Archivio per ‘Inventarsi un lavoro’ Categoria

business onlineNel precedente articolo abbiamo visto come, numeri alla mano, Internet possa costituire un volano per l’economia  ed aprire nuove prospettive per il lavoro.

Ci sono tante potenzialità che ancora non vengono utilizzate appieno:  il web è uno strumento potentissimo non solo per essere visibili e per farsi pubblicità ma anche per costruire collegamenti, per incontrare potenziali partner, per promuoversi e per vendere.

Navigando nella rete si trovano tantissime storie di chi si è inventato un lavoro online oppure è riuscito a rilanciare la propria attività offline attraverso un sito o un blog.

Ciascuna storia è diversa dall’altra, tanto che non è facile orientarsi e trovare quelle indicazioni che servono a chi vuole esplorare le possibilità offerte da internet ma non sa da che parte iniziare!

Per questo dopo aver conosciuto (in particolare sul sito dei Wwworkers e al Camp di Bologna) numerose forme di lavoro online ed aver analizzato diversi casi di successo, ho deciso di raccoglierle in 4 macro categorie a seconda dell’uso che viene fatto della piattaforma web.

 

1) Web come vetrina sul mondo: Il sito e ancora di più il blog diventa una sorta di curriculum aperto e sempre aggiornato che serve a farsi conoscere, per raccontare le proprie idee e descrivere i propri progetti. Sei appassionato ed esperto di un ambito specifico?  Cinema? Alimentazione? Scrittura? Tecnologia?  Viaggi? Puoi aprire un blog settoriale in cui non solo puoi esprimerti e condividere gli argomenti che ti stanno più a cuore ma puoi anche essere contattato da potenziali clienti o datori di lavoro.

Come è successo ad esempio di Francesca Sanzo, bolognese, laureata in lettera che ha iniziato per “hobby” il suo blog personale “Panzallaria” scrivendo storie ed aneddoti, che è diventato, come lo definisce le stessa, “un curriculum vitae”, il suo “personal branding”. Da quel blog iniziato per gioco poi Francesca è passata ad un sito professionale dove si propone come blogger e Digital PR, gestendo l’identità online delle aziende.

Un’altra bella storia è quella di Claudia Porta, che dopo essere diventata mamma ed essersi trasferita in campagna ha aperto un blog personale per tenersi in contatto con amici e parenti lontani. Raccontando loro la crescita dei suoi figli…ed anche le sue passioni (Yoga, maglia, cucito), è stata notata anche da lettori esterni alla cerchia personale, si è creata una buona reputazione fino ad attirare l’attenzione di case editrici che le hanno proposto di pubblicare dei libri.  Nel frattempo ha iniziato a collaborare come blogger e community manager con aziende che vendono prodotti per l’infanzia.

 

2) Artigiani digitali: Per chi svolge un lavoro manuale e/o artistico partecipare alle fiere o mettere volantini nella buca della posta ormai non è più sufficiente per farsi conoscere e battere la concorrenza.

E’ così che la famiglia Mulfari, colpita in pieno dalla crisi, è diventata una ditta di imbianchini 2.0, aprendo un sito per farsi trovare dai propri clienti.  Diego, il più giovane della famiglia, che cura il sito, lo  descrive come “una sorta di diario di bordo” della loro attività dove vengono pubblicate le foto dei loro lavori e le referenze dai loro clienti.

Altra storia di artigianato digitale è quella di Luca, giovane pavimentista esperto nella lavorazione alla veneziana, che pochi anni fa, mentre i colleghi si contendevano i pochi clienti, ha deciso di aprire un sito per promuoversi. Un bel giorno un cliente tedesco, grazie ad una ricerca su Google, ha trovato il suo sito e, avendone apprezzato la professionalità, gli ha commissionato importanti lavori in Germania. Secondo Luca ora internet è come “le pagine gialle negli anni ’70″.

 

3) Professionisti che offrono un servizio: Il mercato dei servizi è sempre più nutrito e concorrenziale: per questo non basta più mettere una targa fuori dalla porta del proprio studio per trovare dei clienti. Invece grazie ad internet si allarga infinitamente il proprio potenziale bacino di clientela.

Tra i primi ad essersi “messi in rete” ci sono proprio i professionisti del web: pensiamo ad esempio agli esperti di copywriting, editing di testi, web marketing e social media, per non parlare di grafici e webmaster. Aprire un sito e/o un blog è fondamentale per mettere in pratica direttamente su di sé ciò che si propone ai clienti, per far vedere “di cosa si è capaci”.

E’ il caso della sarda Claudia Zedda, che si definisce “web writer, scrittrice, ricercatrice indipendente, creativa” con il suo blog esserefreelance.it

Inoltre sono sempre più attivi su internet consulenti specializzati in vari tipi di servizi personalizzati: si va dal Personal shopping per chi vuole rifarsi il look, al Personal Trainer per gli sportivi, al Wedding o Event Planner per l’organizzazione di eventi speciali, fino al Coach o al Counsellor.

I professionisti si rivolgono anche alle aziende proponendosi come consulenti aziendali. Ad esempio un piccolo ma dinamico gruppo di giovani economisti di Fabriano ha da poco creato New LTG, per fornire alle aziende che vogliono crescere e internazionalizzarsi un servizio di consulenza sul business, sull’innovazione e sul marketing.

Nell’ambito dei servizi, una nicchia interessante è quella dedicata alle mamme e ai loro pargoli: si tratta di siti gestiti da mamme stesse che conoscono meglio di chiunque altro le esigenze della maternità e della genitorialità. Ecco quindi che Francesca Camerota di Babyplanner offre servizi di consulenza, organizzazione eventi tutti dedicati ai bambini e ai loro genitori, oltre che consigli per gli acquisti di prodotti.  Servizio affine è quello di Cheforte.it, che propone consulenze di psicologi, neonatologi, naturopati per l’educazione e la crescita dei figli.

Ma c’è anche chi, nello stesso settore, strizza l’occhio alle aziende che vendono prodotti per le mamme, offrendo consulenza e servizi di marketing e pubblicità per il business coma FattoreMamma.

 

4) Web come negozio sempre aperto: Sta crescendo sempre di più nel mondo (e più lentamente anche in Italia) l’e-commerce, ossia la vendita di merci online. Sulla rete si possono trovare sia dei veri e propri centri commerciali online che offrono una vasta gamma di prodotti, sia dei negozi molto specializzati (dedicati ad esempio all’artigianato, alla cosmesi, ai prodotti eco-bio, ecc.).

C’è ad esempio lo shop “Ecocorner” di Maria Taverna per acquisti ecologici ed ecocompatibili e quello di Silvia Bertolucci che produce e vende online cuscini in pula di farro e altri prodotti artigianali.

Altra proposta davvero interessante è quella del giovane Paolo Ferraris che si definisce un contadino digitale: il cliente può crearsi un suo orto virtuale che poi verrà riprodotto “terra terra” e da cui attingere per la propria spesa di frutta e verdura genuina.

Un altro canale interessante è quello di prodotti “immateriali”, i cosiddetti infoprodotti: nella società della conoscenza le persone ricerca sempre di più informazioni e formazione sulla rete: ecco allora che è possibile vendere su internet guide, ebook, videocorsi e webinar. Gianluca Diegoli ad esempio attraverso il suo  sito, oltre ad offrire consulenza promuove anche i suoi libri in formato cartaceo e digitale dedicati al minimarketing e all’e-commerce (appunto!). Ma i settori possono essere i più svariati, come quello dedicato alla crescita personale di Efficacemente e quello dedicato ai rapporti uomo-donna di Seduzionevera.

 

Una storia…fuori da ogni categoria!

L’ultima storia che voglio presentarvi non è solo un esempio di business su internet ma anche e soprattutto di coraggio e resilienza. Sto parlando di imprenditori (uomini e soprattutto donne) emiliani colpiti dalla tragedia del terremoto di maggio scorso, che in un attimo ha distrutto quanto costruito in una vita. Queste persone dal cuore forte hanno “tenuto botta” e sono ripartiti anche grazie al web. Paola, Susanna, Rossella e altri imprenditori di Modena e provincia hanno creato il consorzio EmiliAMO per fare rete e raccogliere fondi.

Nel Paese di Cavezzo Emanuela Zavatti, insieme ad altri commercianti ha dato vita a Cavezzo 5.9 (il numero indica la magnitudo del sisma che li ha colpiti). Si sono messi insieme per ricostruire da zero i loro negozi, pizzerie, bar, gelaterie, saloni di estetica, inserendoli in container collocati al centro del loro paese ed aprendo uno Shopbox, piattaforma online per promuovere le loro attività.

Perché, parafrasando le parole di Emanuela, non bisogna permettere neppure ad un terremoto di metterci in ginocchio!

wwworkers camp @BolognaUna storia, si dice, vale più di mille parole…E quanto valgono allo le 60 storie di lavoratori della rete che si sono raccontati durante il WWWorkers camp di Bologna (tra le quali c’era anche la storia di Coach Lavoro)? Per non parlare delle altre 2mila e più storie raccolte negli ultimi 3 anni dai giornalisti Giampaolo Colletti e Luca Tremolada.

Si tratta di storie di liberi professionisti, freelance, artigiani che hanno utilizzato la rete per vendere online e posizionarsi, storie di piccoli imprenditori che hanno deciso di internazionalizzare la loro azienda grazie alle nuove tecnologie.

La Internet Economy pesa in Italia solo il 2% del Pil (contro un valore tra il 4% e il 7% dei paesi europei) ed in 15 anni ha creato, secondo gli studi di Confindustria, 700mila posti di lavoro.

Si potrebbe dire che sono pochi, rispetto al numero delle aziende che chiudono in un giorno e dei lavoratori licenziati, cassintegrati e in mobilità. Assolutamente sì,  se guardiamo meramente ai numeri…

Eppure c’è qualcosa di più che traspare da queste persone che si sono create un lavoro online, in un periodo di piena crisi economica: c’è l’intraprendenza, la voglia di fare e di cambiare, la determinazione e soprattutto c’è la speranza di cui siamo davvero affamati in questo momento!

Non solo, questi piccoli imprenditori o lavoratori autonomi che lavorano con e dentro la rete, spesso iniziano da soli o insieme ad un amico o familiare, per poi allargare la propria attività attivando più collaborazioni.

