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	<title>Coach Lavoro</title>
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	<description>Per trovare, cambiare, inventare il tuo lavoro</description>
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		<title>Perché l’intraprendenza e l’innovazione (su Internet) possono cambiare il mondo (del lavoro)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:57:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una storia, si dice, vale più di mille parole…E quanto valgono allo le 60 storie di lavoratori della rete che si sono raccontati durante il WWWorkers camp di Bologna (tra le quali c’era anche la storia di Coach Lavoro)? Per non parlare delle altre 2mila e più storie raccolte negli ultimi 3 anni dai giornalisti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2605" alt="wwworkers camp @Bologna" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/05/wwworkers-camp-@Bologna-300x168.jpg" width="300" height="168" />Una storia, si dice, vale più di mille parole…E quanto valgono allo le <strong>60 storie</strong> di lavoratori della rete che si sono raccontati durante il <a href="http://www.wwworkers.it/news/tutti-i-numeri-e-i-tweets-del-wworkers-camp" target="_blank"><strong>WWWorkers camp</strong> </a>di Bologna (tra le quali c’era anche la storia di Coach Lavoro)? Per non parlare delle altre<strong> 2mila e più storie</strong> raccolte negli ultimi 3 anni dai giornalisti Giampaolo Colletti e Luca Tremolada.</p>
<p>Si tratta di storie di <strong>liberi professionisti, freelance, artigiani</strong> che hanno utilizzato la rete per <strong>vendere</strong> online e <strong>posizionarsi</strong>, storie di piccoli imprenditori che hanno deciso di <strong>internazionalizzare</strong> la loro azienda grazie alle nuove tecnologie.</p>
<p>La <strong>Internet Economy</strong> pesa in Italia solo il <strong>2% del Pil</strong> (contro un valore tra il 4% e il 7% dei paesi europei) ed in 15 anni ha creato, secondo gli studi di Confindustria, <strong>700mila posti di lavoro</strong>.</p>
<p>Si potrebbe dire che sono pochi, rispetto al numero delle aziende che chiudono in un giorno e dei lavoratori licenziati, cassintegrati e in mobilità. Assolutamente sì,  se guardiamo meramente ai numeri&#8230;</p>
<p>Eppure c’è qualcosa di più che traspare da queste persone che si sono create un <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/04/e-davvero-possibile-trasformare-la-propria-passione-in-lavoro/" target="_blank"><strong>lavoro online</strong></a>, in un periodo di piena crisi economica: c’è l’<strong>intraprendenza</strong>, la <strong>voglia di fare e di cambiare</strong>, la <strong>determinazione</strong> e soprattutto c’è la <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/05/lavoro-speranza-passione-futuro/" target="_blank"><strong>speranza</strong> </a>di cui siamo davvero affamati in questo momento!</p>
<p>Non solo, questi piccoli imprenditori o lavoratori autonomi che lavorano con e dentro la rete, spesso <strong>iniziano da soli o insieme ad un amico o familiare</strong>, per poi <strong>allargare la propria attività</strong> attivando più collaborazioni.</p>
<p>Pensiamo ad esempio a <a href="http://www.giallozafferano.it/" target="_blank">GialloZafferano</a>, uno dei più noti portali dedicati agli amanti della cucina, nella cui redazione ora lavorano circa 20 persone, oppure, sempre restando in ambito alimentare, a <a href="http://www.lazazie.com/index.php/it/zaziepoint.html" target="_blank">laZazie</a> che produce preparati a base di frutta e verdura fresche: sta per aprire un secondo negozio a Bologna e sogna di aprirne altri in diverse città italiane</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo</span></strong></p>
<p>Purtroppo lo scenario economico ed il <a href="www.coachlavoro.com/2013/02/cosa-cercano-le-aziende-nel-2013-e-cosa-no/" target="_blank"><strong>mercato del lavoro in Italia</strong> </a>non danno segnali di ripresa e sappiamo bene che qualunque riforma per quanto illuminata (&#8230;) possa essere avrà bisogno di tempo per andare a regime. Quindi  piuttosto che aspettare che il carrozzone si muova, è possibile salire sul super treno di <strong>internet</strong> che <strong>va davvero veloce</strong>!</p>
<p>In Italia, chissà come mai, siamo sempre più <strong>lenti</strong> rispetto agli altri Paesi nel <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/reagire-ai-cambiamenti/" target="_blank"><strong>cambiamento</strong></a>, nell’adozione delle nuove tecnologie e ancora prima nella cultura dell’innovazione. Perché, lo sappiamo, qualunque cambiamento prima di poter essere realizzato deve essere <strong>pensato, immaginato, creduto</strong> nella mente di qualcuno…o di più di uno!</p>
<p>Il punto è che è facile (per quanto giusto e sacrosanto) dire che la <strong>società</strong>, la <strong>cultura</strong>, la <strong>politica</strong>, la <strong>burocrazia</strong>, ecc., <strong>dovrebbero cambiare</strong>, aprirsi, innovarsi per <strong>facilitare la nascita di nuove realtà imprenditoriali..</strong>.</p>
<p>Ma quanto è difficile invece <strong>guardare in faccia noi stessi</strong> e decidere davvero di cambiare, <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/07/voglia-e-paura-di-cambiare/" target="_blank"><strong>abbandonare le nostre paure</strong></a> e le nostre giustificazioni, superare le nostre resistenze, creare una nuova idea e poi <strong>impegnarci</strong> per realizzarla!</p>
<p>Quanto restiamo <strong>ancorati ad una vecchia visione</strong> di noi stessi, oltre che del lavoro? Quanta <strong>fatica</strong> facciamo a lanciarci o a <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/11/quanto-e-davvero-rischioso-rischiare/" target="_blank"><strong>rischiare</strong></a>? Quanto tempo passiamo a <strong>rimuginare senza fare</strong>?</p>
<p>E queste difficoltà, questi vizi nostri, non sono forse (amplificati e complicati), le stesse che vediamo nella società, nella politica, nell’industria? <strong>Quante opportunità </strong>vengono<strong> perse </strong>restando<strong> fermi</strong>, bloccati, arenati nello status quo?</p>
<p>Ecco allora che le <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/04/e-davvero-possibile-trasformare-la-propria-passione-in-lavoro/" target="_blank"><strong>storie di questi lavoratori</strong></a> della rete ampliano il nostro ristretto campo visivo, ci testimoniano che possono essere <strong>percorse nuove strade</strong> che possono essere raggiunti risultati importanti se si unisce una <strong>passione</strong> ad una <strong>competenza</strong>, una competenza ad un’<strong>idea</strong>, un’idea ad un’<strong>azione</strong> ed un’azione…ad una connessione <strong>internet</strong>!</p>
<p>Certo che i risultati non sono immediati! Come si dice, &#8220;<em>Roma non fu costruita in un giorno</em>&#8220;&#8230;e neppure un mese o un anno. Però è anche vero che se mai si inizia, mai si vedranno i <strong>risultati</strong>, che invece si producono lavorando giorno dopo giorno, posando <strong>mattone su mattone</strong>, post dopo post, contatto dopo contatto…</p>
<p>&#8220;<em>Un viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo</em>&#8221; (Lao Tzu)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Per approfondire:</strong></span></p>
<p>Leggi l’articolo di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-05-10/bene-internet-economy-dimenticata-155110.shtml" target="_blank"><strong>Luca Tremolada sul Sole 24ore</strong></a> e guarda i<strong> <a href="http://www.youtube.com/user/wwworkers" target="_blank">video del canale dei wwworkers.</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un posto sul palco del mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 13:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cercare & Trovare Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul palcoscenico di uno dei teatri più celebri di Roma, &#8220;Il Brancaccio&#8221;, calcato da attori celebri e da artisti rampanti, ieri sera si è svolto uno spettacolo davvero molto speciale, intitolato “Primomaggio”.  Il tema è quello del lavoro che non c’è, della precarietà e della povertà…e fin qui niente di nuovo sotto il sole, se [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/05/palcoscenico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2593" alt="palcoscenico" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/05/palcoscenico-300x240.jpg" width="300" height="240" /></a>Sul palcoscenico di uno dei teatri più celebri di Roma, &#8220;Il Brancaccio&#8221;, calcato da attori celebri e da artisti rampanti, ieri sera si è svolto uno spettacolo davvero molto speciale, intitolato “<strong>Primomaggio</strong>”.  Il tema è quello del <strong>lavoro</strong> che non c’è, della <strong>precarietà</strong> e della <strong>povertà</strong>…e fin qui niente di nuovo sotto il sole, se non fosse che gli <strong>attori sono persone che stanno vivendo drammaticamente sulla loro pelle questa situazione</strong>.</p>
<p>I protagonisti infatti di questa rappresentazione sono alcuni ospiti dei centri <strong>Caritas</strong> di Roma: donne e uomini, giovani e anziani, italiani e stranieri, che oltre al lavoro hanno perso anche la casa e gli affetti familiari, ma non certo la loro profonda dignità.</p>
<p>Molti degli attori hanno raccontato le loro <strong>storie</strong>: c’è chi un lavoro anche umile prima ce l’aveva e chi invece non ce l’ha mai avuto e si è sempre arrangiato, c’è lo straniero che sognava l’università ma che è dovuto scappare dal proprio paese a causa della guerra, c’è chi ha perso il posto a seguito di un incidente sul lavoro e chi si è trovato in mezzo ad una strada dopo l’allontanamento del partner&#8230;</p>
<p>Tutti chiedono la <strong>possibilità</strong> di un lavoro che consenta di vivere una <strong>vita</strong> <strong>normale</strong>, che restituisca la <strong>dignità</strong> di esseri umani, che riaccenda la <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/05/lavoro-speranza-passione-futuro/" target="_blank"><strong>speranza</strong></a>.</p>
<p>Io la luce della speranza l’ho già vista sui loro volti, emozionati, che hanno avuto la possibilità di <strong>riscattarsi</strong>, salendo su un palco, grazie alla magia che solo il teatro può portare, e di <strong>lanciare un messaggio umano e sociale</strong>, raccolto dagli oltre mille spettatori che li hanno applauditi alzandosi in piedi.</p>
<p>La luce della speranza l’ho vista anche nel regista, Carlo del Giudice, nel suo staff e in tutta l’organizzazione che ha consentito a queste persone di <strong>mettere in scena sé stessi e di farsi ascoltare.</strong></p>
<p>La luce della speranza l’ho vista in come ciascuno degli attori sia riuscito a <strong>tirare fuori il <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/11/ognuno-ha-qualcosa-dentro-di-se/">meglio di sé</a></strong>, sfruttando le proprie<strong> qualità</strong> e dando un <strong>senso</strong> alla propria esperienza.</p>
<p><strong>Perché ciascuno può e deve avere il suo posto sul palco del mondo.</strong></p>
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		<title>Cosa fare quando gli altri ci scoraggiano o ci limitano nelle nostre aspirazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 19:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella ricerca di nuove opportunità di lavoro così come di un’idea  per avviare un’attività in proprio, attraversiamo un vero e proprio percorso ad ostacoli. Non solo dobbiamo affrontare le difficoltà “oggettive” che troviamo nella pratica operativa, come ad esempio quella di trovare un annuncio in linea con il nostro profilo oppure quello di raccogliere informazioni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/04/saltare-gli-ostacoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2586" alt="saltare gli ostacoli e i limiti" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/04/saltare-gli-ostacoli-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Nella ricerca di nuove opportunità di lavoro così come di un’idea  per avviare un’attività in proprio, attraversiamo un vero e proprio <strong>percorso ad ostacoli</strong>.</p>
<p>Non solo dobbiamo affrontare le <strong>difficoltà “oggettive”</strong> che troviamo nella pratica operativa, come ad esempio quella di trovare un annuncio in linea con il nostro profilo oppure quello di raccogliere informazioni utili nella giungla della burocrazia,  ma soprattutto  dobbiamo andare contro i nostri <strong>dubbi</strong>, alimentati dalla <strong>visione limitante e pessimistica</strong> delle persone che ci stanno intorno.</p>
<p>Ascoltare le notizie che provengono dai media o le previsioni statistiche non fa altro che indurci allo <strong>sconforto</strong> e all’<strong>impotenza</strong>: la situazione generale è talmente grave che non è possibile fare nulla per cambiarla. I messaggi che ci vengono comunicati sono più o meno di questo tenore: &#8220;<em>Noi siamo vittime di questo sistema che non possiamo fare altro che subire. Ogni tentativo di riscatto, ogni speranza di farcela è una pura illusione. Non c&#8217;è nulla di sicuro. Tanto vale rimanere dove si è e non provarci neppure</em>&#8220;.</p>
<p>Questo è di fatto il lietmotiv che giorno dopo giorno arriva alle nostre orecchie e le voci fuori dal coro sono praticamente inesistenti!</p>
<p>Molte persone che mi contattano mi raccontano di come le persone che hanno intorno (spesso i genitori, il partner, ecc) non facciano altro che <strong>scoraggiarle</strong> e <strong>dissuaderle</strong> dal tentare <strong>qualcosa di nuovo o di diverso</strong> dal conosciuto.</p>
<p>Di solito i messaggi che riceviamo possono essere ricondotti sotto due grandi “cappelli”:</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">1)</span> Non è possibile (in generale)</strong>: <a href="http://www.coachlavoro.com/category/cambiare-lavoro/" target="_blank">Cambiare lavoro</a>, trovare un’occupazione soddisfacente, <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/04/e-davvero-possibile-trasformare-la-propria-passione-in-lavoro/" target="_blank">vivere delle proprie passioni</a>, realizzare un progetto, è pura illusione. Se qualcuno ci riesce si tratta di un’isolata eccezione, di una persona “fortunata” o che semplicemente aveva già le risorse per farlo. In tutti gli altri casi si parla di una &#8220;missione impossibile&#8221;, specie di questi tempi.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">2)</span> Non è possibile per te:</strong> In questo caso il limite non è rappresentato tanto dal contesto esterno (che comunque ha un peso) ma dalle capacità della persona stessa. “<em>Ma dove vai? Cosa credi di fare? Tieni i piedi per terra!</em>”: queste sono le parole che spesso vengono pronunciate proprio da chi dovrebbe avere più fiducia in noi,  i nostri familiari o amici più stretti. Ci vengono ricordati i nostri limiti, i nostri insuccessi, la condizione già di per sè non facile in cui ci troviamo, per scoraggiarci dall’ottenere quello che si dà per certo sarà un fallimento conclamato.</p>
<p>In entrambi i casi, questi messaggi non vengono inviati con l’intento di nuocere, ma piuttosto per <strong>proteggerci da un potenziale “pericolo”</strong>. Questo ad esempio è tipico dei genitori, solitamente ansiosi e iperprotettivi, che spesso deviano le naturali inclinazioni dei figli, costringendoli a scegliere percorsi di studi non consoni alle loro <a href="http://www.coachlavoro.com/consulenza/test-attitudinali/" target="_blank">attitudini </a>e aspirazioni.</p>
<p>Inoltre queste persone &#8220;scoraggianti&#8221;, al di sotto delle loro paure, hanno anche  delle convinzioni radicate, frutto degli <strong>&#8220;insegnamenti&#8221; del passato</strong> che inconsciamente vogliono <strong>riconfermare</strong>. Chi va fuori dagli schemi è percepito come un folle o come un individuo “minaccioso”, perché rischia di stravolgere dei <strong>punti fissi </strong>che, anche se bloccano, allo stesso tempo<strong> danno sicurezza.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il punto è questo: <strong>Chi ci dice che questi schemi siano ancora validi? E che lo siano per noi?</strong></p>
<p>E poi, <strong>perché permettiamo agli altri di condizionarci?</strong> Di dirci cosa possiamo o non possiamo fare?</p>
<p>E soprattutto, <strong>chi altro può decidere della nostra vita se non noi stessi?!</strong></p>
<p>Stiamo dando per scontato che <strong>altri abbiano la &#8220;verità&#8221;</strong> e che per fare una scelta questa debba essere approvata da altri!</p>
<p>E allora, sta a noi decidere di seguire questi messaggi, oppure ascoltarli per poi farceli scivolare addosso e <strong>andare dritti per la nostra strada</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Come non farsi condizionare</strong></span></p>
<p>Se è vero che siamo sempre influenzati da ciò che ci circonda, è altrettanto vero che possiamo scegliere <strong>da cosa farci influenzare</strong>! Ecco come:</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">a)</span> Cercare un antidoto “collettivo”:</strong> circondiamoci di persone che condividono la nostra ricerca, le fatiche…e la voglia di farcela. Per questo è utile frequentare una community, un gruppo di pari, partecipare a convegni in cui si tratta di questi temi, che possono non solo fornirci informazioni utili, ma soprattutto trasmetterci fiducia, speranza, ottimismo. (Per questo, tenete sempre d’occhio i <a href="http://www.coachlavoro.com/formazione/formaperitivi/" target="_blank">FormAperitivi</a>!)</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">2)</span> Leggere storie di chi “ce l’ha fatta”</strong> rappresenta un vero e proprio toccasana per il pessimismo. Storie vere di chi ha superato gli stessi nostri ostacoli ed ha realizzato il suo obiettivo. Se ne trovano ben 50 sul libro dei &#8220;<strong><a href="http://www.wwworkers.it/" target="_blank">Wwworkers</a>&#8220;</strong> di Giampaolo Colletti, ad esempio, ma anche su altri testi come “<a href="http://www.ibs.it/code/9788821570940/zoli-serena/cambiato-vita-storie.html" target="_blank"><strong>Ho cambiato vita</strong></a>” di Serena Zoli oppure il recente “<a href="http://www.voglioviverecosi.com/index.php?come-lasciare-tutto-e-cambiare-vita-il-libro-tratto-dal-sito-voglio-vivere-cos-_1156/ " target="_blank"><strong>Come lasciare tutto e cambiare vita</strong></a>” di Alessandro Castagna e ultimo (ma non per importanza), il libro di Riccardo Luna “<a href="http://www.cambiamotutto.it/#home" target="_blank"><strong>Cambiamo tutto – La rivoluzione degli innovatori</strong></a>”.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">3)</span> Iniziare a fare:</strong> anche una goccia può riuscire a scavare una roccia, bisogna far partire la prima goccia, fare degli esperimenti anche in piccolo, che ci consentono di saggiare la nostra idea…e soprattutto di mettere alla prova noi stessi, rafforzando le nostre sicurezze e allenando le nostre capacità. Il mondo attuale è sicuramente complesso e &#8220;critico&#8221;, ma allo stesso ha in sè opportunità prima inimmaginabili, come quelle offerte da internet.</p>
<p>Come scrive Peter O’Connor  “<em>Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni, perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti, e quella creatura sei tu…..L’unico responsabile del tuo successo o del tuo fallimento sei tu, ricordalo!</em><br />
<em> La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare: tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.</em><br />
<em> Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire, perché prima o poi si impara, la tragedia e’ non provarci nemmeno per paura di fallire.</em><br />
<em> Mentre noi possiamo orientare le nostre mosse verso un obiettivo comune, ognuno di noi deve trovare la sua strada, perché le risposte non possono essere trovate seguendo le orme di un’altra persona&#8230;</em><br />
<em> Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te, immagina ciò che puoi raggiungere </em><em>quando sei tu a credere in te stesso.”</em></p>
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		<title>E’ davvero possibile trasformare la propria passione in lavoro?</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 12:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa è una domanda che molti mi pongono, tra speranza e disillusione&#8230; Se dessi una risposta positiva ed entusiasta, come mi verrebbe naturale fare, sarebbe facile replicare che in realtà si tratta solo di un lusso che in pochi si possono permettere, ossia solo chi ha un patrimonio su cui puntare, non ha famiglia da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/04/wwworkers.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2580" alt="Couple Working Together at Home" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/04/wwworkers-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Questa è una domanda che molti mi pongono, tra speranza e disillusione&#8230;</p>
<p>Se dessi una risposta positiva ed entusiasta, come mi verrebbe naturale fare, sarebbe facile replicare che in realtà si tratta solo di un <a href="http://www.coachlavoro.com/2009/07/amare-il-proprio-lavoro-un-privilegio-di-pochi/" target="_blank"><strong>lusso</strong> </a>che in pochi si possono permettere, ossia solo chi ha un patrimonio su cui puntare, non ha famiglia da mantenere né tantomeno un mutuo da pagare&#8230;</p>
<p>Ma se dicessi che<a href="http://www.coachlavoro.com/2011/06/come-fare-per-lavorare-con-la-tua-passione/" target="_blank"><strong> lavorare con la propria passione</strong></a> è impossibile, negherei la mia stessa esperienza di <strong>CoachLavoro</strong> e quella di tanti wwworkers come me!</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Chi sono i wwworkers?</strong></span></p>
<p>Ne avevamo già parlato <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/03/wwworkers-ovvero-come-inventarsi-un-lavoro-online/" target="_blank"><strong>a marzo 2011</strong></a>, a poca distanza dall’uscita dell’omonimo libro di Giampaolo Colletti, giornalista, collaboratore del Sole24ore, che ha coniato il termine per definire i <a href="http://www.wwworkers.it/index.php" target="_blank"><strong>world wide workers</strong></a>, i nuovi lavoratori della rete.</p>
<p>Non sono alieni, non sono geni, non sono eroi, ma <strong>persone comuni di tutte le età</strong> e di varie estrazioni sociali, che hanno deciso di <strong>puntare su sé stessi</strong>, <strong>crearsi una propria attività</strong> e aprirla al mondo tramite il web. <strong>Sognatori</strong> assolutamente <strong>realisti</strong>, hanno scelto di aprire un <a href="http://www.coachlavoro.com/coaching/per-il-business/" target="_blank"><strong>business online</strong></a> dopo attenta riflessione su sé stessi prima ancora che sul mercato esterno.</p>
<p>Tramite il web promuovono i propri <strong>servizi</strong>, come fanno <a href="http://www.wwworkers.it/wwwstories/mariangela-tripaldi-coach" target="_blank"><strong>coach </strong></a>(ebbene sì, ci sono anche io tra i wwworkers!), consulenti, personal trainer, wedding planner, editori o copywriter, oppure <strong>vendono i loro prodotti</strong>, che possono essere enogastronomici (formaggi, pane, vino), artigianali (borse, gioielli) o di altro tipo (dai giochi per bambini ai manti erbosi&#8230;).</p>
<p>Di solito <strong>lavorano da casa</strong> propria e, differentemente da quanto si potrebbe pensare, sono impegnati <strong>più delle classiche 8 ore</strong> al giorno in ufficio, ma riescono a lavorare <strong>meglio</strong> perchè gestiscono i propri tempi con <strong>flessibilità</strong>.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/r-H2vpAaQ_8?list=UUGmwaGfYbpiHA6wG3e0z-bA" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I wwworkers sono gli esempi viventi di quanto abbiamo scritto nel <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/04/dal-lavoro-precario-e-dequalificato-al-lavoro-creativo-e-su-misura/" target="_blank"><strong>precedente articolo</strong></a>, sulla nuova tipologia di “lavoratori”. Infatti, per quanto questo sia ancora un fenomeno poco visibile, <strong>in occidente la natura del lavoro si sta evolvendo</strong>, trasformandosi in un “lavoro <strong>creativo</strong>, nel senso che crea qualcosa di nuovo, un lavoro <strong>emozionale</strong> e originale, un lavoro che ci realizza perché realizza qualcosa che ha un <strong>senso</strong>, uno <strong>scopo”</strong>.</p>
<p>Colletti definisce i lavoratori della rete “<em><strong>appassionati, visionari, intraprendenti e fantasiosi</strong></em>”: sicuramente sono persone che ci hanno creduto e che continuano a crederci. Ma questo non li ha esentati  (prima) e non li esenta (poi) da dubbi, difficoltà e fatiche. Alcuni sono riusciti nel tempo a far crescere il business, altri sono ancora nella fase di start-up, ma tutti continuano ad <strong>andare avanti, senza mai voltarsi indietro.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Cosa spinge a diventare wwworkers?</strong></span></p>
<p>L’idea nasce nella maggior parte dei casi dalla <strong>ricerca di una soluzione</strong> di fronte ad una una <strong>necessità</strong>, dettata da un licenziamento, dalla precarietà oppure dalla maternità.</p>
<p>Per molti altri invece il <strong>lavoro</strong> continua ad esserci, ma <strong>rende insoddisfatti, compressi, svuotati</strong>. Per uscire da quella che ormai è diventata una <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/06/quando-il-lavoro-e-una-gabbia-che-ci-limita/" target="_blank"><strong>prigione</strong></a> si cerca <strong>un’alternativa</strong>, ripescando dalle proprie <strong>passioni</strong>, dai propri <strong>interessi</strong> e dalle proprie <strong>capacità</strong> e talenti personali.</p>
<p>Comunque, sia che si tratti di necessità o di libera scelta, la <strong>decisione</strong> di mettersi in proprio <strong>non è mai istintiva</strong> ed improvvisa (questa sì, è un’illusione!), ma è frutto di un percorso interiore, che può durare anche molto tempo, che poi un bel giorno viene messo su carta per essere <strong>concretizzato</strong>. Un vago desiderio diventa così un <strong>piano con attività, tempi e costi</strong>, che si mette in atto giorno dopo giorno.</p>
<p>Chi un lavoro ce l’ha deve per forza di cose <strong>pianificare una exit strategy</strong>, ossia un processo graduale di allontanamento dalla sua situazione attuale: utilizza tutto il tempo libero a disposizione per costruire, mattone dopo mattone, il proprio progetto, e nel frattempo raccoglie i soldi che serviranno nella fase di start-up.</p>
<p>Chi un lavoro non ce l’ha, ha meno budget a disposizione ma ha tutto il <strong>tempo</strong> e l’<strong>energia</strong> da dedicare alla creazione del proprio <strong>business</strong>, che spesso inizia molto in piccolo per poi crescere e svilupparsi <strong>gradualmente</strong>, grazie ad un costante lavoro di cura dei propri utenti/clienti (o potenziali tali) e di promozione della propria attività.</p>
<p>Quindi possiamo dire che <strong>tutti possono diventare wwworker</strong>… se si ha una <strong>profonda motivazione</strong>, una forte <a href="http://www.coachlavoro.com/2010/04/non-sono-piu-soddisfatto-del-mio-lavoro-ma-ho-paura-di-cambiare-il-coaching-puo-aiutarti/" target="_blank"><strong>voglia di cambiare</strong></a>, un grande <strong>sogno da realizzare</strong> o anche semplicemente una <strong>piccola idea</strong> in cui credere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dal lavoro precario e dequalificato al Lavoro creativo e su misura</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 08:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Viviamo in un’epoca difficile da comprendere e da affrontare. Sono caduti quei punti di riferimento e quei valori che prima guidavano e sorreggevano le vite dei nostri predecessori. Gli ideali etici e politici erano contrapposti, ma chiari, i percorsi di vita (fidanzamento, matrimonio, figli) e di lavoro (gavetta, lavoro a tempo indeterminato, pensione) erano definiti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/04/corda-equilibrio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2570" alt="Lavoro precario" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/04/corda-equilibrio-300x292.jpg" width="300" height="292" /></a>Viviamo in un’epoca difficile da comprendere e da affrontare. Sono caduti quei <strong>punti di riferimento</strong> e quei <strong>valori</strong> che prima guidavano e sorreggevano le vite dei nostri predecessori. Gli ideali etici e politici erano contrapposti, ma chiari, i <strong>percorsi di vita</strong> (fidanzamento, matrimonio, figli) e <strong>di lavoro</strong> (gavetta, lavoro a tempo indeterminato, pensione) erano definiti e programmati. L’orizzonte in cui ci si muoveva era sempre quello locale e nazionale, con un tasso di <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/reagire-ai-cambiamenti/"><strong>cambiamento</strong> </a>relativamente <strong>basso</strong>, all’interno di un tempo più dilatato e prevedibile.</p>
<p>Ora tutto questo sembra “preistoria”, al contempo non è facile tracciare una <strong>“storia” attuale</strong>, in quanto i contorni appaiano ancora confusi e mutevoli. Quello che appare evidente è l’<strong>assenza della stabilità</strong> in tutti i settori ed il predominio della <strong>complessità</strong> e dell’<strong>incertezza</strong> perenne.</p>
<p><strong>Precaria</strong> appare la <strong>vita</strong> personale e quella affettiva, <strong>precario</strong> il lavoro. Chi è un precario? <strong>Alberto Peretti</strong>, direttore della <a href="http://www.fabbricafilosofica.it/MA/08/03.html" target="_blank">Rivista di Filosofia applicata al lavoro</a>, lo definisce come “<em>colui che non dà o che non riesce a dare ad essa una durata esistenziale. Chi semplicemente la consuma</em>”.</p>
<p>Qualcuno potrebbe qui facilmente obiettare che la <strong>precarietà</strong> non è una scelta personale ma una necessità dettata dall’esterno.  Sono le aziende che, prese nel vortice della crisi, della riduzione dei costi a tutti i costi hanno trasformato il lavoro in un <strong>usa-e-getta</strong> di professionalità.</p>
