Cambiare lavoro o settore: una missione impossibile?

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mission_impossibleSe facessimo un rapido sondaggio chiedendo alle persone se desiderano effettuare un cambiamento di ruolo / funzione professionale oppure di settore o tipo di azienda, molti alzerebbero la mano. Le cause di insoddisfazione possono essere tante e vanno da una mancanza di attitudine e/o di passione per quello che si sta facendo, ai rapporti con capo e colleghi, fino alla retribuzione. Qualcuno addirittura, spinto dalla ricerca di indipendenza e di autorealizzazione (come abbiamo visto in questo articolo) sogna di inventarselo, il lavoro, di creare una propria attività…

Ma quanti di questi ci provano poi veramente a fare il salto….e alla fine quanti ci riescono davvero?

Su Coach Lavoro abbiamo raccolto (e continueremo a farlo!) diverse storie di chi ce l’ha fatta a cambiare la propria condizione lavorativa, ma non possiamo negare che si tratti (ancora per lo meno) di una minoranza. Questo perché, nonostante le testimonianze positive che possiamo trovare in giro sul web (o magari anche da un nostro amico “coraggioso”), il percorso di cambiamento non è affatto facile, soprattutto nella fase “pre” ossia in quella decisionale in cui dobbiamo scegliere effettivamente quale cambiamento vogliamo realizzare, e nella fase di “startup”, ossia quando iniziamo a costruire il nostro progetto.

 

Quali sono i principali ostacoli al cambiamento?

Il freno a mano per qualunque intenzione di cambiare è sempre e comunque la paura:

  • si teme di prendere la scelta sbagliata, ossia di scoprire di aver fatto “tanto rumore per nulla” perché alla fine la strada intrapresa si rivela quella non adatta a noi
  • si teme di fallire, ossia di non riuscire a portare a termine il proprio progetto e di trovarsi, come si suol dire “con un cerino in mano”;
  • si teme di non riuscire letteralmente a mantenersi, ossia a “sopravvivere”, che è una delle paure più radicate (tanto è vero che Maslow ha messo il bisogno di sopravvivenza alla base della sua piramide).

Al posto o al fianco di queste paure si trova molto spesso un senso di disorientamento e confusione:

  • Non si ha la più pallida idea di cosa poter fare di alternativo (non per niente l’articolo “Non so che lavoro fare, sono confuso”, è uno dei più letti su questo sito!), oppure, come accade più spesso…
  • Si hanno tante idee ma molto confuse e la mancanza di focus fa rimbalzare la propria mente da una all’altra come una pallina impazzita di un flipper.

Un altro ostacolo da non sottovalutare è la sfiducia nelle proprie capacità ovvero “Autostima, questa sconosciuta”! Anche se a volte il problema non è tanto una bassa percezione del proprio valore, quanto una scarsa convinzione di autoefficacia, ossia di non possedere quelle competenze necessarie per “passare dall’altra parte”.

Per ultimo ma non per importanza abbiamo la sfiducia nel mercato e negli altri: se nel punto precedente abbiamo parlato di mancanza di fiducia verso sé stessi, qui ci riferiamo a quella verso l’esterno. Si ha infatti una visione del mondo come chiuso e resistente ad accettare qualunque “estraneo” . Spesso questa convinzione si rafforza davanti a tentativi di ricerca andati a vuoto ovvero, per dirla in altri termini, davanti alla classica “porta in faccia”. Accusare il colpo e riprovare non è affatto una prova semplice!

 

Come affrontare queste difficoltà?

Se conoscete Coach Lavoro, sapete anche che per noi non esiste alcuna “mission impossible”, ma questo non significa ignorare o negare le difficoltà, ma nel prenderne consapevolezza, come abbiamo voluto fare in questo posto, per poi armarsi nel modo giusto ed affrontarle!

Ora, più che risposte, vi lasciamo alcune domande:

  1. Se anche tutti gli ostacoli di cui sopra si palesassero tutti insieme…varrebbe comunque la pena affrontarli?
  2. Se è vero che non potete avere la sicurezza di superarli, come fate ad essere certi che non ce la farete!?
  3. E se fosse vero che dentro ogni problema c’è anche la sua “soluzione”?
  4. La riuscita dipende più dall’altezza dell’ostacolo o dalla pertinacia (ovvero da un mix di determinazione e perseveranza)?
  5. Ci sono stati degli episodi nella vostra vita in cui avete dovuto scalare una “montagna”? Su quali risorse avete fatto affidamento? Cosa avete provato durante la scalata? E alla fine?

Nel prossimo articolo andremo alla ricerca di risorse interne ed esterne a cui attingere….intanto, buona riflessione!

 

Credits: foto trovata tramite Google Immagini tratta dal sito www.comingsoon.it

10 thoughts

  1. Sono a spasso da 10 anni. Evidentemente come copywriter non valgo molto oppure sarà l’età (over 50) o perchè non ho un network o…le cavallette! I colloqui con consulenti del lavoro o sedicenti coach per vedere in quale altra professione/settore potessi trasferire parte del mio know how si sono rivelati infruttuosi. “Apra un blog” è stato l’unico consiglio ricevuto.In una situazione simile la benzina finisce e quelle alla fine del poste restano belle domande ma che oltre ad un indirizzo preciso (sapere cosa fare) presuppongono una forza che spesso non si ha più. Detto questo sono molto curioso di leggere il prossimo articolo.

  2. Fabio, quando i problemi si cronicizzano e si perde completamente o quasi la fiducia in sè stessi e l’energia per procedere, bisogna evidentemente fare un lavoro più profondo che necessita di un altro tipo di professionista, ma davvero competente. Detto questo, ci sentiamo al prossimo post!

  3. Per quello che ho visto ultimamente(periodo in cui da un lato sono rimasto disoccupato dopo 16 anni e dall altro ne ho approfittato per cboare settore) a me sembra che in Italia siano le aziende e chi fa selezione che molto spesso siano chiusi a coloro che vengono da un altro settore anche se a parita di ruolo!? Non si guarda cosa sappia fare il candidato ma che prodotto abbia rappresentato. Un venditore di talento in usa o uk cambia spesso prodotto ed azienda e viene valutato per il suo potenziale ed esperienza. Qui non mi sembra..

  4. Edoardo è cosa nota che spesso il mercato (aziende e selezionatori) sia rigido rispetto a chi intenda cambiare ruolo e settore perchè preferiscono chi abbia già un’esperienza specifica che sia performante nel breve termine piuttosto che investire su un potenziale a lungo termine.
    Potremmo senz’altro discutere sull’efficacia di questa impostazione, ma tant’è…
    L’articolo si concentra su quelli che sono gli ostacoli interni al cambiamento, perchè è su quelli che si può agire direttamente e fruttuosamente!
    Oltre a quanto già scritto rispetto al lavoro su di sè, ci sono altre cose che si possono fare per superare gli ostacoli esterni.
    Si parte sempre dalla convinzione di chi si è, di quanto si vale e del valore aggiunto concreto che si può offrire
    Una volta chiarito questo lo si comunica con un CV efficace e mirato che metta il luce le competenze utili all’azienda, in una lettera che esprima la forte convinzione, e magari anche in una proposta progettuale che faccia intendere all’azienda che siamo già proiettati verso di essa e che abbiamo un contributo reale da portare. Inoltre bisogna ampliare i propri canali, andando oltre gli annunci e le selezioni standardizzate per proporsi, o meglio, farsi trovare dalle aziende (sto parlando di personal branding, di networking, di contatti che aprono nuove e diverse opportunità)…

  5. dopo 15 anni che cerco continuamente, ho capito che la vera mission impossible è trovare persone con una dignità con cui lavorare. Ovviamente non demordo perchè non ha senso fare statistica su qualche decina di casi, ma questa è la mia esperienza fino ad ora.