Pensiamo ad esempio a GialloZafferano, uno dei più noti portali dedicati agli amanti della cucina, nella cui redazione ora lavorano circa 20 persone, oppure, sempre restando in ambito alimentare, a laZazie che produce preparati a base di frutta e verdura fresche: sta per aprire un secondo negozio a Bologna e sogna di aprirne altri in diverse città italiane

 

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo

Purtroppo lo scenario economico ed il mercato del lavoro in Italia non danno segnali di ripresa e sappiamo bene che qualunque riforma per quanto illuminata (…) possa essere avrà bisogno di tempo per andare a regime. Quindi  piuttosto che aspettare che il carrozzone si muova, è possibile salire sul super treno di internet che va davvero veloce!

In Italia, chissà come mai, siamo sempre più lenti rispetto agli altri Paesi nel cambiamento, nell’adozione delle nuove tecnologie e ancora prima nella cultura dell’innovazione. Perché, lo sappiamo, qualunque cambiamento prima di poter essere realizzato deve essere pensato, immaginato, creduto nella mente di qualcuno…o di più di uno!

Il punto è che è facile (per quanto giusto e sacrosanto) dire che la società, la cultura, la politica, la burocrazia, ecc., dovrebbero cambiare, aprirsi, innovarsi per facilitare la nascita di nuove realtà imprenditoriali...

Ma quanto è difficile invece guardare in faccia noi stessi e decidere davvero di cambiare, abbandonare le nostre paure e le nostre giustificazioni, superare le nostre resistenze, creare una nuova idea e poi impegnarci per realizzarla!

Quanto restiamo ancorati ad una vecchia visione di noi stessi, oltre che del lavoro? Quanta fatica facciamo a lanciarci o a rischiare? Quanto tempo passiamo a rimuginare senza fare?

E queste difficoltà, questi vizi nostri, non sono forse (amplificati e complicati), le stesse che vediamo nella società, nella politica, nell’industria? Quante opportunità vengono perse restando fermi, bloccati, arenati nello status quo?

Ecco allora che le storie di questi lavoratori della rete ampliano il nostro ristretto campo visivo, ci testimoniano che possono essere percorse nuove strade che possono essere raggiunti risultati importanti se si unisce una passione ad una competenza, una competenza ad un’idea, un’idea ad un’azione ed un’azione…ad una connessione internet!

Certo che i risultati non sono immediati! Come si dice, “Roma non fu costruita in un giorno“…e neppure un mese o un anno. Però è anche vero che se mai si inizia, mai si vedranno i risultati, che invece si producono lavorando giorno dopo giorno, posando mattone su mattone, post dopo post, contatto dopo contatto…

Un viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo” (Lao Tzu)

 

Per approfondire:

Leggi l’articolo di Luca Tremolada sul Sole 24ore e guarda i video del canale dei wwworkers.

 

saltare gli ostacoli e i limitiNella ricerca di nuove opportunità di lavoro così come di un’idea  per avviare un’attività in proprio, attraversiamo un vero e proprio percorso ad ostacoli.

Non solo dobbiamo affrontare le difficoltà “oggettive” che troviamo nella pratica operativa, come ad esempio quella di trovare un annuncio in linea con il nostro profilo oppure quello di raccogliere informazioni utili nella giungla della burocrazia,  ma soprattutto  dobbiamo andare contro i nostri dubbi, alimentati dalla visione limitante e pessimistica delle persone che ci stanno intorno.

Ascoltare le notizie che provengono dai media o le previsioni statistiche non fa altro che indurci allo sconforto e all’impotenza: la situazione generale è talmente grave che non è possibile fare nulla per cambiarla. I messaggi che ci vengono comunicati sono più o meno di questo tenore: “Noi siamo vittime di questo sistema che non possiamo fare altro che subire. Ogni tentativo di riscatto, ogni speranza di farcela è una pura illusione. Non c’è nulla di sicuro. Tanto vale rimanere dove si è e non provarci neppure“.

Questo è di fatto il lietmotiv che giorno dopo giorno arriva alle nostre orecchie e le voci fuori dal coro sono praticamente inesistenti!

Molte persone che mi contattano mi raccontano di come le persone che hanno intorno (spesso i genitori, il partner, ecc) non facciano altro che scoraggiarle e dissuaderle dal tentare qualcosa di nuovo o di diverso dal conosciuto.

Di solito i messaggi che riceviamo possono essere ricondotti sotto due grandi “cappelli”:

1) Non è possibile (in generale): Cambiare lavoro, trovare un’occupazione soddisfacente, vivere delle proprie passioni, realizzare un progetto, è pura illusione. Se qualcuno ci riesce si tratta di un’isolata eccezione, di una persona “fortunata” o che semplicemente aveva già le risorse per farlo. In tutti gli altri casi si parla di una “missione impossibile”, specie di questi tempi.

2) Non è possibile per te: In questo caso il limite non è rappresentato tanto dal contesto esterno (che comunque ha un peso) ma dalle capacità della persona stessa. “Ma dove vai? Cosa credi di fare? Tieni i piedi per terra!”: queste sono le parole che spesso vengono pronunciate proprio da chi dovrebbe avere più fiducia in noi,  i nostri familiari o amici più stretti. Ci vengono ricordati i nostri limiti, i nostri insuccessi, la condizione già di per sè non facile in cui ci troviamo, per scoraggiarci dall’ottenere quello che si dà per certo sarà un fallimento conclamato.

In entrambi i casi, questi messaggi non vengono inviati con l’intento di nuocere, ma piuttosto per proteggerci da un potenziale “pericolo”. Questo ad esempio è tipico dei genitori, solitamente ansiosi e iperprotettivi, che spesso deviano le naturali inclinazioni dei figli, costringendoli a scegliere percorsi di studi non consoni alle loro attitudini e aspirazioni.

Inoltre queste persone “scoraggianti”, al di sotto delle loro paure, hanno anche  delle convinzioni radicate, frutto degli “insegnamenti” del passato che inconsciamente vogliono riconfermare. Chi va fuori dagli schemi è percepito come un folle o come un individuo “minaccioso”, perché rischia di stravolgere dei punti fissi che, anche se bloccano, allo stesso tempo danno sicurezza.

 

Il punto è questo: Chi ci dice che questi schemi siano ancora validi? E che lo siano per noi?

E poi, perché permettiamo agli altri di condizionarci? Di dirci cosa possiamo o non possiamo fare?

E soprattutto, chi altro può decidere della nostra vita se non noi stessi?!

Stiamo dando per scontato che altri abbiano la “verità” e che per fare una scelta questa debba essere approvata da altri!

E allora, sta a noi decidere di seguire questi messaggi, oppure ascoltarli per poi farceli scivolare addosso e andare dritti per la nostra strada.

 

Come non farsi condizionare

Se è vero che siamo sempre influenzati da ciò che ci circonda, è altrettanto vero che possiamo scegliere da cosa farci influenzare! Ecco come:

a) Cercare un antidoto “collettivo”: circondiamoci di persone che condividono la nostra ricerca, le fatiche…e la voglia di farcela. Per questo è utile frequentare una community, un gruppo di pari, partecipare a convegni in cui si tratta di questi temi, che possono non solo fornirci informazioni utili, ma soprattutto trasmetterci fiducia, speranza, ottimismo. (Per questo, tenete sempre d’occhio i FormAperitivi!)

2) Leggere storie di chi “ce l’ha fatta” rappresenta un vero e proprio toccasana per il pessimismo. Storie vere di chi ha superato gli stessi nostri ostacoli ed ha realizzato il suo obiettivo. Se ne trovano ben 50 sul libro dei “Wwworkers di Giampaolo Colletti, ad esempio, ma anche su altri testi come “Ho cambiato vita” di Serena Zoli oppure il recente “Come lasciare tutto e cambiare vita” di Alessandro Castagna e ultimo (ma non per importanza), il libro di Riccardo Luna “Cambiamo tutto – La rivoluzione degli innovatori”.

3) Iniziare a fare: anche una goccia può riuscire a scavare una roccia, bisogna far partire la prima goccia, fare degli esperimenti anche in piccolo, che ci consentono di saggiare la nostra idea…e soprattutto di mettere alla prova noi stessi, rafforzando le nostre sicurezze e allenando le nostre capacità. Il mondo attuale è sicuramente complesso e “critico”, ma allo stesso ha in sè opportunità prima inimmaginabili, come quelle offerte da internet.

Come scrive Peter O’Connor  “Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni, perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti, e quella creatura sei tu…..L’unico responsabile del tuo successo o del tuo fallimento sei tu, ricordalo!
La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare: tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire, perché prima o poi si impara, la tragedia e’ non provarci nemmeno per paura di fallire.
Mentre noi possiamo orientare le nostre mosse verso un obiettivo comune, ognuno di noi deve trovare la sua strada, perché le risposte non possono essere trovate seguendo le orme di un’altra persona…
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te, immagina ciò che puoi raggiungere quando sei tu a credere in te stesso.”

Couple Working Together at HomeQuesta è una domanda che molti mi pongono, tra speranza e disillusione…

Se dessi una risposta positiva ed entusiasta, come mi verrebbe naturale fare, sarebbe facile replicare che in realtà si tratta solo di un lusso che in pochi si possono permettere, ossia solo chi ha un patrimonio su cui puntare, non ha famiglia da mantenere né tantomeno un mutuo da pagare…

Ma se dicessi che lavorare con la propria passione è impossibile, negherei la mia stessa esperienza di CoachLavoro e quella di tanti wwworkers come me!

Chi sono i wwworkers?

Ne avevamo già parlato a marzo 2011, a poca distanza dall’uscita dell’omonimo libro di Giampaolo Colletti, giornalista, collaboratore del Sole24ore, che ha coniato il termine per definire i world wide workers, i nuovi lavoratori della rete.

Non sono alieni, non sono geni, non sono eroi, ma persone comuni di tutte le età e di varie estrazioni sociali, che hanno deciso di puntare su sé stessi, crearsi una propria attività e aprirla al mondo tramite il web. Sognatori assolutamente realisti, hanno scelto di aprire un business online dopo attenta riflessione su sé stessi prima ancora che sul mercato esterno.