<p>In realtà la <strong>visione</strong> aziendale rispecchia a sua volta quella <strong>individuale</strong>, tanto che non è possibile stabilire chi abbia determinato cosa. Come scrive Peretti, il lavoro è stato <strong>mercificato</strong> ed il suo valore si è <strong>depauperato</strong>. Il lavoratore, così come l’azienda, intende ormai il lavoro come strumento di mera sussistenza, “<em>merce fittizia</em> <em>retta dal mero calcolo d’un tornaconto</em>”.</p>
<p>Ecco quindi che le aziende tendono sempre di più a cercare un “<strong>lavoratore qualsiasi</strong>”, che sia tecnicamente preparato, abile e arruolabile fin da subito nella posizione, immediatamente produttivo e performante. Ed anche le persone cercano un “<a href="http://www.coachlavoro.com/2011/10/voglio-un-lavoro-qualsiasi/" target="_blank"><strong>lavoro qualsiasi</strong></a>”, purché sufficientemente remunerato e il più possibile duraturo (anche se ormai sia lo stipendio che la durata contrattuale si stanno abbassando sempre di più!). Come scriveva <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Nietzsche" target="_blank"><strong>Nietzsche</strong> </a>ne “La Gaia Scienza”, agli albori dell’era industriale “<em>Cercarsi un lavoro per un salario: in questo quasi tutti gli uomini dei paesi civili sono oggi uguali; per essi tutti il lavoro è un mezzo, e non fine a se stesso</em>”.</p>
<p>Peccato che in questo modo sia le aziende che i lavoratori si condannino da soli ad una forte <strong>insoddisfazione</strong> e rinchiudano i propri orizzonti in un cortissimo lasso di tempo. Non costruendo una <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/01/obiettivo-specifico-e-strategie-mirate-per-trovare-lavoro/" target="_blank"><strong>rotta verso il futuro</strong></a>, si è costretti ogni giorno a ricominciare da capo, fiaccati dai venti e dalle bordate esterne che rischiano sempre più di far affondare la nave.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Quali prospettive si possono aprire?</strong></span></p>
<p>Per prima cosa è necessario <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/03/come-posso-trovare-la-mia-strada/" target="_blank"><strong>ri-trovare i punti di riferimento all’interno di noi stessi</strong></a>. Non è al di fuori di sé che si trovano le risposte, ma solo all’interno. Non è il lavoro che dà senso all’uomo, ma <strong>è l’uomo che dà senso al lavoro. </strong></p>
<p>Bisogna ripartire da sé stessi per “<em>dare continuità di significato al proprio agire, di riunificare le forme del loro fare in un disegno unitario</em>” (<a href="http://www.fabbricafilosofica.it/MA/08/03.html" target="_blank">Peretti</a>). Questo significa ri-conoscere la propria <strong>personalità</strong>, e, ancora più in profondità, la propria <strong>identità unica e distintiva</strong>, con la sua storia e i suoi valori. Capire come i propri <strong>talenti</strong> e le proprie <strong>capacità</strong> possono essere utilizzate e fatte fruttare a beneficio di sé stessi e della collettività.</p>
<p>Per i motivi che abbiamo visto sopra, le persone fanno molta <strong>fatica a capire chi sono</strong> e a dare alla loro vita &#8220;uno scopo, una meta, un senso&#8221;. Non sapendo chi sono e dove sono non riescono a tracciare una linea verso <strong>dove vogliono andare</strong>. E quindi si lasciano trascinare dal caso e dall’opportunità momentanea.</p>
<p>Come si domanda Peretti: “<em>Quale può essere il sommo guadagno se non l’ottenere, dal lavoro e attraverso il lavoro, il pieno riconoscimento del proprio esistere? ….In che cosa può consistere il piacere di lavorare se non nella possibilità di impegnarsi in un lavoro all&#8217;altezza della propria esistenza?</em>”</p>
<p>Bisogna quindi recuperare la <strong>capacità di creare e di progettare che è insita in ogni uomo</strong>. Ce la siamo solo “dimenticata” oppure ci siamo convinti che non sia possibile per noi né praticabile in questo contesto. Peccato che tutti gli uomini di successo, ossia quelli che fanno “succedere le cose” sono convinti esattamente del contrario!</p>
<p>Se ri-costruiamo la nostra identità e ri-troviamo la nostra meta, il lavoro che svolgeremo non sarà più “uno qualsiasi”, un lavoro omologato, standardizzato e facilmente rimpiazzabile, ma “<a href="http://www.coachlavoro.com/2012/12/il-lavoro-che-vorrei-desideri-e-aspirazioni-per-il-nuovo-anno/" target="_blank"><strong>il nostro lavoro</strong></a>”, disegnato su misura per noi, in cui saremo unici e insostituibili!</p>
<p>Sarà il lavoro di un “<strong>artista</strong>” come lo definisce <a href="http://sethgodin.typepad.com/" target="_blank">Seth Godin</a>, guru del marketing fuori dagli schemi, pittore della Mucca Viola.  Sarà un lavoro <strong>creativo</strong>, nel senso che crea qualcosa di nuovo, un lavoro <strong>emozionale</strong> e originale, un lavoro che ci realizza perché realizza qualcosa che ha un <strong>senso</strong>, uno <strong>scopo</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Sono fatto così&#8221;&#8230;ma posso migliorare!</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 11:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro modo abituale di pensare, sentire e agire,  in una parola, la nostra personalità è qualcosa che portiamo sempre con noi sia nella vita personale che sul lavoro. In ogni nostra interazione con noi stessi (pensieri, emozioni), con gli altri (amici, colleghi, selezionatori) e con il mondo (le situazioni che viviamo, l’ambiente di lavoro, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/03/MP900442449.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2566" alt="Personalità" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/03/MP900442449-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Il nostro modo abituale di pensare, sentire e agire,  in una parola, la nostra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Personalit%C3%A0" target="_blank"><strong>personalità</strong> </a>è qualcosa che portiamo sempre con noi sia nella vita personale che sul lavoro.</p>
<p>In ogni nostra<strong> interazione con noi stessi</strong> (pensieri, emozioni), con gli <strong>altri</strong> (amici, colleghi, selezionatori) e con il <strong>mondo</strong> (le situazioni che viviamo, l’ambiente di lavoro, la società) siamo caratterizzati da un certo <strong>“stile” unico e riconoscibile</strong>.</p>
<p>Immaginiamo di far vivere per un giorno la nostra vita a qualcun altro: come percepirebbe gli eventi? Come si comporterebbe? Molto probabilmente vedrebbe e farebbe qualcosa di diverso da noi, ottenendo risultati differenti! Questo significa che <strong>ciò che viviamo</strong> ed <strong>otteniamo</strong> (o meno) non dipendono tanto dal contesto esterno, ma da <strong>come noi ci approcciamo e reagiamo </strong>ad esso!</p>
<p>Il modo in cui ci comportiamo, quello che facciamo o creiamo, con la nostra mente o con le nostre mani, rappresentano il <strong>riflesso di ciò che siamo</strong>.</p>
<p>E a sua volta la nostra personalità è frutto del nostro <strong>patrimonio genetico</strong>, dell’<strong>ambiente</strong> in cui siamo cresciuti, dei <strong>modelli</strong> che abbiamo avuto e infine, secondo la teoria  dello <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Hillman" target="_blank"><strong>Psicologo James Hillman</strong></a>, anche da quel <strong>nucleo di identità</strong>, l’”<em><strong>anima</strong></em>” che portiamo con noi fin dalla nascita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Questo significa quindi che il nostro modo di essere è predeterminato?</strong></span></p>
<p>Su questo punto le <strong>ricerche psicologiche</strong> si dividono perchè per alcuni la nostra personalità è stabile ed immutabile, ma l’approccio che ottiene maggiori riscontri è quello secondo cui  essa <strong>si evolve nel corso della vita</strong>, in base alle nostre <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/02/non-so-cosa-scegliere-perche-e-cosi-difficile-prendere-una-decisione/" target="_blank"><strong>scelte</strong></a>, <strong>esperienze</strong> e agli <strong>insegnamenti</strong> che siamo in grado di trarne.</p>
<p>Se è vero che abbiamo il nostro “<strong>marchio di fabbrica</strong>”, è altrettanto vero che non possiamo trincerarci sempre dietro un “<strong>sono fatto così</strong>”!</p>
<p>Un <a href="http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs11205-012-0006-z" target="_blank">recente studio</a> condotto su più di 8000 persone conferma che la <strong>personalità può cambiare nel tempo</strong>, portando con sé effetti significativi sul <strong>benessere</strong> e la <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/che-cose-la-felicita-e-da-cosa-dipende/" target="_blank"><strong>soddisfazione</strong> </a>che proviamo nella nostra vita.</p>
<p>Quindi se vogliamo <strong>migliorare</strong> la nostra vita dobbiamo iniziare a <strong>cambiare</strong> quell&#8217;aspetto del nostro <strong>modo di pensare, sentire e agire</strong> che ci sta impedendo di ottenere ciò  che desideriamo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Che cosa possiamo fare per migliorare noi stessi?</strong></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Conoscerci</strong></span><strong>:</strong> come abbiamo scritto più volte, la base di ogni crescita personale e professionale è costituita dalla <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/riscoprire-se-stessi-con-il-coaching/" target="_blank"><strong>conoscenza di noi stessi</strong></a>. Essendo consapevoli di chi siamo, di quali sono i <a href="http://www.coachlavoro.com/consulenza/test-attitudinali/" target="_blank"><strong>nostri punti di forza e di debolezza</strong> </a>sapremo su cosa fare leva per evolverci. Non partiamo mai da zero, ma abbiamo sempre dentro di noi delle <strong>risorse</strong> a cui attingere per raggiungere i nostri obiettivi.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sperimentarci</strong></span>: per cambiare l’introspezione non basta, <strong>bisogna agire!</strong> Possiamo iniziare da una <strong>piccola abitudine quotidiana</strong> come quella di svegliarci prima la mattina o di leggere per mezz’ora la sera prima di andare a dormire. Sul <strong>lavoro</strong> possiamo individuare una nuova attività o progetto a cui dedicarci per sviluppare una <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/07/riconoscere-e-valutare-le-proprie-competenze-sul-lavoro/" target="_blank"><strong>nuova competenza</strong></a>!</p>
<p>E poi possiamo decidere di andare <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/10/quali-sono-i-nostri-veri-limiti/" target="_blank"><strong>oltre i nostri limiti</strong></a>, di fare <strong>qualcosa mai provata</strong> prima, magari semplicemente il contrario di ciò che siamo abituati a fare. Non c’è per forza bisogno di lanciarci nel vuoto, possiamo utilizzare la <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/12/lapproccio-dei-piccoli-passi-nella-vita-e-nel-lavoro-per-affrontare-la-crisi/" target="_blank"><strong>tecnica dei piccoli passi</strong></a>, concentrandoci sui <strong>progressi</strong> che facciamo, un passo dopo l’altro! Andando avanti scopriremo che <strong>possiamo fare ben di più di ciò che finora abbiamo ritenuto possibile.</strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Apprendere</span>:</strong> la <strong>lettura</strong> di libri di crescita personale apre i nostri orizzonti, ma ciò che conta poi è <strong>mettere in pratica</strong> ciò che leggiamo! Per questo il punto precedente risulta veramente “centrale” nel nostro discorso! Da bambini abbiamo imparato a camminare provando e riprovando, e <strong>imparando</strong> dalle nostre cadute e dai nostri inciampi. Tenere un diario personale può essere davvero utile per <strong>riflettere</strong> sulle esperienze fatte, per <strong>apprezzare</strong> i successi ottenuti e i progressi fatti, giorno dopo giorno, e apprendendo dalle sconfitte e dagli errori.</p>
<p>E ricorda sempre: “<em>Per quante buone parole potrai leggere e pronunciare,  quale bene ti arrecheranno se non le metterai in pratica?</em>” (Buddha)</p>
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		<title>Come posso trovare la mia strada?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 22:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte persone che si sentono infelici e insoddisfatte della propria situazione lavorativa restano spesso bloccate perché non riescono a trovare una strada alternativa. Pur consapevoli dell’importanza di definire un obiettivo chiaro e specifico, come insegnano tutti i libri ed i siti di crescita personale, letteralmente non sanno da che parte cominciare! Magari sanno bene ciò [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/03/trovare-la-strada.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2556" alt="trovare la strada" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/03/trovare-la-strada-300x218.jpg" width="300" height="218" /></a>Molte persone che si sentono <a href="http://www.coachlavoro.com/2009/06/mi-sento-insoddisfatto-del-mio-attuale-lavoro-ma-non-so-cosa-fare/" target="_blank"><strong>infelici e insoddisfatte</strong></a> della propria situazione lavorativa restano spesso bloccate perché non riescono a trovare una <strong>strada alternativa</strong>. Pur consapevoli dell’importanza di definire un <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/01/obiettivo-specifico-e-strategie-mirate-per-trovare-lavoro/" target="_blank"><strong>obiettivo chiaro e specifico</strong></a>, come insegnano tutti i libri ed i siti di crescita personale, letteralmente <strong>non sanno da che parte cominciare!</strong></p>
<p>Magari sanno bene ciò che NON vogliono, ma non <strong>cosa vogliono</strong>. Si sentono prigionieri di un lavoro stretto e soffocante, ma non vedono la porta da cui uscire. Oppure vedono molte porte ma <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/02/non-so-cosa-scegliere-perche-e-cosi-difficile-prendere-una-decisione/" target="_blank"><strong>non si decidono</strong></a> ad aprirne alcuna perché nessuna sembra distinguersi nettamente dalle altre oppure perché hanno paura dell’ignoto che c’è dall’altra parte. E quindi<a href="http://www.coachlavoro.com/2012/11/quanto-e-davvero-rischioso-rischiare/" target="_blank"><strong> temendo un pericolo</strong> </a>che non conoscono, preferiscono rimanere dove sono, e questo sì, può rivelarsi davvero pericoloso, soprattutto nel lungo termine!</p>
<p>Il paradosso di questa situazione (spesso scelta inconsapevolmente) è evidente, ma come fare ad uscirne?</p>
<p><strong>Se non si ha una meta</strong> verso la quale dirigersi, o si resta <strong>fermi</strong>, oppure si inizia <strong>a muoversi a caso, a zig zag,</strong> sprecando tempo ed energie!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Da dove partire quindi?</strong></span></p>
<p>La <strong>soluzione più comune</strong> in queste situazioni di stallo è quella di rivolgere lo sguardo verso l’<strong>esterno</strong>, chiedendo consigli a parenti ed amici, oppure cercando informazioni sui trend del momento, sulle <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/02/cosa-cercano-le-aziende-nel-2013-e-cosa-no/" target="_blank">professioni più richieste</a> oppure sui business più promettenti&#8230;</p>
<p>Per quanto questa strategia sia preferibile al blocco totale, perché fornisce spunti e stimoli interessanti, essa presenta due grossi limiti:</p>
<ol>
<li>genera <strong>confusione</strong> a fronte di dati spesso parziali, mutevoli e discordanti tra loro</li>
<li><strong></strong>porta alla scelta di <strong>una strada che non è la nostra</strong>, che non ci appartiene e che quindi rischia di non essere adatta alle nostre caratteristiche e non sostenibile nel tempo.</li>
</ol>
<p>Così, scegliendo di percorrere la strada che sembra più breve e più comoda, rischiamo in realtà di allungare e complicare il nostro percorso di ricerca!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quando impostiamo il <strong>navigatore satellitare</strong> affinché ci conduca verso la nostra destinazione, qual è la prima operazione che compie il software?</p>
<p><strong>Ci localizza</strong>: attraverso l’incrocio di più dati riconosce la nostra <strong>posizione di partenza</strong> e da quella calcola il percorso migliore da compiere. Finché il satellite  non ci trova, è inutile pure che ci mettiamo in moto perché procederemmo a caso…ed inoltre il satellite farebbe ancora più fatica a localizzarci visto che nel frattempo ci stiamo muovendo!</p>
<p>Analogamente dobbiamo fare anche noi quando abbiamo l’obiettivo… di trovare il nostro obiettivo, di individuare il lavoro giusto per noi o di inventarcelo, creando una nostra attività:</p>
<ul>
<li><strong>Rivolgere</strong> la nostra attenzione per prima cosa <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/prendere-in-mano-le-redini-della-propria-vita/" target="_blank"><strong>dentro di noi</strong></a>, ricercando le <strong>risposte</strong> al nostro interno piuttosto che all’esterno;</li>
<li><strong>Ripercorrere le tappe</strong> del percorso fatto fino a quel momento, le <strong>scelte</strong> che abbiamo fatto e le loro motivazioni, i <strong>risultati</strong> raggiunti e quelli mancati;</li>
<li><strong>Riconoscere</strong> chi siamo stati e chi siamo adesso, ritrovando la nostra <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/riscoprire-se-stessi-con-il-coaching/" target="_blank"><strong>identità</strong> </a>personale oltre che professionale;</li>
<li><strong>Riscoprire</strong> i nostri <strong>valori</strong>, ciò che è conta davvero per noi, ciò che ci interessa e ci <strong>appassiona</strong>;</li>
<li><strong>Rivalutare</strong> ciò che sappiamo e che sappiamo fare, le nostre capacità, <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/07/riconoscere-e-valutare-le-proprie-competenze-sul-lavoro/" target="_blank"><strong>competenze</strong> </a>e potenzialità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sicuramente si tratta di un percorso impegnativo, ma ne vale sicuramente la pena: per fare una <strong>scelta consapevole</strong> dobbiamo prima sviluppare <strong>consapevolezza di noi stessi</strong>!</p>
<p>Può essere che l’illuminazione arrivi improvvisa, ma è più probabile che sia progressiva, che si sviluppi con una <strong>scoperta</strong> dopo l’altra. Può essere che riusciamo a compiere il tragitto da soli o che abbiamo bisogno di un supporto e di una <a href="http://www.coachlavoro.com/coaching/come-funziona/" target="_blank"><strong>guida</strong> </a>. L’importante è metterci in un <strong>atteggiamento di ricerca e di fiducia.</strong></p>
<p>Concludo con le parole di <strong>Osho</strong>: &#8220;<em>Ognuno ha il proprio scopo, è vero, ma trovare quale sia il tuo è impossibile se non hai trovato prima te stesso. E nel momento in cui troverai te stesso, troverai simultaneamente anche il tuo scopo. Quindi non c’è bisogno di preoccuparsi dello scopo. Tutta quanta l’attenzione dovrebbe essere focalizzata sul conoscere te stesso</em>.&#8221;</p>
<p>Buona ricerca!</p>
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		<title>Come essere felici (anche di questi tempi)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 10:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[obiettivo]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca della felicità]]></category>
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		<description><![CDATA[In un periodo in cui l’incertezza regna sovrana, gli indici economici continuano la loro discesa, così come quando nella nostra vita personale e professionale non riusciamo a raggiungere ciò che desideriamo, come facciamo a sentirci felici e speranzosi? Perché quando tutto va bene è relativamente “facile” stare bene e provare emozioni di felicità, gratitudine e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/03/felicità-girasoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2550" title="felicità girasoli" alt="" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/03/felicità-girasoli-300x198.jpg" width="300" height="198" /></a>In un periodo in cui l’<strong>incertezza</strong> regna sovrana, gli indici economici continuano la loro discesa, così come quando nella nostra vita personale e professionale <strong>non riusciamo a raggiungere ciò che desideriamo</strong>, come facciamo a <strong>sentirci felici e speranzosi</strong>? Perché quando tutto va bene è relativamente “facile” stare bene e provare emozioni di <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/che-cose-la-felicita-e-da-cosa-dipende/" target="_blank"><strong>felicità</strong></a>, gratitudine e soddisfazione…ma quando le cose vanno male, come si fa? Già è tanto restare a galla senza affondare nella depressione, nell’apatia, nella disperazione…</p>
<p><strong>Prenderci la responsabilità</strong> di ciò che siamo, che pensiamo e sentiamo è l’unica via possibile per riacquisire la nostra <strong>libertà</strong> e recuperare il <strong>controllo</strong> della nostra vita, anziché farla continuamente sballottare tra le onde del mondo esterno: questa è in sostanza la soluzione proposta da molti approcci di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_positiva">psicologia positiva</a>, filosofia  e di spiritualità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">L’approccio della psicologia (positiva)</span></strong></p>
<p>Numerose ricerche dimostrano come la felicità non sia legata a fattori oggettivi come reddito, livello educativo, condizioni di salute. Piuttosto la <strong>felicità</strong> di un individuo <strong>dipende</strong> in larga misura dal suo<strong> </strong><a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/guardare-la-realta-con-occhi-nuovi/" target="_blank"><strong>stile di pensiero</strong></a>.</p>
<p>Secondo la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sonja_Lyubomirsky">Prof. Sonja Lyubomrsky</a>, dell’Università della California tra i fattori che influenzano la felicità personale solo il 10% è legato alle circostanze esterne, mentre <strong>almeno il 40% dipende dall’approccio individuale</strong>.  Se la felicità infatti dipendesse da “fatti oggettivi”, tutti davanti alla medesima situazione avrebbero una reazione simile. Invece è ben noto che persone diverse <strong>reagiscono in maniera diversa</strong> ad uno stesso evento.</p>
<p><strong>Cosa fa la differenza?</strong> Il <strong>significato</strong> che si attribuisce all’evento, il modo in cui si <strong>interpreta</strong> l’evento stesso e il proprio <strong>rapporto</strong> con esso. Quando un evento accade, infatti, valutiamo immediatamente l’impatto che questo ha su di noi e la nostra <strong>capacità di reagire</strong> ad esso. Tanto più percepiamo noi stessi “lontani” dall’evento, tanto più resteremo sereni ed equilibrati. [Per questo si dice che è importante <strong>distaccarsi dall’evento</strong>, prenderne le distanze (fisiche ma soprattutto psicologiche) per poter vedere le cose nella loro giusta dimensione ed avere la lucidità e la serenità necessarie per affrontarlo in modo positivo]. Inoltre tanto più saremo <strong>consapevoli delle nostre risorse interiori</strong> (energia e abilità) e <strong>convinti</strong> di<strong> essere in grado di usare</strong> queste risorse, tanto più ci sentiremo sicuri di noi stessi (come dicono gli inglesi: “<em>self-confident</em>” ) e saremo <strong>efficaci</strong> nella nostra risposta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Prenderla con … filosofia!</strong></span></p>
<p>Nell’antica Grecia, la felicità era strettamente connessa all’<em>aretè</em>, la virtù degli “eroi” e degli uomini “nobili”, intesa come <strong>dominio di sé</strong>, capacità di auto-gestione e auto-realizzazione.</p>
<p>Essere virtuosi, secondo l’ideale ellenico della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kalokagathia" target="_blank"><em><strong>Kalokagathia</strong></em></a>, che rappresentava la perfetta unione tra <strong>bellezza</strong> esteriore e <strong>moralità</strong> interiore, voleva dire non cedere facilmente alle passioni ed ai condizionamenti esterni, ma riuscire a <strong>governare sé stessi</strong> per agire rettamente.</p>
<p>Secondo il filosofo italiano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Natoli" target="_blank"><strong>Salvatore Natoli</strong></a>, la felicità è una capacità espansiva della vita che tollera anche il dolore. Essere felici significa <strong>&#8220;dire sì alla vita&#8221;</strong>, essere aperti all’esperienza e capaci di accogliere sé stessi, gli altri e il mondo esterno in un’esperienza di “sintonia”.</p>
<p>Esistono fondamentalmente due forme di felicità:</p>
<ul>
<li><em><strong>Eutukia</strong></em>, che è un’esperienza momentanea,  non determinata dalla propria volontà, che dopo un acme subitaneo, tende a scomparire velocemente.</li>
<li><em><strong>Eudaimonia</strong></em>, che è legata ad una felicità stabile in quanto significa avere un “demone” buono, una guida interiore che conduce alla saggezza, alla cura e alla valorizzazione di sé.</li>
</ul>
<p>Il contrario della felicità, secondo Natoli, non è il dolore, bensì la noia, il senso di sazietà che ci appesantisce, ci ferma nella nostra <strong>ricerca</strong>, ottunde i nostri sensi e non ci fa vedere la <strong>bellezza</strong> che è nel mondo. Se perseguiamo la felicità non possiamo annoiarci né impigrirci, perché siamo curiosi, desiderosi di apprendere, capaci di “<strong>guardare in modo straordinario ciò che è ordinario</strong>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>La visione spirituale, tra Oriente e Occidente</strong></span></p>
<p>Secondo la spiritualità orientale la felicità consiste in uno <strong>stato interiore di benessere</strong> e di <strong>armonia</strong> con l’universo, che si raggiunge attraverso la pratica del <strong>non attaccamento</strong> alla realtà materiale ed anche alla propria mente, che causano la sofferenza.  Questo stato corrisponde al concetto di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mindfulness" target="_blank"><strong>Mindfulness</strong>, </a>che consiste in uno stato di <strong>attenta consapevolezza</strong> del qui e ora, di apertura mentale, di calma, di accettazione di sé e del mondo esterno.</p>
<p>La <strong>visione statica</strong> della felicità, fondata sul presente è in (apparente) contrasto con quella <strong>occidentale</strong> che la collega al porsi <strong>obiettivi futuri</strong> e al raggiungimento del <a href="http://www.coachlavoro.com/2010/11/che-cose-veramente-il-successo-e-da-cosa-dipende/" target="_blank"><strong>successo</strong></a>. Ma a mio avviso <strong>vivere il presente e costruire il proprio futuro</strong> non sono in contrapposizione, ma anzi solo se portati avanti di pari passo, possono darci equilibrio e felicità.</p>
<p>Se ci aspettiamo che tutta la nostra felicità dipenda dal raggiungimento o meno di un determinato obiettivo, non solo lo viviamo con ansia e andiamo incontro ad un maggiore rischio di fallimento e di successiva frustrazione-depressione, ma ci perdiamo la <strong>bellezza del presente</strong> per un futuro che, per definizione, non-è-ancora, che è soggetto all’imponderabile.</p>
<p>Se ci gustassimo solo il presente acquisiamo saggezza, equilibrio, serenità, ma ci mancherebbe quell’<strong>energia</strong>, quell’<strong>entusiasmo</strong> che dà l’immaginare, il progettare e il <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/06/come-fare-per-lavorare-con-la-tua-passione/" target="_blank"><strong>realizzare le nostre passioni</strong></a> e i nostri sogni.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Gli ingredienti della felicità</strong></span></p>
<p>Per quanto, a mio avviso, non esista alcuna “ricetta della felicità”, è possibile comprendere bene quali siano gli ingredienti che la compongono:</p>
<p><strong>Mindfulness</strong>: Significa vivere immersi nel presente piuttosto che tra i ricordi (piacevoli o dolorosi che siano) del passato e le aspettative del futuro. Come scrive il monaco buddista vietnamita Thich Nhat Hanh “<em>Ogni volta che sei consapevole e capace di vivere qui e ora, hai l&#8217;occasione di toccare con mano la felicità</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Accettazione</strong>: Fare pace con noi stessi e con il mondo che ci circonda ci consente di avere quell’equilibrio e quell’energia che ci consentono di evolvere il nostro mondo interiore e cambiare quello esteriore. Per citare il famoso aforisma di Tommaso Moro: “<em>Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l&#8217;intelligenza di saperle distinguere.” </em></p>
<p><strong>Focus sugli aspetti positivi</strong>: Se ci concentriamo su ciò che abbiamo anziché su ciò che ci manca staremo senz’altro meglio e, secondo la legge dell’attrazione, riusciremo anche ad attrarre ciò che ci piace e che desideriamo veramente. Per farlo, possiamo dedicare del tempo a riflettere sui motivi per cui essere grati, ad esempio scrivendo un diario personale in cui descrivere le proprie emozioni e tracciare futuri obiettivi.</p>
<p><strong>Cura di sé e crescita personale</strong>: Vuol dire prenderci la responsabilità di curare il nostro corpo e la nostra mente, di coltivare il nostro giardino interiore, di sviluppare le abilità e di accrescere le nostre competenze. Significa esprimere noi stessi e realizzare le nostre potenzialità, attraverso l’impegno e l’azione.</p>
<p><strong>Disegno del nostro futuro</strong>: Essere consapevoli della nostra capacità di cambiare noi stessi e creare la vita che vogliamo, porta a perseguire obiettivi di vita significativi. La condizione essenziale per essere felici, però, è non focalizzarsi solo sulla meta ma godersi ogni momento del viaggio.</p>
<p><strong>Impatto sugli altri</strong>: La felicità per sua stessa natura è contagiosa e si amplifica quando viene condivisa.  Come scrive Madre Teresa di Calcutta “<em>La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa</em>.”</p>
