Come essere felici (anche di questi tempi)

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In un periodo in cui l’incertezza regna sovrana, gli indici economici continuano la loro discesa, così come quando nella nostra vita personale e professionale non riusciamo a raggiungere ciò che desideriamo, come facciamo a sentirci felici e speranzosi? Perché quando tutto va bene è relativamente “facile” stare bene e provare emozioni di felicità, gratitudine e soddisfazione…ma quando le cose vanno male, come si fa? Già è tanto restare a galla senza affondare nella depressione, nell’apatia, nella disperazione…

Prenderci la responsabilità di ciò che siamo, che pensiamo e sentiamo è l’unica via possibile per riacquisire la nostra libertà e recuperare il controllo della nostra vita, anziché farla continuamente sballottare tra le onde del mondo esterno: questa è in sostanza la soluzione proposta da molti approcci di psicologia positiva, filosofia  e di spiritualità.

 

L’approccio della psicologia (positiva)

Numerose ricerche dimostrano come la felicità non sia legata a fattori oggettivi come reddito, livello educativo, condizioni di salute. Piuttosto la felicità di un individuo dipende in larga misura dal suo stile di pensiero.

Secondo la Prof. Sonja Lyubomrsky, dell’Università della California tra i fattori che influenzano la felicità personale solo il 10% è legato alle circostanze esterne, mentre almeno il 40% dipende dall’approccio individuale.  Se la felicità infatti dipendesse da “fatti oggettivi”, tutti davanti alla medesima situazione avrebbero una reazione simile. Invece è ben noto che persone diverse reagiscono in maniera diversa ad uno stesso evento.

Cosa fa la differenza? Il significato che si attribuisce all’evento, il modo in cui si interpreta l’evento stesso e il proprio rapporto con esso. Quando un evento accade, infatti, valutiamo immediatamente l’impatto che questo ha su di noi e la nostra capacità di reagire ad esso. Tanto più percepiamo noi stessi “lontani” dall’evento, tanto più resteremo sereni ed equilibrati. [Per questo si dice che è importante distaccarsi dall’evento, prenderne le distanze (fisiche ma soprattutto psicologiche) per poter vedere le cose nella loro giusta dimensione ed avere la lucidità e la serenità necessarie per affrontarlo in modo positivo]. Inoltre tanto più saremo consapevoli delle nostre risorse interiori (energia e abilità) e convinti di essere in grado di usare queste risorse, tanto più ci sentiremo sicuri di noi stessi (come dicono gli inglesi: “self-confident” ) e saremo efficaci nella nostra risposta.

 

Prenderla con … filosofia!

Nell’antica Grecia, la felicità era strettamente connessa all’aretè, la virtù degli “eroi” e degli uomini “nobili”, intesa come dominio di sé, capacità di auto-gestione e auto-realizzazione.

Essere virtuosi, secondo l’ideale ellenico della Kalokagathia, che rappresentava la perfetta unione tra bellezza esteriore e moralità interiore, voleva dire non cedere facilmente alle passioni ed ai condizionamenti esterni, ma riuscire a governare sé stessi per agire rettamente.

Secondo il filosofo italiano Salvatore Natoli, la felicità è una capacità espansiva della vita che tollera anche il dolore. Essere felici significa “dire sì alla vita”, essere aperti all’esperienza e capaci di accogliere sé stessi, gli altri e il mondo esterno in un’esperienza di “sintonia”.

Esistono fondamentalmente due forme di felicità:

  • Eutukia, che è un’esperienza momentanea,  non determinata dalla propria volontà, che dopo un acme subitaneo, tende a scomparire velocemente.
  • Eudaimonia, che è legata ad una felicità stabile in quanto significa avere un “demone” buono, una guida interiore che conduce alla saggezza, alla cura e alla valorizzazione di sé.

Il contrario della felicità, secondo Natoli, non è il dolore, bensì la noia, il senso di sazietà che ci appesantisce, ci ferma nella nostra ricerca, ottunde i nostri sensi e non ci fa vedere la bellezza che è nel mondo. Se perseguiamo la felicità non possiamo annoiarci né impigrirci, perché siamo curiosi, desiderosi di apprendere, capaci di “guardare in modo straordinario ciò che è ordinario”.

 

La visione spirituale, tra Oriente e Occidente

Secondo la spiritualità orientale la felicità consiste in uno stato interiore di benessere e di armonia con l’universo, che si raggiunge attraverso la pratica del non attaccamento alla realtà materiale ed anche alla propria mente, che causano la sofferenza.  Questo stato corrisponde al concetto di Mindfulness, che consiste in uno stato di attenta consapevolezza del qui e ora, di apertura mentale, di calma, di accettazione di sé e del mondo esterno.