Tramite il web promuovono i propri servizi, come fanno coach (ebbene sì, ci sono anche io tra i wwworkers!), consulenti, personal trainer, wedding planner, editori o copywriter, oppure vendono i loro prodotti, che possono essere enogastronomici (formaggi, pane, vino), artigianali (borse, gioielli) o di altro tipo (dai giochi per bambini ai manti erbosi…).

Di solito lavorano da casa propria e, differentemente da quanto si potrebbe pensare, sono impegnati più delle classiche 8 ore al giorno in ufficio, ma riescono a lavorare meglio perchè gestiscono i propri tempi con flessibilità.

 

I wwworkers sono gli esempi viventi di quanto abbiamo scritto nel precedente articolo, sulla nuova tipologia di “lavoratori”. Infatti, per quanto questo sia ancora un fenomeno poco visibile, in occidente la natura del lavoro si sta evolvendo, trasformandosi in un “lavoro creativo, nel senso che crea qualcosa di nuovo, un lavoro emozionale e originale, un lavoro che ci realizza perché realizza qualcosa che ha un senso, uno scopo”.

Colletti definisce i lavoratori della rete “appassionati, visionari, intraprendenti e fantasiosi”: sicuramente sono persone che ci hanno creduto e che continuano a crederci. Ma questo non li ha esentati  (prima) e non li esenta (poi) da dubbi, difficoltà e fatiche. Alcuni sono riusciti nel tempo a far crescere il business, altri sono ancora nella fase di start-up, ma tutti continuano ad andare avanti, senza mai voltarsi indietro.

 

Cosa spinge a diventare wwworkers?

L’idea nasce nella maggior parte dei casi dalla ricerca di una soluzione di fronte ad una una necessità, dettata da un licenziamento, dalla precarietà oppure dalla maternità.

Per molti altri invece il lavoro continua ad esserci, ma rende insoddisfatti, compressi, svuotati. Per uscire da quella che ormai è diventata una prigione si cerca un’alternativa, ripescando dalle proprie passioni, dai propri interessi e dalle proprie capacità e talenti personali.

Comunque, sia che si tratti di necessità o di libera scelta, la decisione di mettersi in proprio non è mai istintiva ed improvvisa (questa sì, è un’illusione!), ma è frutto di un percorso interiore, che può durare anche molto tempo, che poi un bel giorno viene messo su carta per essere concretizzato. Un vago desiderio diventa così un piano con attività, tempi e costi, che si mette in atto giorno dopo giorno.

Chi un lavoro ce l’ha deve per forza di cose pianificare una exit strategy, ossia un processo graduale di allontanamento dalla sua situazione attuale: utilizza tutto il tempo libero a disposizione per costruire, mattone dopo mattone, il proprio progetto, e nel frattempo raccoglie i soldi che serviranno nella fase di start-up.

Chi un lavoro non ce l’ha, ha meno budget a disposizione ma ha tutto il tempo e l’energia da dedicare alla creazione del proprio business, che spesso inizia molto in piccolo per poi crescere e svilupparsi gradualmente, grazie ad un costante lavoro di cura dei propri utenti/clienti (o potenziali tali) e di promozione della propria attività.

Quindi possiamo dire che tutti possono diventare wwworker… se si ha una profonda motivazione, una forte voglia di cambiare, un grande sogno da realizzare o anche semplicemente una piccola idea in cui credere.

Lavoro precarioViviamo in un’epoca difficile da comprendere e da affrontare. Sono caduti quei punti di riferimento e quei valori che prima guidavano e sorreggevano le vite dei nostri predecessori. Gli ideali etici e politici erano contrapposti, ma chiari, i percorsi di vita (fidanzamento, matrimonio, figli) e di lavoro (gavetta, lavoro a tempo indeterminato, pensione) erano definiti e programmati. L’orizzonte in cui ci si muoveva era sempre quello locale e nazionale, con un tasso di cambiamento relativamente basso, all’interno di un tempo più dilatato e prevedibile.

Ora tutto questo sembra “preistoria”, al contempo non è facile tracciare una “storia” attuale, in quanto i contorni appaiano ancora confusi e mutevoli. Quello che appare evidente è l’assenza della stabilità in tutti i settori ed il predominio della complessità e dell’incertezza perenne.

Precaria appare la vita personale e quella affettiva, precario il lavoro. Chi è un precario? Alberto Peretti, direttore della Rivista di Filosofia applicata al lavoro, lo definisce come “colui che non dà o che non riesce a dare ad essa una durata esistenziale. Chi semplicemente la consuma”.

Qualcuno potrebbe qui facilmente obiettare che la precarietà non è una scelta personale ma una necessità dettata dall’esterno.  Sono le aziende che, prese nel vortice della crisi, della riduzione dei costi a tutti i costi hanno trasformato il lavoro in un usa-e-getta di professionalità.

In realtà la visione aziendale rispecchia a sua volta quella individuale, tanto che non è possibile stabilire chi abbia determinato cosa. Come scrive Peretti, il lavoro è stato mercificato ed il suo valore si è depauperato. Il lavoratore, così come l’azienda, intende ormai il lavoro come strumento di mera sussistenza, “merce fittizia retta dal mero calcolo d’un tornaconto”.

Ecco quindi che le aziende tendono sempre di più a cercare un “lavoratore qualsiasi”, che sia tecnicamente preparato, abile e arruolabile fin da subito nella posizione, immediatamente produttivo e performante. Ed anche le persone cercano un “lavoro qualsiasi”, purché sufficientemente remunerato e il più possibile duraturo (anche se ormai sia lo stipendio che la durata contrattuale si stanno abbassando sempre di più!). Come scriveva Nietzsche ne “La Gaia Scienza”, agli albori dell’era industriale “Cercarsi un lavoro per un salario: in questo quasi tutti gli uomini dei paesi civili sono oggi uguali; per essi tutti il lavoro è un mezzo, e non fine a se stesso”.

Peccato che in questo modo sia le aziende che i lavoratori si condannino da soli ad una forte insoddisfazione e rinchiudano i propri orizzonti in un cortissimo lasso di tempo. Non costruendo una rotta verso il futuro, si è costretti ogni giorno a ricominciare da capo, fiaccati dai venti e dalle bordate esterne che rischiano sempre più di far affondare la nave.

 

Quali prospettive si possono aprire?

Per prima cosa è necessario ri-trovare i punti di riferimento all’interno di noi stessi. Non è al di fuori di sé che si trovano le risposte, ma solo all’interno. Non è il lavoro che dà senso all’uomo, ma è l’uomo che dà senso al lavoro. 

Bisogna ripartire da sé stessi per “dare continuità di significato al proprio agire, di riunificare le forme del loro fare in un disegno unitario” (Peretti). Questo significa ri-conoscere la propria personalità, e, ancora più in profondità, la propria identità unica e distintiva, con la sua storia e i suoi valori. Capire come i propri talenti e le proprie capacità possono essere utilizzate e fatte fruttare a beneficio di sé stessi e della collettività.

Per i motivi che abbiamo visto sopra, le persone fanno molta fatica a capire chi sono e a dare alla loro vita “uno scopo, una meta, un senso”. Non sapendo chi sono e dove sono non riescono a tracciare una linea verso dove vogliono andare. E quindi si lasciano trascinare dal caso e dall’opportunità momentanea.

Come si domanda Peretti: “Quale può essere il sommo guadagno se non l’ottenere, dal lavoro e attraverso il lavoro, il pieno riconoscimento del proprio esistere? ….In che cosa può consistere il piacere di lavorare se non nella possibilità di impegnarsi in un lavoro all’altezza della propria esistenza?

Bisogna quindi recuperare la capacità di creare e di progettare che è insita in ogni uomo. Ce la siamo solo “dimenticata” oppure ci siamo convinti che non sia possibile per noi né praticabile in questo contesto. Peccato che tutti gli uomini di successo, ossia quelli che fanno “succedere le cose” sono convinti esattamente del contrario!

Se ri-costruiamo la nostra identità e ri-troviamo la nostra meta, il lavoro che svolgeremo non sarà più “uno qualsiasi”, un lavoro omologato, standardizzato e facilmente rimpiazzabile, ma “il nostro lavoro”, disegnato su misura per noi, in cui saremo unici e insostituibili!

Sarà il lavoro di un “artista” come lo definisce Seth Godin, guru del marketing fuori dagli schemi, pittore della Mucca Viola.  Sarà un lavoro creativo, nel senso che crea qualcosa di nuovo, un lavoro emozionale e originale, un lavoro che ci realizza perché realizza qualcosa che ha un senso, uno scopo.

Come posso trovare la mia strada?

Coach Lavoro marzo - 19 - 20135 COMMENTI

trovare la stradaMolte persone che si sentono infelici e insoddisfatte della propria situazione lavorativa restano spesso bloccate perché non riescono a trovare una strada alternativa. Pur consapevoli dell’importanza di definire un obiettivo chiaro e specifico, come insegnano tutti i libri ed i siti di crescita personale, letteralmente non sanno da che parte cominciare!

Magari sanno bene ciò che NON vogliono, ma non cosa vogliono. Si sentono prigionieri di un lavoro stretto e soffocante, ma non vedono la porta da cui uscire. Oppure vedono molte porte ma non si decidono ad aprirne alcuna perché nessuna sembra distinguersi nettamente dalle altre oppure perché hanno paura dell’ignoto che c’è dall’altra parte. E quindi temendo un pericolo che non conoscono, preferiscono rimanere dove sono, e questo sì, può rivelarsi davvero pericoloso, soprattutto nel lungo termine!

Il paradosso di questa situazione (spesso scelta inconsapevolmente) è evidente, ma come fare ad uscirne?

Se non si ha una meta verso la quale dirigersi, o si resta fermi, oppure si inizia a muoversi a caso, a zig zag, sprecando tempo ed energie!

 

Da dove partire quindi?

La soluzione più comune in queste situazioni di stallo è quella di rivolgere lo sguardo verso l’esterno, chiedendo consigli a parenti ed amici, oppure cercando informazioni sui trend del momento, sulle professioni più richieste oppure sui business più promettenti…

Per quanto questa strategia sia preferibile al blocco totale, perché fornisce spunti e stimoli interessanti, essa presenta due grossi limiti:

  1. genera confusione a fronte di dati spesso parziali, mutevoli e discordanti tra loro
  2. porta alla scelta di una strada che non è la nostra, che non ci appartiene e che quindi rischia di non essere adatta alle nostre caratteristiche e non sostenibile nel tempo.

