“Non so cosa scegliere”: perché è così difficile prendere una decisione?

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Prendere una decisione importanteNon è stato facile decidere il tema di questo post. E questo mi ha fatto pensare a quanto spesso ci troviamo davanti a piccole scelte quotidiane così come a decisioni che hanno un impatto sulla nostra vita e non sappiamo letteralmente che strada prendere!

Abbiamo già riflettuto su quanto sia rischioso NON rischiare,  eppure questo non cancella la difficoltà di prendere una decisione, soprattutto quelle importanti nella nostra vita come scegliere un percorso di studi, sposarsi, licenziarsi, cambiare lavoro, avviare un’attività in proprio, ecc…
 

Quali sono i fattori che rendono così difficili le nostre scelte?

1) Avere troppe alternative: mentre le scelte obbligate, per quanto gravose possano essere, sono “facili” da prendere, quando abbiamo diverse opzioni tra cui scegliere, la nostra mente va in confusione, sia a causa di un eccesso di informazioni, sia della mancanza di criteri chiari e univoci su cui valutare ciascuna alternativa.

2) Cercare la scelta perfetta: la ricerca del perfezionismo va a braccetto con la paura di sbagliare. Per evitare di commettere un errore, per timore di non essere all’altezza o di non avere ancora abbastanza informazioni, si commette di fatto la scelta peggiore e più “sbagliata”: quella di non scegliere!

3) Usare solo la ragione: la nostra cultura ci ha insegnato il predominio della razionalità sull’emotività! Ma cercare di fondare la nostra scelta esclusivamente su ragionamenti logico-razionali, si rivela poi nei fatti una scelta…illogica! Infatti utilizzare solo l’emisfero sinistro del nostro cervello significa ignorare le emozioni e l’istinto, che sono parte integrante del nostro essere. Escluderli comporta da una parte la perdita di preziose informazioni su noi stessi e sul mondo che ci circonda, che sfuggono alla ragione, dall’altra rischia di essere controproducente nel lungo termine. Ciò che abbiamo rimosso dalla nostra attenzione può ripresentarsi sotto varie forme. Infatti, se scegliamo qualcosa che non vogliamo, prima o poi la abbandoniamo o la sabotiamo inconsciamente!

4) Usare solo le emozioni: Se è vero che fondarsi unicamente su calcoli razionali è limitante e riduttivo, stessa cosa si può dire quando ci affidiamo esclusivamente alle emozioni che, per loro natura, sono mutevoli e instabili. Se il nostro cervello è dotato di due emisferi questo significa che possiamo e dobbiamo usarli entrambi, uno a supporto dell’altro, in modo consapevole e aperto!

5) Esagerare le conseguenze:  ogni scelta ha un effetto sulla nostra vita. Noi tendiamo a prestare tutta la nostra attenzione alle scelte “importanti” per la nostra vita, mentre trascuriamo quelle piccole scelte che compiamo giorno dopo giorno e che di fatto, impercettibilmente cambiano il corso della nostra vita.    Le scelte quotidiane, che prendiamo ormai in automatico perché sono diventate delle abitudini, sono le più pericolose proprio perché non le scegliamo consapevolmente. Quindi se è vero che nessuna scelta va presa con leggerezza è anche vero che non dobbiamo esagerare l’impatto di una singola scelta nella nostra vita! Sono rari i casi in cui la scelta che compiamo è irreversibile. Per quanto possa essere difficile o “scomodo”, c’è sempre spazio per fermarsi, ammettere il proprio “errore” e cambiare strada o aprirne una nuova.
 

Cosa facciamo quando non sappiamo cosa scegliere

Tutti questi meccanismi che mettiamo in campo, spesso senza rendercene conto, ci  portano a finire in un loop di pensieri che si rincorrono ciclicamente, all’infinito! Riconsideriamo innumerevoli volte le varie opzioni e quando siamo quasi arrivati alla scelta finale…un dubbio atroce ci assale e torniamo nel turbinio dei nostri pensieri! E quindi diventiamo preda delle nostre p….aranoie mentali e non passiamo all’azione, vittime di una sorta di “paralisi”!

