che altro modo può essere utile al mercato?

  16. Scusate se mi permetto di intromettermi….
    Sono capitata a leggere questa conversazione e mi trovo sempre dispiaciuta di fronte alle persone che hanno smesso di credere….
    Purtroppo la nostra mente è preda facile del condizionamento che nasce dalle nostre esperienze passate! Siamo condizionati dal nostro vissuto e per quanto ci si possa sforzare semplicemente di credere, nel profondo, quei fallimenti ci spingono sempre nella stessa direzione.
    Fabio, secondo il mio modesto parere, anche la fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità è un allenamento e come per ogni allenamento ci vuole costanza, determinazione e continuità nel tempo.
    Ad ogni pensiero, parola o azione che ti viene spontaneo produrre, dovresti opporre un pensiero, una parola o un’azione positiva. Nel tempo questo allenamento, sono assolutamente certa per esperienza personale, cambierà non solo la tua visione delle cose ma la buona fortuna nelle circostanze.

  17. Ciao Betty!
    grazie mille per il tuo intervento!
    Condivido il tuo pensiero: spesso il nostro passato, aspettative deluse, speranze infrante ci hanno portato a credere che sognare, sperare, impegnarsi sia inutile! Ma tutto questo non è la “realtà”! E’ frutto della nostra interpretazione!
    Davanti alle difficoltà possiamo decidere di abbattere e rinunciare…oppure di imparare la lezione, cambiare, andare avanti.
    Certamente come dici tu ci vuole allenamento, costanza, determinazione…e tutte nascono dalla fiducia in sè stessi.

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