Così, scegliendo di percorrere la strada che sembra più breve e più comoda, rischiamo in realtà di allungare e complicare il nostro percorso di ricerca!

 

Quando impostiamo il navigatore satellitare affinché ci conduca verso la nostra destinazione, qual è la prima operazione che compie il software?

Ci localizza: attraverso l’incrocio di più dati riconosce la nostra posizione di partenza e da quella calcola il percorso migliore da compiere. Finché il satellite  non ci trova, è inutile pure che ci mettiamo in moto perché procederemmo a caso…ed inoltre il satellite farebbe ancora più fatica a localizzarci visto che nel frattempo ci stiamo muovendo!

Analogamente dobbiamo fare anche noi quando abbiamo l’obiettivo… di trovare il nostro obiettivo, di individuare il lavoro giusto per noi o di inventarcelo, creando una nostra attività:

  • Rivolgere la nostra attenzione per prima cosa dentro di noi, ricercando le risposte al nostro interno piuttosto che all’esterno;
  • Ripercorrere le tappe del percorso fatto fino a quel momento, le scelte che abbiamo fatto e le loro motivazioni, i risultati raggiunti e quelli mancati;
  • Riconoscere chi siamo stati e chi siamo adesso, ritrovando la nostra identità personale oltre che professionale;
  • Riscoprire i nostri valori, ciò che è conta davvero per noi, ciò che ci interessa e ci appassiona;
  • Rivalutare ciò che sappiamo e che sappiamo fare, le nostre capacità, competenze e potenzialità.

 

Sicuramente si tratta di un percorso impegnativo, ma ne vale sicuramente la pena: per fare una scelta consapevole dobbiamo prima sviluppare consapevolezza di noi stessi!

Può essere che l’illuminazione arrivi improvvisa, ma è più probabile che sia progressiva, che si sviluppi con una scoperta dopo l’altra. Può essere che riusciamo a compiere il tragitto da soli o che abbiamo bisogno di un supporto e di una guida . L’importante è metterci in un atteggiamento di ricerca e di fiducia.

Concludo con le parole di Osho: “Ognuno ha il proprio scopo, è vero, ma trovare quale sia il tuo è impossibile se non hai trovato prima te stesso. E nel momento in cui troverai te stesso, troverai simultaneamente anche il tuo scopo. Quindi non c’è bisogno di preoccuparsi dello scopo. Tutta quanta l’attenzione dovrebbe essere focalizzata sul conoscere te stesso.”

Buona ricerca!

Tra i desideri per l’anno che sta per cominciare, molti sicuramente hanno un lavoro nuovo.

In un periodo in cui la disoccupazione continua a crescere, decidere di cambiare lavoro sembra davvero un lusso…eppure mai come di questi tempi è forte l’esigenza di vivere il lavoro non solo come una necessità, bensì come una scelta consapevole che rispecchia sé stessi, le proprie attitudini ed i valori personali.

Rispetto all’anno scorso, sono state di più le persone che mi hanno contattato perché desideravano essere aiutate nella scoperta e nella scelta di un nuovo lavoro, da trovare o da inventare!

Riuscire ad individuare quale sia l’attività professionale che più si addice alle proprie inclinazioni non è affatto semplice! Molto spesso non si ha la più pallida idea di cosa si vuole fare, in altri casi si vaga nella nebbia dell’indeterminatezza oppure si sta fermi al bivio (che spesso è un trivio o un quadrivio) tra diverse strade possibili che appaiono inconciliabili…

Ciascuna persona ha la propria storia, la propria personalità e le proprie aspirazioni: non è possibile lasciare le proprie scelte di vita in mano ad “altri”, siano essi amici, parenti, oppure le opinioni dei media e le statistiche di mercato, per quanto un confronto possa sempre risultare utile…

E’ necessario partire dall’analisi di sé, dall’ascolto della propria voce interiore per poter “disegnare” un nuovo futuro possibile.

La figura rappresentata nel “disegnodel lavoro desiderato è assolutamente unica e originale, così come i colori, che hanno delle tonalità del tutto personali.

Ma ascoltando e supportando diverse persone nella loro ricerca professionale, mi sono resa conto di come lo sfondo dei variegati disegni personali sia per molti aspetti sorprendentemente simile. L’impressione è che tutti i disegni si staglino su un panorama comune che esprime da una parte lo “zeitgeist”, lo spirito del tempo e della cultura attuale, e dall’altra le caratteristiche fondamentali dell’essere umano.

 

Che cosa desiderano le persone nel loro lavoro “dei sogni”?

Ecco quali sono le esigenze più spiccate che ho raccolto:

Responsabilità & Autonomia: Stanchi di un lavoro in cui bisogna perseguire obiettivi a cui non si crede, assecondando persone che non si stimano, seguendo modalità che non si condividono, si è attratti da un lavoro (sia esso dipendente o autonomo) in cui si ha la possibilità di scegliere il “come” se non addirittura il “cosa” fare. Si desiderano margini di manovra piuttosto ampi, per poter andare fuori dagli schemi, prendere decisioni, assumendosene oneri e onori.

Formazione & Sviluppo: Si cercano maggiori opportunità di crescita, sia a livello personale che professionale. Il lavoro monotono, nonostante sia in un certo senso meno pesante e più rassicurante nella sua ripetitività, rischia con il tempo di togliere energia e motivazione. La mente è fatta per apprendere e pertanto ha bisogno di stimoli! Si desidera imparare qualcosa di nuovo ogni giorno, accrescere le proprie competenze, mettersi alla prova, migliorarsi.

Soddisfazione & Riconoscimento: Il lavoro, a cui spesso si dedica la maggior parte del proprio tempo, non è solo una fonte di sussistenza materiale, ma anche di autorealizzazione. Riuscire a fare un “buon lavoro”, ottenere i risultati sperati o addirittura qualcosa di più, procura un forte senso di soddisfazione e di gratificazione personale. E’ altresì importante vedersi riconosciuto dall’esterno (capo, colleghi, clienti) il valore del proprio lavoro e l’impegno che si è profuso, sia sotto forma monetaria (bonus, aumento di stipendio, ecc) sia sotto forma immateriale (un elogio, un riscontro positivo, una mail di ringraziamento possono valere oro…!)

Creatività & Manualità: Nell’era della conoscenza è forte il desiderio di usare la propria mente in modo generativo, di tirar fuori idee, di creare nuovi progetti, anziché limitarsi ad eseguire mere attività ripetitive. Non si vuole più essere un “numero” all’interno di un’azienda, inseriti in una “catena di montaggio”, bensì individui che hanno la possibilità di esprimere sé stessi e dare il proprio contributo in modo originale.

Al contempo, in una società caratterizzata dalla produzione di massa e dal dominio della tecnologia, si diffonde sempre di più il desiderio di recuperare la manualità: dalla cucina al bricolage, dalla pittura al cucito, si riscopre l’artigianato e il “fatto in casa”.

Rispetto dell’uomo & della natura:  A chi e a cosa serve il proprio lavoro? Sempre più persone sentono l’esigenza di non produrre solo “profitto” ma di lavorare per una ragione, per uno scopo che potremmo definire sociale o comunque altruistico: poter essere di aiuto, fornire un prodotto o un servizio utile e valido a più persone, contribuire al bene comune.

A questo aspetto si aggiunge anche una crescente sensibilità nei confronti della natura e del rispetto dell’ambiente. C’è sempre più desiderio di allontanarsi dalle città caotiche e inquinate e di tornare in contatto con la natura, di farsi una passeggiata nel verde o di coltivare il proprio orticello.

Equilibrio Vita & Lavoro: Ultimo punto, ma non certo per importanza! La giornata lavorativa di 8 ore (e spesso anche di più), con orari rigidi (9/18), è vissuta sempre di più come una gabbia alle proprie esigenze personali e familiari.

Non si vive per lavorare: questo vale soprattutto per chi fa un lavoro che assorbe buona parte del proprio tempo, delle proprie energie e dei proprie pensieri!

Anche chi fa un lavoro che lo appassiona ha bisogno di gestire il suo tempo in modo equilibrato, per lasciare spazio ad altri aspetti fondamentali della vita quali le relazioni personali, la cura di sé, e in generale tutto ciò che aumenta la qualità di vita.

Pertanto molti desiderano avere la possibilità di gestire il proprio tempo in modo autonomo e flessibile, di essere legati non tanto agli orari d’ufficio quanto agli obiettivi da raggiungere, di poter lavorare anche da casa o comunque in remoto.

 

E voi, vi riconoscete in questo quadro? Se state pensando di cambiare lavoro, quali sono le esigenze che vi spingono maggiormente a cambiamento?

Ripartire dalle idee

Coach Lavoro dicembre - 7 - 20127 COMMENTI

In un Paese in cui la ripresa sembra ancora lontana, il cambiamento procede lentamente e l’innovazione latita, c’è davvero bisogno di stimoli, di idee e di progetti. Anche un solo seme che nasce e porta frutto è importantissimo, perché crea un terreno più fertile per altri semi alla ricerca solo di un’opportunità!

Per questo ritengo molto significativa l’iniziativa del Corriere della Sera (da me scoperta solo pochi giorni fa, per caso, navigando su internet), che si chiama “Ripartiamo dalle idee”, un concorso per aspiranti imprenditori.

L’iniziativa è partita a maggio scorso, da un’idea (appunto) della SDA Bocconi che ha coinvolto il Corriere della Sera, l’agenzie di comunicazione Armando Testa e la Banca Intesa SanPaolo.

Dei 350 progetti che hanno partecipato, ne sono stati selezionati 30. I loro ideatori sono stati coinvolti in un corso di formazione sul business che si è concluso con la presentazione finale di tutti i progetti sviluppati, da cui sono stati eletti 10 vincitori, che riceveranno un supporto da tutti gli sponsor del progetto per lanciare la loro start-up.