A questo punto la situazione si evolve  di solito in due direzioni:

a)  lo “spegnimento“: rinunciamo a prendere la decisione, la accantoniamo in un angolo della nostra mente o la rinviamo a data da destinarsi! In questo modo tamponiamo la situazione disagevole di conflitto interiore, provando una (seppur temporanea e illusoria) sensazione di sollievo. Ma anche decidere di non decidere…è una decisione ed ha le sue conseguenze!

b)  la “follia“: ci tappiamo il naso, copriamo occhi e orecchie….e (magari dopo aver bevuto un goccetto) ci buttiamo “a caso” in una delle alternative, la prima che ci capita davanti, dicendo a noi stessi: “ o la va o la spacca”. La scelta alla cieca è una strategia per toglierci di dosso il peso di una scelta…lanciando una monetina per aria! Peccato che il destino, in ogni caso, porti la nostra firma!

 

Come rendere le nostre Scelte più consapevoli ed efficaci: le 3 S

Per quanto non esista alcuna ricetta per fare la scelta giusta, né tantomeno quella “perfetta”, ci sono 3 ingredienti essenziali che possono guidarci in modo costruttivo:

1) Serenità: Nessuna buona decisione può essere presa con un cattivo stato emotivo! Mentre invece quanto più ci rilassiamo e cerchiamo il nostro equilibrio interiore, quanto più la nostra mente sarà lucida e riuscirà ad ascoltare con attenzione sia le voci interne che quelle esterne, i nostri ragionamenti ed anche le nostre sensazioni. Quando siamo sereni e centrati, i nostri 2 emisferi si integrano in modo armonico. Pensiamo: in che stato eravamo, come ti sentivamo l’ultima volta che abbiamo preso una buona decisione? E quando abbiamo avuto quell’ispirazione?

2) Semplicità: Come abbiamo visto, troppe alternative rischiano solo di confondere. E’ fondamentale riuscire a mettere da parte alcune possibilità per concentrarci sull’essenziale. Inoltre se non sappiamo cosa è più importante per noi, quali sono le 3 cose più importanti per noi in quella specifica situazione, non sapremo neanche dare ordine alle nostre idee. Come metodo di discernimento, c’è chi scrive la lista dei pro e dei contro, e chi arriva addirittura a fare un’analisi SWOT . Sicuramente scrivere, senza filtro tutto ciò che sentiamo e sentiamo, aiuta a chiarire e a mettere ordine nella nostra testa. Infine, rileggere ciò che abbiamo scritto ci serve ad avere quello sguardo attento e distaccato che ci fa cogliere l’essenziale.

3) Sperimentazione: La prova del 9 di ogni nostra scelta  è l’attuazione! Bisogna darsi un tempo per riflettere (senza scadenze imminenti ma neppure aleatorie!) ed uno per agire, per provare, magari in piccolo, magari in un ambiente protetto, ma provare. L’azione ci aiuta ad uscire dai labirinti della nostra mente e a dare consistenza e respiro alle nostre idee. Sperimentando scopriamo veramente se la nostra scelta ci piace, se ha senso per noi, se funziona, se dobbiamo aggiustare il tiro.

Quanto più spesso affrontiamo una scelta, piccola o grande che sia, quanto più diventeremo “allenati” a farlo, imparando ad ascoltare davvero noi stessi, a prenderci le responsabilità e a dirigere consapevolmente la nostra vita.

Ci è concessa una sola vita e spetta a noi la decisione di lasciare che le circostanze modellino la nostra esistenza o in alternativa di agire, e così facendo, vivere intensamente.

Gen. Omar Nelson Bradley

 