La visione statica della felicità, fondata sul presente è in (apparente) contrasto con quella occidentale che la collega al porsi obiettivi futuri e al raggiungimento del successo. Ma a mio avviso vivere il presente e costruire il proprio futuro non sono in contrapposizione, ma anzi solo se portati avanti di pari passo, possono darci equilibrio e felicità.

Se ci aspettiamo che tutta la nostra felicità dipenda dal raggiungimento o meno di un determinato obiettivo, non solo lo viviamo con ansia e andiamo incontro ad un maggiore rischio di fallimento e di successiva frustrazione-depressione, ma ci perdiamo la bellezza del presente per un futuro che, per definizione, non-è-ancora, che è soggetto all’imponderabile.

Se ci gustassimo solo il presente acquisiamo saggezza, equilibrio, serenità, ma ci mancherebbe quell’energia, quell’entusiasmo che dà l’immaginare, il progettare e il realizzare le nostre passioni e i nostri sogni.

Gli ingredienti della felicità

Per quanto, a mio avviso, non esista alcuna “ricetta della felicità”, è possibile comprendere bene quali siano gli ingredienti che la compongono:

Mindfulness: Significa vivere immersi nel presente piuttosto che tra i ricordi (piacevoli o dolorosi che siano) del passato e le aspettative del futuro. Come scrive il monaco buddista vietnamita Thich Nhat Hanh “Ogni volta che sei consapevole e capace di vivere qui e ora, hai l’occasione di toccare con mano la felicità“.

Accettazione: Fare pace con noi stessi e con il mondo che ci circonda ci consente di avere quell’equilibrio e quell’energia che ci consentono di evolvere il nostro mondo interiore e cambiare quello esteriore. Per citare il famoso aforisma di Tommaso Moro: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.”

Focus sugli aspetti positivi: Se ci concentriamo su ciò che abbiamo anziché su ciò che ci manca staremo senz’altro meglio e, secondo la legge dell’attrazione, riusciremo anche ad attrarre ciò che ci piace e che desideriamo veramente. Per farlo, possiamo dedicare del tempo a riflettere sui motivi per cui essere grati, ad esempio scrivendo un diario personale in cui descrivere le proprie emozioni e tracciare futuri obiettivi.

Cura di sé e crescita personale: Vuol dire prenderci la responsabilità di curare il nostro corpo e la nostra mente, di coltivare il nostro giardino interiore, di sviluppare le abilità e di accrescere le nostre competenze. Significa esprimere noi stessi e realizzare le nostre potenzialità, attraverso l’impegno e l’azione.

Disegno del nostro futuro: Essere consapevoli della nostra capacità di cambiare noi stessi e creare la vita che vogliamo, porta a perseguire obiettivi di vita significativi. La condizione essenziale per essere felici, però, è non focalizzarsi solo sulla meta ma godersi ogni momento del viaggio.

Impatto sugli altri: La felicità per sua stessa natura è contagiosa e si amplifica quando viene condivisa.  Come scrive Madre Teresa di Calcutta “La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa.”

Inoltre praticare l’altruismo e la gentilezza verso gli altri fa contenti non solo gli altri ma anche noi stessi!

Perché.. “La felicità è un profumo che non puoi versare sugli altri senza ritrovarti con qualche goccia addosso” (Og Mandino).

29 thoughts

  1. Lasciando perdere l’approccio filosofico e spirituale che per me possono stare anche su Marte veniamo alla visione della psicologia positiva della Dott.ssa Lyubomrsky: la felicità dipende dall’approccio individuale. Al significato che diamo all’evento e a come lo interpretiamo. Anzi, suggerisce, se ci distacchiamo e ne prendiamo le distanze saremo più lucidi e sereni e lo affronteremo in modo positivo, consapevoli delle nostre risorse interiori.
    Peccato che quando uno è disoccupato di lunga durata, over 50, si sente un fallito e non sa più dove sbattere la testa…distaccarsi dall’evento è un pò difficile cara dott.ssa Lyubomrsky.
    Ma questa è solo la mia opinione, il mio modo di vedere le cose.
    Sono certo che i commenti che seguiranno arricchiranno il dibattito e non vedo l’ora di leggerli.

  2. Caro Fabio, è proprio questo il problema, che per te l’approccio filosofico e spirituale sta su marte, perchè invece è da lì che parte il tutto!!! non si può risolvere il problema nello stesso livello in cui il problema stesso si è generato…e non ne usciamo se vogliamo risolvere problemi materiali partendo dalla materialità…ad ogni modo qui servirebbe scrivere un libro!

    Ora mi domando: c’è qualcuno che pur essendo un disoccupato “senior” non si sente un fallito, oppure che pur avendo provato emozioni negative le ha superate, è stato resiliente ed ha trovato dove sbattere la testa?!

    Se c’è stata anche solo una persona che è stata in grado di farlo significa che è umanamente possibile e che quindi chiunque può imparare a farlo!