<p>Inoltre praticare l’altruismo e la gentilezza verso gli altri fa contenti non solo gli altri ma anche noi stessi!</p>
<p>Perché.. &#8220;<em><strong>La felicità è un profumo che non puoi versare sugli altri senza ritrovarti con qualche goccia addosso</strong></em>&#8221; (Og Mandino).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Non so cosa scegliere”: perché è così difficile prendere una decisione?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 14:52:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è stato facile decidere il tema di questo post. E questo mi ha fatto pensare a quanto spesso ci troviamo davanti a piccole scelte quotidiane così come a decisioni che hanno un impatto sulla nostra vita e non sappiamo letteralmente che strada prendere! Abbiamo già riflettuto su quanto sia rischioso NON rischiare,  eppure questo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/porte-scelte.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2545" title="Scelta difficile" alt="Prendere una decisione importante" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/porte-scelte-300x241.jpg" width="300" height="241" /></a>Non è stato facile <strong>decidere il tema</strong> di questo post. E questo mi ha fatto pensare a quanto spesso ci troviamo davanti a <strong>piccole scelte</strong> quotidiane così come a <strong>decisioni che hanno un impatto</strong> sulla nostra vita e <a href="http://www.coachlavoro.com/2010/07/non-so-che-lavoro-fare-sono-confuso-non-ho-le-idee-chiare-su-cosa-fare/"><strong>non sappiamo letteralmente che strada prendere</strong></a>!</p>
<p>Abbiamo già riflettuto su quanto sia <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/11/quanto-e-davvero-rischioso-rischiare/"><strong>rischioso NON rischiare</strong></a>,  eppure questo non cancella la <strong>difficoltà</strong> di prendere una decisione, soprattutto quelle importanti nella nostra vita come scegliere un percorso di studi, sposarsi, licenziarsi, cambiare lavoro, avviare un’attività in proprio, ecc…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Quali sono i fattori che rendono così difficili le nostre scelte?</strong></span></p>
<p><strong>1) Avere troppe alternative:</strong> mentre le scelte obbligate, per quanto gravose possano essere, sono “facili” da prendere, quando abbiamo diverse opzioni tra cui scegliere, la nostra mente va in confusione, sia a causa di un eccesso di informazioni, sia della mancanza di criteri chiari e univoci su cui valutare ciascuna alternativa.</p>
<p><strong>2) Cercare la scelta perfetta:</strong> la ricerca del perfezionismo va a braccetto con la paura di sbagliare. Per evitare di commettere un errore, per timore di non essere all’altezza o di non avere ancora abbastanza informazioni, si commette di fatto la scelta peggiore e più “sbagliata”: quella di non scegliere!</p>
<p><strong>3) Usare solo la ragione:</strong> la nostra cultura ci ha insegnato il predominio della razionalità sull’emotività! Ma cercare di fondare la nostra scelta esclusivamente su ragionamenti logico-razionali, si rivela poi nei fatti una scelta…illogica! Infatti utilizzare solo l’emisfero sinistro del nostro cervello significa ignorare le emozioni e l’istinto, che sono parte integrante del nostro essere. Escluderli comporta da una parte la perdita di preziose informazioni su noi stessi e sul mondo che ci circonda, che sfuggono alla ragione, dall’altra rischia di essere controproducente nel lungo termine. Ciò che abbiamo rimosso dalla nostra attenzione può ripresentarsi sotto varie forme. Infatti, se scegliamo qualcosa che non vogliamo, prima o poi la abbandoniamo o la sabotiamo inconsciamente!</p>
<p><strong>4) Usare solo le emozioni:</strong> Se è vero che fondarsi unicamente su calcoli razionali è limitante e riduttivo, stessa cosa si può dire quando ci affidiamo esclusivamente alle emozioni che, per loro natura, sono mutevoli e instabili. Se il nostro cervello è dotato di due emisferi questo significa che possiamo e dobbiamo usarli entrambi, uno a supporto dell’altro, in modo consapevole e aperto!</p>
<p><strong>5) Esagerare le conseguenze:  </strong>ogni scelta ha un effetto sulla nostra vita. Noi tendiamo a prestare tutta la nostra attenzione alle scelte “importanti” per la nostra vita, mentre trascuriamo quelle piccole scelte che compiamo giorno dopo giorno e che di fatto, impercettibilmente cambiano il corso della nostra vita.    Le scelte quotidiane, che prendiamo ormai in automatico perché sono diventate delle abitudini, sono le più pericolose proprio perché non le scegliamo consapevolmente. Quindi se è vero che nessuna scelta va presa con leggerezza è anche vero che non dobbiamo esagerare l’impatto di una singola scelta nella nostra vita! Sono rari i casi in cui la scelta che compiamo è irreversibile. Per quanto possa essere difficile o “scomodo”, c’è sempre spazio per fermarsi, ammettere il proprio “errore” e cambiare strada o aprirne una nuova.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Cosa facciamo quando non sappiamo cosa scegliere</strong></span></p>
<p>Tutti questi meccanismi che mettiamo in campo, spesso senza rendercene conto, ci  portano a finire in un <strong>loop di pensieri</strong> che si rincorrono ciclicamente, all’infinito! Riconsideriamo innumerevoli volte le varie opzioni e quando siamo quasi arrivati alla scelta finale…un dubbio atroce ci assale e torniamo nel turbinio dei nostri pensieri! E quindi diventiamo preda delle nostre p….aranoie mentali e non passiamo all’azione, vittime di una sorta di “<strong>paralisi</strong>”!</p>
<p>A questo punto la situazione si evolve  di solito in due direzioni:</p>
<p><strong>a) </strong> lo &#8220;<strong>spegnimento</strong>&#8220;: rinunciamo a prendere la decisione, la accantoniamo in un angolo della nostra mente o la rinviamo a data da destinarsi! In questo modo tamponiamo la situazione disagevole di conflitto interiore, provando una (seppur temporanea e illusoria) sensazione di sollievo. Ma anche decidere di non decidere&#8230;è una decisione ed ha le sue conseguenze!</p>
<p><strong>b)</strong>  la &#8220;<strong>follia</strong>&#8220;: ci tappiamo il naso, copriamo occhi e orecchie….e (magari dopo aver bevuto un goccetto) ci buttiamo “a caso” in una delle alternative, la prima che ci capita davanti, dicendo a noi stessi: “ o la va o la spacca”. La scelta alla cieca è una strategia per toglierci di dosso il peso di una scelta…lanciando una monetina per aria! Peccato che il destino, in ogni caso, porti la nostra firma!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Come rendere le nostre Scelte più consapevoli ed efficaci: le 3 S</strong></span></p>
<p>Per quanto non esista alcuna ricetta per fare la scelta giusta, né tantomeno quella “perfetta”, ci sono 3 ingredienti essenziali che possono guidarci in modo costruttivo:</p>
<p><strong>1) Serenità</strong>: Nessuna buona decisione può essere presa con un cattivo stato emotivo! Mentre invece quanto più ci rilassiamo e cerchiamo il nostro equilibrio interiore, quanto più la nostra mente sarà lucida e riuscirà ad ascoltare con attenzione sia le voci interne che quelle esterne, i nostri ragionamenti ed anche le nostre sensazioni. Quando siamo sereni e centrati, i nostri 2 emisferi si integrano in modo armonico. Pensiamo: in che stato eravamo, come ti sentivamo l’ultima volta che abbiamo preso una buona decisione? E quando abbiamo avuto quell’ispirazione?</p>
<p><strong>2) Semplicità:</strong> Come abbiamo visto, troppe alternative rischiano solo di confondere. E’ fondamentale riuscire a mettere da parte alcune possibilità per concentrarci sull’essenziale. Inoltre se non sappiamo cosa è più importante per noi, quali sono le 3 cose più importanti per noi in quella specifica situazione, non sapremo neanche dare ordine alle nostre idee. Come metodo di discernimento, c’è chi scrive la lista dei pro e dei contro, e chi arriva addirittura a fare un’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Analisi_SWOT">analisi SWOT</a> . Sicuramente scrivere, senza filtro tutto ciò che sentiamo e sentiamo, aiuta a chiarire e a mettere ordine nella nostra testa. Infine, rileggere ciò che abbiamo scritto ci serve ad avere quello sguardo attento e distaccato che ci fa cogliere l’essenziale.</p>
<p><strong>3) Sperimentazione:</strong> La prova del 9 di ogni nostra scelta  è l’attuazione! Bisogna darsi un tempo per riflettere (senza scadenze imminenti ma neppure aleatorie!) ed uno per agire, per provare, magari in piccolo, magari in un ambiente protetto, ma provare. L’azione ci aiuta ad uscire dai labirinti della nostra mente e a dare consistenza e respiro alle nostre idee. Sperimentando scopriamo veramente se la nostra scelta ci piace, se ha senso per noi, se funziona, se dobbiamo aggiustare il tiro.</p>
<p>Quanto più spesso affrontiamo una scelta, piccola o grande che sia, quanto più diventeremo “<strong>allenati</strong>” a farlo, imparando ad <strong>ascoltare</strong> davvero noi stessi, a <strong>prenderci</strong> le <strong>responsabilità</strong> e a <strong>dirigere consapevolmente la nostra vita.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concludo con questo aforisma del generale Omar Nelson Bradley: “<em>Ci è concessa una sola vita e spetta a noi la decisione di lasciare che le circostanze modellino la nostra esistenza o in alternativa di agire, e così facendo, vivere intensamente.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>ARTICOLI CORRELATI</strong></span></p>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.coachlavoro.com/2010/07/non-so-che-lavoro-fare-sono-confuso-non-ho-le-idee-chiare-su-cosa-fare/" target="_blank">Non so che lavoro fare, sono confuso</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/riscoprire-se-stessi-con-il-coaching/" target="_blank">Riscoprire sè stessi con il coaching</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.coachlavoro.com/2012/10/quali-sono-i-nostri-veri-limiti/" target="_blank">Quali sono i nostri veri limiti</a></strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Cosa cercano le aziende nel 2013 (e cosa no)</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 13:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un periodo incerto, instabile e “critico” come quello attuale, quello che spesso manca a chi vuole entrare o reinserirsi nel mercato del lavoro sono delle informazioni oggettive su cosa le aziende cercano: quali professioni sono più richieste, quali competenze sono maggiormente ricercate, quali i titoli di studio più ambiti. Come prima del lancio di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/cosa-cercano-aziende-2013.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2539" title="cosa cercano aziende 2013" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/cosa-cercano-aziende-2013-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>In un periodo incerto, instabile e “critico” come quello attuale, quello che spesso manca a chi vuole entrare o reinserirsi nel mercato del lavoro sono delle <strong>informazioni oggettive</strong> su cosa le aziende cercano: quali <strong>professioni</strong> sono più <strong>richieste</strong>, quali <strong>competenze</strong> sono maggiormente <strong>ricercate</strong>, quali i <strong>titoli di studio</strong> più ambiti.</p>
<p>Come prima del lancio di un prodotto, si fa un’accurata <strong>analisi di mercato</strong> per scoprire quali siano le <strong>esigenze</strong> dei clienti e quali i bisogni non ancora soddisfatti dalle aziende concorrenti, così, prima di “lanciarsi” nel mondo del lavoro è fondamentale <strong>conoscere il mercato a cui ci si rivolge.</strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Dove reperire queste informazioni?</strong></span></p>
<p>Le<strong> fonti dirette</strong> sono molteplici: gli annunci di lavoro pubblicati sui giornali, sulla riviste specializzati, i portali di recruiting e sui siti aziendali, le discussioni sui business social networks come Linkedin ed anche i “rumors” da parte di chi già lavora nella aziende e da chi con le aziende ha quotidianamente a che fare come i selezionatori e i consulenti.</p>
<p>Ad esempio, secondo i dati del sito <a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/i-profili-richiesti-dalle-imprese-da-ingegneri-a-web-croupier/4299826" target="_blank"><strong>miojob di Repubblica</strong></a>, le aziende a febbraio 2013 stanno cercando “figure professionali con elevata specializzazione e profili capaci di portare sul mercato i prodotti e i servizi”.</p>
<p>Le aree funzionali per cui ci sono si scopre che più richiesti dalle aziende sono quelli che interessano l&#8217;area della <strong>produzione</strong> (circa 2700 annunci pubblicati) e quella dell&#8217;<strong>amministrazione, finanza e controllo </strong>(circa 1800 annunci). Seguono quindi le ricerche di figure professionali nell&#8217;<strong>area ricerca e sviluppo </strong>e nell&#8217;<strong>area tecnica </strong>(circa 1800 annunci) e, ad una certa distanza, quelle nel settore del <strong>turismo e esercizi pubblici</strong> (circa 900 annunci) e nell&#8217;erogazione dei servizi (circa 600 annunci).</p>
<p>Queste fonti ci possono dare il polso della situazione attuale, ma possono non essere sufficienti per darci un <strong>quadro completo della situazione lavorativa</strong> in Italia.</p>
<p>Pertanto è utile consultare le <strong>fonti ufficiali</strong> (<a href="http://www.istat.it/it/archivio/lavoro" target="_blank">ISTAT</a>, <a href="http://www.isfol.it/" target="_blank">ISFOL</a>, <a href="http://excelsior.unioncamere.net/" target="_blank">Unioncamere</a>) che forniscono informazioni sull’andamento dell’occupazione, sulla propensione ad assumere da parte delle aziende, sulle figure più richieste e su quelle “introvabili”. Nonostante i limiti ben noti di qualunque statistica o sondaggio, questi dati meritano di essere studiati con attenzione per individuare il <strong>trend</strong> in cui si sta muovendo il <strong>mercato del lavoro</strong>.</p>
<p>[NB: E’ consigliabile andare sempre a <strong>reperire i dati statistici alle fonti</strong>, piuttosto che limitarsi ad assumere per veri quelli riportati dalla TV o dai quotidiani, che rischiano di essere parziali ed incompleti!]</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>I dati di Unioncamere</strong></span></p>
<p>Il <a href="http://excelsior.unioncamere.net/" target="_blank"><strong>Sistema informativo Excelsior</strong> </a>fornisce anno per anno i dati  sull’andamento del mercato del lavoro e sui <strong>fabbisogni professionali e formativi</strong> delle imprese, oltre che sulle <strong>assunzioni programmate</strong> dalle imprese per ciascun trimestre. I dati sono raccolti dalle dichiarazioni di oltre <strong>250mila imprese private</strong> (esclusa quindi la Pubblica Amministrazione) con più di un dipendente, in tutta Italia.</p>
<p>Per il <strong>primo trimestre 2013</strong> si prevedono in totale <strong>225mila nuove assunzioni</strong>, di cui 77mila nell’<strong>industria</strong> e 148mila nei <strong>servizi</strong>. Per quanto riguarda il settore secondario, c’è da segnalare che mentre nelle industrie produttive il saldo entrate/uscite è in positivo, nel settore delle costruzioni le uscite sono superiori alle entrate di circa 8mila unità. Per quanto riguarda il terziario invece, risultano in forte calo il settore del commercio e del turismo.</p>
<p>Dal punto di vista geografico, il <strong>Nord Ovest</strong> è in crescita (+5mila entrate rispetto alle uscite), mentre invece il resto d’Italia subisce fortemente la crisi, in particolare il Sud (10 mila posti di lavoro non “rimpiazzati”).</p>
<p>Soffrono della riduzione del personale soprattutto le <strong>PMI con meno di 50 dipendenti</strong>, mentre invece le aziende medio-grandi tengono e crescono per quanto riguarda le assunzioni.</p>
<p>Come sostiene presidente di <strong>Unioncamere,</strong> <em>“Il perdurare della recessione e il timore che essa si prolunghi nei prossimi mesi sta portando le imprese ad assumere un atteggiamento sempre più cauto sul fronte occupazionale. Ciò non vale, tuttavia, per l’intero sistema imprenditoriale. Vediamo infatti che la propensione ad assumere è doppia nelle imprese esportatrici e in quelle che investono puntando sulla qualità dei prodotti e facendo innovazione”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le professioni più richieste</strong></span></p>
<p>Secondo i dati Unioncamere, tra le <span style="text-decoration: underline;"><strong>professioni operative-manuali</strong></span> più ricercate figurano: termoidraulici, tornitori, installatori, meccanici, operai specializzati, camerieri, cuochi, panettieri, estetisti e parrucchieri.</p>
<p>Per quanto riguarda poi le <span style="text-decoration: underline;"><strong>professioni intellettuali, scientifiche e tecniche</strong> </span>di elevata specializzazione, sono molto richiesti <strong>ingegneri</strong> energetico-meccanici e industriali-gestionali, <strong>progettisti</strong> IT, progettisti meccanici, ed anche <strong>venditori</strong>, tecnici della distribuzione, specialisti  in <strong>finanza</strong> e contabilità, <strong>infermieri</strong> ed altre professionisti della sanità.</p>
<p>E a fronte della necessità delle imprese di rafforzare la propria presenza nei mercati, è forte anche la richiesta di specialisti nei rapporti con il mercato, tecnici del <strong>marketing</strong> e specialisti in scienze economiche.</p>
<p>Inoltre, secondo i dati della <a href="http://www.italiaorienta.it/cms/" target="_blank"><strong>Fondazione Italia Orienta</strong></a>, è elevata la richiesta di <strong>chimici</strong> (80% dei laureati risultano occupati) così come quella degli <strong>specializzati in scienze motorie</strong> (istruttori, tecnici della riabilitazione, fisioterapisti). Spostandoci nel settore <strong>agroalimentare</strong>, sono in aumento le aziende agricole gestite da under30 e al contempo appaiono sempre più richieste di food blogger, appassionati di cucina e gastronomia che sanno raccontare in maniera nuova il mondo del gusto. Viene infine confermato il trend positivo nel campo della <strong>green economy</strong> dove, entro il 2016 saranno richiesti 100mila nuovi posti di lavoro per Energy manager, Ingegneri ambientali, Progettisti di energia rinnovabile, certificatori energetici ed anche agronomi e botanici.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le professioni introvabili e quelle sature</strong></span></p>
<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/introvabili.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-2540" title="LAVORO" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/introvabili-292x300.jpeg" alt="" width="292" height="300" /></a>Guardando i dati del 2012, secondo Unioncamere, il <strong>16% delle assunzioni totali</strong> (pari a circa 65mila unità) sono state segnalate come difficilmente reperibili.</p>
<p>Se è vero che i <strong>profili “introvabili”</strong> denunciati dalle aziende sono diminuiti, complice il difficile momento economico (nel 2011 erano infatti 117mila, pari a circa il 20% delle assunzioni previste entro l’anno), è altrettanto vero che sono ancora decine di migliaia a non rispondere all’appello nel 2012.</p>
<p>Tra i laureati mancano soprattutto quelli del <strong>comparto IT</strong>: progettisti di sistemi informatici (85% del totale), consulenti di software, analisti programmatori, e programmatori informatici, seguiti dai <strong>progettisti meccanici</strong> e di impianti <strong>industriali</strong> (preferiti gli ingegneri meccanici e navali) e progettisti operanti nel settore dei <strong>servizi</strong> (meglio se con laurea in economia bancaria, finanziaria e assicurativa), e i <strong>revisori contabili</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>diplomati</strong>, risulta molto complicato per le aziende trovarne che abbiano scelto l’indirizzo legno, <strong>mobile</strong> e arredamento (in un caso su due) così come nel settore <strong>telecomunicazioni</strong>, <strong>termoidraulico</strong>, tessile, <strong>abbigliamento</strong> e moda, elettrotecnico e <strong>turistico-alberghiero</strong>. Nell’ambito dell’<strong>artigianato</strong> risultano esserci 170 mila posti di lavoro non coperti.</p>
<p>Invece, sempre secondo i dati di Italia Orienta, il mercato è saturo di <strong>architetti, medici veterinari, odontotecnici</strong>. Quindi, per chi volesse comunque seguire queste strade, bisogna puntare su nicchie specifiche, come ad esempio quello della bioedilizia per l’architettura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Un’iniziativa da segnalare: Educational Tour di Italia Orienta</strong></span></p>
<p>La <a href="http://www.italiaorienta.it/cms/" target="_blank"><strong>Fondazione Italia Orienta</strong></a>, che abbiamo citato per alcuni dati sulle previsioni occupazionali, è una realtà composta da docenti, educatori, imprenditori e giornalisti che dedicano la loro vita allo studio e alla ricerca sulle tematiche della filiera educativa.</p>
<p>L’obiettivo principale è quello di diffondere la <strong>cultura dell’orientamento</strong>, aiutando in particolare i <strong>giovani</strong> a prendere scelte consapevoli per il loro futuro, contrastando i fenomeni della dispersione scolastica, dell’inattività e della disoccupazione, in accordo con la strategia Europa 2020.</p>
<p>Da marzo 2013 fino alla fine dell’anno, Italia Orienta svolgerà l’<a href="http://www.italiaorienta.it/cms/home-page/435_educational-tour/" target="_blank"><strong>Educational Tour</strong></a>, un viaggio itinerante in camper per <strong>40 città italiane</strong> in cui saranno incontrati gli studenti, i docenti, le figure della scuola; saranno organizzati workshop, saranno messi a disposizione dei luoghi di discussione, formazione e dibattito in base alle attitudini e alle aree professionali scelte dai ragazzi, il tutto per confluire in un vero e proprio grande congresso che si terrà alla fine dell&#8217;anno.</p>
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		<title>Come rendere la ricerca del lavoro attiva e proficua</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 13:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cercare & Trovare Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CV e Lettera di Presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[annunci di lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Cercare lavoro è un lavoro, questo lo sanno tutti! Più difficile è capire come muoversi in maniera davvero efficace, soprattutto in un momento di crisi come questa dove le offerte di lavoro non sono affatto proporzionate al numero di persone che cercano, la concorrenza è altissima ed ogni CV inviato sembra rimbalzare su un muro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/ricerca-attiva.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2534" title="Ricerca attiva lavoro" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/02/ricerca-attiva-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Cercare lavoro è un lavoro</strong>, questo lo sanno tutti! Più difficile è capire come <strong>muoversi in maniera davvero efficace</strong>, soprattutto in un momento di crisi come questa dove le offerte di lavoro non sono affatto proporzionate al numero di persone che cercano, la concorrenza è altissima ed ogni CV inviato sembra rimbalzare su un muro di gomma…</p>
<p>Chi si mette alla ricerca del lavoro, di solito inizia con grande energia. Dopo aver aggiornato il CV, consulta tutti i giorni gli <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/03/come-orientarsi-nella-giungla-degli-annunci/" target="_blank"><strong>annunci</strong> </a>sul web e sui giornali. In un primo momento di solito, è più selettivo nella scelta degli annunci e nei siti di ricerca…poi, se le risposte scarseggiano, comincia a cercare un po’ ovunque, senza valutare l’<a href="http://www.coachlavoro.com/2012/03/come-scegliere-i-migliori-motori-di-ricerca-del-lavoro/" target="_blank"><strong>attendibilità dei vari siti</strong></a>, candidandosi anche a <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/10/voglio-un-lavoro-qualsiasi/" target="_blank"><strong>posizioni poco o nulla coerenti</strong></a> con il proprio profilo e le proprie aspirazioni.</p>
<p>Una <strong>ricerca</strong> così <strong>dispersiva, generica e poco mirata</strong>, raramente dà dei risultati significativi, e questo a sua volta fa aumentare sempre di più lo <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/10/per-non-scoraggiarti-nella-ricerca-impara-dai-premi-nobel/" target="_blank"><strong>scoraggiamento</strong> </a>. Qualcuno a questo punto può decidere di “scendere in campo”, presentandosi personalmente alle <strong>agenzie per il lavoro</strong>, dove però di solito si riesce solo a lasciare il CV e a fare un brevissimo colloquio, se tutto va bene&#8230;</p>
<p>Nel frattempo ci si rivolge anche a qualche <strong>contatto personale</strong> chiedendo se sa di  eventuali opportunità di lavoro e se può tenerci in considerazione.</p>
<p>Dopo questi tentativi che purtroppo nella maggior parte dei casi vanno a finire nel vuoto, si ha la forte tentazione di arrendersi e di mollare…</p>
<p>Visto che non ce lo si può permettere, si continua ad usare la strategia che sembra più efficace e più diretta: stare tutto il giorno (o quasi) davanti al pc rispondendo agli annunci sul web, iscrivendosi negli infiniti database…e aspettando.</p>
<p>Se l’attesa, come spesso accade, si rivela vana, è fondamentale <strong>mettere in discussione</strong> sia il cosa si sta facendo che il come, secondo la logica per cui “ <em><strong>se si continua a fare ciò che si è sempre fatto, si continuerà ad ottenere ciò che si è sempre ottenuto</strong></em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Strumenti di candidatura</strong></span></p>
<p>Per prima cosa bisogna rivedere il proprio <strong>Curriculum</strong> con un occhio critico, facendosi le seguenti domande:</p>
<ul>
<li>Il mio CV si presenta in modo graficamente pulito e piacevole?</li>
<li>È sintetico?</li>
<li>Si colgono gli elementi fondamentali in un colpo d’occhio?</li>
<li>È costruito su misura di un ruolo specifico?</li>
<li>Esprime le mie caratteristiche peculiari e ciò che mi distingue?</li>
<li>Valorizza le mie competenze?</li>
</ul>
<p>Domande analoghe possono essere fatte sulla <strong>Lettera di presentazione</strong>:</p>
<ul>
<li>Descrive in pochi tratti essenziali il mio profilo?</li>
<li>Mette in evidenza le mie qualità e la mia motivazione?</li>
<li>Suscita interesse e spinge ad aprire il CV?</li>
</ul>
<p>Se anche solo una di queste risposte fosse negativa, è quanto mai opportuno <a href="http://www.coachlavoro.com/consulenza/revisione-e-ottimizzazione-del-cv/" target="_blank"><strong>revisionare e ottimizzare</strong></a> i nostri <strong>strumenti di presentazione</strong> fondamentali per renderli davvero interessanti, appetibili, efficaci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Strategie di ricerca passiva, semi e attiva</strong></span></p>
<p><em>Se definiamo “<strong>passiva</strong>” la strategia di chi semplicemente si iscrive alle agenzie, nei centri dell’impiego e nei database di recruiting, </em><strong>aspettando di essere contattato</strong>, allora la <strong>ricerca di opportunità sul web</strong> o presso le agenzie che abbiamo sopra descritto, potremmo chiamarla “<em><strong>semi-passiva</strong></em>”. Se questa stessa <strong>ricerca</strong> viene effettuata in modo <strong>mirato</strong>, puntando a posizioni e settori specifici, curando i propri strumenti di candidatura come sopra indicato, la strategia diventa “<em><strong>semi-attiva</strong></em>”.</p>
<p>Cosa può rendere quindi la ricerca <strong>pienamente “attiva”</strong>?</p>
<p>Quello che fa la differenza è il <strong>modo in cui ci si propone</strong>: non come chi chiede il “favore” di essere assunto, quanto piuttosto <strong>“offre” la propria professionalità</strong> come un valore aggiunto. ù</p>
<p>Attivarsi nella ricerca significa quindi aver individuato da una parte cosa ci distingue (<strong>competenze</strong>), dall’altra chi può essere interessato alla nostra collaborazione (<strong>target</strong>). Significa essere consapevoli che la maggior parte delle opportunità di lavoro non emergono sotto forma di annunci, perché vengono ricercate tramite <strong>canali informali</strong> o ricoperte da contatti già noti dall’azienda o da <strong>autocandidature</strong>.</p>
<p>Per questo è importante promuoversi in modo “<strong>intraprendente</strong>”, contattando dei referenti interni all’azienda a cui proporsi con un obiettivo ben preciso, un proprio “progetto professionale”.</p>
<p>Esiste anche la strategia <strong><em>pro-attiva</em></strong>, che consiste nell’<strong>attivarsi </strong>ancora<strong> prima </strong>di essere nella<strong> necessità </strong>di trovare lavoro<strong>.</strong> Come funziona? Per prima cosa parte dalla cura del proprio <a href="http://www.coachlavoro.com/2013/01/come-distinguersi-e-promuoversi-nel-mercato-del-lavoro/" target="_blank"><strong>Personal Branding</strong></a>, ossia della propria <strong>immagine professionale</strong>, online e offline, in modo tale che sia <strong>unica</strong>, <strong>riconosciuta</strong> e <strong>riconoscibile</strong> anche all’esterno.</p>
<p>Se siamo conosciuti come <strong>competenti, validi, specialisti</strong> in un settore, saremo ricordati e contattati da chi potrà avere bisogno del nostro apporto professionale.</p>