 

Ecco alcune delle idee che mi hanno colpito di più (potete leggerle tutte qui):

BIOPIC : Una “stuoia” progettata per rendere semplice coltivare fiori e ortaggi in casa e in giardino o in terrazzo.

EM Engeneering: Sistema di produzione di ricambistica industriale,  in cui ciascun prodotto viene studiato da un team di professionisti e fabbricato solo da aziende made in Italy.

HIGHSTRIT: Centro commerciale virtuale che permetterà alle migliori boutique di moda italiane di vendere i loro prodotti nel mondo.

JOB CROP: nuovo sistema di recruiting e di scouting dei talenti online.

LASTMARKETPRICE.COM: Portale e-commerce che consente a produttori e distributori di mettere all’asta on-line merce in prossimità di scadenza, fine serie, cambio etichetta e fondi di magazzino.

Come è facile notare, molte delle nuove idee sono collegate alle incredibili potenzialità di internet, ma alcune sono invece assolutamente “concrete” e connesse con il tessuto produttivo e manifatturiero italiano.

Qualcuno si potrebbe domandare: che senso ha parlare di impresa oggi quando molte sono costrette a chiudere i battenti?

Non possiamo mica tutti diventare come Vito Lomele, il fondatore di JobRapido (il motore di ricerca di annunci di lavoro che probabilmente molti di voi conoscono e utilizzano spesso), che ha attirato l’investimento di 30 milioni di Euro dal parte del colosso Daily Mail? E neppure come Andrea Vaccari e Alberto Tretti di Glancee, una start up che è stata recentemente acquistata da face book di Zuckerberg?

Assolutamente! Sappiamo bene che non tutte le imprese riusciranno a concretizzarsi e che non tutte avranno successo, solo le migliori, le più solide e innovative andranno avanti. Già solo per queste, ne sarà valsa assolutamente la pena ideare, sviluppare, promuovere la propria idea.

Ma anche per chi non ce l’ha fatta o non ce la farà, sarà stato comunque importante darsi una possibilità, anzichè stare fermi, poter imparare dai propri errori e prepararsi, magari, a riprovarci!

 

In Italia, Paese delle Piccole e Medie Imprese, lo sappiamo, avviare un’attività è davvero complicato, è un’impresa quasi “epica”.  Il tasso di crescita e di innovazione è tra i più bassi di Europa.

Come mai? Qual è il problema?
E’ la burocrazia? Anche!
E’ la mancanza di investimenti? Anche!
E’ la scarsità di terreno fertile? Anche!

Il problema cruciale, a mio avviso, è la mancanza di fiducia nella possibilità, di visione del futuro ed anche di pazienza, nel vedere i frutti!

Proprio in un momento di crisi come questo, come dice Testa (il Presidente dell’omonima Agenzia di Pubblicità): “Bisogna rimboccarsi le maniche e fare quello che si sa fare».

E’ qui che si inserisce, secondo me, il valore dell’iniziativa: se ci pensiamo, dieci start-up di impresa sono davvero una goccia nel mare, ma l’obiettivo finale è più ampio, come spiega il direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli: “Servono segnali positivi concreti per aiutare il Paese a far emergere energie e processi di crescita”.

La tendenza è quella di aspettare cambiamenti “dall’alto”: dalla politica, dall’economia, dalla legislazione. Sicuramente delle riforme a favore dell’imprenditoria e del lavoro sono necessarie, oltre che auspicabili per il nostro sistema.

Ma perché delegare le nostre scelte, le nostre responsabilità le nostre possibilità di realizzazione all’esterno? Riprendiamo in mano la nostra vita!

Smettiamola di focalizzarci sui problemi ed applichiamo l’energia che usiamo per ingigantire dei “buchi neri”, da cui finiamo poi per essere inghiottiti, per trovare o costruire nuove soluzioni, nuovi “soli”, o anche, semplicemente, nuove lampadine! Ripartiamo dalle idee, appunto!

La parola “idea” etimologicamente deriva dalla radice “id” da cui si forma il verbo “orào” che significa vedere (video in latino), ed anche il verbo “òida” (sapere, conoscere in quanto si è “visto”).

Le idee quindi nascono dalla conoscenza, sia di noi stessi che della realtà che ci circonda, delle sue esigenze  e delle possibilità che ci sono. Dalla conoscenza poi nasce una visione di un futuro, non così remoto, in cui le esigenze vengono soddisfatte dalle nostre conoscenze e grazie alle risorse (strumenti, persone, ecc..) che abbiamo a disposizione!

Idee per creare nuove imprese e non solo!

Per chi lavora in azienda, l’idea è la proposta di un progetto, di una collaborazione, di una partnership.

Per chi vuole entrare nel mondo del lavoro, un’idea è quella di un CV innovativo, di una presentazione originale, di una strategia alternativa per entrare in contatto con potenziali datori di lavoro.

Da dove deriva quindi questa situazione di stallo, di apatia, di penuria di idee? (per quanto le 350 in concorso siano un bel segnale!)

Non certo da una mancanza di creatività, perché questa qualità è presente in tutti gli esseri umani, ma perché è stata atrofizzata da una o più delle seguenti convinzioni:

  1. non è possibile (per noi/in questo periodo storico, ecc…)produrre nuove idee
  2. qualunque idea prodotta non funzionerà
  3. qualunque idea prodotta sarà già stata pensata da altri e quindi è inutile

Insomma, la quintessenza della Legge di Murphy applicata a sé stessi! Siamo davvero bravissimi ad autolimitarci…e gli altri solitamente contribuiscono con un carico da novanta, regalandoci (nella maggior parte dei casi, involontariamente) le loro stesse convinzioni limitanti!

Invece, come recita il claim della campagna ideata per il concorso: «La crisi si vince con la creatività, l’orgoglio e la fiducia nelle nostre idee»

Quanto è davvero rischioso…rischiare?

Coach Lavoro novembre - 22 - 201220 COMMENTI

Quando desideriamo cambiare qualcosa nella nostra vita, quando vogliamo ottenere maggiori soddisfazioni dal lavoro, quando intendiamo fare un passo in avanti nella nostra carriera, possiamo trovarci davanti a tre tipi di ostacoli:
1) Non sapere bene cosa fare, avere mille idee ma nessun obiettivo chiaro in mente
2) Avere un’idea specifica, ma non crederla possibile
3) Restare ancorati alla nostra situazione di partenza, senza deciderci a lanciarci nella realizzazione dell’idea.

Ora ci concentreremo su quest’ultimo punto, che può essere riassunto dal vecchio adagio: “Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia, ma non sa quel che trova”.
Gli antichi la sapevano lunga: perché rischiare di percorrere nuove strade, con tutti i pericoli che ci sono? Meglio rimanere sulla strada già battuta, per quanto sia stretta e angusta, per quanto ormai ci annoiamo a percorrerla, per quanto tutte le volte che lo facciamo ci sentiamo insoddisfatti…ma vuoi mettere, la sicurezza?
Già, la sicurezza del conosciuto è decisamente più confortevole della paura dell’ignoto!
Cosa succederebbe infatti se dopo esserci lanciati nella nuova avventura non ottenessimo i risultati sperati, se ci rendessimo conto di esserci sbagliati, quando ormai è troppo tardi?

Dovremmo fare i conti con il nostro “fallimento”, raccogliere i cocci e provare a tornare indietro sui nostri passi, sempre che sia possibile farlo! Probabilmente resteremmo fermi lì, con i nostri sogni (e la nostra autostima) infranti, i cocci in mano, e nessuna alternativa all’orizzonte!

Il “rischio di rischiare” ci sembra così grande, che il nostro sogno “di gloria” resta nel cassetto, in attesa del momento “giusto” (che potrebbe anche non arrivare mai) per aprirlo, oppure di quel giorno in cui saremo costretti dalle circostanze ad abbandonare “per forza” il nostro status quo.
In questo modo non facciamo altro che delegare all’esterno la nostra decisione: lasciamo che sia lo spazio, il tempo, il fato a scegliere per noi!

Illudendoci di non avere responsabilità nella scelta, ci sentiamo alleggeriti e sollevati!
Eppure, chi è stato a decidere questa “delega”? Non siamo forse stati noi? Scegliere di non scegliere non è anch’esso una scelta?

La mente umana tende per natura a prestare più attenzione alle eventuali perdite che non ai possibili guadagni. Questo ha un’origine ancestrale: salvarsi dall’orso era ben più importante che non catturare la preda! Ma è anche vero che se l’uomo fosse rimasto al riparo nella caverna senza più andare a caccia per paura delle minacce esterne, sarebbe certamente morto di fame!

Quindi chiediamoci: se è vero che rischiare ha un costo, quanto ci costa non rischiare? Che opportunità stiamo lasciando al di fuori della caverna in cui ci siamo trincerati?

Siamo partiti dal presupposto che fuori dalla caverna ci sia una minaccia grande e grossa, mentre il guadagno è piccolo e sfuggevole. E se fosse vero invece proprio il contrario?
Se il rischio che corriamo fuori fosse in realtà più piccolo di quello che rischiamo restando dentro?
Se il posto di lavoro a cui restiamo attaccati perché comunque è “un posto”, perché ogni mese “ci dà uno stipendio” per campare, perché è meglio di niente, fosse meno stabile e sicuro di quanto crediamo? (E purtroppo le cronache ci raccontano quotidianamente di aziende che chiudono e personale messo in cassa integrazione…!)

E se invece l’idea che teniamo chiusa nel cassetto o l’opportunità che ci passa davanti rappresentasse la svolta nella nostra vita? Se credendoci e impegnandoci potessimo davvero avere successo?

Bene, potreste dire, ma non si vive solo di SE, le cose potrebbero andare in un modo o in un altro, come facciamo a deciderci?

Per prima cosa dobbiamo porci le giuste domande, o meglio, quelle funzionali (cioè che funzionano) nel darci una visione più globale ed equilibrata della situazione. Eccone alcune da cui partire:

  • Cosa posso perdere se faccio (il cambiamento X, l’azione Y)?E che cosa se non faccio?
  • Che cosa posso guadagnare se faccio? E che cosa se non faccio?

Rispondiamo a queste domande pensando ai risultati immediati che otterremmo….e poi facciamoci le stesse domande ponendole in un arco temporale più ampio (1-3-5 anni): come cambia la prospettiva?