  3. Aggiungo qui una riflessione pubblicata su facebook da una mia collega Coach, Luigina Sgarro:
    “Ci sono poche cose che fanno paura quanto la felicità. Alle volte abbiamo la sensazione che perdere la felicità sia un dolore così grande che preferiremmo non averla mai avuta.
    Mentre viviamo i momenti felici nel migliore dei casi ci attanaglia la paura: durerà? e se finisse? Che cosa accadrà ora? E’ come se ogni volta che andiamo al ristorante non gustassimo le portate perché impegnati a fare catastrofiche fantasie sul conto.
    Nel peggiore attraversiamo il momento inconsapevoli e ci accorgiamo della bellezza del giorno solo quando è calata la notte.
    Impariamo a vivere la felicità per quello che è, un momento prezioso, a benedire quel momento, ringraziare noi stessi e l’universo per essercelo concesso.
    Concediamoci la vulnerabilità che proviene solo dall’essere aperti alla gioia.”

  4. Aretè inteso come il dominio di sè è concetto vago e inafferrabile, lo stato di armonia con l’universo mi sa di fuffa new age. Ammetto la mia rigidità ma un problema dannatamente concreto come quello della disoccupazione senior non riesco ad affrontarlo con strumenti filosofico/spirituali.Mi sento di aver fallito, una persona di serie B, senza contatti sociali, un deportato con la stella gialla. Aspetto con vivo interesse testimonianze di chi vive la mia stessa situazione (ormai sono 8 anni di totale inattività che si è fatta cronica.Professionalmente mi sento fallito, magari sarò puree una buona persona ma questo non mi basta. E’ come guardare la vita degli altri attraverso un vetro, senza poter partecipare.Sono certo che qualcuno ce l’abbia fatta e questo significa che ce la si può fare. Però nulla può cambiare l’effetto che “l’evento” provoca su di noi che è estremamente soggettivo. E per me, inutile dirlo, è devastante intaccando l’umore, l’autostima, l’entusiasmo,la voglia di guardare avanti.Attendo fiducioso contributi di disoccupati senior perchè quando si tratta l’argomento spesso chi è over 40 o 50 è come se non esistesse.

  5. Ciao,sono Alfredo e sono disoccupato da 5 mesi. Ho 57 anni,invio almeno 4 richieste di lavoro al giorno da oltre 4 mesi. Sono un geometra edile, ma ho fatto richiesta per tante altre occupazioni. Ho dei momenti di sconforto altissimi, problemi familiari sempre piu’ aspri e ti senti sempre piu’un ospite in casa tua. E’ una sensazione orribile sentirsi sempre piu’ inutile e non puoi far nulla. Sembra che il mondo e’ solo per gli altri e tu non gli appartieni. La dignita’ viene sempre piu’ offuscata e ti ritrovi sempre piu’ solo .

  6. Caro Fabio e coach anche io mi sento una fallita senior … Mi sto arrabattando da quattro anni ormai tra mille lavoretti e mi sONO iscritta a un corso x lavorare nel sociale. Tra. Mille difficoltà ho dato 12 esami e sto finendo il tirocinio. L ‘esito?? Non ci sono piu fOndi nel sociale e al momento nn ho trovato nessuna collocazione !!! Sono economicamente sul lastrico !!!! Quando mi sveglio sono grata di essere viva e di avere una giornata davanti per delle nuove opportunità ma alla sera sono depressa perché nulla e’
    Mi sto avvicinando un po’ allo zen per cercare di vivere nel presente … Mi aiuta un po’….

  7. Cari tutti, sembrerà un po’ buttare benzina sul fuoco, ma è la mia testimonianza, reale e concreta,e ritengo sia giusto darla. Non sono una disoccupata senior,perchè ho 37 anni, ma sono disoccupata praticamente da quando mi sono laureata, tardi, perchè fin dalla scelta della scuola superiore mi è stato imposto il percorso di studi. Ed ecco qui:Una laurea con lode, conquistata con tanto sudore e migliaia di ore di studio, un esame di abilitazione, due corsi di formazione – di quelli regionali, gratuiti,x non pesare sulla famiglia – tirocinio volontario GRATUITO IN 2 LABORATORI, e poi via ad ingrassare la schiera dei cervelli brillanti e “inutili”.Frustrata?certo, moltissimo.Fallita?senza dubbio mi ci sento.Un peso per la famiglia: assolutamente. Perchè nessuno mi ha mai dato una chance di dimostrare le qualità e così invecchio rimanendo giovane lavorativamente…perchè quella richiesta “con almeno 2 anni di esperienza nel ruolo” non la soddisferò mai,visto che nessuno mai mi da la possibilità di cominciare. Per cui chiedo:posso anche passare tutto il giorno a recitare il mantra:io SONO FELICE, io sono felice…MA A FINE GIORNATA SONO SENZA LAVORO E MI VERGOGNO DI NON POTER CONTRIBUIRE A NESSUNA SPESA.DOVE STA QUESTA FELICITA’?