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14 thoughts

  1. CIAO ! E VERO !VOI AVETE ARAGIONE .MILLE GRAZIE PER I VOSTRI CONSIGLI SEMPRE VICINO .ABBRACCI

  2. Buongiorno e complimenti per gli inteerssanti articoli!
    Devo prendere una scelta lavorativa importante e mi trovo combattuta sul da farsi.. Chiedo gentilmente un suo parere sulla situazione. Sono una ragazza di 28 anni, che ha sempre lavorato come commessa, impiegata, ect. A novembre mi sono laureata in Scienze della Società e del Servizio sociale e iscritta all’albo degli assistenti sociali. Da tempo cerco lavoro nell’ambito sociale in tutti i modi possibili, proponendomi anche come tirocinante volontaria, pur di fare esperienza nel settore (visto anche la discontinuità dei lavori trovati negli ultimi anni non avevo niente da perdere).
    Nelle ultime settimane si sono aperte varie possibilità: alcuni lavori come commessa, tra cui ho scelto l’offerta più “vantaggiosa” e a lungo termine (sostituzione maternità), e uno stage in un’agenzia per il Lavoro, all’interno delle Risorse Umane, con un piccolo rimborso spese e nessuna garanzia d’assunzione allo scadere dei sei mesi.
    Inoltre ho saputo ieri che una cooperativa sociale radicata a livello nazionale e regionale accetterebbe la mia domanda di stage post laurea. Quest’ultima possibilità mi permetterebbe di fare esperienza nell’ambito x eccellenza dei miei studi, e (si spera) di trovare lavoro in futuro tale ambito.
    Ora, felice di queste belle opportunità, mi trovo con una bella patata bollente in mano!!
    Se continuo a fare la commessa non avrò la possibilità di acquisire competenze che potrei sfruttare in futuro, anche in realtà diverse dall’agenzia, e di avvicinarmi ad un ambito che mi appassiona.
    D’altro canto rifiutare un lavoro che potrebbe rendermi autonoma per almeno un anno mi sembra uno schiaffo in questo momento di forte crisi..
    Sono molto determinata nel raggiungere i miei obiettivi, ma mi sto anche costruendo un futuro indipendente dai miei genitori.. La scelta non è davvero facile..

  3. Per prima cosa ti ringrazio per aver apprezzato i miei articoli e per avermi contattato.
    Se ho capito bene la tua domanda è la seguente: mi conviene rinunciare alla proposta di un contratto full time come commessa per uno stage di 6 mesi a 300 euro in un’agenzia per il lavoro? Nel primo caso hai la garanzia di assunzione (per quanto immagino a tempo determinato) nell’altra no, e anzi sei stata scoraggiata dal farci affidamento.
    Tu da una parte hai necessità di una stabilità anche perchè ti stai costruendo la casa, dall’altra sei sensibile al tema del lavoro e speri in un futuro nelle HR.

    Se vuoi un parere su quest’ultimo punto, non posso che concordare con la responsabile che è stata diretta e sincera (mentre avrebbe tranquillamente potuto “invogliarti” in vista dello stage): le assunzioni con la crisi si sono ridotte notevolmente e a farne le spese sono stati non solo i lavoratori ma anche le agenzie interinali che dopo l’iniziale boom hanno subito una forte riduzione del personale. chiaramente tutto il settore della selezione ne ha sofferto e in generale le HR (quindi anche chi lavora nel personale delle grosse aziende).
    Un’altra cosa da specificare è che l’esperienza in un’agenzia, per quanto formativa, non è altamente spendibile al di fuori. Purtroppo si ragiona molto per campi separati: quindi se hai esperienza in agenzia tendi a rimanere nel settore o al massimo in quelli affini (società di selezione, headhunter) mentre il passaggio nelle HR delle aziende non è così immediato (perchè a loro volta le aziende prediligono chi ha già esperienza nelle aziende stesse).

    Quindi questo è il quadro della situazione. La tua scelta poi la fai in base anche alle tue priorità personali e professionali e ai tuoi obiettivi di vita.
    Se le risorse umane sono la tua grande passione, allora non posso che dirti: investi in ciò che credi di più (a proposito, non mi hai mai parlato dell’assistenza sociale vera e propria, come mai?). Ma se non è così e cerchi garanzie realistiche allora, beh, credo che l’alternativa più realistica tu ce l’abbia già tra le mani!
    mi auguro di averti aiutato!

