“Ce l’ho messa davvero tutta! Cos’altro posso fare?”

Posted on Pubblicato in Coaching, CoachLavoro

MP900285115L’obiettivo era chiaro nella nostra mente e magari lo avevamo anche messo per iscritto come suggeriscono tutti gli esperti di crescita personale. Ci eravamo dati una scadenza, ci eravamo organizzate tutte le attività, giorno per giorno, ed avevamo portato avanti il nostro impegno fino in fondo, con determinazione.

Può trattarsi della ricerca del lavoro, dell’avvio di un progetto autonomo oppure di un obiettivo personale, che riguarda la nostra sfera privata, quella della salute/benessere o quella delle relazioni….ad ogni modo il meccanismo è sempre lo stesso: nonostante ce l’abbiamo messa proprio tutta, il risultato tanto atteso non è arrivato!

 

Come reagiamo in questi casi?

Di solito le emozioni più frequenti sono le seguenti (in alcuni casi ce n’è una dominante, in altri le emozioni possono susseguirsi una all’altra):

  • Rabbia: Ce la prendiamo con noi stessi, con la sfortuna o con l’universo intero! “Diamine, non è possibile”, continuamo a ripeterci, “Tanto tempo e tanta fatica sprecati inutilmente!!!“. Ci viene voglia di battere i piedi per terra o di rompere qualcosa, abbiamo il fumo che ci esce dalle orecchie, sembriamo dei vulcani in eruzione!!!
  • Autocolpevolizzazione: Ripercorriamo tutto ciò che abbiamo fatto (o meno) e troviamo immediatamente una o più mancanze o errori commessi:  “Ecco come al solito!! Non ne azzecco mai una!! E’ tutta colpa mia! Non riuscirò mai a combinare nulla di buono!”…e così via! Rimuginando su tutti i fallimenti e gli “insuccessi” avuti nel passati, ci buttiamo sempre più giù…
  • Stress: Percepiamo un crollo di tutta la tensione accumulata, sentendoci stanchi e senza forze ci rendiamo conto che tutte le risorse che abbiamo a disposizione non sono sufficienti, che più di così non possiamo tirare perché siamo sovraccarichi e quindi l’unico nostro pensiero è: “Non ce la faccio più…! Basta!! Mollo tutto!!”

Tutte queste reazioni emotive con i relativi pensieri correlati sono da considerarsi “fisiologiche” davanti a quella che percepiamo come una sconfitta personale:  infatti sono funzionali da una parte a scaricare l’energia in eccesso, dall’altra a riallineare la nostra mente e il nostro corpo per prepararlo ad un cambiamento. Ma se ristagniamo in questi stati d’animo negativi si può venire a creare uno stato di malessere cronico che ci sottrae energia e ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi!

 

Come reagire in modo efficace

Se è vero che queste reazioni “naturali” dipendono dalla valutazione negativa della situazione che abbiamo fatto “a caldo”, in modo inconscio, allora la prima cosa su cui intervenire è proprio il modo in cui la percepiamo.

E’ necessario quindi cambiare il nostro punto di vista per vedere le cose sotto una “luce nuova”. Ecco un possibile percorso da fare:

1) Accettare: anziché continuare a lottare con noi stessi  e/o con la realtà, prendiamo atto che le cose sono andate in modo diverso da quanto preventivato e che questo può succedere! L’accettazione comporta una presa di consapevolezza di noi stessi e da questo può nascere un proficuo cambiamento.

Come scrive Eckhart Tolle ne “Il Potere di adesso”: “Bisogna accettare, e poi agire. Qualunque cosa comporti il momento presente, dovete accettarlo come se l’aveste scelto voi. Dovete sempre operare con il momento presente, non contro di esso. Fatene il vostro amico e alleato, non il vostro nemico”.

2) Riflettere:  invece di cercare di forzare la situazione o agire in modo impulsivo, è importante fermarsi a riflettere per scoprire degli aspetti che prima non avevamo visto.

Potremmo scoprire di non aver ascoltato fino in fondo noi stessi prima di intraprendere quell’azione oppure che una parte di noi faceva una certa resistenza verso la soluzione che avevamo “razionalmente” scelto. Potremmo altresì renderci conto di non aver ascoltato attentamente o addirittura di aver ignorato segnali che ci provenivano dal mondo esterno, continuando ad andare dritti nella nostra strada, anziché adattarla di conseguenza.

Durante la nostra “pausa di riflessione” possiamo anche ricordare quella volta in cui tutto era filato liscio come l’olio e capire cosa avevamo pensato e fatto di diverso in quell’occasione.

Fermarci a riflettere sull’accaduto non significa rimuginarci continuamente, in  un “loop” di pensieri senza capo né coda, quanto piuttosto assumere un atteggiamento curioso di ricerca guidato dal desiderio di scoprire e di migliorarci. Ogni evento che ci accade, positivo o negativo che sia, può essere una preziose fonte di insegnamento per il futuro.

3) Cambiare: l’accettazione e la riflessione ci aprono al cambiamento. Dopo aver accettato e compreso fino in fondo quello che ci è successo possiamo attingere alle nostre risorse creative per trovare nuove soluzioni. Pensare “fuori dalla scatola” dei nostri classici schemi di pensiero  ci può portare a definire un nuovo obiettivo più allineato con noi stessi e con la realtà che ci circonda, oppure farci trovare nuove strade da percorrere o strumenti diversi da utilizzare.
 

Ogni via è soltanto una via. Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore. Ma la decisione di continuare quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione. Osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario. Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi: Questa strada ha un cuore?

Carlos Castaneda

 

Articoli correlati

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *