Viaggio nelle emozioni che si provano in momenti di crisi e di cambiamento

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Inside-Out-132Come coach ho lavorato in questi anni con centinaia di persone di differente età, ruolo o status, in fase di cambiamento lavorativo.
Nella maggior parte dei casi, il primo aspetto che viene affrontato insieme afferisce al mondo delle emozioni, perché sono queste a colorare sempre l’esperienza che viviamo, ad influenzare il benessere generale, le scelte e le azioni che si fanno.

Quando si provano emozioni poco piacevoli si tende ad esserne travolti e sballottati, oppure ad ignorarle (per quanto possibile) cercando forzatamente di razionalizzarle o distraendosi il più possibile. Se entrambe le strategie possono funzionare quando le emozioni sono poco durature o poco intense, il discorso cambia quando si affrontano situazioni importanti e impegnative come la perdita del lavoro o la scelta di cambiarlo.

Chiaramente, le emozioni che ciascuno prova sono soggettive nelle sfumature, nell’intensità e nella velocità del passaggio tra uno stavo emotivo e l’altro.
Ad ogni modo è possibile individuare un percorso formato da “tappe emotive” che molti attraversano prima di arrivare ad una “soluzione” o comunque ad una decisione positiva per sé.

Ho pertanto delineato quelle che a mio avviso sono le fasi principali che si attraversano in momenti così delicati, con la convinzione che essere consapevoli di ciò che si sta provando e della funzione che ogni fase assolve, possa aiutare a comprendersi di più, ad accettarsi ed anche a rendere più costruttivo il cammino che si percorre, nonostante tutto.
Qui di seguito troverai descritta la sequenza delle emozioni (e dei relativi pensieri e comportamenti connessi), che le persone sperimentano solitamente quando perdono il posto di lavoro o quando sono nella condizione critica di scegliere se lasciare la loro attuale occupazione per andare alla ricerca di un’altra (più o meno definita nella loro mente). Immagino che ciascuno avrà il suo vissuto differente ma credo anche che potrà immedesimarsi in molti passaggi.

 

Cosa succede nella mente quando perdi il lavoro

#1  Sorpresa e shock: Forse te lo aspettavi o forse no, ma comunque la notizia ufficiale del tuo licenziamento ha l’effetto di stordimento di uno schiaffo. All’inizio non ti rendi conto di cosa sia successo, non ti sembra che sia vero! Anche se quel lavoro ormai ti stava stretto, anche se non sopportavi più i colleghi e magari avevi già immaginato di andare via, un giorno o l’altro, il fatto di subire una situazione del genere in tutta la sua concretezza e crudezza ti sconvolge. Lo shock è chiaramente ancora maggiore se invece in quel lavoro ci stavi bene, se lo sentivi parte della tua vita e sai che da domani non lo sarà più!

#2  Rabbia: Man mano che realizzi quanto sta accadendo, monta la tua rabbia verso chi ha causato una situazione del genere oppure non ha fatto nulla per risolvere la situazione. Te la prendi con il capo, con i vertici, con il sistema che ha generato tutto questo. Ti senti privato di un tuo diritto senza essere neanche essere chiamato in causa e senza aver potuto intervenire. Se hai la possibilità di esprimerti e di protestare, l’emozione ha modo di sfogarsi ma al contempo potrebbe intensificarsi. Altrimenti la rabbia continua a ribollire dentro di te, con il rischio di implodere, oppure (dopo qualche tempo in genere) si può canalizzare verso l’azione, dandoti l’energia che ti serve per smuoverti.

#3  Frustrazione: Se dalle tue proteste e dalle tue azioni (distruttive o costruttive che siano) non arrivano gli effetti sperati, ti senti frustrato. Ti chiedi se vale la pena fare tanta fatica per niente ed hai la tentazione di mollare tutto e lasciar perdere. Ma se non cedi a questo pensiero ne subentra un altro… Capisci che se vuoi cambiare i risultati che ottieni devi cambiare quello che fai e come lo fai. Trovare soluzioni alternative non è affatto semplice e non è detto che funzionino al primo tentativo, anzi, spesso bisogna cadere e rialzarsi più volte e la tua frustrazione viene messa a dura prova: è un allenamento intensivo!

