Quante volte ho sognato di possedere una bacchetta magica con la quale far comparire davanti alla persona che cerca un’occupazione, il lavoro o la professione adatte alle sue caratteristiche, motivazioni e aspirazioni, che le consenta non solo di mantenersi ma anche e soprattutto di realizzarsi e dare il suo contributo al mondo

Ahimè, almeno per ora non mi è stato dato il potere di creare occupazione nè tantomeno di trovare soluzioni semplici e pronte, da cucinare in pochi minuti… Ma quello che posso e voglio fare con tutta me stessa è fornire informazioni, proporre strumenti e strategie funzionali in primo luogo a conoscere meglio sè stessi e in secondo luogo a muoversi efficacemente nel mercato del lavoro.

Questo è l’obiettivo di questo sito, dei servizi di coaching e consulenza offerti e delle proposte di formazione. E poichè credo profondamente nel valore della collaborazione e del networking, sono sempre aperta a possibili partnership che promuovano il coaching e, più in generale, la cultura dell’orientamento e della ricerca attiva del lavoro.

Per questo sono felice ed orgogliosa di presentarvi la nuova rubrica dedicata al Coaching e all’Orientamento che ho aperto insieme ad una collega orientatrice, sul sito Lavoro & Diritti, dedicato al mondo del lavoro e in particolare alla ricerca di impiego e ai diritti dei lavoratori. L’obiettivo che abbiamo condiviso con gli autori del sito è stato quello di fornire una guida che orienti tutti i disoccupati, i lavoratori cassintegrati o in mobilità, così come tutti coloro che sono alla ricerca di un lavoro migliore!

Il primo articolo della rubrica parte proprio dal tema della disoccupazione e della ricerca del lavoro.

Oltre a questo, vi segnalo anche l’intervista che ho rilasciato su Cosmopolitan.it su come “partire con il piede giusto” nella ricerca del lavoro.

L’articolo è pensato soprattutto per giovani donne che si affacciano per la prima volta nel mercato lavorativo, ma possono essere valide per tutti:

Quali valutazioni bisogna fare per orientarsi nel mondo del lavoro?

Come valorizzare il proprio curriculum se si hanno poche esperienze lavorative, magari diverse tra loro?

Quali canali di ricerca lavoro privilegiare, i classici annunci, il più classico passaparola o meglio i social network?

A queste e altre domande postemi dalla giornalista troverete risposte interessanti, o almeno così mi auguro!

Buona lettura e…buonissima ricerca attiva!

mondo-maniDiamond, Mortensen, Pissarides hanno ottenuto il Nobel per l’Economia 2010 per la loro analisi sull’andamento del mercato del lavoro.

Perchè nonostante le nuove opportunità di lavoro ci sono così tanti disoccupati? Cosa può fare la politica per ridurre il tasso di disoccupazione?

Su molti mercati l’incontro tra domanda e offerta può essere complessa ed avvenire dopo un po’ di tempo. Questo succede anche per chi è in cerca di lavoro e per chi dall’altra parte vuole offrire lavoro. E questo chiaramente crea dei problemi non solo a livello economico ma anche sociale.

Le analisi dei tre economisti sono finalizzate a capire «come la regolamentazione – scrive l’Accademia di Stoccolma – e la politica economica influenzino la ricerca di un posto.

Per esempio: se si aumenta il sussidio a chi non ha un posto, può accadere che livello del tasso disoccupazione cresca, oltre al tempo in cui si cerca il lavoro.

Questo potrebbe dipendere, a mio avviso, dal fatto che chi è disoccupato per lungo tempo tenda ad allontanarsi dalle esigenze del mercato, senza aggiornare le sue competenze.

Secondo la teoria di Diamond&co, nel mercato del lavoro non si riesce a raggiungere il punto di equilibrio. Sia da parte della domanda che dell’offerta non c’è sufficiente conoscenza delle rispettive caratteristiche ed esigenze!

Chi cerca lavoro non riesce a rivolgersi alle aziende che potenzialmente avrebbero bisogno di lui.

In sintesi, il mercato del lavoro, come del resto tutti i mercati, è imperfetto. La politica del governo cerca di correggere tale imperfezione ma il suo impatto sul mercato, può essere però diverso per non dire opposto a quello atteso.

Le conclusioni che personalmente ne traggo è che, dal punto di vista politico, si dovrebbe sviluppare la conoscenza del mercato, analizzando i fabbisogni del mercato del lavoro e diffondendo le informazioni, favorire l’incontro tra domanda e offerta attraverso portali online e centri per l’impiego, ed infine promuovere la formazione che soddisfi tale esigenze!

Dal punto di vista individuale risulta fondamentale effettuare un’attenta analisi di mercato nel proprio settore di riferimento per capire DOVE e COME la propria professionalità può essere spesa, svolgendo ricerche mirate delle aziende su internet e utilizzare molteplici canali di ricerca, tra cui l’ autocandidatura e le conoscenze dirette/indirette.