<p>In secondo luogo <strong>pro-attivarsi</strong> significa curare la propria rete di relazioni personali e professionali, <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/06/quanto-sono-importanti-le-%E2%80%9Cconoscenze%E2%80%9D-per-trovare-opportunita-di-lavoro/" target="_blank"><strong>creare e coltivare nuovi contatti</strong></a>, frequentando ambienti diversi da quelli usuali, uscendo dal recinto del nostro spazio noto e sicuro. Partecipare a <strong>corsi</strong> e <strong>seminari</strong> del proprio ambito di riferimento ed anche prendere parte ad associazioni culturali, iniziative ed <a href="http://www.coachlavoro.com/formazione/formaperitivi/" target="_blank"><strong>eventi</strong> </a>che destano la propria curiosità, può rivelarsi molto utile non solo per migliorare la propria qualità di vita presente, ma anche <strong>accrescere le proprie opportunità future!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Reagire ai cambiamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 13:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La vita è cambiamento e quando non c&#8217;è niente che cambia, non c&#8217;è niente che vive. Tutto ciò che vive si muove. Il cambiamento pertanto è inevitabile. È la natura della vita stessa.”  Come recita questo aforisma di Neale Donald Walsch e come affermava, 500 anni prima di Cristo, il filosofo greco Eraclito,  “tutto scorre”, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/MP900438908.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2529" title="flusso del cambiamento" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/MP900438908-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>“La vita è cambiamento e quando non c&#8217;è niente che cambia, non c&#8217;è niente che vive. Tutto ciò che vive si muove. Il cambiamento pertanto è inevitabile. È la natura della vita stessa.</em>”  Come recita questo aforisma di <a href=" http://en.wikipedia.org/wiki/Neale_Donald_Walsch" target="_blank">Neale Donald Walsch</a> e come affermava, 500 anni prima di Cristo, il filosofo greco <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eraclito" target="_blank"><strong>Eraclito</strong></a>,  “<em><strong>tutto scorre</strong></em>”, tutto cambia continuamente tanto che “<em>nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l’uomo né le acque del fiume sono gli stessi</em>”.</p>
<p>Eppure, quando arriva qualcosa che, più o meno repentinamente, modifica la nostra vita, <strong>altera</strong> il nostro status quo, <strong>sconvolge</strong> i nostri schemi, <strong>confligge</strong> con le nostre abitudini e <strong>destabilizza</strong> le nostre certezze, ci sentiamo <strong>scossi</strong> e proviamo emozioni e sensazioni che vanno dalla <strong>sorpresa</strong> allo <strong>sgomento</strong>, dalla <strong>paura</strong> alla <strong>rabbia</strong>.</p>
<p>Il paradosso è che pur essendo <strong>“naturale” </strong>il cambiamento, (quando non è voluto e cercato), arriva <strong>inatteso</strong>, come un imprevisto.</p>
<p>Le reazioni più comuni e “umane” sono da una parte quella della <strong>negazione</strong> e della <strong>resistenza</strong>, dall’altra quella del lamento e della protesta. Nel primo caso non si ha (e non si vuole avere) consapevolezza del cambiamento, della sua natura, delle sue origini e delle sue conseguenze: <strong>non si accetta l’accaduto</strong> e si cerca di costruire muri per proteggersi. Nel secondo caso la reazione non è di difesa, ma di <strong>attacco</strong>, che può manifestarsi in <strong>forma attiva</strong> (ira, protesta, lotta, che può avvenire in solitaria o in gruppo) oppure <strong>passiva</strong> (discussioni su come si stava meglio prima, lamentele su ciò che non va, critiche contro le presunte cause del cambiamento).</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Che conseguenze hanno questi comportamenti?</strong></span></p>
<p><strong>Restare fermi di fronte</strong> al cambiamento così come <strong>contrastarlo</strong>, non cambia la situazione ma piuttosto questi atteggiamenti finiscono per ritorcersi <strong>contro di noi</strong>.</p>
<p>Anche e soprattutto quando il cambiamento sembra avere un immediato <strong>impatto negativo</strong> nella nostra vita (pensiamo alla perdita del lavoro, ad un rovescio finanziario, ad una delusione personale) è necessario e utile compiere un cammino che, attraverso tappe successive, conduca ad una nuova e piena <strong>consapevolezza del significato</strong> e delle <strong>opportunità di crescita</strong> che questo racchiude.</p>
<p>“<em>Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla</em>”: questo aforisma di Lao Tzu ci invita a guardare al cambiamento da una <strong>nuova prospettiva</strong>, a scoprire ciò che di nuovo ci riserva. La trasformazione da bruco a farfalla molto spesso non è semplice e neppure indolore, ma è necessaria per crescere ed evolverci!</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Che cosa può aiutarci ad affrontare questo delicato passaggio?</strong></span></p>
<p>Di fronte al cambiamento possiamo attuare una o più delle seguenti risposte funzionali:</p>
<p><strong>1) Essere vigili:</strong> osservare, ascoltare i segnali deboli, per prevedere il cambiamento</p>
<p><strong>2) Prendere consapevolezza</strong> del cambiamento in atto, conoscerlo, esplorarlo per comprenderlo</p>
<p><strong>3)  Scaricare le emozioni negative</strong> come la paura e la rabbia attraverso la catarsi della scrittura</p>
<p><strong>4) Ricordare i cambiamenti passati</strong> affrontati con successo e le lezioni che ne abbiamo tratto</p>
<p><strong>5) Cercare l’aspetto positivo</strong> del cambiamento e apprezzarlo</p>
<p><strong>6) Usare l’immaginazione</strong> e focalizzarsi su <strong>ciò che desideriamo</strong> raggiungere e ottenere piuttosto che su ciò che temiamo e non vogliamo</p>
<p><strong>7) Evitare l’immobilismo</strong> improduttivo, l’<strong>attesa</strong> vana e la ricerca di <strong>soluzioni perfette</strong>, ma piuttosto mettersi in moto il più rapidamente possibile, sperimentare, agire!</p>
<p>Queste reazioni positive &#8220;alternative&#8221; a quelle &#8220;naturali&#8221;, testimoniano che, se è vero che l’essere umano tende ad avere una <strong>forte resistenza al cambiamento</strong>, è anche vero che possiede un’<strong>innata</strong>, <strong>potente</strong> <strong>capacità di azione</strong> e di adattamento.</p>
<p>Concludo con questo Proverbio cinese, come un invito all’<strong>azione costruttiva</strong>: <em>“Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.”</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Che cos’è la felicità e da cosa dipende</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 22:43:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cos’è la felicità? Non bastano manuali di filosofia, teologia, spiritualità e scienza a descriverla! Sicuramente essere felici è una delle principali aspirazioni degli esseri umani di tutte le epoche e di tutte le latitudini, tanto che la ricerca della felicità è proclamata come un diritto dell’uomo nel testo della Dichiarazione di Indipendenza americana 1776. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/felicità.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2516" title="Felicità" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/felicità-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Che cos’è la felicità?</strong> Non bastano manuali di filosofia, teologia, spiritualità e scienza a descriverla! Sicuramente <strong>essere felici</strong> è una delle principali aspirazioni degli <strong>esseri umani</strong> di tutte le epoche e di tutte le latitudini, tanto che la <strong>ricerca della felicità</strong> è proclamata come un diritto dell’uomo nel testo della Dichiarazione di Indipendenza americana 1776.</p>
<p>La felicità viene definita come lo <em><strong>stato d&#8217;animo positivo</strong> di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri</em> (Vocabolario Garzanti), <em>Condizione di <strong>letizia</strong>, di <strong>gioia</strong>, di <strong>soddisfazione</strong></em> (Dizionario Sabatini Colletti).</p>
<p>L&#8217;etimologia fa derivare la parola da: <em>felicitas</em>, deriv. <em>felix-icis</em>, &#8220;felice&#8221;, la cui radice &#8220;fe-&#8221; significa <strong><em>abbondanza, ricchezza, prosperità</em></strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>La felicità dipende dalle circostanze esterne?</strong></span></p>
<p>Secondo alcuni, l’essere felici dipende da <strong>condizioni</strong> concrete, di tipo <strong>economico e sociale</strong>, o in generale da fattori esterni. Si ritiene infatti che si possa essere felici sono in determinate circostanze quali ad esempio: godere di buona <strong>salute</strong>, avere una <strong>famiglia</strong> di riferimento, avere un <strong>lavoro</strong> e la sussistenza economica, ecc.  In base a questo approccio, in contesti di <strong>povertà</strong> e <strong>disuguaglianza</strong> non è possibile essere felici.</p>
<p>Nell’ambito delle <strong>teorie politiche ed economiche</strong> sulla felicità, è molto interessante la teoria dell’economista indiano <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amartya_Sen" target="_blank">Amartya Sen</a>,</strong> premio <strong>Nobel</strong> per l’Economia nel 1998, secondo cui il livello di reddito e il <strong>PIL</strong> non sono più indicatori sufficiente per analizzare il <strong>benessere dei popoli</strong>, in quanto bisogna aggiungere ai calcoli quantitativi, valutazioni qualitative.</p>
<p>Nel suo libro: “<em><strong>Lo Sviluppo è libertà</strong></em>”, egli afferma che uno sviluppo “felice” deve essere inteso come un <strong>processo di espansione delle libertà</strong> reali di cui godono gli esseri umani, nella sfera privata come in quella sociale e politica. Lo Stato quindi deve porre in essere tutte quelle condizioni (diritti civili e politici, scuola, sanità, reti di protezione sociale, microcredito) che favoriscono la <em><strong>capacit-azione</strong></em>, intesa come la capacità di azione, di <strong>realizzazione</strong> dei singoli nella società. La capacitazione è “<em>la libertà sostanziale…di mettere in atto stili di vita alternativi</em>”, di esprimersi, di fare e di costruire la vita che si preferisce. Secondo Sen, anche in tempi di crisi &#8220;<em>la questione principale non è limitare, ma espandere la libertà, dobbiamo liberare l&#8217;idea di libertà non come permesso, ma come scelta</em>&#8220;. E’ questo che aumenta la qualità di vita e produce sviluppo economico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Qual è la correlazione tra ricchezza e felicità?</span> </strong></p>
<p>“<strong>I soldi non fanno la felicità</strong>”, recita un vecchio adagio, <strong>ma</strong>, come concludono alcuni “di certo <strong>aiutano</strong>!”.</p>
<p>Certamente la povertà può condurre all’infelicità in quanto ostacola il soddisfacimento dei propri bisogni (primari e/o secondari) e può causare vissuti di <strong>tristezza</strong> (in casi di “perdita” di una condizione di vita migliore), di <strong>paura</strong> per il futuro o di <strong>rabbia</strong> verso sé stessi o il mondo esterno (in base a chi viene considerato “colpevole” della situazione).  Non è possibile comunque affermare che la penuria causi l’assenza di felicità. Ci sono poveri che si dichiarano felici perché <strong>accettano</strong> la loro situazione e/o perché hanno <strong>scelto</strong> di vivere con poco e/o perché danno <strong>maggiore valore</strong> ad altri aspetti della vita, come ad esempio le relazioni.</p>
<p>Secondo recenti ricerche made in USA, le persone che possiedono più di un milione di dollari non sono poi tanto più felici rispetto agli operai, agli impiegati e alla classe media. Se è vero che i poveri, in media, sono più infelici dei ricchi, è altrettanto vero che <strong>livello di felicità non è direttamente proporzionale al conto in banca</strong>.</p>
<p>Circa la metà dei milionari intervistati hanno dichiarato che i soldi non li hanno resi più felici ed un terzo di loro ha detto che i soldi avevano portato loro più problemi di quanti ne avessero risolti. Questo probabilmente non dipende solo dal fatto che all’aumentare dei soldi posseduti possa aumentare anche la <strong>paura di perderli</strong>, ma anche perché ci sono “<strong>cose</strong>” della vita <strong>che i soldi non possono comprare</strong>! Inoltre, per un processo di <strong>assuefazione</strong> simile a quello delle droghe, ciò che si ha non è mai abbastanza, e si cerca di avere sempre di più, in un’<strong>avidità</strong> che finisce di mangiare sé stessa.</p>
<p>Il confronto tra ricchi e poveri non vuole tanto stare a significare che ogni medaglia ha il suo rovescio, quanto mostrare che il <strong>vissuto della felicità dipende </strong><strong></strong>fondamentalmente<strong> </strong><strong></strong><strong>dal </strong>proprio personale<strong> approccio alla vita</strong> (filosofia) e al modo in cui si <strong>interpretano i fatti e si vivono le emozion</strong>i (psicologia).</p>
<div id="attachment_2515" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/800px-LyubomirskyHappiness.jpg"><img class="size-medium wp-image-2515" title="800px-LyubomirskyHappiness" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/800px-LyubomirskyHappiness-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Grafico tratto da Wikipedia (CC licence)</p></div>
<p>Questa conclusione è confermata da un recente studio (v. grafico) condotto dalla Prof. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sonja_Lyubomirsky" target="_blank"><strong>Sonja Lyubomrsky</strong></a>, dell’Università della California, secondo cui dei fattori che influenzano livelli stabili di felicità, il <strong>50%</strong> è legato alla genetica, il <strong>40%</strong> all’approccio individuale, ossia da ciò che pensiamo e facciamo, e solo il <strong>10%</strong>alle circostanze esterne.</p>
<p>E se è vero che i geni e le circostanze esterne sono piuttosto difficili da <strong>modificare</strong>, altrettanto non si può dire per la propria <strong>mente</strong> e il proprio <strong>comportamento</strong>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Quali sono le conseguenze della felicità?</strong></span></p>
<p>La felicità, oltre ad essere una delle dimensioni più significative della vita umana, ha <strong>effetti positivi</strong> non solo per l’<strong>individuo</strong> ma anche per la <strong>società</strong>, che grazie ad essa diventa più solida e prospera.</p>
<p>Una meta-analisi condotta dall’Università della California mostra che la felicità produce anche:</p>
<ul>
<li>Migliore <strong>salute fisica</strong> (rafforzamento del sistema immunitario, minore livello di stress e di dolore)</li>
<li><strong>Relazioni</strong> (personali e coniugali) più lunghe e <strong>soddisfacenti</strong>, interazioni sociali più ricche</li>
<li><strong>Performance</strong> lavorative superiori, maggiore <strong>produttività</strong> e <strong>qualità</strong> più elevata del lavoro svolto</li>
</ul>
<p>A questo ultimo punto si collega anche l’aspetto della ricchezza, in senso causale inverso rispetto a quanto detto sopra, ossia <strong>l’effetto che la felicità ha sulla ricchezza</strong>. Non sono solo (e soltanto) le persone ricche ad essere più felici, ma anche (e soprattutto) <strong>le persone più felici ad essere più ricche!</strong></p>
<p>Quello che recenti studi dimostrano,  infatti, è che i giovani che all’età di 20 anni si dichiarano felici, a 35 anni hanno salari più alti e posti di lavoro più soddisfacenti rispetto ai loro coetanei, a parità di situazione economica di partenza.</p>
<p>Dal punto di vista psicologico infine, è stato dimostrato che <strong>le persone più felici sono anche più attive, energetiche, creative, sicure di sé, altruiste.</strong></p>
<p>Insomma, la felicità fa davvero miracoli!</p>
<p>Vedremo in un prossimo articolo cosa significa essere felici, quali sono le dimensioni della felicità, e cosa ciascuno può fare per accrescere la propria felicità!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Articoli correlati:</strong></span></p>
<p><a href="http://www.coachlavoro.com/2010/11/che-cose-veramente-il-successo-e-da-cosa-dipende/" target="_blank"><strong>Che cos’è il successo e da cosa dipende</strong> </a></p>
<p><a href="http://www.coachlavoro.com/2009/07/amare-il-proprio-lavoro-un-privilegio-di-pochi/" target="_blank"><strong>Amare il proprio lavoro, un privilegio di pochi</strong> </a></p>
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		<title>Riscoprire sè stessi con il Coaching</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 10:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una società che il sociologo Zygmunt Bauman ha definito “liquida”, anche le propria identità personale e professionale tende ad avere una forma indefinita che cerca di adattarsi, il più delle volte con fatica, ai vincoli imposti dal contesto esterno e alle esigenze contingenti. Le scelte di vita e di lavoro vengono infatti compiute in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/MP900406895.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2510" title="società identità liquida" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/MP900406895-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>In una <strong>società</strong> che il sociologo <a href="(http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman)" target="_blank">Zygmunt Bauman</a> ha definito “<strong>liquida</strong>”, anche le propria <strong>identità personale</strong> e professionale tende ad avere una forma <strong>indefinita</strong> che cerca di adattarsi, il più delle volte con fatica, ai vincoli imposti dal contesto esterno e alle esigenze contingenti.</p>
<p>Le <strong>scelte</strong> di vita e di lavoro vengono infatti compiute in base alle spinte provenienti dalla famiglia, agli standard della società, alle opportunità che passano in quel momento, piuttosto che fondarsi su una profonda <strong>conoscenza di sé stessi</strong> e <strong>consapevolezza dei propri obiettivi</strong>.</p>
<p>Se nel passato anche le scelte fatte in modo, per così dire, “spintaneo”, venivano poi portate avanti nel tempo per una sorta di inerzia personale e sociale, nei nostri giorni la <strong>precarietà</strong> regna sovrana, le situazioni sono instabili e il <strong>cambiamento è continuo</strong>!</p>
<p>Pensiamo ad esempio all’ambito lavorativo: si cambia tipo di lavoro e di azienda sempre più di frequente; anche chi ha i famigerato “posto fisso” si trova ad situazioni sempre nuovo in azienda, dove si susseguono riorganizzazioni interne, cambi di programmi, processi e procedure.</p>
<p><strong>Trascinati</strong> dalla corrente, <strong>sballottati</strong> dagli eventi e dai ritmi di vita sempre più frenetici, rischiamo di <strong>non sapere più chi siamo</strong> e <strong>cosa vogliamo</strong>!</p>
<p>E se non conosciamo la nostra identità, i nostri valori e i nostri obiettivi, non saremo in grado di <a href="http://www.coachlavoro.com/2010/06/per-trovare-lavoro-devi-scopire-la-tua-strada-e-seguirla/" target="_blank"><strong>tracciare la nostra strada</strong></a>, ma continueremo a seguire quella tracciata dagli altri o dal “caso”.</p>
<p>Una volta presa consapevolezza che la vita che stiamo vivendo e il lavoro che stiamo svolgendo quotidianamente non ci appartiene, dobbiamo prendere la decisione di fare chiarezza e di “individuarci”.</p>
<p>L’<strong>individuazione</strong>, secondo lo psicologo analista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung" target="_blank"><strong>C.G. Jung</strong></a>, è un “<em>processo di differenziazione che ha per meta lo sviluppo della personalità individuale</em>” rispetto alla “norma collettiva”. Rappresenta un processo evolutivo ed un &#8220;<em>ampliamento della sfera della coscienza</em>&#8220;.</p>
<p>Secondo il pensiero junghiano, che condivido pienamente, ogni individuo deve compiere un proprio <strong>percorso di crescita e maturazione</strong>, che dipende dalle disposizioni naturali e dalla <a href="http://www.coachlavoro.com/consulenza/test-attitudinali/" target="_blank"><strong>personalità</strong> </a>di ciascuno. Non seguire la propria strada comporta un vissuto di disequilibrio e di conflitto interiore, che si manifesta normalmente anche come conflitto con l’esterno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Come è possibile riscoprire sé stessi e individuarsi?</strong></span></p>
<p>Il processo di individuazione e di <strong>scoperta di sé</strong> è per sua stessa natura in continua <strong>evoluzione</strong>. Ogni evento della nostra vita ci insegna (o ci ricorda) qualcosa su noi stessi. Per poter “imparare la lezione” e per poter avere una comprensione del nostro percorso di vita, occorre fermarsi per un po’ sulla sponda del torrente in cui nuotiamo o siamo trascinati tutti i giorni.</p>
<p>Mettersi sulla riva ci consente di riposare, riprendere fiato e <strong>osservare il flusso della nostra vita</strong>, le nostre <strong>tappe</strong>, le nostre <strong>scelte</strong> più o meno consapevoli, le nostre costanti e le nostre <strong>trasformazioni</strong>.</p>
<p>In questo processo di osservazione e di rielaborazione dei significati possiamo farci <a href="http://www.coachlavoro.com/coaching/" target="_blank"><strong>accompagnare da un Coach</strong></a> che grazie a domande mirate ci aiuterà a trovare le <strong>risposte</strong> e a confrontarci in modo attivo e dialettico con il mondo esterno.</p>
<p>Il Coach <strong>non è un guru</strong> (!) che “possiede” la verità, ma una guida che ci aiuta a <strong>scoprirla dentro noi stessi</strong> in modo autonomo!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Testimonianze</strong></span></p>
<p>Ecco cosa raccontano alcune persone che hanno deciso di sperimentare un <a href="http://www.coachlavoro.com/coaching/come-funziona/" target="_blank"><strong>percorso di coaching</strong></a> per conoscersi meglio ed affrontare in modo consapevole le proprie scelte di vita e di lavoro:</p>
<p>“<em>Il coaching mi ha aiutata a <strong>focalizzare</strong> meglio: chi sono, quali sono le mie caratteristiche, su quali voglio lavorare, ecc., da dove vengo, quali sono le mie competenze già acquisite, le mie esperienze da valorizzare, le mie scelte passate; dove voglio andare, e quali sono le strade possibile per arrivarci (perché per ogni meta, ci sono almeno 2 strade;-)).  Il Coaching può essere veramente utile per chiunque desideri <strong>conoscersi meglio</strong> e migliorare quegli aspetti della propria vita che vengono percepiti come “problematici”. Attenzione però: il coaching è uno strumento, funziona solo se si è realmente <strong>disposti a mettersi in gioco</strong> e se necessario ad abbandonare qualcosa di sé lungo la strada (abiti mentali, pregiudizi)… il coach ha il compito di allenare, ma spetta al giocatore giocare la sua partita!</em>” (Alice)</p>
<p><em>“Le mie aspettative verso il coaching erano molto elevate, ma era anche molto elevata la fiducia che, nonostante tutto, avevo in me stessa e nelle mie possibilità; ma sapevo anche che, senza una <strong>valida guida</strong>, tutto sarebbe rimasto latente, come era stato fino ad ora…. Nel frattempo che proseguivano gli incontri e che io svolgevo i miei “compiti”, non solo mi rendevo conto di <strong>essere sulla strada giusta</strong>, ma notavo anche come <strong>molte situazioni</strong> irrisolte del mio passato improvvisamente <strong>trovavano risposta</strong> e più continuavo a percorrere la strada più scendevo a fondo dentro di me, <strong>più scendevo a fondo dentro di me più la mia vita si allineava con quello che stavo facendo</strong>. (…) Ho riscoperto qualcosa di me che non pensavo fosse così importante e ho trovato il punto da cui partire. Ora devo solo <strong>seguire la strada</strong> e, contrariamente a quanto avrei fatto prima, mi godrò anche il viaggio!</em>&#8221; (Roberta)</p>
<p>“<em>Molto ingenuamente all’inizio mi aspettavo che raccontando di me, facendomi conoscere in modo approfondito, (il Coach) ad un certo punto avrebbe tirato fuori dal cilindro <strong>il mio lavoro ideale</strong>, dicendomi: “ecco la tua strada”! Ci credevo e lo speravo!! Invece no… ovviamente! <strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Il Coach ti aiuta a tirare fuori</strong> quel che ti sei dimenticato di te stesso, è come se accendesse un <strong>faro</strong>! E ti offre la possibilità di vedere la tua immagine riflessa, aiutandoti a ripulirla dagli elementi inquinanti, che la abbruttiscono, come le <strong>convinzioni</strong> sbagliate ed <strong>autolimitanti</strong>. E così pian piano ritrovi forza e lucidità.</em></p>
<p><em>Durante questo percorso mi ha sempre offerto letture e concetti che mi hanno indotto alla riflessione, che dissipavano la nebbia, perché (ahimè!) l’<strong>idea</strong>, per essere quella <strong>giusta</strong>, deve <strong>venire</strong> <strong>dal</strong> profondo del nostro <strong>cuore</strong>. Non può conoscerla nessun altro. Dopo il percorso di Coaching, sembra banale dirlo, ma non lo è nella maniera più assoluta, <strong>sei in grado di trovare le risposte dentro di te</strong>. Almeno questo è quello che è successo a me</em>!&#8221; (Cristina)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per chiunque volesse <strong>sperimentare il Coaching</strong> per capire se è lo strumento adatto a sè, è possibile chiedere un primo <a href="http://www.coachlavoro.com/chiedi-una-consulenza-gratuita/" target="_blank"><strong>incontro gratuito qui.</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Articoli correlati: </strong></span></p>
<ul>
<li><a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/prendere-in-mano-le-redini-della-propria-vita/" target="_blank"><strong>Prendere in mano le redini della propria vita</strong></a></li>
<li><a href="http://www.coachlavoro.com/2010/03/a-cosa-serve-un-coach-per-il-lavoro-e-la-carriera/" target="_blank"><strong>A cosa serve un coach per il lavoro e la carriera</strong></a></li>
<li><a href="http://www.coachlavoro.com/2012/06/fare-un-percorso-di-coaching-una-testimonianza/" target="_blank"><strong>Fare un percorso di Coaching: una testimonianza</strong></a></li>
<li><strong>Altre testimonianze sulla pagina: &#8220;<a href="http://www.coachlavoro.com/dicono-di-noi/" target="_blank">Dicono di noi</a>&#8220;</strong></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come distinguersi e promuoversi nel mercato del lavoro?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 11:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un mercato sempre più intricato e competitivo, è oltremodo importante sapersi distinguere, farsi notare tra tutte le persone che cercano nuove opportunità di lavoro o di business. Se questo principio è evidente per molti, non altrettanto chiaro come fare per emergere dalla massa di persone che si candidano ad uno stesso annuncio, pubblicano il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/promuoversi-distinguersi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2504" title="Promuoversi e distinguersi" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2013/01/promuoversi-distinguersi-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>In un <strong>mercato</strong> sempre più intricato e <strong>competitivo</strong>, è oltremodo importante sapersi <strong>distinguere</strong>, <strong>farsi notare</strong> tra tutte le persone che cercano nuove opportunità di lavoro o di business.</p>
<p>Se questo principio è evidente per molti, non altrettanto chiaro come fare per <strong>emergere dalla massa</strong> di persone che si candidano ad uno stesso annuncio, pubblicano il proprio profilo sui social network, promuovono i propri prodotti/servizi sul web&#8230;</p>
<p>Di fronte a tutta questa <strong>concorrenza</strong>, molti rinunciano in partenza, restano nell’anonimato, ritenendo inutile darsi più di tanto da fare in un contesto di crisi come quello attuale. Altri invece, all’opposto, si dedicano ossessivamente alla ricerca, promuovendosi ovunque, comunque, con ogni mezzo, facendosi notare…fin troppo!</p>
<p>Per rispondere a tale esigenza, su internet si assiste ultimamente ad un fiorire di consigli su come farsi pubblicità offline e soprattutto online, discutendo se sia meglio avere un blog piuttosto che un profilo su Linkedin, inviare un videoCV piuttosto che creare un’infografica o altre forme di <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/12/nellera-dei-social-network-serve-ancora-il-cv-tradizionale/" target="_blank"><strong>CV “alternativi”</strong></a>.</p>
<p>Il problema qui, come spesso accade, è quello di <strong>confondere il fine con i mezzi</strong>: ci si arrovella se sia meglio muoversi a piedi, in auto o in treno, senza avere prima deciso <strong>dove si vuole andare</strong>, senza aver analizzato le proprie <strong>preferenze</strong> di viaggio e senza averle confrontate con le caratteristiche dei mezzi di trasporto!</p>
<p>Prima di partire alla ricerca di un lavoro o di un’occasione imprenditoriale, dobbiamo fermarci, <strong>guardarci allo specchio</strong>, scrutare noi stessi, capire chi siamo, <strong>cosa ci caratterizza e differenzia</strong>, <strong>cosa</strong> vogliamo e possiamo offrire e <strong>a chi</strong>!</p>
<p>Nell’ (ormai lontano) 1997, <strong><em>Tom Peters</em></strong>, esperto di Marketing, scrisse un articolo intitolato “<a href="http://www.fastcompany.com/28905/brand-called-you" target="_blank"><strong>The Brand called You</strong></a>” in cui affermava che ciascuno di noi è una Marca (Brand) unica che può e deve <strong>distinguersi</strong> da tutte le altre e convincere il cliente/l’azienda ad acquistarlo/assumerlo.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Che cos’è il Brand Personale?</strong></span></p>
<p>Il <strong>Brand per un’azienda</strong> rappresenta un mix di elementi (nome, logo, aspetti distintivi) che ne identificano l’<strong>identità</strong>, differenziandola dalla concorrenza, e che “<em>contiene anche la storia dell&#8217;impresa, l&#8217;esperienza maturata dai consumatori verso il brand, il livello di notorietà, le aspettative dei potenziali acquirenti</em>” (Fonte: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marca" target="_blank">Wikipedia</a>)</p>
<p>Pensiamo ad esempio alla &#8220;Apple&#8221;: il suo nome è associato a elementi quali la tecnologia, l&#8217;innovazione, il prestigio, il design ecc, ben diversi da quelli di aziende dello stesso settore come IBM o NOKIA.</p>