  6. Francesco, è molo apprezzabile la tua tenacia nonostante le difficoltà! Effettivamente trovare dei partner validi e affidabili non è semplice, questo lo sanno anche gli imprenditori, che fanno fatica a trovare soci allineati con la loro vision.
    Detto questo, se è vero che il simile attrae il simile, e se è vero che non possiamo cambiare gli altri ma possiamo cambiare noi stessi, allora forse il punto di partenza è proprio questo: Noi, i nostri obiettivi, pensieri e azioni!

  7. Buonasera, ho scoperto Coach lavoro da poco e trovo che vi siano spunti interessanti. Innanzitutto mi congratulo per questo.
    L’ho trovato proprio perché sul web ero alla ricerca di qualcuno che potesse aver attraversato i miei stessi dubbi relativi al lavoro.
    Ho 29 anni, lavoro da 3 in una banca italiana. Non ho mai voluto lavorare in banca, gli eventi mi ci hanno portato. Appena laureata ho mandato molti curriculum, loro hanno risposto e, terrorizzata dal trovarmi senza un lavoro, ho accettato lo stage e poi un passo dopo l’altro adesso sono qui. Nel mentre ho continuato a cercare altre cose, a fare colloqui e portare CV in giro a mano, ma niente…niente partiva mentre la mia carriera in banca andava avanti. La banca era l’ultimo posto dove volevo finire ma ogni giorno cerco di trovare gli aspetti positivi (mi soddisfa molto il contatto diretto con le persone), lavoro in un ambiente molto stimolante ed i colleghi sono bravi professionisti e belle persone. Nel mio ruolo ho l’opportunità di dare una mano ad altre persone (mi riferisco ai clienti). Ce ne sono mille altri di aspetti positivi…ma io non sono soddisfatta e non lo sono mai stata.
    Anche dal punto di vista personale mi ripeto che “sei fortunata ad avere un lavoro”, “pensa chi un lavoro non lo ha”…cerco sempre piccoli mantra per cercare di appassionarmi ma niente, non sono soddisfatta e sento che voglio cambiare. Sono grata per quello che ho ma non riesco ad accontentarmi.
    Mi assale la paura di come possa essere considerato il mio background.
    Da una parte penso che il mio profilo sia appetibile solo in aziende affini.
    Dall’altra mi dico che comunque, tutto sommato, tre anni sono pochi ed io sono sempre un terreno fertile che può essere coltivato diversamente.
    Io ho imparato un sacco di cose in questi anni, moltissime competenze trasversali , affinato la mia organizzazione e il multitasking e tantissime altre ancora.
    Vorrei cambiare del tutto, cambiare settore, lavorare in azienda. Voi pensate che qualcuno possa apprezzare la mia formazione, oppure che ormai sono troppo “specializzata” (fra virgolette perché io non mi sento così).
    Grazie a chi vorrà darmi un’opinione o un a storia

  8. Giuliana, grazie innanzitutto per il tuo apprezzamento e per la condivisione della tua storia.

    Molte persone si trovano nella tua situazione, spesso con molti più anni di carriera sulle spalle e si fanno le tue stesse domande: qualcun altro mi prenderà in considerazione? ho ancora delle chances?!
    La risposta è: avrai delle possibilità se credi di averle e se quindi per prima sei tu stessa a dartele!

    Nel tuo racconto ci sono due aspetti molto interessanti:
    1) Hai adottato un atteggiamento di gratitudine rispetto al posto di lavoro in cui ti trovi e questo non può che aiutarti a viverlo con serenità. Ma essere grati è diverso dall’essere rassegnati! Significa apprezzare il positivo che riceviamo da ciò che abbiamo nel presente…senza per questo rinunciare ad un futuro differente e migliore da costruire!
    2) Hai mostrato consapevolezza rispetto alle competenze trasversali che hai sviluppato (anche grazie all’attuale esperienza)

    Ora c’è un terzo passaggio importante da fare, ossia chiederti: a chi o a cosa posso dare il mio contributo? a chi / cosa può essere utile ciò che so fare?!
    Una volta che hai trovato la risposta, potrai proporti tu stessa per il ruolo e l’azienda che ti interessa, facendo valere le tue ragioni e al contempo ascoltando il feedback che ricevi dall’esterno per “aggiustare” il tiro.

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