  8. Credo che l’articolo non dica che bisogna essere felici a ogni costo ma solo che sarebbe utile restare aperti agli eventi positivi evitando di alimentare la propria infelicità.
    I problemi esistono e sono tanti e difficili da affrontare, possiamo scegliere l’atteggiamento con cui li affrontiamo e anche il modo con il quale siamo o restiamo ricettivi ai segnali positivi.
    Uno dei problemi che spesso riscontro è che qualche volta insistiamo a cercare “il posto” e così non vediamo le opportunità di “lavoro” e in questo modo restiamo fuori dalle opportunità del mercato e perdiamo competenza.
    Alle volte bisogna anche sapersi buttare e rischiare in territori sconosciuti e spesso questo ci è richiesto proprio quando la nostra autostima è in calo rendendoci le cose più difficili.
    Intanto siete su questo sito, parlate, vi confrontate, vi esponete.
    Non è da tutti.

  9. Ciao Luigina, grazie mille per il tuo contributo diretto!

    Serena, ti avevo risposto al commento in un precedente articolo…lo riporto qui:
    Ciao Serena,

    premesso il fatto che ogni esperienza è a sè e quindi bisognerebbe valutare caso per caso,
    mentre invece per forza di cose la mia risposta sarà generale, la tua situazione mi fa venire diverse domande.

    Per quanto riguarda la famosa “prima esperienza” dopo la laurea che è così difficile da trovare, come sanno tutti coloro, me compresa, che ci sono passati, mi/ti faccio questa domanda, forse semplice, ma di buon senso: e tutti i tuoi colleghi che si sono laureati con te che adesso lavorano in laboratorio, come hanno fatto ad inserirsi? Tolti i “fortunati” ed i “raccomandati”, come hanno fatto a fare esperienza? Probabilmente avranno utilizzato una strategia diversa dalla tua.

    Per quanto riguarda la figura della cuoca, potrebbe valere una domanda simile: nessuno ti assume, nessuno ti prende, nessuno paga…quindi dovremmo essere pieni di cuochi a spasso anzichè in cucina?!
    [Su questa stessa professione ho risposto anche prima a Filomena (NDR)]

    Queste mie domande provocatorie nulla vogliono togliere all’impegno e alla determinazione che hai messo nel cercare di inserirti in queste due strade, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato (le strategie, il modo di porti, le persone/aziende, forse poco serie, a cui ti sei rivolta??)!
    Il fatto è che finchè ci concentriamo (e lamentiamo) su quello che gli altri hanno fatto o meno, poco potremo fare noi per cambiare la situazione. Certo che hai diritto, ma non a ricevere qualcosa dall’esterno, quanto piuttosto a crearti e costruirti nuove prospettive!

  10. Ho trovato questa citazione, che mi sembra molto adatta alla piega che stanno prendendo i commenti:
    “Ogni cosa succede per una ragione. Ogni evento ha uno scopo e ogni rovescio racchiude una lezione. Il fallimento personale, professionale o addirittura spirituale, può risultare determinante per espandere la nostra interiorità. Ci fa crescere e conduce a un’incredibile serie di gioie della mente. Non rimpiangere mai il tuo passato, ma accettalo invece come un maestro.”(Robin Sharma, Il monaco che vendette la sua Ferrari)

  11. http://www.youtube.com/watch?v=lDBsgkWnoHE per gustarvi il video di Robin Sharma,sound carezzevole, immagini suadenti e patinate dell’ennesimo guru del web che usa termini come: leader di se stesso, energia, passione, entusiasmo, team vincente, motivazione alla vendita, suggerimenti per vivere alla grande, ricette miracolose per accrescere il proprio potenziale naturalmente latente in tutti noi e in attesa di essere rivelato al mondo. E dai, che aspettate? Sapete solo lamentarvi!Per Alfredo, Nicoletta e Stefania: soffermatevi su questa perla: “Il fallimento profesionale può risultare determinante per espandere la nostra interiorità”.
    Vabbè Fabio, sei prevenuto. Ricordate la frase di lancio della seconda stagione (2007)del telefilm LOST? NULLA ACCADE PER CASO.
    E, come diceva Totò, ho detto tutto. Vai con i commenti.