<p>Il <strong>Brand personale</strong> è un concentrato delle nostre <strong>qualità</strong>, dei nostri <strong>valori</strong>, delle nostre <strong>competenze</strong> e del nostro <strong>stile personale</strong>, che sono a loro volta frutto della nostra storia, delle esperienze che abbiamo fatto, dell’ambiente in cui siamo cresciuti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come ha scritto il noto blogger e web strategist <em><strong>Robin Good</strong></em>: “<em>Il <strong>personal</strong> <strong>branding</strong> è il processo con cui un individuo o un&#8217;azienda si caratterizzano in maniera unica e riconoscibile, creando un&#8217;immagine-marchio che riflette fortemente una missione, una condivisione di valore e un proprio stile di comunicazione. Il successo è determinato dal livello di coerenza che esiste fra i valori di caratterizzazione del profilo e quello realmente offerti e condivisi attraverso il proprio operato.”</em></p>
<p>Fare Personal Branding significa fondamentalmente avere <strong>consapevolezza</strong> di sé, del proprio valore, della propria unicità e <strong>comunicarlo</strong> all’esterno in modo sia spontaneo che formalizzato.</p>
<p>Quali sono i <strong>significati</strong> associati al nostro nome? <strong></strong></p>
<p><strong>Come ci descriviamo e come ci definiamo</strong>?</p>
<p>Qual è la <strong>percezione</strong> che abbiamo di noi stessi?</p>
<p>E, ultimo ma non per importanza, qual è la percezione che hanno gli altri di noi?</p>
<p>Definire il nostro brand in modo tale che ci rispecchi e ci valorizzi pienamente ci fa sentire più “<strong>individuati</strong>”, <strong>unici</strong>, <strong>coerenti</strong> e quindi più <strong>sicuri</strong> di noi stessi. Definire il nostro brand serve a far <strong>stagliare </strong>la nostra figura rispetto allo sfondo e alle altre figure che ci circondano, a metterci in evidenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il risultato di un <strong>Personal Branding efficace</strong> è una <strong>reputazione</strong> positiva tra i propri contatti diretti diretti e indiretti (colleghi, clienti, fornitori, persone del settore, ecc): si è <strong>riconosciuti</strong> e <strong>riconoscibili</strong> come persone esperte in un determinato ambito, con <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/11/competenze-come-non-farle-emergere/" target="_blank"><strong>competenze distintive</strong></a> e caratteristiche significative.</p>
<p>Questo processo ci aiuta non tanto a “trovare lavoro” ma a <strong>farci trovare</strong> da esso!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il lavoro che vorrei: desideri e aspirazioni per il nuovo anno</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 16:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[cambiare lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Inventarsi un lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra i desideri per l&#8217;anno che sta per cominciare, molti sicuramente hanno un lavoro nuovo. In un periodo in cui la disoccupazione continua a crescere, decidere di cambiare lavoro sembra davvero un lusso…eppure mai come di questi tempi è forte l’esigenza di vivere il lavoro non solo come una necessità, bensì come una scelta consapevole [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/desidero-lavoro-nuovo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2496" title="desidero lavoro nuovo" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/desidero-lavoro-nuovo-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tra i <strong>desideri</strong> per l&#8217;anno che sta per cominciare, molti sicuramente hanno un <strong>lavoro nuovo</strong>.</p>
<p>In un periodo in cui la disoccupazione continua a crescere, <strong>decidere di cambiare lavoro</strong> sembra davvero un lusso…eppure mai come di questi tempi è forte l’esigenza di vivere il <strong>lavoro</strong> non solo come una <strong>necessità</strong>, bensì come una <strong>scelta consapevole</strong> che rispecchia sé stessi, le proprie attitudini ed i valori personali.</p>
<p>Rispetto all’anno scorso, sono state di più le persone che mi hanno contattato perché desideravano essere aiutate nella <strong>scoperta</strong> e nella <strong>scelta</strong> di un <strong>nuovo lavoro</strong>, da trovare o da inventare!</p>
<p>Riuscire ad individuare quale sia l’attività professionale che più si addice alle proprie inclinazioni non è affatto semplice! Molto spesso <a href="http://www.coachlavoro.com/2010/07/non-so-che-lavoro-fare-sono-confuso-non-ho-le-idee-chiare-su-cosa-fare/" target="_blank"><strong>non si ha la più pallida idea di cosa si vuole fare</strong></a>, in altri casi si vaga nella nebbia dell’<strong>indeterminatezza</strong> oppure si sta fermi al <strong>bivio</strong> (che spesso è un trivio o un quadrivio) tra diverse strade possibili che appaiono inconciliabili…</p>
<p>Ciascuna persona ha la propria storia, la propria personalità e le proprie aspirazioni: non è possibile lasciare le proprie <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/prendere-in-mano-le-redini-della-propria-vita/" target="_blank"><strong>scelte di vita in mano ad “altri”</strong></a>, siano essi amici, parenti, oppure le opinioni dei media e le statistiche di mercato, per quanto un confronto possa sempre risultare utile&#8230;</p>
<p>E’ necessario partire dall’<strong>analisi di sé</strong>, dall’<strong>ascolto</strong> della propria<strong> voce interiore</strong> per poter “disegnare” un nuovo futuro possibile.</p>
<p>La <strong>figura</strong> rappresentata nel “<strong>disegno</strong>” <strong>del lavoro desiderato</strong> è assolutamente <strong>unica</strong> e <strong>originale</strong>, così come i <strong>colori</strong>, che hanno delle tonalità del tutto personali.</p>
<p>Ma ascoltando e supportando diverse persone nella loro <a href="http://www.coachlavoro.com/coaching/per-il-lavoro/" target="_blank"><strong>ricerca professionale</strong></a>, mi sono resa conto di come lo <strong>sfondo</strong> dei variegati disegni personali sia per molti aspetti sorprendentemente <strong>simile</strong>. L’impressione è che tutti i disegni si staglino su un panorama comune che esprime da una parte lo “<em><strong>zeitgeist</strong></em>”, lo spirito del tempo e della cultura attuale, e dall’altra le caratteristiche fondamentali dell’<strong>essere umano</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Che cosa desiderano le persone nel loro lavoro “dei sogni”?</strong></span></p>
<p>Ecco quali sono le esigenze più spiccate che ho raccolto:</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Responsabilità &amp; Autonomia</strong></span>: Stanchi di un lavoro in cui bisogna perseguire obiettivi a cui non si crede, assecondando persone che non si stimano, seguendo modalità che non si condividono, si è attratti da un lavoro (sia esso dipendente o autonomo) in cui si ha la <strong>possibilità di scegliere</strong> il &#8220;come&#8221; se non addirittura il &#8220;cosa&#8221; fare. Si desiderano <strong>margini di manovra</strong> piuttosto ampi, per poter andare fuori dagli schemi, <strong>prendere decisioni</strong>, assumendosene oneri e onori.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Formazione &amp; Sviluppo</strong></span>: Si cercano maggiori <strong>opportunità di crescita</strong>, sia a livello <strong>personale</strong> che <strong>professionale</strong>. Il lavoro monotono, nonostante sia in un certo senso meno pesante e più rassicurante nella sua ripetitività, rischia con il tempo di togliere energia e motivazione. La mente è fatta per <strong>apprendere</strong> e pertanto ha <strong>bisogno di stimoli</strong>! Si desidera <strong>imparare</strong> qualcosa di nuovo ogni giorno, <strong>accrescere</strong> le proprie competenze, <strong>mettersi</strong> alla prova, <strong>migliorarsi</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Soddisfazione &amp; Riconoscimento</strong></span>: Il lavoro, a cui spesso si dedica la maggior parte del proprio tempo, non è solo una <strong>fonte di sussistenza materiale,</strong> ma anche di <strong>autorealizzazione</strong>. Riuscire a <strong>fare un “buon lavoro”</strong>, ottenere i <strong>risultati</strong> sperati o addirittura qualcosa di più, procura un forte senso di soddisfazione e di <strong>gratificazione</strong> personale. E’ altresì importante <strong>vedersi riconosciuto</strong> dall’esterno (capo, colleghi, clienti) il <strong>valore</strong> del proprio lavoro e l’<strong>impegno</strong> che si è profuso, sia sotto forma monetaria (bonus, aumento di stipendio, ecc) sia sotto forma immateriale (un elogio, un riscontro positivo, una mail di ringraziamento possono valere oro…!)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Creatività &amp; Manualità</strong></span>: Nell’era della conoscenza è forte il desiderio di usare la propria mente in modo generativo, di tirar fuori <strong>idee</strong>, di creare nuovi <strong>progetti</strong>, anziché limitarsi ad eseguire mere attività ripetitive. Non si vuole più essere un &#8220;numero&#8221; all’interno di un’azienda, inseriti in una &#8220;catena di montaggio&#8221;, bensì individui che hanno la possibilità di <strong>esprimere</strong> sé stessi e <strong>dare il proprio contributo</strong> in modo originale.</p>
<p>Al contempo, in una società caratterizzata dalla produzione di massa e dal dominio della tecnologia, si diffonde sempre di più il desiderio di <strong>recuperare la manualità</strong>: dalla cucina al bricolage, dalla pittura al cucito, si riscopre l’artigianato e il “fatto in casa”.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Rispetto dell’uomo &amp; della natura</strong></span>:  A chi e a cosa serve il proprio lavoro? Sempre più persone sentono l’esigenza di non produrre solo “profitto” ma di lavorare per una ragione, per uno <strong>scopo</strong> che potremmo definire <strong>sociale</strong> o comunque <strong>altruistico</strong>: poter essere di aiuto, fornire un prodotto o un servizio utile e valido a più persone, contribuire al bene comune.</p>
<p>A questo aspetto si aggiunge anche una crescente <strong>sensibilità</strong> nei confronti della <strong>natura</strong> e del <strong>rispetto dell’ambiente</strong>. C’è sempre più desiderio di allontanarsi dalle città caotiche e inquinate e di <strong>tornare in contatto con la natura</strong>, di farsi una passeggiata nel verde o di coltivare il proprio orticello.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Equilibrio Vita &amp; Lavoro</strong></span>: Ultimo punto, ma non certo per importanza! La giornata lavorativa di 8 ore (e spesso anche di più), con orari rigidi (9/18), è vissuta sempre di più come una gabbia alle proprie <strong>esigenze personali</strong> e familiari. <strong></strong></p>
<p><strong>Non si vive per lavorare</strong>: questo vale soprattutto per chi fa un lavoro che assorbe buona parte del proprio tempo, delle proprie energie e dei proprie pensieri!</p>
<p>Anche chi fa un lavoro che lo appassiona ha bisogno di <strong>gestire il suo tempo in modo equilibrato</strong>, per lasciare spazio ad altri aspetti fondamentali della vita quali <strong>le relazioni personali</strong>, la <strong>cura di sé</strong>, e in generale tutto ciò che aumenta <strong>la qualità di vita</strong>.</p>
<p>Pertanto molti desiderano avere la possibilità di <strong>gestire il proprio tempo</strong> in modo autonomo e flessibile, di essere legati non tanto agli orari d’ufficio quanto agli obiettivi da raggiungere, di poter <strong>lavorare</strong> anche <strong>da casa</strong> o comunque <strong>in remoto</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E voi, vi riconoscete in questo quadro? Se state pensando di cambiare lavoro, quali sono le esigenze che vi spingono maggiormente a cambiamento?</p>
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		<title>Nell&#8217;era dei Social Network, serve ancora il CV tradizionale?</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 10:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cercare & Trovare Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Competenze professionali]]></category>
		<category><![CDATA[CV e Lettera di Presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[cv innovativo]]></category>
		<category><![CDATA[cv originale]]></category>
		<category><![CDATA[formato Cv]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più spesso si sente parlare di formati alternativi al curriculum: dal VideoCV pubblicato su Youtube alla pagina curriculum su facebook, dal CV in formato Infografica al CV-Brochure, dal profilo su Linkedin al nuovissimo Twesume, il resumè di soli 140 caratteri su Twitter. Si tratta solo di una moda, o veramente questi nuovi modelli di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/CV-tradizionale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2486" title="CV tradizionale" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/CV-tradizionale-230x300.jpg" alt="" width="230" height="300" /></a>Sempre più spesso si sente parlare di formati alternativi al curriculum: dal <strong>VideoCV</strong> pubblicato su Youtube alla <strong>pagina curriculum su facebook</strong>, dal CV in formato <strong>Infografica</strong> al <strong>CV-Brochure</strong>, dal profilo su <strong>Linkedin</strong> al nuovissimo <strong>Twesume</strong>, il resumè di soli 140 caratteri su Twitter.</p>
<p>Si tratta solo di una moda, o veramente questi nuovi modelli di CV possono rappresentare una <strong>soluzione intelligente per farsi notare</strong> dai selezionatori?</p>
<p>Sono andata su internet alla ricerca di esempi di <strong>CV innovativi</strong> ed ho trovato delle creazioni davvero ingegnose!</p>
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<p><span style="color: #ff6600;"><strong>CV Creativi</strong></span></p>
<p>C’è chi per candidarsi alla PIXAR ha creato un piccola <strong>valigetta colorata</strong> con dentro la &#8220;pizza&#8221; (ovvero il contenitore della pellicola) di un film, all&#8217;interno de quale era contenuto un taccuino scritto a mano con le proprie esperienze e competenze.</p>
<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/curricula_in_stile_guerrilla_scatola.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2487" title="curricula_in_stile_guerrilla_scatola" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/curricula_in_stile_guerrilla_scatola-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Un altro creativo ha ideato un CV in formato “<strong>scatola di cereali</strong>&#8220;, disegnando sul fronte le sue <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/06/competenze-tecniche-e-trasversali-quali-contano-di-piu/">competenze trasversali</a> e indicando sul retro, al posto degli ingredienti, le sue conoscenze e <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/06/competenze-tecniche-e-trasversali-quali-contano-di-piu/">competenze tecniche</a>.</p>
<p>Altri esempi decisamente curiosi sono quelli di una grafica che ha stampato il suo <strong>Curriculum su tessuto</strong> e di un ragazzo che ha creato un CV &#8220;informatico&#8221; apribile tramite <strong>QR code</strong>. Potete vedere questi e altri esempi su <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/30/15-curricula-in-stile-guerrilla/" target="_blank">questa pagina</a>.</p>
<p>Nell&#8217;era della comunicazione visiva si stanno diffondendo anche i <strong>CV &#8220;visual&#8221;</strong>, costituiti da poco testo e soprattutto da disegni e grafici organizzati in un&#8217;unica immagine chiamata &#8220;<strong>Infografica</strong>&#8220;. Molto spesso viene utilizzata una time line (linea del tempo) per rappresentare  la durata delle varie esperienze svolte e dei grafici a barre o a torta per indicare il livello delle competenze possedute.</p>
<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/CV_infografica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2488" title="CV_infografica" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/CV_infografica-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le infografiche create (ne potete vedere alcuni esempi davvero belli su <a href="http://infografiche.com/raccolte/curriculum-vitae-creativi-infografica/" target="_blank">questo sito</a> e su <a href="http://workawesome.com/your-job/25-examples-of-super-creative-resume-design/" target="_blank">quest&#8217;altro)</a> possono poi essere stampate, inviate via mail o pubblicate su siti e social network.</p>
<p>Recentemente inoltre sono in fase di sperimentazione dei siti (come <strong>cvgram.me</strong> e visualize.me) che consentono di trasformare il proprio profilo su Linkedin in un&#8217;infografica, personalizzando le varie sezioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>A cosa e a chi servono (soprattutto) i CV creativi?</strong></span></p>
<p>Un Cv creato in un formato originale ha lo scopo di<strong> emergere dalla massa</strong> di curricula standardizzati e di <strong>catturare</strong> in questo modo l&#8217;<strong>attenzione</strong> del selezionatore o del potenziale datore di lavoro.</p>
<p>Non solo, il CV di per sè diventa una <strong>prova tangibile delle capacità tecniche e creative di chi lo ha ideato</strong>. E&#8217; quindi funzionale soprattutto per quelle figure professionali che hanno come caratteristiche distintive la creatività, le conoscenze di Marketing e l&#8217;abilità di utilizzare programmi di grafica o altri software specialistici.</p>
<p>Infatti gli autori dei Cv innovativi e delle infografiche di cui abbiamo parlato sono soprattutto dei <strong>grafici</strong>, <strong>designer</strong>, <strong>creativi</strong> pubblicitari, webdesigner o webmarketer.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>CV sui Social Network</strong></span></p>
<p>In parallelo con l&#8217;esplosione direi virale dei <strong>social network</strong>, anche la ricerca di nuove opportunità lavorative viaggia sulla rete. Il business social network per eccellenza è senz&#8217;altro <strong>Linkedin</strong>, che tra l&#8217;altro ha iniziato il lancio della <strong>nuova versione</strong>, ancora più interattiva (ma di questo parleremo in un prossimo articolo!). Su Linkedin è possibile non solo inserire i propri titoli di studio e le esperienze professionali, ma anche una lista delle proprie skills, i progetti realizzati, le attività di volontariato svolte e soprattutto ricevere segnalazioni (<em>recommendation</em>) da parte di capi, colleghi e business partner.</p>
<p>Anche <strong>facebook</strong> è stato utilizzato come vetrina per mettere in mostra le proprie competenze. Ha fatto si può dire il giro del mondo la storia di <a href="http://www.claudionader.com/" target="_blank">Claudio Nader</a>, un ragazzo bolognese di 28 anni, aspirante “media planner” che ha creato un <strong>profilo originale</strong> con il famoso social network e lo ha poi fatto conoscere a diversi siti e blog. Il suo profilo è stato quindi inserito al top dei 12 profili Facebook più belli del mondo ed è stato citato come esempio per trovare lavoro da diverse riviste online e offline in tutto il mondo! In breve tempo Claudio è stato contattato e poi assunto da un&#8217;azienda di pubblicità italiana.</p>
<p>Il caso di Claudio, sebbene raro, non è isolato: su <strong>Youtube</strong> si trovano diversi video di autopromozione, sia sotto forma di <strong>VideoCV</strong> (presentazione di sè stessi in pochi minuti) sia di <strong>presentazione</strong> di propri progetti, idee da sviluppare o di performance che mostrano direttamente le proprie abilità.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/JdDIPY98W-0?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ultimi, ma non per importanza, sono i <strong>blog tematici</strong> in cui si può evidenziare la propria padronanza di un dato argomento.</p>
<p>Queste piattaforme digitali possono rappresentare quindi una <strong>cassa di risonanza</strong> per diffondere la propria immagine online e dimostrare direttamente le proprie conoscenze e capacità specifiche.</p>
<p>Si tratta quindi di una strategia finalizzata a farsi trovare da potenziali datori di lavoro che navigano sul web e sui social network, piuttosto che a cercarli direttamente.</p>
<p>Come afferma Ivana Pais nel suo ultimo libro &#8220;<a href="http://www.egeaonline.it/editore/catalogo/rete-che-lavora-la.aspx" target="_blank"><strong>La rete che lavora</strong></a>&#8220;, l&#8217;importanza del <em><strong>social recruiting</strong></em> è destinata ad ampliarsi, ma ci troviamo ancora in una<strong> fase di passaggio</strong> in cui le dinamiche di domanda e ricerca del lavoro non si sono del tutto evolute, restando ancorate per lo più a modalità e strumenti &#8220;tradizionali&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Quindi il CV tradizionale serve ancora?</strong></span></p>
<p>La risposta è affermativa! Questo sia perchè il mercato del lavoro, soprattutto in Italia, non si può ancora definire &#8220;social&#8221;, sia perchè, come ci insegna la storia dei media di comunicazione (pensiamo ad esempio al rapporto tra Radio e TV), nessun medium ha mai cancellato il precedente, quanto piuttosto lo ha affiancato, ricoprendo una <strong>funzione differente</strong>, soddisfacendo bisogni diversi ed utilizzando un <strong>linguaggio</strong> specifico.</p>
<p>Pertanto, al <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/02/come-scrivere-un-cv-efficace-la-nuova-guida-di-coachlavoro/" target="_blank"><strong>Curriculum tradizionale</strong></a>, preparato in maniera chiara, sintetica ma esaustiva, è possibile <strong>affiancare</strong> anche <strong>modalità di comunicazione più creative e innovative</strong>, da scegliere in base al proprio profilo e al target a cui ci si rivolge. Come abbiamo detto più volte, <strong>non esiste un CV valido per tutte le stagioni</strong>, ma sicuramente esistono dei punti fermi che bisogna tenere in considerazione sia se vogliamo ideare un CV dal design innovativo, sia se  intendiamo utilizzare un formato classico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Linee guida valide per ogni tipo di CV</strong></span></p>
<p><strong>1) Obiettivo professionale chiaro</strong>: il CV va disegnato su misura del tipo di lavoro per cui ci  proponiamo e del tipo di azienda a cui ci presentiamo</p>
<p><strong>2) Consapevolezza</strong> delle proprie conoscenze, capacità e qualità personali (in una parola: <strong>competenze</strong>) che rappresentano il<strong> valore aggiunto </strong>che possiamo offrire a chi ci assume</p>
<p><strong>3) Originalità e personalità:</strong> dobbiamo evitare di presentare il nostro profilo in modo scialbo e piatto, valorizzando invece le nostre esperienze, i risultati raggiunti e le caratteristiche che ci contraddistinguono.</p>
<p><strong>4) Chiarezza e sintesi:</strong> il CV deve essere quanto più possibile <strong>lineare</strong> e coerente (in base al punto 1) e scritto in forma <strong>breve</strong> e schematica, evitando sia di comporre un&#8217;anomina lista della spesa (v. punto 3) sia da adottare una forma troppo lunga, discorsiva e quindi poco <strong>leggibile</strong>.</p>
<p><strong>5) Dare prova delle nostre competenze:</strong> attraverso la descrizione delle esperienze svolte, dei progetti seguiti, dei risultati raggiunti e, dove possibile, fornendo un esempio di ciò che sappiamo fare (ad esempio un articolo per un aspirante giornalista, un logo per un grafico, e così via).</p>
<p>Per avere <strong>consigli</strong> specifici, <strong>esempi</strong> e <strong>modelli</strong> da seguire per elaborare e ottimizzare il tuo CV, puoi <strong>scaricare <a href="http://www.coachlavoro.com/guide-gratuite/risorsa-gratuita-come-scrivere-il-tuo-curriculum-efficace-in-un-solo-giorno/" target="_blank">gratuitamente la Guida al CV</a></strong> (versione aggiornata): l&#8217;unica <strong>approvata dai Selezionatori!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><em>Credits</em>: le immagini sono tratte dai siti <a href="http://www.ninjamarketing.it/2012/04/30/15-curricula-in-stile-guerrilla/" target="_blank">ninjamarketing.it</a> e <a href="http://infografiche.com/raccolte/curriculum-vitae-creativi-infografica/" target="_blank">infografiche.com</a></h6>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ripartire dalle idee</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Dec 2012 11:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cercare & Trovare Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Inventarsi un lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News dal mondo del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[autoimprenditorialità]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[iniziativa]]></category>
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		<description><![CDATA[In un Paese in cui la ripresa sembra ancora lontana, il cambiamento procede lentamente e l’innovazione latita, c’è davvero bisogno di stimoli, di idee e di progetti. Anche un solo seme che nasce e porta frutto è importantissimo, perché crea un terreno più fertile per altri semi alla ricerca solo di un’opportunità! Per questo ritengo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/mondo-insieme.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2470" title="Hands on a globe" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/12/mondo-insieme-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>In un Paese in cui la <strong>ripresa</strong> sembra ancora <strong>lontana</strong>, il <strong>cambiamento</strong> procede lentamente e l’<strong>innovazione</strong> latita, c’è davvero <strong>bisogno di stimoli, di idee e di progetti</strong>. Anche un solo <strong>seme</strong> che nasce e porta frutto è importantissimo, perché crea un terreno più fertile per altri semi alla ricerca solo di un’opportunità!</p>
<p>Per questo ritengo molto significativa l’iniziativa del <strong>Corriere della Sera</strong> (da me scoperta solo pochi giorni fa, per caso, navigando su internet), che si chiama “<a href="http://www.corriere.it/ripartiamodalleidee/12_ottobre_25/sideri-ripartire_94f9933e-1ea7-11e2-83ec-606b68a0023b.shtml" target="_blank"><strong>Ripartiamo dalle idee</strong></a>”, un concorso per aspiranti imprenditori.</p>
<p>L’iniziativa è partita a maggio scorso, da un’idea (appunto) della SDA Bocconi che ha coinvolto il Corriere della Sera, l’agenzie di comunicazione Armando Testa e la Banca Intesa SanPaolo.</p>
<p><strong>Dei 350 progetti</strong> che hanno partecipato, ne sono stati selezionati 30. I loro ideatori sono stati coinvolti in un corso di formazione sul business che si è concluso con la presentazione finale di tutti i progetti sviluppati, da cui sono stati eletti <strong>10 vincitori</strong>, che riceveranno un supporto da tutti gli sponsor del progetto per lanciare la loro<strong> start-up</strong>.</p>
<p><object id="polyshowEmbed" width="398" height="223" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" align="middle"><param name="pluginspage" value="http://www.adobe.com/go/getflashplayer" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="quality" value="high" /><param name="flashvars" value="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/PolymediaCorriere_4.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=ad50e918-21c3-11e2-867a-35e5030cc1c9&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_ad50e918-21c3-11e2-867a-35e5030cc1c9.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=ECONOMIA&amp;advChannel=Economia&amp;nielsenChannel=Economia&amp;videoChannelLabel=Economia&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" /><param name="src" value="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/PolymediaCorriere.swf" /><embed id="polyshowEmbed" width="398" height="223" type="application/x-shockwave-flash" src="http://static2.video.corriereobjects.it/widget/swf/PolymediaCorriere.swf" pluginspage="http://www.adobe.com/go/getflashplayer" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="transparent" quality="high" flashvars="configId=4&amp;configUrl=../content/conf/PolymediaCorriere_4.xml&amp;autostart=false&amp;configAdvLabel=embed&amp;configNielsenLabel=embed&amp;videoId=ad50e918-21c3-11e2-867a-35e5030cc1c9&amp;videoUrl=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/content/video/rss/video_ad50e918-21c3-11e2-867a-35e5030cc1c9.rss&amp;logo=http://static2.video.corriereobjects.it/widget/img/logocorriere.png&amp;channelName=ECONOMIA&amp;advChannel=Economia&amp;nielsenChannel=Economia&amp;videoChannelLabel=Economia&amp;advTemplateUrl=http://video.corriere.it/widget/content/adv/advtemplate_108.xml&amp;newsPaper=corriere&amp;clickUrl=http://video.corriere.it/" align="middle" /></object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ecco alcune delle idee che mi hanno colpito di più (potete leggerle tutte <a href="http://www.corriere.it/ripartiamodalleidee" target="_blank"><strong>qui</strong></a>):</p>
<p><strong>BIOPIC</strong> : Una “stuoia” progettata per rendere semplice <strong>coltivare fiori e ortaggi</strong> in casa e in giardino o in terrazzo.</p>
<p><strong>EM Engeneering</strong>: Sistema di produzione di <strong>ricambistica</strong> industriale,  in cui ciascun prodotto viene studiato da un team di professionisti e fabbricato solo da aziende <strong>made in Italy</strong>.</p>
<p><strong>HIGHSTRIT</strong>: Centro commerciale <strong>virtuale</strong> che permetterà alle migliori <strong>boutique</strong> di moda italiane di vendere i loro prodotti nel mondo.</p>
<p><strong>JOB CROP</strong>: nuovo sistema di <strong>recruiting</strong> e di scouting dei talenti online.</p>
<p><strong>LASTMARKETPRICE.COM</strong>: Portale e-commerce che consente a produttori e distributori di mettere all&#8217;asta on-line<strong> merce in prossimità di scadenza</strong>, fine serie, cambio etichetta e fondi di magazzino.</p>
