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Con quale stato d’animo affronti il colloquio di selezione?

Che tipo di selezionatore ti aspetti? il “bastardo” (ma ci fa o ci è a metterci sotto stress?) o la psicologa “strizzacervelli” (ma che domande mi fa?)? o una giovane “inesperta” (ma che ne sa poi lei del mio lavoro?)…ecc…ecc?!?

Magari è l’ennesimo colloquio a cui ti “sottoponi”, e quindi sei da una parte prevenuto, dall’altra speranzoso che sia finalmente la volta buona!

Se vuoi aumentare le tue possibilità di superare il colloquio, sicuramente devi prestare attenzione alle tue convinzioni negative in merito (determinate dalle esperienze precedenti) che influenzano l’atteggiamento con cui lo affronti: se ti mostri indifferente o piuttosto sfacciato,  se sei timido o piuttosto aggressivo, sarà difficile che il colloquio scorra fluidamente e che abbia l’esito sperato!

In quale atteggiamento quindi è meglio porsi?

Prima di tutto, la fiducia e la sicurezza in te stesso: saprai farti valere, ossia saprai mostrare le tue qualità e argomentare quello che sai fare!

Secondo aspetto: per essere convincente devi essere convinto (senza essere presuntuoso, mi raccomando!) delle tue competenze e della tua idoneità al ruolo

Terzo aspetto: la motivazione a metterti in gioco nel colloquio, a rispondere con abilità ed energia a qualunque tipo di domanda!

Parlo di “gioco” non a caso: la selezione in fondo è una partita a scacchi, in cui per vincere devi affrontare la partita a sangue freddo, cercando di far scoprire il più possibile il selezionatore, di anticiparne le mosse, e di utilizzare le tue pedine più forti!

Come scrive Claudio Achilli su JobTalk: ” Ci stanno nel colloquio domande “apparentemente”imbarazzanti “, talvolta impreviste, talvolta volutamente provocatorie..ma con l’obiettivo di osservare il tuo modo di affrontare i problemi, la tua capacità di trovare una soluzione diversa, di capire lo sviluppo dei tuoi ragionamenti.
E se ti venisse posta anche una “domanda insolente”, non drammatizziamo, non innervosiamoci, manteniamo piuttosto la calma, la barra al centro e cerchiamo di passare in rassegna tutte le variabili, le diverse possibilità di risposta, creando un relazione logica o emotiva. Magari la risposta non sarà corretta, ma avrai dimostrato di saper fare un ragionamento, di non spaventarti o peggio irritarti davanti ad una situazione imprevista, di saper gestire con equilibrio ogni evento. La stabilità emotiva è duramente messa alla prova. Ma sai che soddisfazione, sai che piacere, riuscire a superare i vari trabocchetti tesi! Dunque i numeri da giocare nel corso del colloquio sono tanti. Giocarseli bene è una sfida vinta con se stessi e con gli altri.”

aifIn questo primo dei 3 articoli che pubblicherò per sintetizzare i contenuti del mini-corso sul colloquio di lavoro, parleremo della preparazione all’incontro con il selezionatore.

Per prima cosa, qual è il tipo di colloquio a cui stai andando?

Si tratta di un colloquio individuale o di gruppo?

È un colloquio con un’agenzia per il lavoro, con una società di selezione, oppure con un referente dell’azienda? E quest’ultimo è delle Risorse umane oppure della funzione (es: amministrazione, finanza,ecc?) dovre dovremmo essere inseriti?

È di tipo conoscitivo-motivazionale oppure un colloquio tecnico?

Perchè nel primo caso cercheranno di capire che persona sei, che percorso formativo professionale hai fatto, a quale settore professionale sei più adatto.

Nel secondo caso, oltre alle “classiche” domande sul CV, andranno a sondare soprattutto le tue conoscenze e competenze tecniche, oltre che il tuo interesse per la posizione e le tue disponibilità.

Chiarito questo, come ci si prepara ad un colloquio?

Quando ricevi la telefonata di convocazione, cerca di raccogliere quante più informazioni possibili sulla posizione offerta e sul tipo di colloquio che andremo a fare (v.sopra). Ovviamente questo va fatto con discrezione per non apparire pressanti ed invadenti.

Poi ripassa con cura il tuo Curriculum: questo è il momento di fare un’analisi del tuo percorso formativo e professionale e delle tue competenze acquisite, in funzione del lavoro proposto: quali sono i punti di contatto, le tue aree forti? Quali invece gli scostamenti, i tuoi punti deboli?