  12. Ciao a tutti, io ho 42 anni ed ho perso il lavoro da circa 3 anni. Nonostante competenze in ambuto informatico (che dovrebbe essere un settore affamato di assunzioni)non ho trovato un lavoro nello stesso settore. Da quello che ho visto direi che la barriera principale è l’età: ti considerano già vecchio, a meno che non sei un supermanager da 10.000 euro al mese, allora in quel caso ti valutano diversamente. Quindi è facile farsi abbattere e avere sfiducia e depressione, però io dico: perché non troviamo lavoro? innanzitutto perché è il tessuto economico italiano che è marcio e arretrato, quindi una grossa causa è esterna a noi. beh proprio perché è fuori dal nostro controllo è inutile abbattersi, non possiamo combrattere contro un muro di gomma.anzi sapere che è il sistema che è marcio ci dave far capire che non siamo noi ad essere “falliti”. d’altra parte però non dimentichiamo la responsabilità individuale nel cercare strade nuove, alternative. io per esempio ho cambiato totalmente settore, sono diventato commerciante ambulante e ho fatto un chiosco mobile. E’ durissima, sono ancora pieno di dubbi e non so se è la strada giusta, ma intanto è “una” strada…

  13. Grazie a tutti per i vostri contributi!
    Credo nessuno voglia o possa negare come questa tremenda crisi ha colpito un sistema già fragile, instabile e iniquo…e direi anche miope perchè concentrato solo sul breve termine, sul tutto-e-subito piuttosto che su una prospettiva di investimento ad ampio respiro…
    Dare tutta la “colpa” al mondo è facile…come sparare sulla croce rossa, ma a cosa serve?!
    in realtà ha una funzione positiva: quello di alleggerirci dal peso delle responsabilità! Visto che riteniamo di aver fatto molto, di avercela proprio messa tutta, ma non ci siamo riusciti, non siamo riusciti a sfondare il muro, allora dire “non è colpa mia” è molto rincuorante e ci fa sentire sollevati! Ma perchè tutto questo ragionamento funzioni, allora dobbiamo boicottare tutti i messaggi di speranza, di fiducia, di apertura delle proprie potenzialità, dobbiamo etichettare tutto come fuffa new age…..perchè se fosse vero che noi abbiamo il potere di cambiare le cose ma non ci riusciamo, sarebbe un colpo troppo duro al nostro ego…

  14. Aggiungo due aforismi di personaggi “storici”, che di certo non possono essere considerati come guru spiritualeggianti:

    Lev Tolstoj: “Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa”.

    Sigmund Freud: “L’uomo ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza”.

  15. Ah, quindi è meglio prendersi tutte le responsabilità,dire che è colpa nostra, alimentando la disistima, il senso di frustrazione e, in definitiva, di fallimento. Se uno non riesce a cambiare lo stato delle cose pur avendone il potere dopo averci provato per anni (quindi non sul tutto e subito)che speranza o fiducia può avere? Dove trova le risorse? Dare la colpa a ciò che è fuori di noi serve per aver un nemico altrimenti dovremmo fustigarci dalla mattina alla sera. Perchè domandarci: “Ma ce l’hai messa proprio tutta?” ci espone troppo. Siamo incompleti, siamo quello che siamo, latrimenti non saremmo in questa condizione.Quando leggo la storia di Marco con competenze in ambito informatico (probabilmente settore saturo)che fa il commerciante ambulante (di cosa poi?)con chiosco mobile mi tolgo il cappello. Ho rispetto di qualcuno che ha intrapreso questa strada anche se credo che MAI pensava che avrebbe fatto il commerciante ambulante.Ma se hai passato i 40, hai una formazione, un’attitudine diversa, sacrifici fatti in una direzione senza risultati (che puoi pure addebitarti in toto) come puoi fare una conversione a U e cambiare radicalmente strada? Io non ce la faccio. Chepeau a Marco.

  16. Fabio la scelta del commercio ambulante (di dolciumi: crepes, waffle, ecc.) è stata molto legata ad alcune mie caratteristiche perché cercavo un’attività autonoma che mi desse grossa libertà. E comuqunque non sta andando ancora bene proprio perché è per me un settore nuovo.E’ vero, non avrei mai pensato di fare l’ambulante se non mi fossi trovato sensza lavoro e con tante porte chiuse. E ribadisco che non si può essere totalmente artefici del successo in una società che pretende di far lavorare solo le persone tra i 30 e i 40 anni: prima dei 30 sei un giovanotto senza esperienza che può essere sfruttato al massimo e dopo i 40 sei un vecchio che non serve più. E secondo me qui non c’entra la crisi, quest’idea che dopo i 40 sei vecchio si sta radicando nella mente degli stessi datori di lavoro. Penso che questa sensazione l’hai vissuta anche tu Fabio, come me e molti altri senza lavoro. Quindi comprendo in pieno il disagio che si prova. E resto dell’idea che non possiamo essere responsabili totalmente del non riuscire a trovare un’occupazione. A questo punto mi chiedo spesso, ma allora l’unica cosa che ci resta da fare è cambiare la società?