  4. Buonasera,
    dopo aver letto e scorso vari siti e vari testi sul discorso decisionale, ho “deciso” di chiedere una consulenza.
    La mia situazione non e’ quella di scegliere tra un’opportunita’ di lavoro o un’altra, bensi’ quella di lasciarlo. Mi sono sposata da 1 anno. Mio marito ha trovato lavoro in California USA e l’anno scorso ho chiesto un’aspettativa alla mia azienda per fare 6 mesi con lui. erano una prova per vedere come ci si trovava in attesa di una decisione l’anno successivo. In California ci siamo trovati bene. Il posto e’ molto interessante e la silicon valley per un ingegnere come mio marito e’ il posto tanto sognato. Ora dobbiamo scegliere dove vivere in via definitiva, se in Italia o negli US. Ora veniamo al difficile. Io lavoro in banca qui in Italia e per me andare in US significherebbe 2 cose. La prima e’ perdere il mio lavoro, che mi piace e mi rende indipendente. Seconda, negli US causa regolamento immigrazione, fino all’ottenimento della green card non avro’ il permesso di lavorare. e questo mi spaventa. Piu’ o meno l’attesa e’ di un anno/ un anno e mezzo. Quanto ne vale la pena spostarsi e reinventarsi per vivere in California piuttosto che vivere una vita tranquilla in Italia? Grazie

  5. Ciao Karen, grazie per averci contattato! La scelta che ti trovi ad affrontare è particolare, in gergo si chiama un “doppio positivo”, nel senso che ciascuna opzione ha una valenza positiva più che negativa. Se resti in Italia rimani nel tuo lavoro, che ti piace, ti dà indipendenza e conservi la tua tranquillità, d’altro canto in California sei stata bene e tuo marito avrebbe ottime opportunità di lavoro e carriera. Questo tipo di scelta consente massima libertà perchè di fatto, comunque vada, sarà un successo….. o quasi perchè comunque hai la paura di non poterti ricollocare, non hai “sicurezza”!
    Come dice l’antico proverbio: chi lascia la strada vecchia per la nuova….
    Ma il punto è….quanta “sicurezza” c’è nella scelta di restare? chi può garantirti che la situazione resti così com’è? E che “sicurezza” avresti rispetto al mantenimento e alla crescita del tuo rapporto di coppia? Tuo marito sarebbe disposto a rinunciare alla sua carriera?
    Sì, perchè un aspetto che complica la situazione è il fatto che la scelta non ha impatto solo su di te ma anche su un’altra persona a te legata…
    Quindi, come uscire dall’empasse? Credo che tu debba trovare le tue motivazioni vere e reali per partire, un progetto, una prospettiva: non hai nulla che ti faccia desiderare di andar via dalla situazione attuale, perchè ci stai bene, quindi se non trovi una ragione positiva, una meta a cui tendere, prevarrà il tuo impulso a rimanere!
    PS: Per qualunque esigenza, sai che puoi contattarmi per una consulenza gratuita!

  6. Buongiorno,
    io sono un area manager (ho 33 anni) di una piccola azienda in cui mi trovo benissimo anche economicamente.
    Ho appena ricevuto un’offerta dalla più grande azienda del mio settore (farmaceutico), economicamente migliore ma con un passo indietro in termini di posizione.
    La scelta è molto difficile, penso di sbagliare qualsiasi scelta prenda.
    Rimanere nell’azienda in cui già ricopro una posizione di tutto rispetto ma con scarse possibilità di crescita in quanto familiare, o rimettermi in gioco, scendere di un gradino e riprovare la scalata?
    Consigli?

  7. Salve Alberto,
    Interessante il fatto che tu descriva come potenzialmente “sbagliata” qualunque scelta tu prenda…
    E se fosse vero esattamente l’opposto?!
    Che qualunque fosse la scelta, sarebbe comunque positiva….. o per dirla in altri termini: comunque vada, sarà un successo?!
    Se resti nella piccola azienda famigliare, hai una posizione manageriale, sei soddisfatto economicamente e ti trovi bene professionalmente.
    Se accetti il passaggio, entri in un’azienda più grande, di maggiore respiro, ed avresti ancora di più economicamente!
    Certo, in questo secondo caso non avresti CERTEZZA delle crescita nè del fatto di poterti trovare bene allo stesso modo, ma 1. questi due fattori non sono affatto esclusi e 2. avresti comunque gli altri aspetti positivi a compensare!
    Quindi, se è vero che entrambe le scelte sono oggettivamente e “razionalmente” positive….a livello intuitivo, quale senti di più? Quale ti ispira maggiormente?
    A volte la differenza può essere sottile, ma la riesci senz’altro a percepire.