<p>Come è facile notare, molte delle nuove idee sono collegate alle incredibili potenzialità di <strong>internet</strong>, ma alcune sono invece assolutamente “concrete” e connesse con il tessuto <strong>produttivo e manifatturiero</strong> italiano.</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Qualcuno si potrebbe domandare: che senso ha parlare di impresa oggi quando molte sono costrette a chiudere i battenti?</span></strong></p>
<p>Non possiamo mica tutti diventare come <strong>Vito Lomele</strong>, il fondatore di <strong>JobRapido</strong> (il motore di ricerca di annunci di lavoro che probabilmente molti di voi conoscono e utilizzano spesso), che ha attirato l’investimento di 30 milioni di Euro dal parte del colosso Daily Mail? E neppure come <strong>Andrea Vaccari e Alberto Tretti di Glancee</strong>, una start up che è stata recentemente acquistata da face book di Zuckerberg?</p>
<p>Assolutamente! Sappiamo bene che non tutte le imprese riusciranno a concretizzarsi e che non tutte avranno successo, solo le <strong>migliori</strong>, le più <strong>solide</strong> e <strong>innovative</strong> andranno avanti. Già solo per queste, ne sarà valsa assolutamente la pena ideare, sviluppare, promuovere la propria idea.</p>
<p>Ma anche per chi non ce l’ha fatta o non ce la farà, sarà stato comunque importante <strong>darsi una possibilità</strong>, anzichè stare fermi, poter <strong>imparare dai propri errori</strong> e <strong>prepararsi</strong>, magari, a <strong>riprovarci</strong>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia, Paese delle Piccole e Medie Imprese, lo sappiamo, <strong>avviare un’attività</strong> è davvero complicato, <strong>è un’impresa quasi “epica”</strong>.  Il <strong>tasso di crescita e di innovazione è tra i più bassi di Europa</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Come mai? Qual è il problema?</strong></span><br />
E’ la <strong>burocrazia</strong>? Anche!<br />
E’ la <strong>mancanza di investimenti</strong>? Anche!<br />
E’ la scarsità di <strong>terreno fertile</strong>? Anche!</p>
<p>Il problema cruciale, a mio avviso, è la <strong>mancanza di fiducia nella possibilità</strong>, di <strong>visione del futuro</strong> ed anche di <strong>pazienza</strong>, nel vedere i frutti!</p>
<p>Proprio in un momento di crisi come questo, come dice Testa (il Presidente dell’omonima Agenzia di Pubblicità): “<em><strong>Bisogna rimboccarsi le maniche e fare quello che si sa fare</strong></em>».</p>
<p>E’ qui che si inserisce, secondo me, il valore dell’iniziativa: se ci pensiamo, dieci start-up di impresa sono davvero una goccia nel mare, ma l’obiettivo finale è più ampio, come spiega il direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli: “<em><strong>Servono segnali positivi concreti per aiutare il Paese a far emergere energie e processi di crescita</strong></em>”.</p>
<p>La tendenza è quella di <strong>aspettare cambiamenti “dall’alto</strong>”: dalla politica, dall’economia, dalla legislazione. Sicuramente delle riforme a favore dell’imprenditoria e del lavoro sono necessarie, oltre che auspicabili per il nostro sistema.</p>
<p>Ma perché <strong>delegare</strong> le nostre scelte, le nostre <strong>responsabilità</strong> le nostre possibilità di realizzazione <strong>all’esterno</strong>? <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/prendere-in-mano-le-redini-della-propria-vita/" target="_blank"><strong>Riprendiamo in mano la nostra vita</strong></a>!</p>
<p>Smettiamola di <strong>focalizzarci sui problemi</strong> ed applichiamo l’energia che usiamo per ingigantire dei “buchi neri”, da cui finiamo poi per essere inghiottiti, per <strong>trovare o costruire nuove soluzion</strong>i, nuovi &#8220;soli&#8221;, o anche, semplicemente, nuove lampadine! Ripartiamo dalle idee, appunto!</p>
<p>La parola “<strong>idea</strong>” etimologicamente deriva dalla radice “<strong>id</strong>” da cui si forma il verbo “<em><strong>orào</strong></em>” che significa <strong>vedere</strong> (<em><strong>video</strong> </em>in latino), ed anche il verbo <em><strong>&#8220;òida</strong></em>&#8221; (sapere, <strong>conoscere</strong> in quanto si è “visto”).</p>
<p>Le idee quindi nascono dalla <strong>conoscenza</strong>, sia <strong>di noi stessi</strong> che della realtà che ci circonda, delle sue <strong>esigenze</strong>  e delle <strong>possibilità</strong> che ci sono. Dalla conoscenza poi nasce una <strong>visione</strong> di un futuro, non così remoto, in cui le <strong>esigenze</strong> vengono soddisfatte dalle nostre <strong>conoscenze</strong> e grazie alle <strong>risorse</strong> (strumenti, persone, ecc..) che abbiamo a disposizione!</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Idee per creare nuove imprese e non solo!</strong></span></p>
<p><strong>Per chi lavora in azienda</strong>, l’idea è la proposta di un progetto, di una collaborazione, di una partnership.</p>
<p><strong>Per chi vuole entrare nel mondo del lavoro</strong>, un’idea è quella di un CV innovativo, di una presentazione originale, di una strategia alternativa per entrare in contatto con potenziali datori di lavoro.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Da dove deriva quindi questa situazione di stallo, di apatia, di penuria di idee?</strong> </span>(per quanto le 350 in concorso siano un bel segnale!)</p>
<p>Non certo da una mancanza di <strong>creatività</strong>, perché questa qualità è presente in tutti gli esseri umani, ma perché è stata atrofizzata da una o più delle seguenti convinzioni:</p>
<ol>
<li><strong>non è possibile (per noi/in questo periodo storico, ecc…)produrre nuove idee</strong></li>
<li><strong>qualunque idea prodotta non funzionerà</strong></li>
<li><strong>qualunque idea prodotta sarà già stata pensata da altri e quindi è inutile</strong></li>
</ol>
<p>Insomma, la quintessenza della <strong>Legge di Murphy</strong> applicata a sé stessi! Siamo davvero bravissimi ad <strong>autolimitarci</strong>…e gli altri solitamente contribuiscono con un carico da novanta, regalandoci (nella maggior parte dei casi, involontariamente) le loro stesse convinzioni limitanti!</p>
<p>Invece, come recita il claim della campagna ideata per il concorso: «<em><strong>La crisi si vince con la creatività, l&#8217;orgoglio e la fiducia nelle nostre idee»</strong></em></p>
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		<title>Dare il meglio di sè</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 23:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;articolo precedente abbiamo parlato della capacità e della volontà di prendere dei rischi, di quel sano coraggio che ci serve per superare la paura dell&#8217;ignoto, del fallimento, della sconfitta&#8230; Queste paure sono connesse anche alla nostra tendenza (umana, troppo umana) di concentrare l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse sui possibili risultati, sulle perdite e sui guadagni che potremmo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/meglio-di-te.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2465" title="meglio di te" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/meglio-di-te-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Nell&#8217;<a href="http://www.coachlavoro.com/2012/11/quanto-e-davvero-rischioso-rischiare/" target="_blank"><strong>articolo precedente</strong></a> abbiamo parlato della capacità e della volontà di <strong>prendere dei rischi</strong>, di quel sano <strong>coraggio</strong> che ci serve per superare la <strong>paura</strong> dell&#8217;ignoto, del fallimento, della sconfitta&#8230;</p>
<p>Queste paure sono connesse anche alla nostra tendenza (umana, troppo umana) di concentrare l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse sui possibili <strong>risultati</strong>, sulle <strong>perdite</strong> e sui <strong>guadagni</strong> che potremmo ottenere o meno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Cosa succederebbe se invece provassimo a concentrarci sulla strada da percorrere, anzichè sulla meta da raggiungere?</strong></span></p>
<p>Se il risultato più importante <strong>non</strong> fosse <strong>al termine ma nel corso </strong>di tutto il nostro <strong>viaggio</strong>, nel <strong>valore</strong> intrinseco di ogni esperienza (sia essa positiva o negativa), nell&#8217;<strong>arricchimento</strong> e nella <strong>crescita</strong> personale, in quel (poco o tanto) che <strong>doniamo</strong> agli altri?</p>
<p>Per concludere questa riflessione scritta (ed aprire quella nella nostra mente) non credo ci sia <strong>ispirazione</strong> più adatta di queste parole di <strong>Madre Teresa di Calcutta:</strong></p>
<p>L&#8217;uomo è irragionevole, illogico, egocentrico<br />
non importa &#8230; <em>Amalo</em>.</p>
<p>Se fai il bene, diranno che lo fai per secondi fini egoistici<br />
non importa &#8230; <em>Fai il bene</em>.</p>
<p>Se realizzi i tuoi obiettivi, incontrerai chi ti ostacola<br />
non importa &#8230; <em>Realizzali</em>.</p>
<p>Il bene che fai, forse domani verrà dimenticato<br />
non importa &#8230; <em>Fai il bene</em>.</p>
<p>L&#8217;onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile<br />
non importa &#8230; <em>Sii onesto e sincero</em>.</p>
<p>Quello che hai costruito può essere distrutto<br />
non importa &#8230; <em>Costruiscilo</em>.</p>
<p>La gente che hai aiutato, forse non te ne sarà grata<br />
non importa &#8230; <em>Aiutala</em>.</p>
<p><strong>Dà al mondo il meglio di te, e forse sarai preso a pedate</strong></p>
<p><strong>non importa &#8230; <em>Dà il meglio di te</em>.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quanto è davvero rischioso&#8230;rischiare?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 23:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[scegliere]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando desideriamo cambiare qualcosa nella nostra vita, quando vogliamo ottenere maggiori soddisfazioni dal lavoro, quando intendiamo fare un passo in avanti nella nostra carriera, possiamo trovarci davanti a tre tipi di ostacoli: 1) Non sapere bene cosa fare, avere mille idee ma nessun obiettivo chiaro in mente 2) Avere un’idea specifica, ma non crederla possibile [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/rischio-pericolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2459" title="Rischi pericoli" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/rischio-pericolo-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Quando desideriamo <strong>cambiare</strong> qualcosa nella nostra vita, quando vogliamo <strong>ottenere</strong> maggiori <strong>soddisfazioni</strong> dal lavoro, quando intendiamo fare un <strong>passo </strong>in avanti nella nostra <strong>carriera</strong>, possiamo trovarci davanti a tre tipi di ostacoli:<br />
<strong>1) <a href="http://www.coachlavoro.com/2010/07/non-so-che-lavoro-fare-sono-confuso-non-ho-le-idee-chiare-su-cosa-fare/" target="_blank">Non sapere bene cosa fare</a></strong>, avere mille idee ma nessun obiettivo chiaro in mente<br />
<strong>2)</strong> Avere un’<strong>idea</strong> specifica, ma <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/10/quali-sono-i-nostri-veri-limiti/" target="_blank"><strong>non</strong> crederla <strong>possibile</strong></a><br />
<strong>3) Restare ancorati alla nostra situazione di partenza, senza deciderci a lanciarci nella realizzazione dell’idea.</strong></p>
<p>Ora ci concentreremo su quest’ultimo punto, che può essere riassunto dal vecchio adagio: “<em><strong>Chi lascia la strada vecchia per quella nuova, sa quello che lascia, ma non sa quel che trova</strong></em>”.<br />
Gli antichi la sapevano lunga: perché rischiare di percorrere nuove strade, con tutti i pericoli che ci sono? Meglio rimanere sulla <strong>strada già battuta</strong>, per quanto sia stretta e angusta, per quanto ormai ci annoiamo a percorrerla, per quanto tutte le volte che lo facciamo ci sentiamo insoddisfatti…ma vuoi mettere, la <strong>sicurezza</strong>?<br />
Già, la sicurezza del conosciuto è decisamente più confortevole della <strong>paura dell’ignoto!</strong><br />
Cosa succederebbe infatti se dopo esserci lanciati nella nuova avventura non ottenessimo i risultati sperati, se ci rendessimo conto di <strong>esserci sbagliati,</strong> quando ormai è <strong>troppo tardi?</strong></p>
<p>Dovremmo <strong>fare i conti con il nostro “fallimento”</strong>, raccogliere i cocci e provare a tornare indietro sui nostri passi, sempre che sia possibile farlo! Probabilmente resteremmo <strong>fermi lì</strong>, con i nostri sogni (e la nostra <strong>autostima</strong>) infranti, i <strong>cocci</strong> in mano, e <strong>nessuna alternativa</strong> all’orizzonte!</p>
<p>Il “<strong>rischio di rischiare</strong>” ci sembra così grande, che il nostro <strong>sogno “di gloria”</strong> resta nel cassetto, in attesa del <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/05/vuoi-realizzare-il-tuo-sogno-nel-cassetto-smettila-di-procrastinare/" target="_blank"><strong>momento “giusto”</strong></a> (che potrebbe anche non arrivare mai) per aprirlo, oppure di quel giorno in cui saremo <strong>costretti dalle circostanze </strong>ad abbandonare “per forza” il nostro status quo.<br />
In questo modo non facciamo altro che <strong>delegare all’esterno</strong> la nostra decisione: lasciamo che sia lo spazio, il tempo, il fato a scegliere per noi!</p>
<p>Illudendoci di<strong> non avere responsabilità</strong> nella scelta, ci sentiamo alleggeriti e sollevati!<br />
Eppure, chi è stato a decidere questa “delega”? Non siamo forse stati noi? <strong>Scegliere di non scegliere non è anch’esso una scelta?</strong></p>
<p>La mente umana tende per natura a prestare più <strong>attenzione</strong> alle eventuali <strong>perdite</strong> che non ai possibili guadagni. Questo ha un’origine ancestrale: <strong>salvarsi</strong> dall’orso era ben più importante che non catturare la preda! Ma è anche vero che se l’uomo fosse rimasto al riparo nella caverna senza più andare a caccia per paura delle minacce esterne, sarebbe certamente morto di fame!</p>
<p>Quindi chiediamoci: <strong>se è vero che rischiare ha un costo, quanto ci costa non rischiare? Che opportunità stiamo lasciando </strong>al di fuori della caverna in cui ci siamo trincerati?</p>
<p>Siamo partiti dal presupposto che fuori dalla caverna ci sia una minaccia grande e grossa, mentre il guadagno è piccolo e sfuggevole. E se fosse vero invece proprio il contrario?<br />
<strong>Se il rischio che corriamo fuori fosse in realtà più piccolo di quello che rischiamo restando dentro?</strong><br />
Se il posto di lavoro a cui restiamo attaccati perché comunque è “un posto”, perché ogni mese “ci dà uno stipendio” per campare, perché è meglio di niente, fosse meno stabile e sicuro di quanto crediamo? (E purtroppo le cronache ci raccontano quotidianamente di aziende che chiudono e personale messo in cassa integrazione…!)</p>
<p><strong>E se invece l’idea </strong>che teniamo chiusa<strong> nel cassetto o l’opportunità </strong>che ci passa<strong> davanti rappresentasse la svolta nella nostra vita?</strong> Se credendoci e impegnandoci <strong>potessimo davvero avere successo?</strong></p>
<p>Bene, potreste dire, ma <strong>non si vive solo di SE</strong>, le cose potrebbero andare in un modo o in un altro, come facciamo a deciderci?</p>
<p>Per prima cosa dobbiamo <strong>porci le giuste domande</strong>, o meglio, quelle funzionali (cioè che funzionano) nel darci una <strong>visione più globale ed equilibrata della situazione</strong>. Eccone alcune da cui partire:</p>
<ul>
<li>Cosa posso perdere se faccio (il cambiamento X, l’azione Y)?E che cosa se non faccio?</li>
<li>Che cosa posso guadagnare se faccio? E che cosa se non faccio?</li>
</ul>
<p>Rispondiamo a queste domande pensando ai <strong>risultati immediati</strong> che otterremmo….e poi facciamoci le stesse domande ponendole in un <strong>arco temporale più ampio</strong> (1-3-5 anni): come cambia la prospettiva?</p>
<p>Ricordiamoci sempre che <strong>la qualità delle risposte che otteniamo</strong> (da noi stessi così come dagli altri)<strong> dipende dalla qualità delle domande che facciamo!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ognuno ha qualcosa dentro di sé</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2012 11:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
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		<category><![CDATA[insicurezza]]></category>
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		<description><![CDATA[“Ognuno ha qualcosa dentro di sé e basta cercarla veder di trovarla capire dov&#8217;è&#8221; Questo è il ritornello della canzone di Arisa “Pensa Così”, che una mia amica mi ha fatto conoscere e che da quel momento non mi è più uscita di mente! Si tratta di un testo tanto semplice quanto immediato che racconta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/qualcosa-dentro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2450" title="qualcosa dentro" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/qualcosa-dentro-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>“Ognuno ha qualcosa dentro di sé</strong></em><br />
<em><strong> e basta cercarla veder di trovarla capire dov&#8217;è&#8221;</strong></em></p>
<p>Questo è il ritornello della canzone di Arisa “<em>Pensa Così</em>”, che una mia amica mi ha fatto conoscere e che da quel momento non mi è più uscita di mente!</p>
<p>Si tratta di un testo tanto semplice quanto immediato che racconta una <strong>favola</strong> forse più utile per i <strong>grandi</strong> che non per i piccoli!</p>
<p>Quanti credono di non avere nulla che li differenzi dagli altri, di non avere nulla di “<strong>speciale</strong>” da mostrare, nella propria vita così come nel lavoro?</p>
<p>Quanti passano il tempo a <strong>confrontarsi con gli altri</strong>, non per apprendere qualcosa di nuovo o essere spronati a migliorarsi, ma solo per convincersi sempre più della propria <strong>inadeguatezza,</strong> concentrandosi sui propri “difetti” e le proprie “mancanze”!</p>
<p>Come se il corvo, anziché apprezzare il proprio piumaggio corvino e la propria velocità nel volo, vivesse in disparte e abbattuto perché non possiede la bellezza maestosa e iridescente del pavone.</p>
<p>E’ anche vero che ci sono tante persone che, come il leone della canzone, si reputano “superiori” e guardano tutti dall’alto verso il basso. Sono i <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/12/essere-convinti-di-se-stessi-per-essere-convincenti-sul-lavoro/" target="_blank"><strong>montati</strong> </a>di cui abbiamo parlato in un altro articolo, che credono di  essere arrivati, di non avere più nulla da imparare, ma che hanno costantemente bisogno dell’ammirazione altrui per <strong>sorreggere il proprio ego.</strong></p>
<p>Che tu sia bruco o farfalla, che tu sia corvo o pavone, c’è <strong>qualcosa che ti differenzia dall’altro che ti rende unico e speciale</strong>, non superiore né inferiore, semplicemente diverso!</p>
<p><em><strong>&#8220;Ognuno ha un talento e ce l&#8217;hai anche tu</strong></em><br />
<em><strong> anche se per ora le tue insicurezze</strong></em><br />
<em><strong> sfamano e accrescono le tristezze&#8221;</strong></em></p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/jR-bIt5Gnms?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p>&nbsp;<br />
La convinzione di non avere particolari <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/10/talento-tenacia-testa-ecco-i-consigli-di-severgnini-per-gli-italiani-di-oggi-e-di-domani/" target="_blank"><strong>talenti o competenze</strong></a>, magari nata all’interno di un contesto familiare particolarmente “severo” e confermata dalla percezione ingigantita di errori e fallimenti, diventa terreno facile di coltura per il &#8220;<a href="http://www.coachlavoro.com/2012/10/per-non-scoraggiarti-nella-ricerca-impara-dai-premi-nobel/" target="_blank"><strong>virus dell’insicurezza</strong></a>&#8220;.</p>
<p>L’insicurezza e la <strong>sfiducia</strong> nelle tue possibilità <strong>bloccano</strong> qualunque <strong>sogno</strong> di gloria e qualunque tentativo di <strong>azione</strong>.</p>
<p><strong>Se non credi non sogni, se non sogni non fai, se non fai non riesci</strong>: è un ragionamento logico drammaticamente vero nella sua semplicità (proprio come la canzone di Arisa)!</p>
<p>E non si tratta unicamente di raggiungere <strong>risultati di “successo”</strong>, ma anche e soprattutto di riuscire a <strong>metterti in gioco</strong>, di <strong>scoprire chi sei</strong> non solo riflettendo nell’antro della tua mente, ma sperimentando, cadendo e rialzandoti.</p>
<p>Si dice che proprio nei momenti più critici, nelle situazioni più difficili riusciamo a tirare fuori delle <strong>risorse inaspettate</strong>, delle <strong>potenzialità inespresse.</strong></p>
<p>Ma perché aspettare solo quei momenti? Ogni giorno è un’opportunità per <strong>provarTI</strong>, <strong>scoprirTI</strong>, per <strong>crescere</strong>!</p>
<p><em><strong>“Tanto domani c&#8217;è sempre il sole pensa così!”</strong></em></p>
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		<title>Competenze: come NON farle emergere</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Nov 2012 13:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le competenze tecniche, trasversali e di settore che possediamo rappresentano le nostre risorse professionali sia nel lavoro che nel business. Grazie a ciò che sappiamo (conoscenze), che sappiamo fare (capacità) e che sappiamo essere (caratteristiche personali) siamo in grado di ottenere dei risultati nelle nostre attività e di offrire un valore aggiunto al nostro datore [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/distinguersi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2362" title="distinguersi" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/distinguersi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Le <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/06/competenze-tecniche-e-trasversali-quali-contano-di-piu/" target="_blank"><strong>competenze</strong></a> <strong>tecniche, trasversali e di settore</strong> che possediamo rappresentano le nostre <strong>risorse professionali</strong> sia nel lavoro che nel business.</p>
<p>Grazie a ciò che sappiamo (conoscenze), che sappiamo fare (capacità) e che sappiamo essere (caratteristiche personali) siamo in grado di ottenere dei risultati nelle nostre attività e di <strong>offrire un valore aggiunto</strong> al nostro datore di lavoro o ai nostri clienti.</p>
<p>Inoltre il <strong>mix unico e personale</strong> delle nostre competenze, frutto delle nostre esperienze di vita e di lavoro e delle nostre attitudini è quello che ci <strong>rende distintivi</strong>, ossia che ci fa emergere dalla massa come la persona più indicata per ricoprire quel determinato ruolo  o per svolgere quella specifica professione o attività imprenditoriale.</p>
<p>Quando cerchiamo un lavoro o intraprendiamo un’attività, rischiamo di trovarci in una condizione di “<strong>invisibilità</strong>”: facciamo fatica a farci notare, a renderci visibili, a comunicare il nostro vero valore!</p>
<p>Questo chiaramente rende frustranti tutti i nostri sforzi tanto da farci sentire inutili e impotenti!</p>
<p>Grazie allo studio che abbiamo fatto abbiamo individuato<span style="color: #ff6600;"><span style="color: #000000;"> ben<strong> 5 modi per NON emergere</strong></span></span> (che spesso si presentano anche in forma combinata):</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>1) Non essere consapevoli delle nostre competenze, di ciò che siamo davvero in grado di offrire</strong></span></p>
<p>Tendiamo a <strong>sopravvalutare ciò che non sappiamo fare</strong>, le nostre “mancanze” testimoniate da “fallimenti” che teniamo sempre bene a mente. Invece sottovalutiamo e <strong>diamo per scontato tutto ciò che siamo in grado di fare</strong>. Crediamo di non aver imparato nulla dalle esperienze di formazione e di lavoro che abbiamo fatto e <strong>non</strong> riusciamo a <strong>valorizzare</strong> tutto ciò che abbiamo conosciuto, scoperto, sperimentato o affinato.</p>
<p>Solitamente in questi casi <strong>gli altri ci sembrano sempre più bravi</strong> e sicuri di noi: cosa che non fa altro che abbassare la nostra autostima e scoraggiarci!</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>2) Utilizzare parole vaghe per descriverci</strong></span></p>
<p>Quando ci presentiamo attraverso il CV, la lettera di presentazione, durante il colloquio o in altre situazioni di interazione, non specifichiamo quali sono le <strong>esperienze</strong> che abbiamo svolto, le <strong>relazioni</strong> che abbiamo intessuto e gestito, i <strong>risultati</strong> che abbiamo raggiunto. In questo modo ciò che dichiariamo appare <strong>poco chiaro</strong> e altrettanto <strong>poco convincente</strong>.</p>
<p>Questo punto è in molti casi connesso con il precedente: quando <strong>manca</strong> una <strong>consapevolezza</strong> delle nostre competenze, frutto di un’attenta analisi delle nostre esperienze e qualità personali, abbiamo delle <strong>difficoltà a descriverci e a promuoverci</strong>. Come possiamo infatti parlare e argomentare su un dato tema se non lo studiamo e non lo approfondiamo?</p>
<p>Inoltre, spesso per paura di apparire troppo <strong>poco “umili”</strong>, tendiamo a <strong>minimizzare</strong> quello che siamo stati in grado di fare e ciò che abbiamo ottenuto. Oppure, al contrario, <strong>crediamo che basti indicare</strong> il <strong>master</strong> che abbiamo frequentato o il <strong>ruolo</strong> che abbiamo ricoperto, che sia sufficiente <strong>descriverci</strong> come “dinamici, attivi e collaborativi”, per <strong>dare “prova” del nostro valore.</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">3) Presentarsi come factotum</span></strong></p>
<p>Molto spesso a causa della <strong>varietà</strong> delle esperienze che abbiamo fatto e/o per l’esigenza di trovare subito un lavoro o un cliente (con l’approccio del “<a href="http://www.coachlavoro.com/2011/10/voglio-un-lavoro-qualsiasi/" target="_blank"><strong>voglio un lavoro qualsiasi</strong></a>”) ci presentiamo con un  <strong>profilo</strong> estremamente <strong>generico</strong>, senza evidenziare alcuna competenza (tecnica e trasversale che sia) che possa in qualche modo caratterizzarci.</p>
<p>Quello che accade se non tracciamo i confini del la nostra “figura” è che <strong>non riusciamo a “stagliarci</strong>” rispetto allo sfondo!</p>
<p>Pur di proporci come candidati “flessibili” e “disponibili”, mettiamo sul piatto tutto ciò che abbiamo fatto e che sappiamo fare: questo oltre a non dare una buona <strong>immagine della nostra professionalità</strong>, nella maggior parte dei casi non risulta una scelta vincente perché <strong>non va incontro alle esigenze del datore di lavoro o del cliente.</strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">4) Non avere un obiettivo professionale chiaro</span></strong></p>
<p>Questo punto è frequentemente connesso al precedente. Accade infatti che chi si presenta come factotum non abbia le idee chiare su <strong>cosa fare &#8220;da grande”</strong> e viceversa, che chi non ha chiaro l’obiettivo finisca per presentarsi per un lavoro “qualsiasi”.</p>
<p>Se non sappiamo bene per quale ruolo/professione/attività ci vogliamo proporre, <strong>trasmettiamo un’immagina confusa e indistinta</strong> e appariamo all’esterno come <strong>scarsamente motivati e determinati.</strong></p>
<p>Inoltre la mancanza di un obiettivo non ci consente di capire <strong>quali sono le competenze che ci servono</strong> per raggiungerlo e di confrontarle con quelle che possediamo, capendo <strong>su quali possiamo fare leva</strong> e quali invece abbiamo bisogno di sviluppare.</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>5) Non tenere in considerazione le esigenze del mercato</strong></span></p>
<p>Le aziende ci assumono perché siamo in grado di <strong>risolvere</strong> dei <strong>problemi</strong> specifici, di trovare <strong>soluzioni</strong>, di “portare a casa” dei <strong>risultati</strong> concreti. Analogamente i clienti acquistano il nostro prodotto o servizio perché è in grado di “<strong>colmare</strong>” una loro <strong>mancanza</strong> piuttosto che di <strong>fornire</strong> qualcosa di <strong>unico</strong> rispetto ai concorrenti.</p>
<p>Se non abbiamo sufficienti informazioni su ciò di cui le aziende/i clienti hanno bisogno, <strong>rischiamo di proporre qualcosa di troppo</strong> (o troppo poco) o semplicemente <strong>di diverso</strong> da ciò che cercano!</p>
<p>Inoltre le aziende così come  i clienti sono portatori di  <strong>vincoli</strong> (di tempi, di costi, ecc) che possono ostacolare l’istaurarsi di un rapporto professionale. Se non li conosciamo non saremo in grado di proporci in modo tale da <strong>superare</strong> o <strong>aggirare</strong> tali limiti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se stiamo portando avanti una o più di queste strategie, nella ricerca del lavoro o nella promozione della nostra attività professionale/imprenditoriale è molto probabile che <strong>stiamo riuscendo a non emergere</strong>!</p>
<p>Ci distinguiamo tanto quanto una mucca in mezzo ad una mandria della stessa razza!</p>
<p><strong>Cosa accadrebbe invece di diverso se diventassimo la Mucca Viola</strong> di cui parla <a href="http://www.ibs.it/code/9788820036218/godin-seth/mucca-viola-farsi.html" target="_blank"><strong>Seth Godin</strong></a> nel suo famoso libro? Se riuscissimo a scoprire quel <span style="color: #ff6600;"><strong>colore</strong> </span>che ci <strong>differenzia</strong> e che ci rende <strong>unici</strong>?</p>
<p>Di certo <strong>non passeremmo inosservati!</strong></p>
<p>Ma di questo parleremo meglio in un prossimo articolo…</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Talento, Tenacia, Testa: ecco i consigli di Severgnini per gli Italiani (di oggi e) di domani</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2012 20:53:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cercare & Trovare Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Competenze professionali]]></category>