  17. Riprendendo il famoso aforisma di Tommaso Moro: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.”
    Ci sono dei fattori macro (società, cultura, economia, finanza, ecc…) su cui chiaramente non ho nè controllo nè influenza, ma ho senz’altro la possibilità di cambiare me stesso (pensieri, convinzioni, emozioni) e di influenzare gli altri (il mio comportamento, il mio modo di comunicare, il mio stile più o meno convincente e persuasivo).
    Nello stesso contesto, nella stessa società, nello stesso Paese persone diverse hanno risultati diversi!
    Se anche dall’oggi al domani potessimo entrare nella vita di qualcun altro, magari una persona felice e di successo cosa è più probabile che succeda? Porteremmo avanti questo stile di vita, oppure alla fine ricadremmo nella nostra?
    E’ la nostra mente che fa davvero la differenza! Senza rendercene conto, pur credendo di cambiare, rischiamo di ripere sempre gli stessi schemi! Per questo la lettura di testi di crescita personale e spirituale, il coaching, la formazione, il confronto con altre persone (meglio se di approccio diverso dal nostro) ci può letteralmente aprire la mente e farci vedere strade che prima non percepivamo nemmeno!
    L’importante è porsi in un atteggiamento di curiosità e di ricerca, mettersi in gioco, fino in fondo!
    Buon viaggio a tutti!

  18. Cambiare se stessi (pensieri, convinzioni, comportamenti, stle) per influenzare gli altri, modificarsi alla ricerca di un atteggiamento più funzionale…affascinante ma come fare?
    Rivedersi il film di Woody Allen “Zelig”?
    Ammetto la mia chiusura ma anche il non sapere come evitare di ripetere gli stessi schemi.Come se avessi installato solo un tipo di software, oggi superato ma il mio hardware non sopporta nuovi innesti, non li fa funzionare, li rigetta. Sarebbe MOLTO interessante il confronto con altre persone per toccare con mano approcci diversi dal proprio.Ma dove trovarle? Non esistono forum o siti o blog o luoghi dove vedersi fisicamente seduti in circolo un pò come in una session di autocoscienza. Qualcuno può suggerirmene? Non a Cuneo o Canicattì ma a Roma, per favore.

  19. “TUTTO QUELLO CHE SIAMO E’IL RISULTATO DI QUELLO CHE PENSIAMO” (BUDDHA)
    Ciao a tutti,complimentandomi per il bellissimo articolo, volevo condividere con tutti voi questo mio pensiero alquanto provocatorio:
    Come ti senti quando scarichi la colpa verso gli altri?(ES: colleghi,amici,moglie o marito,telegiornali,politica ecc…)
    E come ti senti quando decidi di voler scommettere tutto su te stesso prendentoti le proprie responsabilità, sapendo che per arrivare ad ottenere un obiettivo ti devi fare un mazzo tanto con il rischio di perdere?
    Se alla prima domanda hai pensato “BENISSIMO”, mentre alla seconda domanda hai pensato “MALISSIMO”, credo che continuerai a fare le stesse azioni ottenendo sempre gli stessi risultati! Buona vita a tutti!!!

  20. Ciao a tutti, ho trovato questo articolo bellissimo, forte, delicato e molto, molto saggio. Mi rattrista leggere commenti tanto pessimisti ma penso che non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire. Falliti? A volte nel sentirci falliti ci creiamo dentro e fuori un mondo dove NON agire. Mi chiedo quanto si fossero sentiti falliti e disperati ii nostri nonni che erano poveri, non avevano da mettere in tavola quasi nulla per i loro figli e magari avevano anche affrontato il dolore e la distruzione della guerra. Quale barlume di futuro, di luce, di speranza avevano ragione di vedere davanti a se? Eppure hanno sperato, hanno creduto in se e in quel spirituale che tanto oggi molti credono inutile. Sono uomini e donne come noi, nulla piu’. Ci sarebbe proprio da imparare tanto da loro e da chi oggi ha uno spirito come il loro. L’umanita’ ha affrontato tutto nella storia, i sistemi corrotti, le ingiustizie non compaiono per la prima volta ora, ma se tutti o la maggior parte degli uomini e donne si fosse limitata a sentirsi fallita e vittima oggi non ci saremmo piu’.

  21. Cara Stefania, il sentirsi o meno falliti dipende da come si percepiscono gli eventi, dal significato che gli dai, spesso a causa del tuo pregresso. In questo sono d’accordo al 100% con quello che dice l’articolo.Quindi è una sesazione puramente soggettiva.Magari chi la prova è perchè è sfiduciato dopo tanti insuccessi, ha raschiato il barile e non ne ha più.Poi forse domani, chissà, si ripenderà. Ma intanto “si sente fallito”. E questo a te non toglie nulla no? Allora,per favore, piano con i giudizi. Rispetta chi non la vede come te che citi nonni, il dopoguerra come un film neorealista, il destino dell’umanità e i massimi sistemi…Se mai tu hai vissuto questa sensazione non potrai che essere solidale con chi soffre per poi offrire il tuo prezioso contributo rivelando: io ho reagito così e offro il mio vissuto a chi ne vorrà fare tesoro. Altrimenti è come sparare sulla croce rossa.