  8. Buongiorno,

    Ho 45 anni e ho sempre lavorato nel mondo IT data la laurea in questo campo. Il lavoro come programmatore mi è sempre stato indigesto in particolare quando eterodiretto, mentre se nato da una mia idea mi ha dato più di una soddisfazione. Vorrei cambiare strada e dare un taglio ad una professione che non sento più. Non voglio tornare a fare il dipendente ma non mi pare sia questo il momento per mettersi in proprio. Ho poi un forte interesse nel mondo della finanza e della gestione del denaro. Le vie quindi sono tre, quella vecchia ma relativamente “sicura” ma che non vorrei più fare, quella nuova ma nello stesso campo ma come autonomo e quella di strappo per così dire in cui prendo sul serio la gestione del denaro e mi costruisco un percorso autonomo di crescita in questo campo e mi occupo solo di questo. Nel frattempo in una situazione di crisi ho lasciato il vecchio lavoro e al momento sono a casa e mi occupo di mio figlio e del suo progresso nella lettura. Intanto il tempo passa e siccome porta consiglio vorrei che arrivasse prima di “essere costretto” a ricadere nelle vecchie scelte cosa che ho già rifiutato una volta quando si è presentata la dis-occasione di esservi risucchiato.

  9. Se come hai scritto, hai già percorso più di una volta la strada vecchia e alla fine sei sempre arrivato allo stesso punto, ossia dove non vuoi stare, allora è davvero giunto il momento di apire l’orizzonte e cambiare!
    Perchè…”Chi lascia la strada vecchia per quella nuova”…può finalmente dare una svolta alla propria vita!
    Qualunque percorso tu scelga, la parola chiave l’hai scritta tu stesso: “Autonomo”! Perchè quindi continuare ad indugiare? Prima inizi, prima sperimenti, prima scoprirai se il “sistema” che hai scelto funziona o meno e potrai cambiarlo o portarlo avanti.
    In ogni caso, in bocca al lupo!

  10. Buongiorno, ho 48 anni, una laurea e un percorso professionale da consulente iniziato molto brillantemente e proseguito con successo fino a 14 anni fa, quando ho cominciato ad avere la sensazione di non costruire niente. Avrei voluto avviare un’azienda con un prodotto di consumo, ma non sono riuscita a trovare un partner finanziario disposto a entrare in società e alla fine ho abbandonato il progetto. In questi 14 anni lavorativamente mi sono ‘trascinata’ senza più raggiungere i livelli di reddito di un tempo. È come se non fossi motivata a fare nulla… ma non sono nemmeno rassegnata ad accontentarmi, perché la vedrei come una sconfitta.
    Mi vengono molte idee, diametralmente opposte, che spaziano da una tematica all’altra senza criterio. Ognuna di queste idee ha un pezzettino che mi entusiasma, ma subito mi sembra di individuare l’ostacolo, la cosa che mi bloccherà.
    Non è servito a niente cercare di capire la mia identità, le mie passioni, le possibilità potenziali di guadagno, la facilità (stimata) di realizzazione, il lancio della moneta…
    Sembra facile dire ‘parti da una’… ma su questa scelta sono completamente paralizzata.
    Può darmi un suggerimento?
    Grazie

  11. Claudia, la situazione che tu riporti corrisponde in molti punti a quanto descritto nell’articolo..
    Ti trovi in una situazione di “paralisi da analisi” che di fatto è appesantita dagli ultimi 14 anni in cui hai continuato a trascinarti senza scegliere. Più evitiamo di scegliere più ci avviluppiamo nei nostri pensieri, più difficile poi sarà deciderci…!
    Il punto è che ogni alternativa ha il suo margine di rischio: qualunque cosa tu scelga, anche dopo la più accurata analisi, può andare male! Non si può evitarlo in alcun modo se non…evitando di scegliere, come stai facendo tu, ritrovandoti però in una situazione di insoddisfazione cronica e di stallo. A questo punto ti chiedo: non è forse meglio accettare la possibilità di fallire rispetto alla certezza di rimanere così bloccata vita natural durante?!
    Su un altro articolo che ho dedicato alla scelta suggerisco altri strumenti di “sblocco”: la scelta “low cost” e quella “paradossale”. http://www.coachlavoro.com/2015/12/scelgo-dunque-sono-limportanza-di-saper-decidere/
    Leggi e sperimenta, sono tecniche tanto semplici quanto potenti! Se proprio proprio non si dovesse smuovere niente…allora scrivimi pure per fissare una call gratuita. A presto!

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