Come trasformare la perdita del lavoro in un’opportunità di riscossa

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riscossaE’ certamente un segno dei tempi che stiamo vivendo il fatto che la maggior parte delle interviste che mi vengono chieste riguardino il tema dell’affrontare la perdita del lavoro e quello del crearsi autonomamente un’attività… Poco tempo fa sono stata intervistata da una giornalista della rivista StarBene che mi ha chiesto di commentare delle storie vere di donne che si sono re-inventate dopo essere state licenziate. Visto che, come ben sapete, per me una storia vale più di mille parole, ho deciso di condividere queste storie con voi.

Loretta ha 38 anni e dopo anni di dura gavetta è riuscita a fare carriera nell’editoria.  Ma un bel giorno l’azienda decide di procedere con dei tagli al personale e lei viene licenziata. Dopo aver elaborato il “lutto” della perdita improvvisa del lavoro in cui aveva investito tanto tempo ed energia, si dedica ad una forsennata ricerca del lavoro. Con una risicata liquidazione in tasca Loretta passa dei mesi da incubo, inviando centinaia di curriculum, senza ottenere alcun riscontro e questo la fa piombare nella depressione.

Poi, dopo aver toccato il fondo, è come se in lei scattasse un interruttore: decide di smettere di piangersi addosso e di ricominciare da sè stessa. Loretta riscopre la sua passione per i cani: fin da piccola ne ha sempre avuto uno e l’ultimo l’aveva addestrato lei stessa con l’aiuto di un maestro bravissimo. Durante i week end andava al campo e gli dava una mano con i suoi clienti a 4 zampe e così, senza neppure accorgersene, acquisisce delle nuove competenze.

Ad un certo momento Loretta inizia a considerare quella che era un’attività del tempo libero come un’interessante opportunità professionale. Investendo il piccolo capitale della liquidazione decide di entrare in società con l’amica Paola che aveva aperto un campo d’addestramento da due anni. All’inizio i clienti erano soprattutto amici, ma poi grazie al passaparola ed agli annunci su facebook e google, “gli affari” hanno cominciato a girare bene. Al campo hanno creato anche una piccola pensione e Loretta va a prendere i cani al domicilio dei clienti che non hanno mezzi di trasporto e di quelli che sono anziani e non vogliono muoversi da casa.  Ora si dichiara una donna nuova, felice di lavorare e, soprattutto, realizzata! Ma tutto questo non sarebbe stato possibile se non avesse scelto consapevolmente di ripartire da sè stessa, di ritrovare per prima cosa il suo equilibrio e rispolverare le passioni e i sogni rinchiusi nel cassetto…

 

Katia ha 35 anni e per oltre 10 anni ha lavorato come impiegata. Nel giro di pochi mesi la sua azienda decide di chiudere e di mettere tutti in mobilità. A Katia è come se mancasse la terra sotto i piedi, si sente “annullata” e prova un vortice di emozioni che vanno dalla rabbia allo smarrimento. Lei ed il marito si continuano a chiedere come faranno a tirare avanti fino a fine mese con una bambina di 3 anni da crescere. Vari scenari si susseguono nella sua mente fino a che Katia non sente riemergere un desiderio che aveva rimosso e che si ero negata per tanto tempo per “necessità”: tornare a far la mamma.  Il suo rientro in ufficio dopo la maternità era stato traumatico: Katia si sentiva sempre in colpa per il fatto di non poter seguire la sua piccola: “Mi sto perdendo tutti i momenti irripetibili della sua crescita che nessuno mi ridarà più”, si ripeteva….

A quel punto Katia ha iniziato a guardare a questa situazione come ad un’opportunità. Insieme al marito si è messa a tavolino a fare due conti: stando lei a casa avrebbero risparmiato la retta dell’asilo, annullato le spese di trasporto per raggiugere il posto di lavoro, quella della pausa pranzo e i vestiti extra per mantenere un look a misura d’ufficio. Poi avrebbe potuto recuperare qualcosa anche sulla spesa, sfruttando di più promozioni e sconti. Infine avrebbe potuto organizzare anche il giardinetto e creare un mini orto. Ora Katia, in attesa di un secondo bebè, vive a 360° quel ruolo di mamma a cui ho dovuto rinunciare e si sente rinata.

Di fatto la necessità l’ha portata a prendere quella decisione che da sola avrebbe fatto fatica a prendere. Katia quindi si rende conto che restare a casa e occuparsi esclusivamente della famiglia non solo la realizza come donna e come mamma, ma “conviene” perché, se riduce le entrate, produce anche un sensibile taglio delle uscite.

Alle donne che si trovano in una situazione simile consiglio di valutare questa possibilità non come un ripiego forzato, quanto piuttosto una scelta di vita libera e consapevole, e di condividerla sempre con i propri famigliari, così come ha fatto Katia con il marito.

 

L’ultima storia è quella di Virginia, laureata in economia ed impiegata in una società di intermediazione finanziaria. Mentre è in attesa del  primo figlio, la sua sede di lavoro viene chiusa e le viene imposto un trasferimento a 150 km da casa. In un primo momento Virginia si sente messa letteralmente al muro ma non si lascia abbattere: approfittando dei mesi di congedo per l’allattamento, per elaborare una via d’uscita. Parte da sé stessa per individuare un’area e un target su cui focalizzarsi. La soluzione scaturisce dall’esperienza che le è più vicina: essere una neomamma. Così comincia a studiare il mercato on line e si accorge che c’è spazio nel campo dell’abbigliamento per i più piccoli. Non avendo un grosso capitale di partenza decide di sperimentarsi sulla piattaforma di e-bay che richiede un investimento minimo. All’inizio mette in vendita i vestitini del suo bambino e quelli dei figli di altre amiche. Vista la buona riuscita dell’esperimento, Virginia fa un passo in avanti: apre un primo sito con un pacchetto preimpostato ed inizia a vendere magliette, vestitini & co da 0-6 anni personalizzati con le immagini dei personaggi dei fumetti. Dopo due anni Virginia è riuscita ad aprire un proprio mio negozio e-commerce veramente professionale, che ha ormai preso il volo. Questo nuovo lavoro che si è creata da sè è una vera e propria riscossa per lei: grazie al suo nuovo lavoropuò fare la mamma a tempo pieno e le soddisfazioni (anche economiche) sono sempre in crescita!