  22. Grazie a tutti per i vostri contributi!

    Parto proprio dalla diversità di pensiero, di reazione e di stile comunicativo per fare questa riflessione: il modo in cui ciascuno “risponde” all’articolo, così come a ciascun altro stimolo della vita è estremamente soggettivo, e questo conferma di fatto il punto di vista presentato nell’articolo: Non è lo stimolo esterno a fare la differenza ma la nostra reazione!
    C’è chi attacca e chi difende, chi è proattivo e chi reattivo, chi ottimista e chi pessimista…!

    Acclarato questo, il punto sta: come possiamo cambiare la nostra reazione?
    Come ha scritto Fabio c’è una sorta di software installato nella nostra mente che collega uno stimolo ad una risposta. Ma questo collegamento neuronale può essere modificato: non c’è nulla di più plastico di un cervello umano! Ci sono diverse tecniche che aiutano il cambiamento, da quelle psicoterapeutiche a quelle della PNL, passando per l’ipnosi, da quelle fisiche a quelle spirituali (pensiamo allo yoga, alla bioenergetica, alla meditazione, ecc).
    Tutto sta nel mettersi alla ricerca, tenendosi aperti alla possibilità, senza fare muro ma cercando la soluzione più affine al proprio essere!

  23. A mio avviso per essere felici occorre prima di tutto chiarire in concetto di felicità, cioè realizzare una volta per tutte che i soldi e il potere non servono al raggiungimento della felicità, ma soltanto a generare ulteriori bisogni, a loro volta interpretati come falsi traguardi per trovare la serenità. Per capire veramente come essere felici occorre accettare totalmente che la felicità dipende soltanto dall’essere amati, e per essere amati servono rapporti sereni e sinceri con gli altri.

  24. Mi ero iscritta a questo blog perche’ speravo potesse essere utile in un momento cosi’ difficile. I primi post che ho letto non mi sono piaciuti, troppa roba new age e superficiale, ma ho voluto aspettare e dare altre possibilita’. Dopo questo ennesimo articolo vuoto, superficiale e persino offensivo per chi quotidianamente affronta il dramma di una infelicita’ su cui non ha alcuna colpa…ho deciso di lasciare il blog.
    Non prima pero’ di aver ringraziato Fabio e tutti gli altri che con la loro voce hanno descritto con il cuore la vera realta’ dei fatti. Penso, cari tutti, che l’unica speranza che ci e’ rimasta e’ascoltarci l’un l’altro ed unire le forze.
    Ai gestori del blog vorrei suggerire: ripartite dal vero essere umano, dalle sue esigenze reali, dalla sua vera natura, dai suoi veri bisogni. Abbandonate queste mistificazioni della realta’ che sicuramente vi portano soldi ma sono lontane dalla vita vera. L’unico modo per essere felici e’ essere semplicemente cio’ che siamo, a volte quindi anche disperati e colpiti dall’ingiustizia, e farci vicini nell’amicizia, nell’empatia e nella solidarieta’. Cari Fabio and co., oggi vi ringrazio perche’ ascoltando la vostra fatica ho sentito compresa la mia. E paradossalmente, ora sono un po’ piu’ sollevata e felice.
    E infine, cari Coach, scrivete qualcosa di vostro se avete qualcosa da dire, non vi nascondete dietro le citazioni altrui.

  25. Ciao Giorgia,
    il bello della rete è che ciascuno può cercare la risposta che più si adatta alle proprie caratteristiche ed alle proprie esigenze. Ed è anche lo spazio adatto per confrontarsi e ascoltarsi. L’importante è farlo sempre con la mente aperta e scevra di pregiudizi perchè ciascun contributo, anche se lontano dalla nostra visione delle cose, può arricchirci.

    Di certo non esistono formule magiche per il successo ma è anche vero che solo prendendoci la responsabilità della nostra realtà possiamo cambiarla!

    Sinceramente mi dispiace molto che tu abbia etichettato questo sito come “vuoto” e “superficiale” perchè il mio obiettivo è di fornire sempre contenuti fruibili e pratici, utili per la mente così come per l’azione.

    Credo infatti che sempre sui due fronti bisogna agire: psicologia e pratica, atteggiamento mentale e strumento concreto perchè una parte senza l’altra risulta manchevole o illusoria…!

    Per questo sul sito si possono trovare sia articoli più orientati alla crescita personale, sia strumenti e tecniche per cercare lavoro e promuoversi.

    Ogni riga che scrivo nasce dalla mia visione e si basa sulle mie convinzioni più profonde, ma si fonda anche su studi e ricerche che tengo a riportare e citare, come in questo articolo.

    I feedback che ho ricevuto sono sempre stati positivi, ma accolgo come uno spunto di ulteriore miglioramento anche questo tuo commento. Ti ringrazio e ti faccio i miei più sinceri auguri per la tua vita e il tuo lavoro!