#4  Paura: Altra emozione forte che può seguire (a volte anche precedere o sostituire la rabbia) è la paura, in tutte le sue sfumature, dalla preoccupazione al panico. E’ crollato un pilastro della tua vita (magari anche marcio o instabile, ma pur sempre qualcosa a cui ti aggrappavi) e adesso ti senti perso nel vuoto. Non sai letteralmente dove sbattere la testa e quando troverai un nuovo lavoro. Temi di non riuscire a farcela e inizi a immaginare potenziali scenari negativi… La paura ti protegge da potenziali rischi e ti rende più attento e prudente, ma al contempo mette come un freno alla tua mente e alla tua ricerca di soluzioni.

#5  Tristezza: In questo difficile percorso emotivo puoi provare momenti di abbattimento quando pensi a ciò che hai perso, alle aspettative svanite e agli errori commessi. Questa sensazione può scivolare anche in uno stato di depressione, di perdita di energia e di voglia di fare, oppure verso la malinconia. Quest’ultima ti porta a riflettere su te stesso, su ciò che è “passato” e ciò che è ancora “presente”, ti ricorda gli eventi più significativi della tua vita, lavorativa e non, quello che sei riuscito a superare, ed anche quelli che sono i veri valori, ciò che conta davvero nella tua vita.

#6  Giustizia: Tornare in contatto con te stesso ti ha fatto ritrovare il tuo centro… Hai voglia di riprendere in mano la tua vita, di riaffermarti, di trovare il tuo posto nel mondo! Forte del percorso fatto fino a questo punto, ti rimetti alla ricerca di un nuovo lavoro ma lo fai in modo diverso da prima: sei più convinto di chi sei e di cosa vuoi, le tue azioni sono più mirate. Si palesano nuove idee e nuove opportunità, ma non sai se andranno in porto o no. Quindi è facile che tu passi ancora dei momenti di ansia o di frustrazione, ma se li fai scorrere senza fartene assorbire, emergeranno qua e là dei barlumi di fiducia e di speranza: forse…davvero…si può fare!

#7  Gioia: Quando, dopo un’attesa più o meno lunga, finalmente arrivano i risultati, allora esplode la gioia! Sì, ci hai creduto e ce l’hai fatta! E’ stata dura ma ce l’hai fatta! Adesso che sei arrivato alla tua meta riesci a guardare indietro a tutto ciò che hai passato e a intravederne un senso. Le prove che ti hanno fatto patire così tanto ti hanno reso più forte…e adesso guardi avanti con fiducia e consapevolezza, sapendo che le cose sono cambiate (anche) perché sei cambiato tu!

 

Cosa succede nella mente quando pensi di cambiare lavoro

Differentemente dalla situazione che abbiamo descritto prima, in questo caso il cambiamento (o meno) della tua condizione lavorativa attuale non dipende dall’esterno, non è una decisione altrui che subisci, volente o nolente, ma è pienamente nelle tue mani. Ma questo rende solo apparentemente le cose più semplici, in quanto la liberà di scelta implica anche l’onere della responsabilità, e questo spaventa, molto!

Ecco quindi il percorso che solitamente fanno le emozioni in questi frangenti.

#1 Insoddisfazione: Provi una crescente sensazione di disagio e di disaffezione per la tua condizione attuale. Può dipendere dal tipo di attività che svolgi, che magari ti sono venute a noia oppure da un peggioramento della qualità del lavoro, oppure dall’ambiente aziendale, dal capo, dai colleghi o dal clima che si respira. Non ti senti al tuo posto, fai fatica ad andare al lavoro la mattina ed anche se cerchi di scrollarti di dosso tale scomoda sensazione, questa torna puntualmente a farti visita.

#2  Paura: L’insoddisfazione è sfociata in una spinta a cambiare, ma ancora non sai dove andare. Sai di non volere e di non poter più stare dove stai, ma al contempo temi l’ignoto, l’insicurezza e il rischio che ogni cambiamento porta con sé. Hai timore di sbagliare e di fallire, ma anche di “morire” lì dove sei!

#3  Confusione e indecisione: E quindi? Cosa faccio? Dove vado? Diversi punti interrogativi affollano la tua mente, accompagnando una, nessuna, centomila ipotesi su possibili direzioni da intraprendere. Cerchi di valutare pro e contro di ogni situazione, ma frequentemente i pensieri vanno in corto circuito, bloccandoti nell’agire.

#4  Rabbia (verso te stesso): Ti accorgi che il tempo passa senza che nulla cambi e senza che tu riesca a prendere una decisione. Ti senti come una pentola a pressione che sta per esplodere e te la prendi solo con te stesso… La rabbia d’altro canto ti può dare anche l’energia necessaria per “aprire quella porta” e uscire allo scoperto!