Preparati bene a valorizzare i primi, sostenendoli con prove di fatto ed esempi…e ad anticipare le tue “mancanze”, spiegandole prima che il selezionatore ti faccia delle domande (è inutile nascondersi dietro un dito!): così facendo ne minimizzerai la portata.

Ricerca informazioni sull’azienda: di cosa si occupano, quale è il loro settore?quali sono i loro valori? Che tipo di figura stanno cercando?

In base a questo, e alle tue esperienze precedenti, immagina le possibili domande del selezionatore: come risponderesti?

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colloquio aifSi terrà a Roma, Giovedì 24 dalle ore 18 alle 20, presso l’Aula Magna della Facoltà di Psicologia di Roma, in via dei Marsi 78, il breve corso gratuito dedicato al tema del Colloquio di Selezione.
L’incontro è rivolto a tutti coloro che vogliono imparare a gestire al meglio questo primo fondamentale incontro al fine di farsi quanto più apprezzare e prendere in considerazione dal proprio interlocutore.

Organizzato in collaborazione con il gruppo Junior dell’AIF, Ass.Italiana Formatori, per il ciclo di eventi dedicato alla ricerca del lavoro e all’autopromozione, l’incontro ha l’obiettivo di rispondere in maniera quanto più possibile esaustiva a queste domande:

  • Come prepararsi ad un colloquio di lavoro?
  • Come fare una buona impressione fin dall’inizio?
  • Quali domande porre al selezionatore?

Il corso è tenuto dalla sottoscritta, Mariangela Tripaldi e dalla collega, Francesca Colica, con la moderazione di Noemi Servizio, Responsabile AIFJunior.
Se intendi partecipare ti prego di inviarmi una mail di conferma a info@coachlavoro.com

Se non potrai…ma sei molto interessato all’argomento…non ti preoccupare:
CoachLavoro sta preparando nuovi materiali da mettere a disposizione dei lettori sul sito!

colloquio lavoro

Questa domanda è di tipo motivazionale, ossia ha lo scopo di sondare la motivazione del candidato, le sue aspirazioni a medio-lungo termine, per verificare che siano in linea con le prospettive offerte dall’azienda e dalla posizione.

Gli anni possono essere 2-3-5 o 10, ma il senso della domanda è sempre lo stesso: prima cosa vedere se tu hai degli obiettivi chiari e definiti oppure se ti trovi lì per caso, e poi capire il tuo orientamento professionale (ossia se sei orientato verso un certo ambito di lavoro, professione, mercato, che sia in linea con la posizione oggetto del colloquio, oppure no!).
Inoltre serve a cercare di prevedere la probabilità che tu lasci il lavoro poco tempo dopo l’assunzione (perchè il lavoro in effetti non ti piace e lo cerchi da un’altra parte).
La cosa che devi capire tu stesso prima di affrontare la selezione è se questo lavoro è coerente o meno con il tuo percorso…se è “occasionale” oppure “centrale” rispetto ad esso.
Con la tua risposta devi mostrare di sapere ciò che vuoi e cosa ti serve per raggiungerlo; si deve quindi capire che per te quel lavoro è interessante e motivante, che è essenziale o comunque utile per la tua crescita!
Uno scopo indiretto di questa domanda è anche quello di valutare il grado di ambizione del candidato. Il consiglio è di non esagerare verso l’alto (ad es. “tra 5 anni mi vedo come presidente!”) né verso il basso (“farò più o meno lo stesso lavoro”).
Il tuo realismo sarà apprezzato!

colloquio lavoroPuoi rispondere a questa domanda  facendo degli esempi di come, dopo il comprensibile panico iniziale, sei riuscito ad organizzarti in modo efficace, mettendoti sotto a lavorare, magari anche delegando delle attività o chiedendo aiuto ai colleghi, cercando sempre di mantenere costante il livello di qualità della tua performance-

E se non hai degli esempi? in questo caso il consiglio è di cercare comunque un episodio di vita personale in cui ti sei trovato a reagire positivamente sotto stress e di rispettare tempi (fosse anche riuscire a prendere un aereo raggiungendo l’aeroporto in tempi record!). Infatti il selezionatore sa bene che le competenze sono trasversali, ossia applicabili in contesti diversi, siano essi personali o lavorativi.

Dopo aver parlato di come rispondere alle domande del colloquio che generalmente il selezionatore pone all’inizio del colloquio di lavoro:colloquio lavoro

“Mi parli di lei…”

Cosa l’ha spinta a dedicarsi a questo ambito di studio/lavoro?

“Perchè la dovremmo assumere?”

“Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza?”

iniziamo ad occuparci delle domande più specifiche e mirate, volte a sondare le esperienze effettivamente svolte in passato e le competenze sviluppate!

In questo articolo trattiamo della domanda relativa alla gestione e organizzazione del lavoro nel caso di un progetto complesso:

“Mi descriva nel dettaglio un progetto complesso che ha gestito: come si è organizzato?

Che difficoltà ha incontrato? Che risultati ha ottenuto? che feedback ha ricevuto?”


La risposta che di solito sorge immediata a questa domanda è…ma chi se lo ricorda?

Al momento del colloquio spesso non ci vengono in mente episodi specifici…quindi la soluzione sta nel prepararsi già prima!

Guardando il tuo cv e soffermandoti sull’esperienza lavorativa più recente, individua uno o due episodi significativi dove hai ottenuto dei buoni risultati, o che sei riuscito a superare nonostante la complessità e/o gli imprevisti.

Quindi puoi raccontare un compito o un progetto difficile che ti era stato assegnato (se se neolaureato, si può trattare di un project work da svolgere in gruppo, o una ricerca per una tesina all’università).

Qui il selezionatore intende sondare da una parte la capacità di pianificazione e organizzazione, dall’altra la gestione dello stress e più in generale l’atteggiamento emotivo (di proattività, ottimismo e costruttività invece che di frustrazione e di sfiducia).

(C) Album silviapernici su flickr.com

(C) Album silviapernici su flickr.com

O detto in altri termini: “Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti? secondo lei? e secondo i suoi amici?“.

Queste di solito sono domande che mettono in crisi!

Ti sarai chiesto: “…Ed ora cosa le dico, cosa vuole sentirsi dire?!”

Ecco la risposta: la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!

Più si è sinceri, più si è convincenti, questa è a mio avviso la regola base di tutti i colloqui!

Sappiamo bene che il ritratto che faremo di noi stessi sarà sempre un dipinto, mai una fotografia!

La nostra bravura sta nel saper dosare i colori, le tinte pastello e quelle forti nel fare le giuste sfumature per smussare gli angoli…e infine passare una mano di smalto per dare luce al tutto…

Tornando agli esempi, potremo dire che siamo “attivi, dinamici, ma magari un po’ troppo irruenti nelle scelte”….oppure che siamo “precisi e scrupolosi, ma che a volte rischiamo di dare troppa attenzione ai dettagli”…

Il segreto sta dunque nel bilanciare pregi e difetti, mostrandoci consapevoli delle aree su cui prestare maggiore attenzione e per le quali ci stiamo già impegnando a migliorare!

(e..tra parentesi..perchè oltre a dirlo non iniziamo pure a farlo?!)

42-15181265Questa è una domanda aperta che potremmo anche definire motivazionale in quanto cerca di capire le inclinazioni e gli interessi del candidato per valutarne la coerenza con il lavoro proposto, prendendo in considerazione il percorso di studi e/o di lavoro.

Se il settore è affine, è facile risultare coerenti! L’’importante è marcare la propria motivazione fornendo prove e argomentazioni (ossia:  “mi piace talmente tanto questa cosa che l’ho approfondita/praticata in questo e quest’altro modo..”)

Se il settore invece è distante si può procedere in due modi:

  1. facendo capire che ci si è resi conto solo con il tempo di quale fosse la strada più congeniale a sè,
  2. cercando anche di mostrare i parallelismi e i punti di contatto da un ambito ed un altro (ad es. Se hai studiato lettere e ti proponi per un lavoro di venditore, potrai dire che sei sempre stato piuttosto bravo ad esporre ed argomentare le tue ragioni, a parlare in pubblico…ecc).

In conclusione, cerca sempre di bilanciare il sano realismo con una salda motivazione !

Consapevolezza, realismo e determinazione sono i 3 fattori chiave che colpiscono il selezionatore!42-15181265

Per rispondere ovviamente devi avere un’idea già piuttosto chiara di ciò che cercano (basandoti sull’annuncio, sulle informazioni raccolte in merito all’azienda, da ciò che presumibilmente ti ha detto il selezionatore in sede di colloquio) ed esserti preparato confrontando le tue caratteristiche con quelle attese dal lavoro.

In sintesi, devi scegliere 2-3 esperienze professionali e/o formative che hanno quacosa in comune (ad es. area, contesto, prodotto/servizio, tipo di responsabilità e attività) con la posizione.

Infine evidenzi 2-3 caratteristiche personali (ad es. competenze (di gestione, organizzazione, relazione), impegno e motivazione) come ingredienti fondamentali alla riuscita in quel lavoro.