Ricordiamoci sempre che la qualità delle risposte che otteniamo (da noi stessi così come dagli altri) dipende dalla qualità delle domande che facciamo!

Quante volte hai avuto la tentazione di arrenderti, di mollare la tua ricerca del lavoro piuttosto che il tuo progetto di attività in proprio?

Quante volte hai pensato che fosse inutile andare avanti, continuare a rispondere agli annunci, ad inviare CV, a bussare alle porte, a cercare nuovi contatti?

Nella maggior parte delle volte si parte con entusiasmo nella ricerca (anche se spesso il germe del dubbio e della paura del fallimento cova silente!)..poi passano le settimane, i mesi, a volte addirittura gli anni ed i risultati, lerisposte non arrivano, anzi si accumulano le delusioni e le porte in faccia…..

Questo è il terreno fertile per il nostro “germe” che inizia a fare sentire sempre di più la sua presenza, a colonizzare sempre più i nostri pensieri fino a che, ad un certo punto non stiamo più lottando solo con il mondo esterno ma anche (e soprattutto) con “lui” che dall’interno mina ogni nostra azione o anelito di speranza…! E in questo modo le nostre forze, le nostre energie si disperdono, le possibilità di vittoria per noi si riducono sempre di più!

E’ proprio così che funziona il nostro “germe”: alla fine vuole averla vinta, vuole convincerci di aver ragione….ad abbandonare le armi! Basta fallimenti, basta delusioni, ritiriamoci dal campo di battaglia, tanto non ne vale la pena!! Meglio non agire o fare solo il minimo indispensabile (ad esempio solo un clic ad un annuncio, senza alcuna convinzione…)!

Intanto il germe va a chiamare i suoi alleati, quelli che si trovano più vicini in quel momento, tra i virus dell’insicurezza cronica e quelli del pessimismo cosmico (e nei casi peggiori, riesce a chiamarli in campo entrambi…e allora son davvero dolori!).

I virus dell’insicurezza cronica rispondono al motto: “ Io non valgo niente” e marciano sulle convinzioni di incapacità, di sfiducia in sé stessi, di disistima, di essere troppo…o troppo poco, di non essere mai abbastanza!

I virus del pessimismo cronico invece hanno come stendardo la “Luna nera” e si diffondono inveendo contro il mondo (il governo, le aziende, i selezionatori, ecc…), lamentandosi del presente e lanciando fosche previsioni sul futuro…!

Entrambi i virus sono molto pericolosi perché tenaci, non mollano la presa e ricevono forza da tutti quegli agenti esterni che pur senza esserne consapevoli, li assecondano (dalle notizie del Tg…ai discorsi di amici e familiari che ci scoraggiano a proseguire nella nostra lotta, e così via…).

Non solo,  i virus diventano anche resistenti agli antibiotici! Tutte le volte che entrano a contatto con una notizia confortante, con un incoraggiamento, con un’affermazione positiva, persino con un suggerimento pratico, alzano gli scudi, bollandoli come nemici e non facendoli neanche passare!!

E’ possibile guarire dal germe e dai virus?!?

Ovviamente “loro” dicono di no, ci vogliono convincere che sia impossibile…..ma noi andiamo a chiedere il parere al Nobel della Medicina appena nominato, e ad altri illustri scienziati. John Bertrand Gurdon è un luminare della scienza medica per i suoi studi sullo sviluppo cellulare.  Ebbene, quando era al college, più di 50 anni fa, ricevette un giudizio a dir poco “tranchant” dal suo professore di Biologia che gli disse che le sue ambizioni di diventare scienziato erano “ridicole” e che non avrebbe avuto “nessuna possibilità” di successo!

A quel punto il germe del dubbio unito al virus dell’insicurezza hanno avuto campo libero tanto che John stava per iscriversi a lettere classiche! Ma probabilmente la passione per la scienza era ancora viva dentro di lui tanto che quando lo chiamarono nel dipartimento di Zoologia, lui accettò…. Ed io credo (anche se non ho dati certi per affermarlo) che a quel punto lui prese la medicina della “voglia di riscatto” e l’integratore dell’impegno e della volontà per proseguire i suoi studi e le sue ricerche..fino ai risultati che oggi conosciamo!

Come scrive sagacemente il giornalista de La Stampa, quello di Gurdon non è l’unico caso di “genio” incompreso, che ha rischiato di essere contagiato da “germi” e “virus” ma è riuscito (fortunatamente) a sconfiggerli: da Einstein  a Margherita Hack, da Verdi a Tolstoj!

Chissà qual è il futuro che aspetta TE, se affronterai le tue sfide con le armi della fiducia, della creatività e della perseveranza?

 

 Articolo correlato: Come reagire davanti ai fallimenti e agli ostacoli

Scoprire le opportunità che ci circondano

Coach Lavoro settembre - 27 - 20122 COMMENTI

Negli articoli precedenti abbiamo parlato dell’importanza di ripartire da sé stessi e di imparare a guardare la realtà in modo diverso, specialmente in un momento incerto e turbolento come questo.

Alcuni giustamente possono obiettare che anche se ci mettiamo a meditare o indossiamo gli occhiali rosa, la realtà non cambia! Lo dicono tutte le statistiche: siamo in recessione (in Italia ma anche nel resto d’Europa), le aziende (così come i negozi e le piccole attività imprenditoriali) chiudono, la disoccupazione aumenta…e nel frattempo c’è sempre qualcuno che continua a rubare i soldi come se non fosse niente…!

E quindi, di cosa stiamo parlando?!

Di un concetto quanto mai complesso, quello di REALTA’ , sul quale filosofi e fisici, psicologi e antropologi continuano a dibattere senza tregua tra materialisti-assolutisti e costruttivisti-relativisti…

Senza addentrarci nei massimi sistemi, quello che vogliamo esprimere è semplicemente che ciò che chiamiamo realtà può essere visto sotto (infiniti?) punti di vista differenti e che in base agli occhiali che indossiamo (ossia in base alla concezione del mondo che abbiamo) possiamo percepire differenti dimensioni o aspetti della realtà!

Hai presente gli occhiali 3d (rossi e blu)? Se li usi per guardare questo video avrai una percezione decisamente diversa rispetto a quella che avresti ad occhio nudo!

 

Quindi la logica è quella di ampliare la propria prospettiva, di andare al di là di quella “esistente” e di aggiungere dimensioni nuove a ciò che viene percepito come limitato o limitante!

Se credi che di opportunità (di lavoro, di business, di crescita finanziaria) non è possibile trovarne in questo momento perché non ce ne sono, non le vedrai e quindi finirai per avere ragione!

Il presupposto di questo articolo “scoprire le opportunità che ci circondano” è proprio questo: ci sono delle opportunità più o meno vicine a noi, più o meno nascoste, che però possiamo vedere…o andare a scovare solo se ci mettiamo alla loro ricerca, se apriamo occhi, orecchie e tutti i nostri sensi per percepirle!

Ti è mai capitato lo “strano” effetto per cui, dopo aver parlato con qualcuno di un titolo di un libro o di un autore, vai in libreria, magari quella che frequenti abitualmente, e trovi immediatamente proprio quel libro, che magari stava lì da mesi ma che tu non avevi neppure notato?

Si tratta del fenomeno, noto in psicologia, dell’attenzione guidata dal SAR (sistema di attivazione reticolare) , un’area del nostro cervello che seleziona tra gli infiniti stimoli che riceviamo, quelli più “salienti” per noi, in base alle nostre esperienze e aspettative. In pratica percepiamo ciò che siamo abituati a percepire e ciò che ci aspettiamo di percepire!

Applicando questo meccanismo al mondo del lavoro, possiamo notare, ad esempio, come si tende a prestare maggiore attenzione e quindi ad avere maggiori informazioni  sulle aziende in crisi (anche perché siamo bombardati dai media!), piuttosto che a quelle che stanno aprendo, che stanno resistendo o che addirittura si stanno espandendo (anche se fossero poche…questo non significa che non esistano!).

Inoltre se ci concentriamo solo sulla ricerca tramite annunci sui siti specializzati, perdiamo di vista le opportunità che viaggiano altrove: fuori (contatti, conoscenze) e dentro la rete (social network, news riguardanti le aziende o il territorio, ecc…).

 

In sintesi, se crederai che le opportunità per te esistono, inizierai a percepirle, magari all’inizio da lontano, poi piano piano sempre più vicine. Se le percepirai, inizierai ad agire per avvicinarti, per coglierle… o per costruirle!

 

Concludiamo con una divertente battuta di Woody Allen: “È chiaro che il futuro offre grandi opportunità. È anche disseminato di trabocchetti. Il trucco consiste nell’evitare i trabocchetti, prendere al balzo le opportunità e rientrare a casa per l’ora di cena.”

Pubblico volentieri un guest post proposto dal sito lavorareonline.org

La crisi economica in Italia vede piccoli lampi di ripresa, ma molti sono gli imprenditori che stanno pensando di chiudere la propria attività. Non si tratta solo di piccole e medie imprese, ma di grandi nomi dell’industria, che puntano al profitto dei piani alti e che trovano una soluzione solo nello spostare la produzione in altri paesi, lasciando lavoratori in mobilità, in cassa integrazione o a casa con lettera di licenziamento, pur di sopravvivere. Lo fanno perché le tasse da pagare allo Stato sono ingenti, soprattutto per quanto riguarda quelle che ruotano intorno all’assunzione o al mantenimento di un lavoratore, per questo si spostano verso paesi in via di sviluppo dove il prezzo della manodopera e del lavoro è più basso. Dai call center alle industrie che hanno fatto la storia dell’economia del paese, la delocalizzazione delle aziende è un fenomeno sempre più diffuso in Italia. L’emigrazione è verso al Cina, il Vietnam, la Thailandia e ultimamente anche verso i paesi dell’Est e quelli Nordafricani.

La Fiat, ad esempio, ha stabilimenti perfettamente funzionati e produttivi in Polonia, Serbia, Russia, Brasile, Argentina, anche la Geox ha spostato la produzione in Brasile mentre Tim, Vodafone, Sky Italia hanno call center in Albania, la Stefanel e la Benetton sono in Croazia. Qui rimangono in pochi e ultimamente il terremoto in Emilia ha danneggiato molte aziende del settore farmaceutico che stanno ipotizzando la possibilità di delocalizzare a breve termine.