#5  Tristezza: Dopo che ti sei bastonato a sufficienza…subentra spesso una fase di tristezza che ti riporta all’interno di te stesso. Senza il rumore di fondo che caratterizza le precedenti fasi, senza l’ansia di dover arrivare per forza alla soluzione “definitiva”, riesci a distinguere gli elementi essenziali che vuoi portare con te nella nuova fase di cambiamento: i tuoi valori, quello che sai fare bene e che ti fa stare bene, quello che è utile anche agli altri. Sei triste pensando che non sai se riuscirai ad esprimere tutto questo, se riuscirai a realizzarti, ma piano piano….

#6  Frustrazione: Inizia a vagliare alcune ipotesi, può trattarsi di un tipo di lavoro diverso, oppure dello stesso lavoro che facevi prima ma in un luogo, in un ambiente diverso, oppure di quella tua passione, che hai cercato di coltivare nel tempo o di quel sogno finito nel cassetto…. Ti senti frustrato perché la tua ricerca di una nuova opportunità non ha dato ancora esito, oppure perché, per quanto ti sforzi, ancora non sei riuscito a trovare una soluzione praticabile

#7  Sorpresa: Se ti ascolti con pazienza, con uno spirito aperto e senza pressioni, ad un certo momento (che è spesso imprevedibile), si accende una luce: “Eureka!”.  Si è palesata una possibilità di lavoro che forse è proprio quella adatta per te. Hai trovato la soluzione per concretizzare il tuo sogno, o forse si tratta solo di uno spiraglio, che però basta ad aprirti alla speranza ed a condurti al prossimo passo.

#8  Gioia: Sì, finalmente! L’opportunità giusta si è materializzata. L’idea che ti è venuta in mente ti convince davvero. Forse hai ancora un po’ di timore…ma la felicità, l’energia che senti nascere e crescere dentro di te è un segnale inequivocabilmente positivo!

 

Conclusioni

Sia quando la situazione che stai affrontando è innescata dall’esterno che dall’interno di te stesso, abbiamo visto come le emozioni sono nostre imprescindibili compagne di viaggio e come spesso ci fanno vivere sulle montagne russe.

Nei “percorsi emotivi” che ho delineato il finale è sempre a lieto fine. Ma per alcuni, purtroppo, non è così: si può “sbarellare” e restare intrappolati in una fase senza riuscire a passare alla successiva. In questi casi c’è bisogno di un supporto dall’esterno, meglio se da un professionista competente (e dotato di alta intelligenza emotiva!).

In tutti gli altri casi, può fare la differenza leggere (o rileggere) il proprio vissuto come un percorso “umano, troppo umano”, di apprendimento e di crescita.

Ti consiglio di provare a fare questo esercizio molto utile: in qualunque fase ti trovi in questo momento, scrivi  su un quaderno apposito il racconto delle tappe che hai fatto fino a qui, chiedendoti cosa ti ha insegnato ciascuna di esse e proiettandoti verso la meta finale, individuando cosa ti rende più forte e più solido di prima.

 

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9 thoughts

  1. Bellissimo articolo. Non perdere mai la speranza, nonostante il disagio, anzi forse è paradossalmente grazie a questo che alla fine si trova una nuova via, più vera.

  2. Grazie mille Enrico, è proprio così, ogni tappa del nostro percorso ha la sua funzione “catartica” e “trasformatrice”, per quanto spesso sia scomoda!

  3. A me é successo cioè di perdere il lavoro a sorpresa. In quel preciso istante posso dire dopo tanti anni di non aver provato nessuna emozione in particolare. Ma mi ricordo che ero al telefono e una mia collega mi ha avvisato di cosa stava succedendo in azienda. Sarà perché forse in inconsciamente avevo percepito qualcosa me era comunque per me la prima volta che qualcun’altro decideva per me. Distacco subito, totale assenza di emozioni, mi sono alzata dalla sedia e mi sono vista la ragazza di 20 anni prima …..nella mia testa già fuori dall’azienda. Mentre molti si domandavano il perché e il come poteva essere accaduto…..io non c’ero più. La mia testa vagava a 360 gradi, faceva collegamenti congetture insomma pianificavo smontavo rielaboravo……Certo ero preoccupata ma ero troppo presa dal resto e ogni mattina ero straconvinta che quella poteva essere la mia grande giornata. Ho avuto ed ho accanto persone che condividono con me positività….lontano dai gufi e demotivatori. Alla sera qualche pensiero negativo ci stava ma le nuvole erano passeggere.