		<category><![CDATA[costruire futuro]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia non è un paese facile, lo sappiamo bene, nè per il lavoro nè per il business.  E noi italiani tendiamo spesso ad incolpare la società, la cultura, il sistema politico ed economico in cui viviamo come la causa di tutti i nostri mali&#8230;. E&#8217; per questo che ritengo significative quelle voci fuori dal coro [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/italia-futuro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2369" title="italia futuro" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/11/italia-futuro-300x284.jpg" alt="" width="300" height="284" /></a>L&#8217;Italia non è un paese facile</strong>, lo sappiamo bene, nè per il lavoro nè per il business.  E noi italiani tendiamo spesso ad incolpare la società, la cultura, il sistema politico ed economico in cui viviamo come la causa di tutti i nostri mali&#8230;.</p>
<p>E&#8217; per questo che ritengo significative quelle <strong>voci fuori dal coro</strong> che, noncuranti di chi potrebbe accusarli di essere troppo ottimisti o troppo faciloni o troppo idealisti, cercano di mandare un messaggio diverso, di <strong>aprire nuove prospettive</strong>, di <strong>appellarsi alla responsabilità</strong> di ciascuno di noi, di <strong>stimolare all&#8217;azione</strong>.</p>
<p>Mi sembra andare proprio in questa direzione il nuovo libro di <strong>Beppe Severgnini</strong>, di cui finora ho letto l&#8217;<a href="http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_16/cari-ragazzi-dovete-sognare-otto-consigli-per-il-futuro-beppe-severgnini_8fdc6136-1751-11e2-834a-587475fb3e23.shtml#" target="_blank"><strong>introduzione pubblicata sul Corriere</strong>.</a></p>
<p>Sono otto secondo lui le chiavi di accesso ad un futuro &#8220;nuovo&#8221;, non solo per i giovani, ma per tutti coloro che hanno <strong>voglia di crederci e di costruirlo</strong>.</p>
<p><strong>1)</strong> La prima chiave è quella da lui definita <span style="color: #ff6600;"><strong>Talento</strong></span>, che di fatto racchiude in sè il concetto a me caro di <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/11/competenze-come-non-farle-emergere/" target="_blank"><strong>competenza</strong></a>. Scrive Severgnini: &#8221; <em>Scoprire ciò che siamo portati a fare &#8211; qual è la nostra attitudine o predisposizione &#8211; richiede tempo; e non risolve i nostri problemi di lavoro, realizzazione personale o inserimento sociale. Però aiuta</em>.&#8221;</p>
<p>Dobbiamo essere chiari ed onesti con noi stessi su ciò che sappiamo, che sappiamo fare e che sappiamo essere, per capire su cosa puntare, dove poterci impiegare al meglio.</p>
<p>Concordo con  il fatto che la <strong>passione</strong>, o meglio, non tutte le nostre passioni possano coincidere con un vero e proprio talento, ma credo che <strong>dove c&#8217;è talento, lì c&#8217;è anche la passione</strong>: ciò che ci viene particolarmente bene, in modo &#8220;spontaneo&#8221; ci procura <strong>piacere</strong> e <strong>soddisfazione</strong>, che a loro volta alimentano, in un circolo positivo di rafforzamento, il nostro interesse ed <strong>entusiasmo</strong> verso tale cosa.</p>
<p><strong>2)</strong> La seconda chiave è quella della <span style="color: #ff6600;"><strong>Tenacia</strong></span>, della pazienza, della perseveranza, che porta ad &#8220;<em>identificare un obiettivo e inseguirlo</em>&#8220;, che aiuta a &#8220;<em>tener duro</em>&#8221; ed a sopportare la &#8220;<em>fatica</em>&#8221; della semina con la <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/05/lavoro-speranza-passione-futuro/" target="_blank"><strong>speranza</strong> </a>del raccolto. Come afferma giustamente il giornalista: &#8220;<em>Solo la costanza dei comportamenti produce risultati</em>&#8220;. In questo senso, il talento non è sufficiente: quante persone di talento<strong> &#8220;cadono&#8221; perchè si arrendono,</strong> perchè mollano la presa alle prime difficoltà&#8230;o alle seconde, o anche semplicemente perchè <strong>non sono disciplinate</strong> nel coltivare e far crescere le proprie competenze?</p>
<p>[Questi primi due punti racchiudono perfettamente quelle che abbiamo chiamato "<a href="http://www.coachlavoro.com/2012/06/quali-sono-le-competenze-trasversali-che-fanno-la-differenza-nel-lavoro-e-non-solo/" target="_blank"><strong>competenze personali</strong></a>", composte dalla consapevolezza di sè, dall'orientamento all'obiettivo e dalla gestione delle proprie emozioni.]</p>
<p><strong>3)</strong> La terza chiave è quella del <span style="color: #ff6600;"><strong>Tempismo</strong></span>, del &#8220;carpe diem&#8221; inteso nel senso di saper cogliere le <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/scoprire-le-opportunita-che-ci-circondano/" target="_blank"><strong>occasioni</strong> </a>(più o meno) nascoste in ogni momento, in ogni situazione.  Significa comprendere quello che gli economisti chiamano i &#8220;<strong>trend</strong>&#8221; del mercato, ossia verso dove tendono le esigenze delle aziende (potenziali datori di lavoro) e dei consumatori (potenziali clienti). Bisogna credere (alle opportunità) per veder (le) e bisogna<strong> essere pronti per</strong> poterle <strong>cogliere</strong>. Come scrisse, in tempi non sospetti, Seneca &#8220;<em><strong>La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l&#8217;occasione&#8221;.</strong></em></p>
<p><strong>4)</strong> La quarta chiave è quella della <span style="color: #ff6600;"><strong>Tolleranza</strong>, <span style="color: #000000;">intesa come la capacità di essere </span></span><span style="color: #000000;"><strong>flessibili</strong>, <strong>aperti</strong> a prospettive diverse dalla nostra,</span> a nuove strade che prima non avremmo mai considerato. Significa saper <strong>accettare il cambiamento</strong>, il fallimento, l&#8217;imperfezione.</p>
<p><strong>5) </strong>Se si può, anzi si deve essere tolleranti verso la realtà che molto spesso non è quella che ci si aspetta, è necessario al contempo essere fermi su ciò in cui si crede, sui propri <strong>valori</strong>, che Severgnini chiama <span style="color: #ff6600;"><strong>Totem</strong></span>. Essere <strong>leali, onesti ed etici</strong> si può e si deve, soprattutto in questo momento storico. Sono le <strong>scelte</strong> <strong>individuali</strong> che determinano poi l&#8217;andamento di quelle collettive.</p>
<p><strong>6)</strong> La sesta chiave è quella della <strong><span style="color: #ff6600;">Tenerezza</span></strong>, intesa come morbidezza, che significa saper apprezzare la <strong>qualità</strong>, oltre che la quantità, il <strong>benessere</strong> oltre che la ricchezza, e tutte le fortune &#8220;storiche, geografiche, climatiche, artistiche, alimentari e caratteriali&#8221; di cui noi italiani abbondiamo ma godiamo poco.</p>
<p><strong>7)</strong> La settima chiave è quella della <strong><span style="color: #ff6600;">Terra</span></strong>, intesa come <strong>legame con le proprie origini</strong>, con la propria storia: significa essere &#8220;<strong>radicati</strong>&#8221; senza per questo essere chiusi nel proprio mondo. Anzi, proprio le radici danno quella stabilità che consente poi all&#8217;albero di <strong>aprire</strong> la sua chioma all&#8217;esterno, agli incontri, al confronto, allo <strong>scambio</strong> di vedute.</p>
<p><strong>8)</strong> L&#8217;ultima chiave è quella <span style="color: #ff6600;"><strong>Testa</strong></span>, ovvero dell&#8217;<span style="color: #000000;"><a href="http://www.coachlavoro.com/2012/04/e-meglio-essere-pessimisti-ottimisti-o-realisti/" target="_blank"><span style="color: #000000;"><strong>Ottimismo</strong></span></a></span>, inteso non come cieca credulità, bensì come atteggiamento che <strong>evita le recriminazioni, le lamentele, le delusioni</strong>, non tanto perchè ingiuste o ingiustificate quanto piuttosto perchè inutili e dannose, per noi e per gli altri. Essere ottimisti significa <strong>guardare al futuro</strong>, e non al passato, a quello che sarà e non a quello che è già stato.</p>
<p>Concludo con le parole di Severgnini stesso, che non hanno bisogno di ulteriori commenti: &#8220;<em>Portate talento, tenacia, tempismo e tolleranza in ciò che fate. Difendete i vostri ideali, guardate la vita con ironia, non dimenticate chi siete e da dove venite&#8230;.Ripeto: voi non potete sognare, voi dovete farlo. Questo è l&#8217;unico ordine. Gli altri erano solo consigli.</em>&#8221;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_16/cari-ragazzi-dovete-sognare-otto-consigli-per-il-futuro-beppe-severgnini_8fdc6136-1751-11e2-834a-587475fb3e23.shtml" target="_blank">Corriere.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Quali sono i nostri (veri) limiti?</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2012 09:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cercare & Trovare Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[In molti articoli su come cercare e trovare lavoro abbiamo affrontato il tema dei limiti che possono ostacolare nella ricerca del lavoro: la mancanza di un obiettivo chiaro, scarsa consapevolezza delle proprie competenze e soprattutto un atteggiamento “pessimista” nei confronti della realtà e delle proprie possibilità di riuscita. Le obiezioni che possono essere rivolte a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/10/ostacolo-limite.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2350" title="limite ostacolo" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/10/ostacolo-limite-288x300.jpg" alt="" width="288" height="300" /></a>In molti articoli su come <a href="http://www.coachlavoro.com/category/cercare-trovare-lavoro/" target="_blank"><strong>cercare e trovare lavoro</strong></a> abbiamo affrontato il tema dei limiti che possono ostacolare nella ricerca del lavoro: <strong>la mancanza di un obiettivo</strong> chiaro, <strong>scarsa consapevolezza</strong> delle proprie competenze e soprattutto un <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/10/per-non-scoraggiarti-nella-ricerca-impara-dai-premi-nobel/" target="_blank"><strong>atteggiamento “pessimista”</strong> </a>nei confronti della realtà e delle proprie possibilità di riuscita.<br />
Le <strong>obiezioni</strong> che possono essere rivolte a questa visione riguardano fondamentalmente la <strong>situazione esterna del mercato del lavoro</strong> su cui il singolo evidentemente ha poche possibilità di impatto.<br />
Il ragionamento è il seguente: “<em>Io posso avere anche le idee chiare, posso essere consapevole e fiducioso delle mie qualità ed avere una visione piena di speranza e ottimismo, ma se c’è la crisi, se le aziende chiudono (altro che assumere!) io che ci posso fare?</em>”</p>
<p>Ebbene, la prima cosa da fare è mettere in discussione i presupposti:</p>
<ol>
<li><strong> Sei proprio sicuro di <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/01/obiettivo-specifico-e-strategie-mirate-per-trovare-lavoro/" target="_blank">sapere cosa vuoi fare</a></strong>, che tipo di lavoro è più adatto a te, in quale azienda e settore aziendale vuoi lavorare e perché?</li>
<li><strong> Conosci davvero a fondo <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/07/riconoscere-e-valutare-le-proprie-competenze-sul-lavoro/" target="_blank">le tue capacità</a></strong>, conoscenze e qualità, ossia le tue competenze (tecniche, di settore e trasversali)? <strong>Sei in grado di promuoverle efficacemente e di valorizzarle</strong> (sul Cv, nei colloqui…) quando ti proponi?</li>
<li>E infine, hai davvero un <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/12/essere-convinti-di-se-stessi-per-essere-convincenti-sul-lavoro/" target="_blank"><strong>atteggiamento mentale sicuro e fiducioso?</strong></a> Oppure il <strong>“germe” del dubbio e della paura</strong> del fallimento e/o i <strong>virus</strong> dell’insicurezza cronica e del pessimismo cosmico stanno covando dentro di te opponendo resistenza?</li>
</ol>
<p>Ora mettiamo che una persona risponda affermativamente a tutte le domande precedenti…ma non stia ancora trovando lavoro: questo sembrerebbe confermare che la <strong>causa</strong> di tutto sia solamente <strong>esterna</strong>: <strong>la crisi, il mercato, le aziende e…ah, dimenticavo…i selezionatori&#8230;!</strong></p>
<p><strong></strong><br />
Per quanto riguarda le nostre <strong>possibilità di azione</strong>, sono sempre stata convinta che questa dipendano dal livello in cui ci muoviamo: quello della <strong>realtà interna</strong> o quello della<strong> realtà esterna</strong>.<br />
Sul <strong>primo livello</strong>, che comprende la nostra <strong>mente</strong> e il nostro <strong>corpo</strong>, i nostri <strong>pensieri</strong>, le nostre <strong>emozioni</strong> e i nostri <strong>comportamenti</strong>, abbiamo il <strong>massimo delle possibilità di controllo</strong> in quanto, per definizione, <strong>dipendono esclusivamente da noi!</strong> Questo chiaramente non significa che sia facile gestire noi stessi…ma millenni di studi fatti dalla filosofia e dalle religioni e più di recente dalle scienze e dalla psicologia ci hanno dato infiniti strumenti di intervento.<br />
Ma sul <strong>secondo livello</strong>, sul mondo che ci circonda, che possibilità di controllo abbiamo? Qui ci sono dei <strong>limiti che non possiamo superare</strong>…o forse sì?!</p>
<p>Sono rimasta fortemente impressionata, come credo anche molti di voi, dall’impresa di <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_14/baumgartner-impresa-oltre-muro-del-suono_83ac1a02-1628-11e2-9913-5894dabaa4c4.shtml" target="_blank"><strong>Felix Baumgartner</strong></a>: l’austriaco che si è lanciato nel vuoto da un’altezza “spaziale” di <strong>39km</strong> infrangendo contemporaneamente ben <strong>3 record:</strong></p>
<ol>
<li>Altezza massima raggiunta da un pallone aerostatico con equipaggio (39.060 m)</li>
<li>Altezza maggiore di un lancio da pallone aerostatico (idem come sopra)</li>
<li>Velocità massima raggiunta da un uomo in caduta libera (1.342 km/h) pari a mach 1,24 (Mach 1 è la velocità del suono).</li>
</ol>
<p>La caduta è durata in totale più di 5 minuti……<br />
Forse solo le immagini, più che le parole, riescono a descrivere questa incredibile impresa…<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/zt6RtmmB8NQ?rel=0" frameborder="0" width="480" height="360"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Che cosa sono i record se non dei limiti abbattuti?</strong></p>
<p>E cosa c’è di più limitante di un <strong>limite “fisico”, materiale?</strong></p>
<p>Il limite dell’altitudine,  il limite della temperatura (- 57 gradi C), il limite del vento?<br />
Baugartner stesso descrive i pericolosi limiti da affrontare, in questa intervista riportata dal <a href="http://www.corriere.it/sport/12_ottobre_05/baumgartner-caduta-libera-oltre-muro-del-suono_f8452f2a-0f25-11e2-8205-e823db4485d4.shtml?fr=correlati" target="_blank">Corriere.it</a>: &#8220;I rischi non sono pochi, per non parlare delle difficoltà prima di raggiungere la stratosfera. Solo un esempio: i primi 300 metri di salita con la capsula sono i più rischiosi, perché se qualcosa andasse storto, non avrei tempo né di uscire dalla capsula dispiegando il mio paracadute, né di aprire quello della capsula stessa».<br />
<strong>Limiti &#8220;fisici&#8221;</strong> che si aggiungono a quelli <strong>fisiologici</strong> e <strong>psicologici</strong> che Felix ha affrontato con una lunga preparazione e similuzioni ad hoc (training mentale, esercizi cardiovascolari, galleria del vento, bungee camping…).<br />
E di certo non si è scoraggiato dopo che i primi 2 tentativi di lancio (l’8 e 9 ottobre) erano falliti a causa delle condizioni metereologiche (altro limite esterno)! Quindi questa impresa conferma anche, tra le altre cose, l&#8217;importanza della preparazione, dell&#8217;allenamento, della perseveranza&#8230;.</p>
<p>A questo punto la domanda sorge spontanea: <strong>E se i (veri) limiti fossero davvero solo nella nostra testa?!?</strong></p>
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		<title>Per non scoraggiarti nella ricerca&#8230;impara dai premi Nobel!</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Oct 2012 09:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quante volte hai avuto la tentazione di arrenderti, di mollare la tua ricerca del lavoro piuttosto che il tuo progetto di attività in proprio? Quante volte hai pensato che fosse inutile andare avanti, continuare a rispondere agli annunci, ad inviare CV, a bussare alle porte, a cercare nuovi contatti? Nella maggior parte delle volte si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/10/ricerca-nobel.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2343" title="Ricerca Nobel" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/10/ricerca-nobel-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Quante volte hai avuto la tentazione di <strong>arrenderti</strong>, di <strong>mollare</strong> la tua ricerca del lavoro piuttosto che il tuo <strong>progetto</strong> di attività in proprio?</p>
<p>Quante volte hai pensato che fosse<strong> inutile andare avanti</strong>, continuare a rispondere agli annunci, ad inviare CV, a bussare alle porte, a cercare nuovi contatti?</p>
<p>Nella maggior parte delle volte si parte con entusiasmo nella ricerca (anche se spesso il <strong>germe del dubbio e della paura del fallimento</strong> cova silente!)..poi passano le settimane, i mesi, a volte addirittura gli anni ed i <strong>risultati</strong>, lerisposte <strong>non arrivano</strong>, anzi <strong>si accumulano le delusioni</strong> e le porte in faccia…..</p>
<p>Questo è il terreno fertile per il nostro “germe” che inizia a fare sentire sempre di più la sua presenza, a <strong>colonizzare</strong> sempre più <strong>i nostri pensieri</strong> fino a che, ad un certo punto non stiamo più lottando solo con il mondo esterno ma anche (e soprattutto) con &#8220;lui&#8221; che <strong>dall’interno mina ogni nostra azione</strong> o anelito di <strong>speranza</strong>…! E in questo modo le nostre forze, le nostre energie si disperdono, le possibilità di vittoria per noi si riducono sempre di più!</p>
<p>E’ proprio così che funziona il nostro “germe”: alla fine vuole averla vinta, <strong>vuole convincerci</strong> di aver ragione….<strong>ad abbandonare le armi!</strong> Basta fallimenti, basta delusioni, ritiriamoci dal campo di battaglia, tanto non ne vale la pena!! Meglio non agire o fare solo il minimo indispensabile (ad esempio solo un clic ad un annuncio, senza alcuna convinzione…)!</p>
<p>Intanto il germe va a chiamare i suoi <strong>alleati</strong>, quelli che si trovano più vicini in quel momento, tra i virus dell’insicurezza cronica e quelli del pessimismo cosmico (e nei casi peggiori, riesce a chiamarli in campo entrambi…e allora son davvero dolori!).</p>
<p><strong>I virus dell’insicurezza cronica</strong> rispondono al motto: “ <em><strong>Io non valgo niente</strong></em>” e marciano sulle convinzioni di <strong>incapacità</strong>, di <strong>sfiducia</strong> in sé stessi, di <strong>disistima</strong>, di essere troppo…o troppo poco, di <strong>non essere mai abbastanza!</strong></p>
<p><strong>I virus del pessimismo cronico</strong> invece hanno come stendardo la &#8220;Luna nera&#8221; e si diffondono inveendo contro il mondo (il governo, le aziende, i selezionatori, ecc&#8230;), <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/guardare-la-realta-con-occhi-nuovi/" target="_blank"><strong>lamentandosi del presente</strong></a> e lanciando <strong>fosche previsioni sul futuro</strong>&#8230;!</p>
<p>Entrambi i <strong>virus</strong> sono molto <strong>pericolosi</strong> perché <strong>tenaci</strong>, non mollano la presa e ricevono forza da tutti quegli <strong>agenti esterni</strong> che pur senza esserne consapevoli, li assecondano (dalle notizie del Tg…ai discorsi di amici e familiari che ci scoraggiano a proseguire nella nostra lotta, e così via&#8230;).</p>
<p>Non solo,  i virus diventano anche <strong>resistenti agli antibiotici</strong>! Tutte le volte che entrano a contatto con una <strong>notizia confortante,</strong> con un <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/05/lavoro-speranza-passione-futuro/" target="_blank"><strong>incoraggiamento</strong></a>, con <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/04/ripartire-come-rinascere-da-una-crisi/" target="_blank"><strong>un’affermazione positiva</strong></a>, persino con un <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/02/come-scrivere-un-cv-efficace-la-nuova-guida-di-coachlavoro/" target="_blank"><strong>suggerimento pratico</strong></a>, alzano gli scudi, bollandoli come nemici e non facendoli neanche passare!!</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>E’ possibile guarire dal germe e dai virus?!?</strong> </span></p>
<p>Ovviamente “loro” dicono di no, ci vogliono convincere che sia impossibile…..ma noi andiamo a chiedere il parere al <strong>Nobel della Medicina</strong> appena nominato, e ad altri illustri scienziati. John Bertrand Gurdon è un luminare della scienza medica per i suoi studi sullo sviluppo cellulare.  Ebbene, quando era al college, più di 50 anni fa, ricevette un giudizio a dir poco “tranchant” dal suo professore di Biologia che gli disse che le sue ambizioni di diventare scienziato erano “ridicole” e che <strong>non avrebbe avuto &#8220;nessuna possibilità&#8221; di successo!</strong></p>
<p>A quel punto il germe del dubbio unito al virus dell’insicurezza hanno avuto campo libero tanto che John stava per iscriversi a lettere classiche! Ma probabilmente la passione per la scienza era ancora viva dentro di lui tanto che quando lo chiamarono nel dipartimento di Zoologia, lui accettò…. Ed io credo (anche se non ho dati certi per affermarlo) che a quel punto lui prese la <strong>medicina</strong> della <strong>&#8220;voglia di riscatto</strong>” e l’integratore dell’<strong>impegno</strong> e della <strong>volontà</strong> per proseguire i suoi studi e le sue ricerche..fino ai risultati che oggi conosciamo!</p>
<p>Come scrive sagacemente il giornalista de <a href="http://www.lastampa.it/2012/10/09/cultura/le-sue-ambizioni-sono-ridicole-disse-il-professore-al-premio-nobel-aQBEf5UvAomlHI8EDfDeRP/pagina.html" target="_blank"><strong>La Stampa</strong></a>, quello di Gurdon non è l’unico caso di “genio” incompreso, che ha rischiato di essere contagiato da “germi” e “virus” ma è riuscito (fortunatamente) a sconfiggerli: da Einstein  a Margherita Hack, da Verdi a Tolstoj!</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Chissà qual è il futuro che aspetta TE, se affronterai le tue sfide con le armi della fiducia, della creatività e della perseveranza?</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong> Articolo correlato</strong></em>: <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/04/come-reagire-davanti-ai-fallimenti-e-agli-ostacoli/" target="_blank"><strong>Come reagire davanti ai fallimenti e agli ostacoli</strong></a></p>
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		<title>Scoprire le opportunità che ci circondano</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 11:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli articoli precedenti abbiamo parlato dell’importanza di ripartire da sé stessi e di imparare a guardare la realtà in modo diverso, specialmente in un momento incerto e turbolento come questo. Alcuni giustamente possono obiettare che anche se ci mettiamo a meditare o indossiamo gli occhiali rosa, la realtà non cambia! Lo dicono tutte le statistiche: [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/opportunità.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2332" title="opportunità" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/opportunità-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Negli articoli precedenti abbiamo parlato dell’importanza di <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/prendere-in-mano-le-redini-della-propria-vita/" target="_blank">ripartire da sé stessi </a>e di imparare a <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/guardare-la-realta-con-occhi-nuovi/" target="_blank">guardare la realtà in modo diverso</a>, specialmente in un momento incerto e turbolento come questo.</p>
<p>Alcuni giustamente possono obiettare che anche se ci mettiamo a meditare o indossiamo gli occhiali rosa, <strong>la realtà non cambia!</strong> Lo dicono tutte le statistiche: siamo in recessione (in Italia ma anche nel resto d’Europa), le aziende (così come i negozi e le piccole attività imprenditoriali) chiudono, la disoccupazione aumenta…e nel frattempo c’è sempre qualcuno che continua a rubare i soldi come se non fosse niente…!</p>
<p>E quindi, di cosa stiamo parlando?!</p>
<p>Di un concetto quanto mai complesso, quello di <strong>REALTA</strong>’ , sul quale filosofi e fisici, psicologi e antropologi continuano a dibattere senza tregua tra materialisti-assolutisti e costruttivisti-relativisti…</p>
<p>Senza addentrarci nei massimi sistemi, quello che vogliamo esprimere è semplicemente che ciò che chiamiamo realtà può essere visto sotto (infiniti?) <strong>punti di vista differenti</strong> e che in base agli <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/guardare-la-realta-con-occhi-nuovi/" target="_blank"><strong>occhiali che indossiamo</strong></a> (ossia in base alla concezione del mondo che abbiamo) possiamo percepire <strong>differenti dimensioni o aspetti della realtà!</strong></p>
<p>Hai presente gli occhiali 3d (rossi e blu)? Se li usi per guardare questo video avrai una percezione decisamente diversa rispetto a quella che avresti ad occhio nudo!<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/Zb8N7jyKM88?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quindi la logica è quella di <strong>ampliare la propria prospettiva</strong>, di <strong>andare al di là di quella “esistente”</strong> e di <strong>aggiungere dimensioni nuove</strong> a ciò che viene percepito come limitato o limitante!</p>
<p>Se credi che di opportunità (di lavoro, di business, di crescita finanziaria) non è possibile trovarne in questo momento perché non ce ne sono, non le vedrai e quindi finirai per avere ragione!</p>
<p>Il presupposto di questo articolo “<strong>scoprire le opportunità che ci circondano</strong>” è proprio questo: ci sono delle <strong>opportunità</strong> più o meno <strong>vicine</strong> a noi, più o meno <strong>nascoste</strong>, che però possiamo vedere…o andare a scovare solo se ci mettiamo alla loro ricerca, se apriamo occhi, orecchie e tutti i nostri sensi per percepirle!</p>
<p>Ti è mai capitato lo “strano” effetto per cui, dopo aver parlato con qualcuno di un titolo di un libro o di un autore, vai in libreria, magari quella che frequenti abitualmente, e trovi immediatamente proprio quel libro, che magari stava lì da mesi ma che tu <strong>non avevi neppure notato?</strong></p>
<p>Si tratta del fenomeno, noto in psicologia, dell’<strong>attenzione</strong> guidata dal <strong>SAR</strong> (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Reticular_activating_system" target="_blank"><em>sistema di attivazione reticolare</em></a>) , un’area del nostro cervello che <strong>seleziona</strong> tra gli infiniti <strong>stimoli</strong> che riceviamo, quelli più “<strong>salienti</strong>” per noi, in base alle nostre esperienze e aspettative. In pratica percepiamo ciò che siamo abituati a percepire e ciò che ci aspettiamo di percepire!</p>
<p>Applicando questo meccanismo al mondo del <strong>lavoro</strong>, possiamo notare, ad esempio, come si tende a prestare maggiore attenzione e quindi ad avere maggiori informazioni  sulle <strong>aziende</strong> in crisi (anche perché siamo bombardati dai media!), piuttosto che a quelle <strong>che stanno aprendo</strong>, che stanno <strong>resistendo</strong> o che addirittura si stanno <strong>espandendo</strong> (anche se fossero poche…questo non significa che non esistano!).</p>
<p>Inoltre se ci concentriamo solo sulla ricerca tramite annunci sui siti specializzati, perdiamo di vista le <strong>opportunità che viaggiano altrove</strong>: <strong>fuori</strong> (contatti, conoscenze)<strong> e dentro la rete</strong> (social network, news riguardanti le aziende o il territorio, ecc…).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In sintesi, se crederai che le <strong>opportunità per te esistono</strong>, inizierai a percepirle, magari all’inizio da lontano, poi piano piano sempre più vicine. Se le percepirai, inizierai ad <strong>agire</strong> per <strong>avvicinarti</strong>, per <strong>coglierle</strong>&#8230; o per <strong>costruirle</strong>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Concludiamo con una divertente battuta di <strong>Woody Allen</strong>: “<em>È chiaro che il futuro offre grandi opportunità. È anche disseminato di trabocchetti. Il trucco consiste nell’evitare i trabocchetti, prendere al balzo le opportunità e rientrare a casa per l’ora di cena.”</em></p>
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		<title>Lavorare online: una possibile risposta alla crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Sep 2012 13:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblico volentieri un guest post proposto dal sito lavorareonline.org La crisi economica in Italia vede piccoli lampi di ripresa, ma molti sono gli imprenditori che stanno pensando di chiudere la propria attività. Non si tratta solo di piccole e medie imprese, ma di grandi nomi dell&#8217;industria, che puntano al profitto dei piani alti e che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/j0400004.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2337" title="lavoro online da casa" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/j0400004-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Pubblico volentieri un guest post proposto dal sito lavorareonline.org</em></p>