Fonti: Sole24ore, Economia&Finanza,

buon-primo-maggio-300x227Sono di ieri i poco incoraggianti dati sull’Occupazione nel nostro Paese pubblicati dall’ISTAT: a marzo il tasso di disoccupazione ha toccato l’8,8%, purtroppo in crescita rispetto al mese di febbraio.  Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni si attesta a quota 27,7%. Il tasso di occupazione è pari al 56,7%.

Campania, Calabria e Sicilia sono le regioni con meno occupati e più disoccupati. Le regioni più floride sono invece l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta. (Per consultare tutti i dati vai sul sito dell’ISTAT e leggi questo articolo su JOBTEL).

E questi dati non parlano delle aziende che stanno facendo pesanti tagli al personale o che stanno chiudendo: è possibile farsene un’idea leggendo questo articolo

Infine questi dati non parlano delle “precarie” condizioni del lavoro in Italia: flessibilità, stipendi bassi e scarse prospettive di crescita professionale, insufficienti investimenti nella formazione delle risorse per non parlare della Ricerca & Sviluppo…

Di fonte a questo scenario, si chiederanno in molti, cosa c’è da festeggiare? quali traguardi sono stati raggiunti nel mondo del lavoro nel primo decennio del terzo millennio? Si potrebbe davvero aprire una discussione senza fine su queste domande!

Quello che invece voglio fare per celebrare la Festa del Lavoro è cercare per la situazione dell’economia e del lavoro italiane, una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati, una prospettiva globale… riflettendo su queste due notizie:

1) C’è un tipo di aziende che negli ultimi anni in Italia ha avuto un vero e proprio boom: negli ultimi anni sono aumentate di oltre il 40% e danno lavoro ad oltre 2 milioni di persone: sono le piccole e medie imprese aperte da stranieri immigrati: in testa i marocchini seguiti da cinesi, rumeni.Sono i dati di una ricerca della CGIA di Mestre e riportati dall’articolo “Imprese extra” del sito Jobtel.

Gli stranieri che aprono  delle imprese in Italia ci ricordano gli immigrati italiani che con la valigia di cartone e la volontà di acciaio hanno fatto fotuna in America. Ci fanno riflettere su quanto sia importante avere lo spirito giusto, attivo, imprenditoriale che costruisce mattone su mattone un’attività proficua e che riesce ad avere successo nella crisi, forse anche perchè non ha nulla da perdere!

2) Proprio oggi, 1 maggio, si è aperta l’Esposizione Universale di Shangai “Better City, Better Life”, ossia “Città migliore, Vita migliore”, che è incentrata sullo sviluppo urbanistico, architettonico, ambientale e culturale delle città del 21° secolo. expo2010Dura ben 184 giorni, fino al 31 ottobre, coinvolge 200 nazioni ed organizzazioni internazionali, si prevede che sarà visitata da oltre 70 milioni di visitatori da ogni parte del mondo…Il Padiglione dell’Italia è uno dei più grandi e dei più “ambiti”. Come riportato nel sito ufficiale dell’EXPO2010, esso rappresenta una vetrina delle nostre eccellenze che contribuiscono alla migliore qualità della vita nelle aree urbane: dalle nuove tendenze di ingegneria, urbanistica, architettura e design, alle tecniche costruttive eco-sostenibili, ai materiali ed alle tecnologie innovative, ma anche alle infrastrutture, ai servizi sociali e, naturalmente, agli eventi culturali. Secondo la Presidente di Confidustria, “il Padiglione italiano all’Expo di Shanghai 2010 rappresenta un’occasione unica per promuovere l’Italia e le sue produzioni” ed anche “un grande volano per il rilancio della nostra economia, che avrà una forte valenza per tutto il sistema-Italia e un’occasione di visibilità unica per i prodotti del Made in Italy e per le imprese italiane, a partire dalle PMI”.

Questi due fatti sono a mio avviso l’emblema della trasformazione del mondo economico, sociale e culturale che stiamo vivendo…dove il sistema locale e quello globale sono strettamente ed inevitabilmente connessi. Il mondo viene verso di noi, noi andiamo verso il mondo: ciascuno può apportare il valore aggiunto della sua identità puntando sulla propria “eccellenza“, in uno scambio proficuo per tutte le parti in gioco.

L’Expo di Shangai proietta lo sviluppo dell’economia italiana e quindi del lavoro e dell’occupazione sul palcoscenico del mondo, al di fuori dei confini italiani, proprio in quei paesi in forte crescita come la Cina che rappresentano per noi un potenziale, ricco mercato per i prodotti del made in Italy.

Per concludere, il mio augurio per questo Primo Maggio è che grazie ad una mentalità imprenditoriale globale ed innovativa, l’Italia possa risollevarsi dalla crisi, che il mercato del lavoro riprenda slancio ed ossigeno e che ciascun lavoratore possa portare il suo contributo alla crescita del Paese!

scenario globaleMi sembra interessante all’inizio di questo anno così cruciale per l’economia e per il lavoro leggere le analisi fornite da fonti attendibili come IlSole24ore in merito allo scenario economico, alle previsioni di crescita, alle prospettive di ripresa del mercato del lavoro non solo a livello nazionale ma anche internazionale vista la forte interdipendenza di tutti i paesi a livello globale.