  26. Andrea ci scrive:
    Salve a tutti,
    leggevo con interesse i commenti e vorrei dire a Giorgia che un sito “vuoto” è un sito senza testo e senza commenti, io qui ne vedo molti compreso il tuo… tornando alla mia storia personale beh che dire, mi trovo sulla soglia dei 40 con alle spalle tanti tanti e ancora tanti fallimenti, quello che mi fà più incazzare è che non ho realizzato niente di quello che avrei voluto realizzare, perchè questo? beh chi lo sa forse il mio approccio sbagliato forse condizioni esterni difficili, comunque poco importa, in un’ottica business-oriented quello che conta sono i risultati e i miei sono stati catastrofici.
    In tutto questo disastro riesco però a comprendere che l’infelicità generata dai fallimenti è soltanto il risultato di un modello “sbagliato” su cui tutti noi siamo stati cresciuti e siamo stati abituati a vedere come unico modello, e cioè la famiglia, il raggiungimento di una buona condizione economica, la casa, l’auto, le vacanze eccetera eccetera eccetera.
    Un modello che si basa esclusivamente sul possesso di beni materiali, altri valori passano in secondo piano. Credete veramente che come persone valete di meno perché siete senza un lavoro? Credete veramente che valete di meno perché non possedete il dio denaro in tasca vostra? Beh vi sbagliate di grosso, insegnate ai vostri figli a saper comprendere quali sono i veri valori con cui valutare il mondo, è questa probabilmente la ricchezza più grande che gli potete regalare…
    Questo benedetto “modello” che ci propone continuamente la nostra malata società, che a volte può essere difficile da raggiungere se non impossibile, è l’unico e giusto modello di vita? Ecco dunque, e lo dico soprattutto agli scettici, forse approcciarsi a pensieri e filosofie di vita orientali può essere d’aiuto ad aprire la propria mente, forse cercare di comprendere che in questo benedetto mondo non siamo tutti uguali e che etichettarci a modelli standard può essere solo che deludente.
    Personalmente credo di aver toccato il fondo del barile come si suol dire, anche se c’è sempre qualcosa ancora da raschiare, ma malgrado tutto sono contento delle mie decisioni che ho preso in passato, decisioni che mi hanno sempre fatto preferire il rischio e la soddisfazione personale all’omologazione del classico lavoratore da fabbrica, senza nulla togliere a chi ama la sicurezza del lavoro sotto padrone, come dicevo prima ognuno di noi è unico a se stesso.
    Beh qualcuno consiglia di cercare di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, ebbene sono d’accordo anche se tendenzialmente faccio il contrario ma comprendo che è un modo di pensare sbagliato, state certi che se normalmente siete abituati a guardare il bicchiere mezzo vuoto anche con un milione di euro in tasca riuscireste a vedere solo la parte mezza vuota, la vostra mente ne troverebbe il modo.
    L’impresa più difficile secondo il mio modestissimo parere, arrivati nel bel mezzo del cammin di nostra vita, è capire quale strada intraprendere e cosa meglio fare, come ritrovare anche quel minimo di speranza che ci possa far rivalutare la nostra autostima ormai persa lungo il cammino, anche azioni banali potrebbero aiutarci in qualche modo a farci sentire meglio, non dobbiamo per forza costruire un grattacielo.
    Non so se capita anche a voi ma spesso mi trovo in grosse difficoltà a prendere delle decisioni ed esserne convinto, quello che oggi credo sia meglio fare domani non lo è più e questo mi scombussola abbastanza, sarà un po’ dovuto all’età in cui tutte le certezze iniziano a farsi fottere, non saprei però penso che l’importante è non perdere la speranza.
    Un grande in bocca al lupo a tutti i disoccupati presenti, vi auguri di sistemarvi al più presto, e se qualche coach vi fa incazzare con il suo ottimismo cercate di comprenderlo, dopotutto è anche il loro mestiere, avete mai incontrato un motivatore pessimista?

  27. Anche da Manager si puó essere infelici, non é una questione legata solo allo stato occupazionale. Soffriamo quando non viviamo il presente. Come quando per esempio guardiamo ai momenti del passato cercando di riprodurli nel presente o nel futuro, quando rincorriamo i nostri pensieri passati e futuri. Una mente serena accetta tutte le condizioni del presente, se ne distacca, peró questo non significa trascurarle 😉 Davanti ad un evento é fondamentale la nostra reazione. Ognuno reagisce in modo diverso davanti allo stesso evento. Bisognerebbe sempre trarre il positivo anche da eventi negativi(per quanto sia possibile). Personalmente posso dire che anche se ho raggiunto obiettivi professionali importanti sono sempre alla ricerca di una felicitá che appartiene al mio passato e la rincorro nel futuro e questo mi rende molto infelice. Trovo fondamentale per me concentrarmi di piú sulle note positive del presente e appunto cominciare a vedere/pensare positivamente. Come direbbe qualcuno “io speriamo che me la cavo”

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