<p>La <strong>crisi economica</strong> in Italia vede piccoli lampi di ripresa, ma molti sono gli imprenditori che stanno pensando di chiudere la propria attività. Non si tratta solo di piccole e medie imprese, ma di grandi nomi dell&#8217;industria, che puntano al profitto dei piani alti e che trovano una soluzione solo nello spostare la produzione in altri paesi, lasciando lavoratori in mobilità, in cassa integrazione o a casa con lettera di licenziamento, pur di sopravvivere. Lo fanno perché le tasse da pagare allo Stato sono ingenti, soprattutto per quanto riguarda quelle che ruotano intorno all&#8217;assunzione o al mantenimento di un lavoratore, per questo si spostano verso paesi in via di sviluppo dove il prezzo della manodopera e del lavoro è più basso. Dai call center alle industrie che hanno fatto la storia dell&#8217;economia del paese, la <strong>delocalizzazione delle aziende</strong> è un fenomeno sempre più diffuso in Italia. L&#8217;emigrazione è verso al Cina, il Vietnam, la Thailandia e ultimamente anche verso i paesi dell&#8217;Est e quelli Nordafricani.</p>
<p>La Fiat, ad esempio, ha stabilimenti perfettamente funzionati e produttivi in Polonia, Serbia, Russia, Brasile, Argentina, anche la Geox ha spostato la produzione in Brasile mentre Tim, Vodafone, Sky Italia hanno call center in Albania, la Stefanel e la Benetton sono in Croazia. Qui rimangono in pochi e ultimamente il terremoto in Emilia ha danneggiato molte aziende del settore farmaceutico che stanno ipotizzando la possibilità di delocalizzare a breve termine.</p>
<p>Alcune di queste occupazioni potrebbero essere svolte in modo diverso grazie al <strong>lavoro online</strong>, inoltre utilizzando le nuove tecnologie il prezzo per ogni lavoratore potrebbe diminuire notevolmente, considerando che <a href="http://www.lavorareonline.org/il-lavoro-nel-periodo-di-crisi-3117.html">lavorare da casa</a> è un vantaggio anche per le aziende in quanto è possibile <strong>ridurre i costi di ufficio, assicurazioni sul posto di lavoro, assicurare orari flessibili e ridurre lo stress dell’assunto.</strong></p>
<p>Chi vuole <strong><a href="http://www.lavorareonline.org/il-lavoro-nel-periodo-di-crisi-3117.html">lavorare online seriamente</a></strong>, effettuando ad esempio lavori di <strong>contabilità</strong>, <strong>gestione clienti/fornitori, marketing</strong> può utilizzare le nuove tecnologie  che assicurano una comunicazione continua e di qualità eliminando quindi la necessità di una presenza fisica sul posto di lavoro.</p>
<p>Inoltre per alcune tipologie di aziende, ad esempio quelle impiegate nel mondo <strong>ICT</strong>, il <a href="http://www.lavorareonline.org">lavoro sul web</a> è ormai una realtà. Ad esempio un <strong>programmatore </strong> (che sviluppa un progetto che non richiede un lavoro in team ) non ha alcuna necessità di recarsi sul posto di lavoro riducendo così il costo per l’azienda ed aumentando, in alcuni casi, la propria produttività e le ore di lavoro svolte.</p>
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		<title>Guardare la realtà con occhi nuovi</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Sep 2012 08:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non ho un lavoro..non sono soddisfatta del lavoro che sto facendo……non ho possibilità di cambiare……è inutile cercare, tanto non si trova nulla……il lavoro non c’è….non ci sono soldi…..non ho nessuno che mi aiuta….&#8221; Quante volte ti sono passati questi pensieri nella testa? Probabilmente molto spesso, considerando il momento attuale, i discorsi degli amici o in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/occhi-nuovi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2321" title="boy looking through binoculars" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/occhi-nuovi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>&#8220;Non ho un lavoro..non sono soddisfatta del lavoro che sto facendo……non ho possibilità di cambiare……è inutile cercare, tanto non si trova nulla……il lavoro non c’è….non ci sono soldi…..non ho nessuno che mi aiuta….&#8221;</em></p>
<p>Quante volte ti sono passati questi <strong>pensieri</strong> nella testa? Probabilmente molto spesso, considerando il momento attuale, i discorsi degli amici o in televisione, le nostre stesse difficoltà e frustrazioni su cui tendiamo a <strong>rimuginare</strong>…</p>
<p>Ebbene, questi pensieri sono più forti di quanto noi stessi ci rendiamo conto, perché sono “contagiosi”, ossia attraggono pensieri simili e tendono a confermarsi (mai sentito parlare della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Profezia_che_si_autoadempie" target="_blank"><strong>profezia che si autoavvera</strong></a>?): quindi alla fine i <strong>pensieri</strong>, soprattutto se ripetuti con una certa intensità emotiva, <strong>diventano</strong> la <strong>realtà</strong>!</p>
<p>Questo fenomeno è stato scoperto e studiato da vari approcci più o meno scientifici: dalla legge dell’attrazione alla psicologia costruttivista fino alla fisica quantistica!</p>
<p><strong>Quello che pensiamo e sentiamo influenza il modo in cui percepiamo la realtà:</strong> la nostra attenzione seleziona, tra gli infiniti stimoli che riceviamo, proprio quelli più in sintonia con i nostri pensieri ed emozioni. Sulla base di questi stimoli noi agiamo in un certo modo, ricevendo come effetto una conferma delle nostre aspettative (spesso inconsce), creando quindi un circolo che si autoalimenta!</p>
<p>Cosa significa questo? Che la <strong>realtà</strong> (personale, affettiva, economica, lavorativa) che stiamo vivendo dipende da quello che abbiamo pensato, sentito e agito nel <strong>passato</strong> e da quello che stiamo pensando, sentendo e facendo in questo momento <strong>presente</strong>!</p>
<p>Attenzione, questo non significa, almeno secondo il mio punto di vista, non essere toccati dai <strong>fattori esterni a noi</strong> (la famiglia, gli amici, la classe sociale di appartenenza, la cultura dominante, la politica, l’economia&#8230;), che abbiamo approfondito anche in <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/09/prendere-in-mano-le-redini-della-propria-vita/" target="_blank"><strong>questo articolo</strong></a>, ma che siamo noi a <strong>decidere</strong> (nella maggior parte dei casi, inconsciamente) se <strong>lasciarci condizionare</strong> o meno da essi.</p>
<p>Di fatto questo approccio ribalta la concezione “materialista” dominante, secondo cui invece la vita del singolo individuo e della società è determinata proprio da fattori esterni (ecc…) su cui di fatto non abbiamo possibilità di intervento! <strong>Se infatti la “causa” di ciò che ci accade è esterna a noi</strong>, questo non solo riduce o addirittura <strong>annulla la nostra responsabilità</strong> individuale, ma al contempo impedisce anche qualunque <strong>possibilità di intervento</strong>, bloccando sul nascere ogni tentativo di azione!</p>
<p>Guarda questo <strong>video</strong> (forse ti sarà già capitato di vederlo su internet):<br />
<iframe src="http://www.youtube.com/embed/qOEMx9JfR9o" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p>Racconta una giornata qualunque di un uomo qualunque, tra “incidenti” e “contrattempi” che causano nervosismi, arrabbiature e in generale malessere, finchè non inizia a <strong>guardare gli altri in modo diverso</strong>, a comprendere ed accogliere la loro diversità, uscendo da una visione egocentrica e mettendosi nei loro panni&#8230;<strong></strong></p>
<p>Se ci pensi questa stesso approccio può essere applicato ad ogni aspetto della tua vita: questo significa che è possibile <strong>percepire quello che ti accade in modo diverso!</strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Con quali occhiali stai guardando il mondo? Che lenti hanno? Che filtri hanno?</strong></span></p>
<p>E se provassi ad indossare un nuovo modello? Magari prendendolo in prestito da<strong> libri che ti ispirano</strong> o, ancora meglio, da quelle <strong>persone che riescono a vivere la vita con serenità e fiducia, che si danno da fare e ottengono dei risultati?</strong></p>
<p>Tornando nel campo del lavoro, potresti ad esempio confrontarti con <strong>chi sta facendo un lavoro che lo soddisfa e lo realizza</strong>, oppure con chi si sta <strong>muovendo nel mercato del lavoro con un approccio differente dal tuo</strong>, con risultati interessanti,  oppure ancora con chi magari sta <strong>costruendo un suo progetto professionale, un&#8217;attività imprenditoriale</strong>, ecc&#8230;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Com’è la realtà vista con i loro occhiali? Quali orizzonti si aprono? Quali nuove sfumature appaiono?</strong></span></p>
<p>E&#8217; proprio vero che, come scrisse Proust in uno degli aforismi che preferisco: <em><strong>&#8220;L&#8217;unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell&#8217;avere nuovi occhi&#8221;!</strong></em></p>
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		<title>Prendere in mano le redini della propria vita</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2012 11:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante le vacanze, brevi o lunghe che siano state, abbiamo avuto la possibilità di sospendere il nostro “tran tran” quotidiano, di cambiare i nostri ritmi di vita, di visitare posti nuovi e di incontrare persone diverse….insomma di distaccarci dalle nostre abitudini e di vivere in modo diverso… Probabilmente abbiamo anche avuto più tempo e più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/mani-vita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2316" title="Prendi in mano la tua vita" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/09/mani-vita-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Durante le vacanze, brevi o lunghe che siano state, abbiamo avuto la possibilità di sospendere il nostro “tran tran” quotidiano, di cambiare i nostri ritmi di vita, di visitare posti nuovi e di incontrare persone diverse….insomma di distaccarci dalle nostre abitudini e di vivere in modo diverso…</p>
<p>Probabilmente abbiamo anche avuto più tempo e più spazio per <strong>stare con noi stessi</strong>, immersi nella natura…e nel flusso dei nostri pensieri…..</p>
<p>Poi siamo rientrati a casa, al lavoro (o davanti al pc alla ricerca di un lavoro!) e tutto è ricominciato come se nulla fosse successo, ci siamo lasciati <strong>riassorbire dalle attività quotidiane</strong>, abbiamo continuato a fare più o meno ciò che avevamo sempre fatto, a fare ragionamenti simili a quelli che facevamo prima di partire…</p>
<p>Il panorama marino…o alpino che contemplavamo dalla nostra finestra in vacanza, viene sostituito da quello cittadino, l’aria fresca e profumata da quella stantia ed inquinata, i suoni della natura, dai rumori del traffico…….ed anche i nostri <strong>pensieri</strong> e le nostre <strong>emozioni</strong> si tramutano di conseguenza, divenendo <strong>più cupi e pesanti</strong>…</p>
<p>Ri-accendiamo la TV, che avevamo tenuto più spenta durante le vacanze, e veniamo sommersi da <strong>notizie sconfortanti</strong>, da statistiche economiche in picchiata e da parole <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/05/lavoro-speranza-passione-futuro/" target="_blank"><strong>senza speranza</strong></a>…. Ri-vediamo i nostri vecchi amici, e riprendiamo discorsi interrotti su problemi familiari, economici, sul lavoro che non si trova…..</p>
<p>Ed ecco che la nostra vita riprende a scorrere, come un <strong>fiume grigio</strong> verso una foce paludosa…….</p>
<p>Siamo come dei liquidi che si adattano al contenitore in cui sono versati, assumendone la forma e le caratteristiche, senza che questo sia frutto di una scelta da parte nostra, o meglio, di una scelta consapevole!</p>
<p><strong><span style="color: #ff6600;">Da cosa siamo influenzati?</span></strong></p>
<p>Da moltissimi fattori, sia esterni che interni!</p>
<p>Il più ampio e pervasivo fattore è sicuramente quello <strong>culturale</strong>: il modo di percepire, sentire e interpretare la realtà che ci circonda è strettamente collegato alla società in cui viviamo, ai valori, alle convinzioni, così come al linguaggio che utilizziamo per descrivere ciò che accade.</p>
<p>E poi c’è il fattore <strong>sociale</strong>, che è composto dalle nostre relazioni con i  familiari, gli amici, i gruppi e le associazioni che frequentiamo: ciascuno ci rimanda la propria visione della vita nonché l’immagino di quello che siamo! Chiaramente siamo stati noi, nel tempo a portare agli altri le tessere che compongono questa immagine, che per sua natura è statica, e abbiamo finito poi per esserne a nostra volta influenzati!</p>
<p>E infine di sono i <strong>fattori interiori</strong>: nella nostra mente abbiamo costruito, in base alle nostre esperienze e a quello che ci viene comunicato dagli altri e dalla nostra cultura, degli schemi su noi stessi, su come siamo fatti, su quello che possiamo o non possiamo fare, ed in generale, su come funziona il mondo….</p>
<p>Tutte queste <strong>voci dentro e fuori di noi ci sommergono</strong> tanto da impedirci di ascoltare la nostra voce interiore più profonda, oppure soffocano sul nascere ogni sua velleità di cambiamento con un coro di “<em>Non è possibile, non lo puoi fare, questa è la realtà, non la puoi cambiare!</em>”&#8230;.</p>
<p>Oppure semplicemente siamo inebetiti dal <strong>ronzio piatto della quotidianità</strong>, o ancora, <strong>distratti da sirene che reclamano la nostra attenzione!</strong></p>
<p>Tutto questo accade senza nemmeno che ne rendiamo conto, ma se restiamo <strong>vigili e consapevoli</strong> di noi stessi, possiamo “stoppare” voci, ronzii e rumori di sottofondo, e sintonizzarci invece su altri canali, <strong>scegliamo la musica che più ci risuona dentro e ci dona energia!</strong></p>
<p>Ri-prendiamoci ogni giorno un <strong>momento di “vacanza da noi stessi”</strong> (o meglio da ciò che siamo soliti dire, fare e pensare), torniamo ad ascoltarci in silenzio…..e dalla nostra <strong>fonte interiore</strong> sgorgherà un rivolo di acqua fresca che piano piano, giorno dopo giorno, diventerà un <strong>torrente</strong>, di cui saremo noi stessi a <strong>tracciare il percorso!</strong></p>
<p>Prendiamo consapevolezza di tutto ciò che sta condizionando la nostra vita in questo momento, quei <strong>pensieri e quelle convinzioni che la stanno limitando e non lasciamo che siano queste a decidere il nostro destino!</strong></p>
<p>Se iniziamo a pensare e sentire in modo diverso da quello abituale, se siamo più consapevoli, positivi e costruttivi, anche le nostre azioni procederanno di conseguenza&#8230;.e le azioni daranno dei frutti che cambieranno noi stessi e la nostra vita!</p>
<p>Sta a noi la scelta se <strong>vivere la nostra vita</strong>, o quella di altri, se <strong>vivere una vita piena</strong> ancichè mediocre!</p>
<p>Come disse Giovanni Paolo II in una delle sue espressioni più note che vale sempre la pena citare: “<em><strong>Prendete in mano la vostra vita, e fatene un capolavoro!”</strong></em></p>
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		<title>La situazione del mercato del lavoro in Italia a Luglio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 15:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal mondo del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ad un anno esatto dalla pubblicazione dell’articolo sui dati del mercato del lavoro a Luglio 2011, credo sia utile riesaminare la situazione occupazionale in Italia, per cercare di fare un bilancio dei primi mesi del 2012 ed ipotizzarne l’andamento nel breve termine. Come ho scritto più volte, sono convinta che il punto di partenza per [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/07/mercato-lavoro-2012.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2304" title="mercato del lavoro" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2012/07/mercato-lavoro-2012-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Ad un anno esatto dalla pubblicazione dell’articolo sui <a href="http://www.coachlavoro.com/2011/09/i-lavori-piu-richiesti-ed-i-settori-piu-attivi-i-dati-a-luglio-2011/" target="_blank">dati del mercato del lavoro a Luglio 2011</a>, credo sia utile riesaminare la situazione occupazionale in Italia, per cercare di fare un <strong>bilancio dei primi mesi del 2012</strong> ed ipotizzarne l’andamento nel breve termine.</p>
<p>Come ho scritto più volte, sono convinta che il punto di partenza per la ricerca del lavoro sia rappresentato da noi stessi, dalle nostre inclinazioni personali, dalle nostre motivazioni e dalle nostre competenze. Se è vero che non bisogna “ignorare la realtà” (per quanto sulla &#8220;realtà&#8221; di questo termine si potrebbe aprire una lunga discussione filosofica…!), è altrettanto vero che <strong>partire solo da ciò che esiste</strong> (o meglio, da ciò che noi percepiamo e crediamo possibile) rischia di essere <strong>troppo limitante!</strong></p>
<p>Invece, <strong>dopo aver preso consapevolezza</strong> di chi siamo, di cosa vogliamo e di cosa sappiamo fare, possiamo (e dobbiamo) <strong>confrontarci con il mercato</strong>, per cercare punti di contatto, strade da percorrere ed opportunità da cogliere&#8230;</p>
<p>E’ importante quindi saper <strong>leggere il mercato</strong> per comprenderne il “trend”: i settori in “declino” e quelli in crescita, le professionalità più e meno richieste, ecc.</p>
<p>Questo tipo di analisi andrebbe condotta in modo dettagliato e sistematico sul proprio territorio di riferimento, su aziende e professionalità specifiche perché ciascuno di questi aspetti ha le proprie peculiarità!</p>
<p>Per gli scopi di questo articolo, ci manterremo a livello generale, elaborando i dati su scala nazionale rilevati dall’<strong>ISTAT</strong>, dal sistema <strong>Excelsior</strong> di Unioncamere, dalla <strong>CGIA</strong> di Mestre e dalle rilevazioni dell’agenzia <strong>Manpower</strong> (per l’elenco completo delle fonti, vedi in fondo all’articolo)</p>
<p>Vi anticipo (anche se non ce ne sarebbe bisogno, visti i bollettini di guerra diffusi dai media) che i dati non sono positivi: l’Italia è in recessione e il mercato del lavoro è piuttosto stratico, frenato dall’incertezza sull’evoluzione politica ed economica del Paese. Ma all’interno di un quadro di certo non roseo, anziché rinfocolare facili allarmismi, cerchiamo di scoprire quali sono i <strong>settori più solidi</strong>, che nonostante tutto stanno reggendo alla crisi, quali sono le<strong> aree geografiche più dinamiche</strong>, e quali sono le <strong>figure professionali più richieste.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Dati sull’occupazione e disoccupazione</strong></span></p>
<p>Secondo gli ultimi dati ISTAT, a <strong>maggio 2012</strong> gli occupati sono <strong>23.034 mila</strong>, in lieve aumento rispetto ad un anno fa, con una crescita dello 0,4% (98 mila persone).</p>
<p>Il <strong>tasso di occupazione</strong> è pari al <strong>57,1%</strong>, mentre il <strong>tasso di disoccupazione</strong> si attesta al <strong>10,1%</strong>, in aumento di 1,9 punti percentuali rispetto all&#8217;anno precedente.</p>
<p><strong>Il tasso di inattività</strong> (ovvero di coloro che non lavorano e non cercano lavoro) si posiziona al <strong>36,5%</strong>, con una riduzione di 1,4 punti su base annua.</p>
<p>Questo significa, se la mia logica statistica non mi inganna, che rispetto al significativo calo dell’occupazione del 2011, il 2012 è in leggera ripresa: ci sono quasi 100mila persone che l’anno scorso stavano a casa e che in un anno invece hanno trovato un lavoro. L’aumento della disoccupazione è legato anche (ma non solo ovviamente!) alla <strong>diminuzione del tasso di inattivi</strong>: rispetto al 2011 ci sono quindi più persone che si stanno muovendo alla ricerca di un lavoro.  Rimane comunque molto alto il dato che <strong>1 persona su 3 non ha lavoro e non lo cerca</strong> perché stanca e scoraggiata. Certamente se gli inattivi si mettessero sul mercato, ci sarebbe molta difficoltà ad assorbirli tutti, ma se invece riuscissero a <strong>collocarsi</strong> oppure a <strong>crearsi un lavoro</strong>, quanta ricchezza in più sarebbe prodotta nel nostro Paese?</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>La propensione ad assumere delle imprese</strong></span></p>
<p>Il secondo trimestre del 2012 (aprile-giugno) ha segnato un lieve incremento nella propensione delle aziende ad assumere, mentre invece nel terzo trimestre (luglio-settembre) si registra una nuova flessione, limitata almeno in parte dai lavori stagionali (nell’agricoltura, nell’alimentare, nel turismo, nella ristorazione)</p>
<p>Se allarghiamo la prospettiva al <strong>periodo 2011-2012,</strong> le <strong>assunzioni stagionali</strong> (e quindi a termine) crescono decisamente di più rispetto a quelle dell’anno precedente (+15 mila persone) mentre invece calano quelle non stagionali (-18mila), segno di forte incertezza per i prossimi mesi.</p>
<p>In generale si prevedono <strong>159mila assunzioni</strong> a tempo determinato/indeterminato, a cui si somma la previsione dell’avvio di altre <strong>67mila posizioni</strong> lavorative con contratti “flessibili”.</p>
<p>Il <strong>settore dei servizi</strong> si conferma il bacino di occupazione <strong>maggioritario</strong> (75% contro il 25% dell’industria), anche se nell’ultimo periodo ha subito una contrazione superiore a quella del comparto industriale.</p>
<p>Si confermano <strong>più dinamiche le piccole imprese</strong> (con meno di 50 dipendenti) rispetto alle medio-grandi, con un tasso di entrata di circa 16 su 1000 rispetto a 11 su 1000.</p>
<p>Questo evidenzia ulteriormente come la <strong>ricerca di una nuova occupazione</strong> andrebbe indirizzata meno sui (pochi) pesci grandi (le aziende più note e visibili) e di più su quelle piccole (tanto nascoste quanto dinamiche).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Quali sono le prospettive fino a settembre 2012?</strong></span></p>
<p>Secondo i dati rilevati a giugno dall’Agenzia per il Lavoro Manpower, <strong>l’83% delle imprese non varierà né in positivo né in negativo</strong> il numero dei suoi dipendenti. Ci sarà invece un <strong>8%</strong> che tenderà a <strong>ridurre</strong> il proprio organico, a fronte di un <strong>7%</strong> che lo <strong>incrementerà</strong>. Quest’ultimo dato, anche se non compensa del tutto la perdita di posti di lavoro (il saldo è di -1%) indica chiaramente che, nonostante tutto, il <strong>mercato NON è immobile</strong>.</p>
<p>Se scendiamo nel dettaglio dei differenti settori, c’è purtroppo una netta prevalenza di segni “meno”, rispetto al trimestre precedente: l’<strong>agricoltura</strong>, la <strong>pesca</strong> e le <strong>costruzioni</strong>, che avevano segno positivo ad aprile-giugno <strong>scendono</strong> ora rispettivamente del -4% e del -8%.  Il trend già negativo invece peggiora  per il settore del <strong>commercio</strong> (-9%), quello <strong>minerario</strong> (-11%), dei <strong>trasporti</strong> e delle comunicazioni (-8%).</p>
<p>Restano <strong>stabili le attività manifatturiere</strong>,  il settore <strong>Energia</strong> e quello <strong>sociale</strong>.</p>
<p>Chiudiamo invece con un dato fortemente positivo per il <strong>settore ristorativo-alberghiero</strong> (+23%, dovuto anche alla stagionalità), per quello dei <strong>servizi finanziari/assicurativi e dei servizi alle imprese</strong> (+11%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>I settori più “scoperti” e le figure professionali “introvabili”</strong></span></p>
<p>Secondo i dati di <strong>Unioncamere</strong>,  i settori che registrano più difficoltà di reperimento per le specifiche <a href="http://www.coachlavoro.com/2012/06/competenze-tecniche-e-trasversali-quali-contano-di-piu/" target="_blank">competenze tecniche</a> richieste sono, nell’ordine</p>
<ul>
<li>Tessile e Abbigliamento,</li>
<li>Manutenzione e riparazione impianti</li>
<li>Industria dei metalli,</li>
<li>Mezzi di trasporto</li>
<li>Gomma e plastica</li>
</ul>
<p>tutti con percentuali superiori al <strong>20%</strong>!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, una recente indagine di <strong>Confartigianato</strong> relativa ai dati del 2011 evidenza le <strong>professioni</strong> che vengono <strong>reperite con maggiori difficoltà</strong> o addirittura rimangono scoperte:</p>
<ul>
<li><strong>pavimentatori</strong> e posatori di rivestimenti, in imprese artigiane e industriali (27% su 1.100 richieste)</li>
<li><strong>montatori</strong> di carpenteria metallica (19% su 5.060)</li>
<li><strong>camerieri</strong> (18,5% su 22.460)</li>
</ul>
<p>seguono poi i <strong>meccanici, riparatori e manutentori di automobili, gli attrezzisti di macchine utensili, i sarti e i tagliatori artigianali, i modellisti e i cappellai,</strong> e così via.</p>
<p>Questi dati, che evidenziano una forte richiesta di <strong>professioni operative e manuali,</strong> sono confermati anche da una recente ricerca di Fondimpresa del Veneto, secondo la quale sono introvabili <strong>ciabattini, mulettisti</strong> ed anche gli <strong>infermieri</strong>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le aree più attive</strong></span></p>
<p>Le imprese più dinamiche sono quelle operanti nelle regioni del <strong>Nord ovest</strong> che raccoglieranno il <strong>24%</strong> delle assunzioni. In miglioramento anche la propensione delle aziende del <strong>Sud</strong> e delle Isole (pari al <strong>32%</strong> sul totale). Peggiorano invece le cose rispetto al trimestre precedente soprattutto al Centro e al Nord est con un’incidenza rispettivamente del 16% e del 27% sul totale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Le professionalità più richieste</strong></span></p>
<p>Prendendo in considerazione di dati di maggio e giugno riportate dal sito <strong>miojob</strong> di Repubblica, che raccoglie annunci di lavoro, le più ricercate sono le figure nell’ambito della <strong>Produzione</strong>: Ingegneri elettrotecnici, periti meccanici, capi cantiere e addetti alla produzione. Subito dopo ci sono le professioni nell&#8217;<strong>Amministrazione, finanza e controllo</strong>: Addetti paghe e contributi, addetti alla contabilità, Responsabili amministrativi , Responsabili di tesoreria, Addetti alla gestione del credito, Controller.</p>
<p>Dietro di loro, al terzo posto, troviamo i professionisti attivi nell&#8217;area <strong>Ricerca&amp;Sviluppo</strong> e l&#8217;area <strong>Tecnica</strong>, seguiti dagli <strong>operatori nel turismo</strong> e poi quelli nel <strong>commerciale</strong> e nelle <strong>vendite</strong>.</p>
<p>Meritano inoltre di essere citate per la loro predominanza in valore assoluto, specie nel periodo estivo, le <strong>figure nel settore della ristorazione</strong> e del turismo (cuochi e camerieri soprattutto) che sono ben <strong>35mila</strong> in valore assoluto, seguiti con forte distacco dal personale non qualificato nei servizi (15mila) e dai commessi (10mila)</p>
<p>Nel prossimo trimestre, in base ai recenti dati di Unioncamere, si assiste ad una forte <strong>flessione per le professioni “intermedie”</strong> (impiegatizie) mentre le figure poste alle estremità della scala delle professionalità, vale a dire le <strong>professioni dirigenziali, tecniche, intellettuali e di alta specializzazione</strong> da un lato, e le <strong>professioni operaie e non qualificate</strong> dall’altro, saranno invece meno sfavorite.</p>
<p>Se si guarda al dettaglio delle singole professioni, quelle che potrebbero registrare un incremento delle opportunità di assunzione saranno gli<strong> specialisti della formazione, dell’istruzione (insegnanti) e della ricerca</strong>, gli <strong>operai specializzati e conduttori di impianti nell’industria alimentare, gli operatori della sanità e dei servizi sociali.</strong> Resistono inoltre bene le posizioni dei <strong>commessi</strong> e altro personale qualificato di negozi ed esercizi all’ingrosso, il personale di <strong>segreteria</strong> e dei <strong>servizi generali</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda in modo particolare i giovani e l’<strong>appetibilità dei titoli di studio superiori</strong>, secondo i dati di AlmaLaurea, la banca dati dei Laureati,  3 anni dopo la laurea, i dottori in <strong>Ingegneria, Statistica, Medicina ed Economia</strong> hanno un tasso di occupazione ed uno stipendio superiore ai dottori in Lettere, Psicologia e Scienze della Formazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FONTI</strong></p>
<p>Sistema Excelsior Unioncamere: <a href="http://excelsior.unioncamere.net/index.php?option=com_bollettini&amp;view=docsmap&amp;Itemid=65">http://excelsior.unioncamere.net/index.php?option=com_bollettini&amp;view=docsmap&amp;Itemid=65</a></p>
<p>ISTAT (Lavoro): http://www.istat.it/it/archivio/lavoro</p>
<p><strong>Altre fonti:</strong></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/opinioni/12_giugno_18/zuanna-lavoro-non-piace-giovani_7b0dc9d2-b916-11e1-a52c-a7a9b914e823.shtml">http://www.corriere.it/opinioni/12_giugno_18/zuanna-lavoro-non-piace-giovani_7b0dc9d2-b916-11e1-a52c-a7a9b914e823.shtml</a></p>
<p><a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/ricerche-di-personale-e-carriere-dalle-multinazionali-alle-pmi/4186710">http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/ricerche-di-personale-e-carriere-dalle-multinazionali-alle-pmi/4186710</a></p>
<p><a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/le-aziende-con-la-crisi-assunzioni-ancora-gi/4197659">http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/le-aziende-con-la-crisi-assunzioni-ancora-gi/4197659</a></p>
<p><a href="http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/dossier/dettaglio/assunzioni-luglio-settembre-2/3731207">http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/dossier/dettaglio/assunzioni-luglio-settembre-2/3731207</a></p>
<p><a href="http://news.biancolavoro.it/news/1559-ricerca-statistica-manpower-sulle-prossime-assunzioni-quante-e-in-che-settori-sono-state-pianificate-dalle-imprese">Ricerca statistica Manpower sulle prossime assunzioni: quante e in che settori sono state pianificate dalle imprese</a></p>
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