  4. Bravissima Dona, e complimenti! Sei riuscita a staccarti dal “problema” e a proiettarti subito verso la soluzione, e questo ti ha aiutato a trovarla velocemente, sicuramente più degli altri che invece erano rimasti incastrati nella paura o nella rabbia! Essere circondati da persone positive che ti sostengono poi fa davvero la differenza, non tutti hanno questa fortuna. Noi di Coach Lavoro cerchiamo di essere da sostegno e da faro anche in momenti bui, per non far sentire soli in momenti delicati di cambiamento e far percepire la speranza di un futuro diverso!

  5. Ecco una bella testimonianza che un lettore ci ha lasciato via mail:
    “Parlando di emozioni, questo tuo messaggio arriva proprio a proposito: di fatto sto attraversando tutte le fasi di un cambiamento, non lavorativo, ma altrettanto importante per me.
    Di solito, cio’ che mi aiuta nei momenti di “buio” e’ non cedere alla tentazione di “sguazzare” nella tristezza, orientare i miei pensieri al positivo, alla luce, al pensare che tutto e’ destinato a volgere a bene. Occorre sforzarsi un bel po’.
    E occorre anche non tirare troppo la corda con se’ stessi: se proprio un giorno non ce la si fa ad essere il ritratto della gioia, occorre prenderne atto e non essere troppo duri con se’ stessi; evitando pero’ nello stesso tempo di “rilassarsi troppo”. Meno si fa e meno si farebbe: occorre avere un progetto, tenere alti i “giri” del proprio motore interno. In questo senso, anche quando si cammina per strada, un bel passo veloce e tenere le spalle dritte aiuta non poco! 😉
    Ma, se ci si sente pronti, e’ anche utile lasciarsi guardare dentro, dove nel linguaggio dell’energia c’e’ scritto che si’, stiamo soffrendo, ma siamo anche sicuri che finira’; stiamo affrontando tutto con coraggio, determinazione e fiducia nel trionfo ultimo del Bene.

  6. E questa è una storia di ri-partenza, nonostante tutte le difficoltà, che un altro lettore ci ha lasciato:
    “Io è da tanto che sono senza lavoro: l’ultimo è finito a dicembre 2013 e da quella data in poi ho ricevuto solo porte in faccia e “le faremo sapere”. Poi dal novembre 2014 ho trovato un corso post diploma alternativo all’Università che dovrebbe inserirci nel mondo del lavoro, costa poco e dura due anni (sono al secondo). E’ molto duro e intenso anche con lo studio ma sono fiducioso. Ho maturato questa scelta non solo per le aspettative che mi propongono ma anche per completare la mia conoscenza biotecnologica che spesso non è stata sufficiente per farmi assumere. Come diceva Lei in uno dei video su YouTube che ho visto: “non possiamo non fare niente, altrimenti nulla cambierà” e cosi mi son rimesso in gioco.
    Ho trovato interessante questi suoi consigli e spero continuiate così.”

  7. Grazie di questo bell’articolo.
    Ci vuole molta determinazione, autoanalisi e dedizione per non farsi risucchiare.
    In questi due anni quasi in cui ho perso il lavoro e non sono ancora riuscito ad averne uno “nuovo” mi sono accorto di quella che è la mia vera passione e mi sto adoperando per essa.
    Sto facendo corsi di informatica, ho partecipato come relatore all’ultimo linux day a Genova e faccio parte di un’associazione di volontariato informatico (www.alid.it) che tra le altre attività si occupa di allestire laboratori informatici a costo zero con software libero per scuole di ogni ordine e grado.
    Sono fiducioso, ma confesso che le bollette ed il pane quando lo compri lo devi pagare.
    Grazie ancora.
    Giancarlo

  8. Giancarlo, grazie a te per la tua preziosa testimonianza! Le crisi possono portarci sul fondo, soprattutto in una fase iniziale, ma poi possiamo risalire, gradualmente o con un colpo di reni…
    Tu hai trovato la tua passione e la stai coltivando, con soddisfazione, mi sembra! Ora che hai trovato la tua strada probabilmente c’è solo bisogno di svilupparla per affiancare ad un’utile attività di volontariato anche un’altra remunerativa!
    Se dai valore lo ricevi, stai sicuro! Tienici aggiornati sul tuo…viaggio! A presto

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