Molte persone mi chiedono spesso consigli su come rispondere alle classiche domande del colloquio di selezione.42-15181265

Per questo a partire da oggi, mensilmente dedicherò un post ad una domanda tipica del selezionatore e dare qualche suggerimento utile!

Le prime domande solitamente sono “aperte” e vengono fatte per sciogliere il ghiaccio ed iniziare a far parlare il candidato.

La domanda iniziale, una delle più temute è proprio: “Mi parli di lei…“. Come approcciare la risposta?

In realtà non c’è un giusto modo di rispondere a questa domanda..ci sarà chi privilegia la descrizione personale (sono una persona così…mi piace questo e quest’altro) e chi invece riassume il suo CV, in maniera più o meno formale e strutturata.

Il mio consiglio è quello di bilanciare l’aspetto professionale-formale con quello personale-informale, dando al selezionatore sia informazioni sul percorso e le scelte fatte, sia sul proprio carattere.

Nel fare questo seleziona le informazioni più significative, cercando di mostrare le tue migliori qualità, con un “tocco” di originalità!
Non ti trovi ad un esame all’università nè ad una recita scolastica… Non fare la mummia!

Esprimi con energia ciò che sei, facendo percepire quanto vali!

colloquio1Una delle domande che mi vengono poste più di frequente in merito ai colloqui di selezione è: “come posso “farmi valere” al colloquio, nonostante la timidezza?” e similmente: “come posso presentarmi senza apparire esaltato o sfrontato?”

Infatti, per paura di apparire sfrontati, presuntuosi o semplicemente poco sinceri, talvolta i candidati non riescono ad esprimere appieno le proprie qualità, correndo il rischio di essere valutati come meno sicuri e competenti di chi riesce ad essere più spavaldo ed estroverso.
Sentendoci osservati e valutati, non riusciamo a volte a dare il meglio di noi stessi, siamo più impacciati e quindi meno convincenti…
Nel colloquio, devo essere me stesso o recitare una parte?
La mia risposta è: sii te stesso, recitando nella scena del tuo colloquio!
Ciascuno di noi infatti indossa una maschera, nel teatro della vita sociale, in particolare in situazioni formali, sconosciute, stressanti come quella di un colloquio di selezione!
Solo che invece di indossare la “maschera della timidezza”, dobbiamo prendere quella “della
sicurezza-e-consapevolezza“.
Perchè “fingere” di essere peggio di ciò che realmente siamo e valiamo?
Così potremo attingere alle nostre migliori risorse interiori, per esprimere e valorizzare al meglio il nostro percorso, le nostre scelte, ed i suoi punti di forza!
Non si tratta di creare dal nulla, di falsificare esperienze, risultati, qualità, competenze, ma di comunicarle a chi di fronte a noi le ignora, ma che è assolutamente interessato a scoprirle!

Dal punto di vista delle aziende la laurea ottenuta fuori corso, in particolare con più di un anno di ritardo, viene valutata in maniera negativa.laurea11
E questo non per un rigido pregiudizio ma perchè  effettivamente il tempo che ci mettiamo a completare il programma di esami è considerato un predittore della prestazione lavorativa futura.

Infatti il modo in cui affrontiamo il nostro percorso di studi, il tempo che ci mettiamo, gli strumenti che utilizziamo per superare le difficoltà sono degli indizi significativi su quelle che sono le nostre caratteristiche personali, la nostra motivazione e infine la nostra capacità di gestire le emozioni...
Per questo è importante dare il meglio di sè durante gli studi, ottimizzando i tempi ed i risultati!

Se sapremo sfruttare bene il tempo e le risorse a nostra disposizione, avremo un credito consistente da spendere usciti dal percorso universitario, anche in sede di colloquio!

Perchè, anche se un po’ retorico…è vero che il “mondo reale” sta fuori e non dentro le nostre università!

E se ormai ci siamo laureati e non possiamo cancellare gli “errori” del passato, allora per prima cosa impariamo da essi, utilizziamoli come feedback per le esperienze a venire!

Quando andiamo al colloquio mostriamo consapevolezza delle cause della nostra difficoltà e determinazione nell’averle superate e nell’esserci saputi rimettere in gioco!

Durante il colloquio, insomma, mostra grinta e decisione, giustifica il ritardo nel conseguimento della laurea con motivazioni ragionevoli e verosimili, mostrandoti come una persona che sa affrontare le difficoltà e che reagisce con energia alle sfide che incontra.