Alcune di queste occupazioni potrebbero essere svolte in modo diverso grazie al lavoro online, inoltre utilizzando le nuove tecnologie il prezzo per ogni lavoratore potrebbe diminuire notevolmente, considerando che lavorare da casa è un vantaggio anche per le aziende in quanto è possibile ridurre i costi di ufficio, assicurazioni sul posto di lavoro, assicurare orari flessibili e ridurre lo stress dell’assunto.

Chi vuole lavorare online seriamente, effettuando ad esempio lavori di contabilità, gestione clienti/fornitori, marketing può utilizzare le nuove tecnologie  che assicurano una comunicazione continua e di qualità eliminando quindi la necessità di una presenza fisica sul posto di lavoro.

Inoltre per alcune tipologie di aziende, ad esempio quelle impiegate nel mondo ICT, il lavoro sul web è ormai una realtà. Ad esempio un programmatore  (che sviluppa un progetto che non richiede un lavoro in team ) non ha alcuna necessità di recarsi sul posto di lavoro riducendo così il costo per l’azienda ed aumentando, in alcuni casi, la propria produttività e le ore di lavoro svolte.

Molte persone si chiedono in che cosa consista veramente un percorso di Coachinge in che modo questo possa aiutarle ad orientarsi nel mondo del lavoro, a valorizzare le proprie competenze, a fare chiarezza sul proprio obiettivo professionale…e anche su sè stessi!

Per questo ho pensato di chiedere ad un mio cliente, che ha svolto con entusiasmo e soddisfazione un percorso di Coaching breve (5 sessioni) di raccontare la sua esperienza per i Lettori di CoachLavoro.

Questo è il testo originale e integrale che, come noterete, mette in luce una delle sue principali competenze trasversali: quella di scrivere!

Innanzitutto due parole di presentazione: sono un cinquantenne disoccupato con moglie e due figli, forzatamente costretto ad abbandonare l’azienda familiare che gestivo con mia moglie. In breve la nostra parabola:  colpiti dalla crisi, drastica riduzione di fatturato, taglio spietato dei costi (incluso, con sommo dispiacere, il personale), infine (mutuo un’espressione dall’inglese il cui significato risulterà piuttosto chiaro) valutazione che tenere tutte le uova nello stesso paniere era un rischio inaccettabile, per cui io mi metto alla ricerca di altra occupazione (mia moglie si occupava delle vendite, settore chiave dell’azienda).

Dopo un’esperienza lavorativa al nero, interrottasi perché non possedevo i requisiti richiesti per la ristrutturazione dell’attività predisposta dal titolare, mi sono infine fermato a valutare TUTTE le opzioni.

Che fare? Percorro le strade tradizionali: curriculum consegnato a tutte le agenzie interinali della zona, risposte agli annunci in linea con il curriculum, passaparola, ecc. ecc.

Risultati? Quelli credo che siano sotto gli occhi di tutti coloro che si trovano nella mia situazione: limiti di età (max. 30 anni) richiesti espressamente negli annunci, contratti solo temporanei per sostituzione maternità,  qualifiche richieste non in linea con quelle possedute, migliaia di informazioni su come rendere il curriculum più efficace, sull’importanza di scrivere una lettera di presentazione ottimale, di come prepararsi a un colloquio, l’ansia cresce a dismisura, l’autostima scende in proporzione  … poi all’improvviso la domanda? Hey, ferma un attimo! Non sarà che sto affrontando il problema dal lato “sbagliato”, cioè sto cercando di adeguarmi alla situazione anziché tentare di partire da quello che io posso offrire, voglio, a cui aspiro? Perché non cercare la MIA strada?

Mi metto alla ricerca e  mi imbatto nel sito coachlavoro.com e qui cominciano le domande più svariate. La fiducia è scarsa: ai colloqui presso le agenzie ti fanno compilare il modulino, ti fanno due domande messe in croce e arrivederci … non sarà mica una di quelle “fregature” online,  dove si fanno tante chiacchiere per spillare quattrini? E allora leggo gli articoli, osservo attentamente i commenti dei lettori ai post di Mariangela e le sue risposte, controllo le fonti che cita e mi convinco che è genuina, dalla mia parte: facciamo una prova prima di gettarsi nella disperazione!

Sondo il terreno per email, ci sentiamo al telefono e stabiliamo di partire: cinque colloqui esplorativi tramite skype per definire un progetto di lavoro. Un paio di domandine chiave da parte di Mariangela durante la prima sessione e parto,  qualcosa si schiude, è un flusso inarrestabile: credo che per tutti noi semplicemente parlare di sé sia una sufficiente motivazione ma, sintetizzando, è l’opportunità che ti viene offerta di affrontare un viaggio alla SCOPERTA di te stesso che dà un senso all’avventura.

Nelle sessioni successive, attraverso il colloquio con Mariangela (sempre attenta al giusto equilibrio tra inviti alla riflessione e la tua libertà di esposizione) e una serie di schede da compilare, si arrivano a analizzare e rivalutare una serie di esperienze e conoscenze professionali del tutto sepolte e trascurate nella fretta di rispondere alle richieste “standardizzate” del mondo del lavoro. Tutto il tuo percorso lavorativo, nel mio caso composto da esperienze disparate in diversi settori, assume una luce più chiara e anche le attività professionali più risalenti nel tempo concorrono alla formazione di un quadro di competenze e qualità che non sospettavi di avere: tutto fa brodo!

Alla fine del percorso si giunge alla predisposizione di uno specifico piano di azione che tu stesso hai creato, aderente alle tue aspirazioni e che, volente o nolente,  si pone come irrinunciabile.

A questo punto credo che la domanda che tutti si porranno è “OK! Bello … allora com’è andata? Hai trovato il lavoro dei tuoi sogni?”.  La risposta è articolata: sono ancora alla ricerca, non ci sono soluzioni miracolose, i miei obiettivi sono ambiziosi e si pongono parzialmente fuori dal “sistema”.  Per chi abbia già le idee più chiare delle mie ed esperienze diverse, magari il progetto sarà immediatamente applicabile e vi consentirà di trovare immediatamente lavoro: non vi resta che provare.

Del percorso da me compiuto rimangono la consapevolezza del mio valore, dei miei punti di forza, delle mie capacità, un progetto ambizioso  e un’ipotesi di VIAGGIO: credo che già solo questo valga il prezzo del biglietto, non è forse vero che noi “esondati” (ebbene sì, tecnicamente non lo sono ma mi sento tale) ci sentiamo fermi, quando avremmo un dannato bisogno di sentirsi in movimento? Forza e coraggio, ancora non siamo dei relitti!

P.S. Un solo consiglio, per quello che vale: durante il percorso lasciate andare la parte conscia, abbiate il coraggio di progettare sogni  …  a distruggerli siete sempre in tempo, basta un attimo ;-)

Cos’altro aggiungere alle stupende parole del nostro “testimonial”?

La bellezza del Coaching sta nel suo essere un viaggio di esplorazione e di scoperta, la sua forza sta nel benefico effetto in termini di autoconsapevolezza e di autostima, la sua utilità sta nell’essere concreto e nel lasciare sempre un obiettivo chiaro da perseguire ed un’azione (piccola o grande che sia…) da intraprendere…!

Le persone che desiderano cambiare vita e/o lavoro oppure semplicemente vogliono intraprendere una nuova attività o un nuovo progetto, spesso tendono a pensarci e ripensarci, a cercare continuamente nuove informazioni, a leggere l’ennesimo libro o articolo sul web…ma alla fine non si decidono mai ad iniziare…!

Quante volte anche tu ti sarai detto: “Vorrei fare questo…Dovrei fare quest’altro“…oppure ti sarai dato una scadenza indefinita nel futuro: “Domani…il mese prossimo…appena avrò tempo…quando sarà il momento giusto…” per poi trovarti giorno dopo giorno, mese dopo mese, sempre nello stesso identico punto di partenza?

Ebbene, questo genere di abitudine a rimandare costantemente nel tempo le attività, soprattutto quelle che ci appaiono complesse e impegnative, o che comunque si allontano dal nostro abituale modo di vivere, ha un nome “scientifico”: la procastinazione!

Navigando sul web ho conosciuto Andrea, un Ingegnere – Blogger, appassionato di crescita personale, che mi ha subito colpito non solo per la sua competenza (che passa per la sua esperienza, o meglio, sperimentazione personale!), ma anche per il suo stile chiaro, diretto ed autoironico!

Andrea si definisce un “procrastinatore pentito: uno che ha vissuto tutte le fasi della procrastinazione, che ne ha pagato i costi salati, ma che alla fine è riuscito a sconfiggerla grazie a strategie consolidate e ad un percorso ben preciso”.

Dopo essere diventata lettrice assidua del suo blog, ho ben pensato di contattarlo e di proporgli di scrivere per CoachLavoro un articolo  sul tema!

Vai Andrea…

Quando ho raccontato a mia mamma che avevo scritto, pubblicato e venduto più di 1.000 copie della mia Guida per sconfiggere la procrastinazione, la sua reazione è stata più o meno questa: “la porca… che?!”

Diciamo pure che la procrastinazione non è una di quelle parole che senti tutti giorni al bar quando prendi il caffè, eppure ti assicuro che questa porca…stinazione, ehm… procrastinazione, è un virus che infetta ogni tua giornata; ma soprattutto, la procrastinazione è la causa principale per la quale il tuo sogno nel cassetto è lì da così tanto tempo che ormai ha fatto amicizia con i tarli del tuo comodino.

Si Andre, belle metafore, belle battutine, ma ancora non mi hai detto cosa diamine è questa procrastinazione?

Cos’è la procrastinazione e perché non dovresti sottovalutarla

La procrastinazione è la tendenza umana a rimandare continuamente impegni, progetti ed attività.

Aspetta, te lo spiego con parole ancora più semplici: hai presente quelle giornate in cui devi fare mille cose, hai scadenze importanti da lì a pochi giorni e ti ritrovi immancabilmente a controllare la tua posta elettronica o il tuo profilo Facebook senza concludere una cippa?!

Ecco, questo è un perfetto esempio di procrastinazione.