 

Per concludere possiamo affermare che certamente uscire da un momento di crisi e trasformarlo in un’opportunità non è per nulla facile nè immediato, ma queste storie ci dimostrano che è possibile! La via da percorrere non è mai la ricerca più o meno disperata di una risposta all’esterno ma sempre all’interno di sè stessi. Se si segue questo principio, la soluzione si trova spesso molto più vicina di quanto ci aspettiamo

 

Nota: le storie sono state raccolte dalla giornalista Ida Macchi e pubblicate sulla rivista StarBene di Maggio 2013

 

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11 thoughts

  1. Condivido pienamente quanto detto in questo articolo, anche io in questo momento mio trovo nella necessità di prendere una decisione per dare una svolta alla mia vita lavorativa, ma trovo difficile trovare il coraggio e la fiducia in me stessa necessari. Prevale la paura e l’incertezza. Sono sola e avrei bisogno di aiuto. Grazie

  2. Ciao Daniela, le emozioni che provi sono comuni a molte persone che desiderano dare una svolta alla propria vita, lavorativa e non solo! Bisogna guardarle ed accoglierle per poi superarle e trovare quell’energia e quel coraggio che servono per cambiare… Certo spesso non è facile farlo da soli e senza appoggi! Sentiamoci…

  3. …e se non si riesce a capire quali sono le vere passioni? se le idee sono tante e confuse e si continua a fare errori? il senso di inadeguatezza e smarrimento cresce e si consolida il pensiero che è meglio abbandonare tutto.
    un consiglio.
    grazie

  4. Ciao Annamaria, a volte proprio la fretta di voler arrivare ad una “soluzione” ci porta ad agire in modo confuso e poco convinto….e questo chiaramente non porta a dei buoni risultati che finiscono per scoraggiarci e bloccarci! Si crea quindi un circolo negativo che si rafforza: è questo meccanismo che va abbandonato, non la ricerca della “vera passione”! Quindi bisogna concedersi il tempo e la serenità, senza ansia e senza angoscia, per esplorare ciò che si vuole veramente, per poi seguire l’ispirazione che ne consegue….

  5. Condivido con “aver fretta di voler arrivare ad una soluzione ci porta a d agire in modo confuso e poco convinto porta a …” è anche vero che nella vita bisogna darsi sì tempo ma anche provare altrimenti rimaniamo con i dubbi in testa! Ci fossilizziamo :-)

  6. Condivido Elena, è vero che se ci si muove a caso difficilmente si arriva da qualche parte ma anche stare solo a pensare alla soluzione migliore porta ad una paralisi: bisogna trovare il giusto equilibrio tra pensiero e azione, riflessione e sperimentazione!

  7. Ma che fare quando ti trovi alla soglia dei cinquant’anni trovandoti fuori circuito aziendale dove hai vissuto per molti, troppi anni, e ti rendi conto che hai voglia di cambiare vita e non solo lavoro, ma le responsabilità familiari e le tue in-sicurezze ti riportano a battere le stesse strade che hai sempre battuto, ma con porte che si sono chiuse? Quale può essere la molla che ti fa scattare per buttare al di là del muro la tua vecchia identità, quando hai la netta convinzione di aver scalato ma non raggiunto la vetta della montagna e, cominciandoti a guardare intorno, capisci che era un’altra quella che volevi scalare, ma della quale non vedi il sentiero da cui partire?

  8. Ciao Diego, molto, troppo spesso, gli scogli a cui ci aggrappiamo diventano le nostre prigioni, dandoci apparente sicurezza ma impedendoci di seguire i nostri desideri e aspirazioni più profonde…
    Spesso la molla che ci fa “scattare” è il fatto che lo scoglio inizia a sgretolarsi, e quindi quando ormai non hai più nulla da perdere!
    Quanto sarebbe bello accorgersene prima e fare un bel salto?!
    Come si scala una nuova montagna? beh prima di tutto te la studi, la guardi, giri ai suoi piedi, impari a conoscerla….
    e poi, “semplicemente”, inizi a mettere un piede dietro l’altro….

  9. Ciao mi piace molto l’idea che per fare la scelta giusta è necessario prendersi il proprio tempo. Purtroppo non è sempre facile, visto che il lavoro è allo stesso tempo una necessità (per arrivare a fine mese) e non solo una forma di appagamento personale.

  10. Ciao Francesca, è vero non è facile, ci sono spesso dei periodi più o meno lunghi in cui lavoriamo per mera necessità, con poca o nessuna soddisfazione… Se però non ci ritagliamo uno spazio interiore per immaginare e costruire un futuro diverso, rischiamo di restare schiavi della necessità!
    Di fatto, è sempre una questione di focus: a cosa stiamo dando maggiore attenzione? Ai meri bisogni primari o alle aspirazioni più alte?
    Sicuramente se seguiamo i primi limitiamo le seconde, ma possiamo dire lo stesso anche del contrario?
    Io credo che se puntiamo dove possiamo dare più valore a noi stessi e agli altri, riceveremo anche il compenso materiale per questo.
    Chi ha già inseguito i suoi ideali più alti lo sa, certo bisogna avere fiducia e coraggio per farlo!

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