In generale, procrastini ogni volta che ti racconti le seguenti balle:

  • Oggi non me la sento, lo faccio domani.
  • Ormai è tardi, inizio domani a mente fresca.
  • Fra poco è l’ora di pranzo, mi ci metto di impegno dopo pranzo.
  • Cascasse il mondo lunedì/il 1° del mese/il 1° gennaio inizio!
  • Ci lavoro nel weekend.
  • Con la crisi che c’è è meglio rimandare questo progetto a tempi migliori.
  • Questo progetto è troppo complesso, non so da dove iniziare, fammi andare a controllare cosa fanno i miei amici su Facebook.
  • Ok, adesso inizio! Aspetta… do solo una sbirciatina alle news/alla posta elettronica/ai mie siti preferiti, ma cascasse il mondo, dopo inizio!

Inutile che fai tanto l’indifferente, tanto lo so che ti sei detto almeno una volta una di queste frasi!

Eh vabbé Andre… che sarà mai di così grave! Rilassati! Mica siamo automi… non è morto mai nessuno per rimandare qualche impegno!

La procrastinazione è un nemico invisibile che si insinua nelle nostre giornate rendendole monotone ed insignificanti date di un calendario sempre uguale a se stesso, senza guizzi, senza sussulti e senza sogni nel cassetto realizzati.

Ogni volta che pensi che procrastinare in fondo non sia così grave, ogni volta che sottovaluti il rimandare a domani, ricordati questa frase:

Se OGGI non stai vivendo i tuoi sogni è perché IERI hai deciso di rimandare a DOMANI”.

Ok capo, mi hai messo un tantino d’ansia addosso, ma non mi hai ancora spiegato il nesso tra la procrastinazione e il mio sogno nel cassetto!

Perché sconfiggere la procrastinazione può permetterti di realizzare il tuo sogno nel cassetto

Da ormai 12 anni sono un appassionato di crescita personale. Dopo aver seguito per lungo tempo i più bravi blogger americani sull’argomento, ho iniziato a pensare che avessi anche io qualcosa da raccontare sullo sviluppo personale e sulle migliori tecniche per raggiungere i propri obiettivi efficacemente, ma soprattutto ho pensato che potessi farlo con uno stile nuovo, meno serioso, ma altrettanto efficace.

Così nell’ottobre del 2008 ho creato EfficaceMente che oggi è uno dei blog di crescita personale più seguiti in Italia e rappresenta per me un piccolo progetto di imprenditoria online che mi permette di fatturare qualche migliaio di euro al mese.

Eppure, prima dell’ottobre 2008 EfficaceMente era solo un’idea… insomma: il mio sogno nel cassetto.

Per mesi ho letto di tutto sul come creare un blog di successo, ho pianificato fin nei minimi dettagli il “taglio editoriale” del blog, ho immaginato ogni cm della grafica della pagina web, ho immaginato i possibili sviluppi del progetto…

Vuoi sapere cosa stavo facendo realmente? Stavo procrastinando.

I nostri sogni nel cassetto sono perfetti, meravigliosi, vincenti… fin tanto che rimangono in quel bel cassetto: è questo il vero motivo per cui continuiamo a rimandarli.

Abbiamo dannatamente paura che mettere in pratica i nostri sogni possa essere una terribile delusione: magari la nostra non è un’idea poi così geniale, magari non saremo capaci di realizzarla al meglio, magari dovremmo impegnarci più del dovuto, magari…

…magari se non iniziamo il fallimento è assicurato?

Strana la mente umana, vero? Pur di evitarci un possibile fallimento che mini la nostra autostima, ci condanna ad un fallimento certo, quello derivante dal non provarci nemmeno.

Ecco perché sconfiggere la procrastinazione ti permetterà di realizzare il tuo sogno nel cassetto.

Per me è stato esattamente così: solo quando ho iniziato ad agire, sconfiggendo le mie tendenze da procrastinatore seriale, ho visto il mio sogno lentamente, ma inesorabilmente, iniziare a concretizzarsi.

E fino a qui ci siamo Andre, ma… pensi anche di spiegarmi come sconfiggerla questa procrastinazione o stiamo qui a pettinar le bambole?

Come sconfiggere la procrastinazione

Realizzando Start! La guida pratica per smettere di procrastinare  ho raccolto le strategie anti-rimandite più efficaci, disegnando un percorso guidato per il lettore ed accompagnandolo passo-passo.

Tuttavia, scrivendo questo articolo, ho pensato e ripensato a quale tecnica pratica suggerirti se tu potessi dedicarmi solo i prossimi 2 minuti.

L’ho trovata.

La bestia nera per qualsiasi procrastinatore che si rispetti è iniziare. Proponete ad un procrastinatore qualsiasi tecnica di gestione del tempo, qualsiasi metodo di produttività avanzata, qualsiasi sistema avveniristico di pianificazione, purché non lo costringiate ad iniziare!

Beh, io voglio insegnarti un semplice trucco che ti aiuti ad iniziare senza troppi patemi, sconfiggendo questa bestia nera chiamata rimandite.

Riprendi in mano la lista delle attività che devi mettere in atto per realizzare il tuo sogno nel cassetto, o per lo meno per avviarlo. Adesso scegline una, una soltanto, ma che sia la più importante. Si può trattare di fare una telefonata, redigere un business plan, o come nell’esempio del mio blog, acquistare il dominio EfficaceMente.com.

Ffffatto?! ;-)

Adesso elimina qualsiasi distrazione: chiudi la finestra del tuo browser (a meno che non debba lavorare con internet), spegni il tuo telefono (si puoi sopravvivere senza), spegni la tv, la radio, spegni tutto.

L’unica cosa che voglio accesa è la tua… mente.

Osservala, osserva i tuoi pensieri, osserva i tuoi desideri: vorresti controllare la tua pagina Facebook vero? Magari dare un’occhiatina al telefonino per vedere se è arrivato qualche nuovo messaggio? Una sbirciatina alle news prima di metterti a lavorare “sul serio” non la diamo?!

Ecco, continua ad osservare questi pensieri, questi desideri, ma non fare nulla.

Ora riprendi in mano l’attività che hai scelto, ma non preoccuparti, non voglio che tu la completi. No, ti chiedo qualcosa di molto più semplice. Semplicemente inizia.

Si, hai capito bene, inizia, magari ripromettendoti di andare avanti per soli 5 minuti, 1 minuto, 30 secondi. Non mi interessa. Semplicemente inizia.

Complimenti: hai appena sconfitto la procrastinazione… per 30 secondi!

Impara a farlo per 30 minuti, 1h, o 1 giorno intero, eliminando le distrazioni e concentrandoti su ciò che devi fare e su ciò che sai ti aiuterà a realizzare il tuo sogno nel cassetto.

Non esistono misteri, non esistono segreti. Semplicemente inizia.

Nell’attuale situazione economica diverse persone hanno pensato o stanno tuttora pensando a creare qualcosa di loro, ad aprire un’attività in proprio, ad avviare un’impresa. Ma gli ostacoli economici oltre che burocratici sono spesso tali e tanti da scoraggiare molti!

Il recente Decreto Liberalizzazioni offre sicuramente qualche possibilità in più rispetto al passato: in un precedente articolo abbiamo parlato degli incentivi all’autoimprenditorialità e all’autoimpiego che consentono di richiedere finanziamenti come contributi a fondo perduto e  mutui a tasso agevolato, per progetti d’impresa o per iniziative di lavoro autonomo, microimpresa e franchising.

Oggi Massima Di Paolo, esperta di Lavoroediritti, ci illustra un’altra strada (con le sue opportuntà ed i suoi limiti): quella di aprire una Società Semplificata a Responsabilità Limitata (SSRL).

L’obiettivo del decreto è quello di offrire un’ opportunità ai giovani che non hanno ancora compiuto i 35 anni e vogliono crearsi una attività in proprio e investire le proprie energie in una start-up.

La SSRL può essere creata con 1 solo euro di capitale sociale e senza l’intervento del notaio (con ampio risparmio dunque, di tempo e soprattutto di denaro).

Come si fa per costituire la società?

Molto semplice, basta redigere una scrittura privata (che sarebbe l’atto costitutivo della società) nella quale bisogna indicare:

  • le generalità di ciascun socio (che può essere anche solo uno);
  • la denominazione sociale e il Comune ove è posta la sede o le sedi della società;
  • l’ammontare del capitale sociale non inferiore a un euro sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione;
  • luogo e data di sottoscrizione.

Devo anche indicare gli ulteriori requisiti previsti per tutte le società dal codice civile ossia:

  1. l’attività che costituisce l’oggetto sociale,
  2. la quota di partecipazione di ciascun socio,
  3. le norme relative al funzionamento della società.
  4. luogo e data della sottoscrizione

Quindi, entro quindici giorni, la scrittura privata deve essere registrata presso l’Ufficio del Registro delle Imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale. L’ufficiale del registro deve accertare la sussistenza dei requisiti richiesti e procedere all’iscrizione entro il termine perentorio di quindici giorni.

Bisognerà attendere un successivo decreto ministeriale del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e con il Ministro dello Sviluppo Economico, con il quale verrà individuato lo statuto standard della società e i criteri di accertamento delle qualità soggettive dei soci.

Scioglimento della società

Questo tipo di società rimane in vita finchè il singolo socio o tutti i soci non abbiano raggiunto i 35 anni di età. Se viene meno il requisito dell’età in capo a tutti i soci, gli amministratori devono, senza indugio, convocare l’assemblea per deliberare la trasformazione della società, in mancanza si applica l’articolo 2484 (cause di scioglimento della società).

Qualora il requisito dell’età viene meno in capo ad un solo socio, se l’assemblea convocata senza indugio dagli amministratori non delibera la trasformazione della società, il socio è escluso di diritto e si applica in quanto compatibile l’articolo 2473-bis (esclusione del socio).

In entrambi questi casi, la norma rinvia alle norme del codice civile. Si presume pertanto, che in caso di trasformazione della società si debba comunque ricorrere al Notaio!

Come dire, ciò che si da con una mano, si riprende con entrambe…

Forse, sebbene sia un’idea eccellente, questa nuovo modello societario avrebbe bisogno di ulteriori “approfondimenti legislativi”.