Ritengo infatti che conoscere e comprendere il contesto allargato in cui ci muoviamo ci aiuti ad avere una prospettiva più ampia e completa della nostra posizione e delle possibilità di azione all’interno di esso.

Dal tredicesimo Global Ceo Survey, elaborato da PricewaterhouseCooper (PwC) e presentato alla vigilia dell’apertura del World Economic Forum di Davos. Risulta che oltre l’80% dei Direttori Generali intervistati ha fiducia in una ripresa economica nei prossimi mesi. Il 40% indica anche di voler assumere nella prossima fase.
Tra di essi fanno la parte da leone i manager dell’area Asia-Pacifico e del Brasile.
Per quel che riguarda la sola Italia, il 95% degli intervistati ritiene che vi sarà crescita nei prossimi tre anni ed il 63% indica una crescita nel breve periodo. Il 30% dei Direttori italiani intende ampliare gli organici nel corso del 2010.

Nel complesso la visione dei CEO intervistati è molto meno pessimista rispetto a quella di un anno fa, anche se una certa prudenza rimane, per il timore di una ricaduta dell’economia.

FMI, il  Fondo Monetario Internazionale prevede una ripresa economica globale «più forte del previsto» tanto che viene alzata la previsione sul Pil mondiale 2010 dal +3,1% (stima formulata lo scorso mese di ottobre) a +3,9%. Una ripresa destinata a proseguire anche nel 2011 con un +4,3% .

Ma la ripresa non è uniforme, spiega il Fondo, e crescono le divergenze tra economie sviluppate, destinate a tassi di crescita più modesta (nel 2010 del 2,1% e nel 2011 del 2,4%), e le economie emergenti, le nuove locomotive del pianeta: 6% nel 2010 e 6,3% nel 2011.

Nella sola Europa il PIL salirà dell’1% nel 2010 , e dell’1,6% nel 2011. L’Italia si trova in linea con la media Europea.

Tra i paesi europei quelli che registreranno un maggiore tasso di crescita saranno la Germania, la Francia e la Gran Bretagna, mentre la Spagna sarà il fanalino di coda.

Per quanto riguarda la disoccupazione il 2009 è stato un anno record: il numero dei senza lavoro è salito a quasi 212 milioni, 34 milioni in più rispetto al 2007, prima dello scoppio della crisi, con un incremento di oltre 10 milioni tra i giovani.

Nei Paesi sviluppati e nella Ue il tasso di disoccupazione è salito all’8,4% nel 2009 dal 6% del 2008 e dal 5,7% del 2007.

Nel suo insieme l’area Ocse rappresenta il 40% dell’aumento della disoccupazione globale, pur rappresentando meno del 16% della forza lavoro.

Sulla base delle stime economiche dell’Fmi, l’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che la disoccupazione probabilmente resterà elevata per tutto il 2010, continando a scontare la crisi economica del 2009. La ripresa dell’occupazione avverrà quindi con un certo ritardo sintetico.

Secondo Somavia, Direttore Generale dell’ILO, è importante favorire una ripresa dell’economia insieme a quella del lavoro. Considerando che ogni anno 45 milioni di giovani entrano nel mercato del lavoro a livello globale, le misure di ripresa devono essere mirate a loro».

avanti_c_postoDal 26 al 28 gennaio scorso si è svolto a Roma la Conferenza Regionale sul Lavoro “Avanti c’è posto di lavoro”, promosso dall’Assessorato del Lavoro della Regione Lazio con il supporto di BIC e Sviluppo Lazio. Nella 3 giorni si sono confrontati esponenti degli enti locali, dei sindacati, degli enti di ricerca sull’occupazione come l’ISFOL, rappresentati delle Università e dei Centri di Formazione.

L’obiettivo era quello di tracciare un bilancio degli interventi per il lavoro e l’occupazione realizzati dalla Regione Lazio in cinque anni, ma anche l’occasione per lanciare un appello alle parti sociali su politiche e azioni per il futuro, contro la crisi!

Sono stati trattati temi come la situazione del precariato, il welfare, le politiche del reddito, i servizi di promozione del lavoro, le pari opportunità, il ruolo degli immigrati, il ruolo dell’impresa nello svluppo del territorio.

A conclusione della tre giorni di Conferenza, si è svolto anche l’evento ‘Know Future Festival-Conosci il tuo futuro‘ alla Casa del Cinema, un evento dedicato ai giovani, con l’obiettivo di fornire informazioni sulle opportunità per realizzare concretamente i loro sogni e la loro creatività.

Entriamo ora nello specifico delle varie giornate: ho selezionato le informazioni più utili ed interessanti emerse dal convegno.

Per quanto riguarda il precariato, secondo l’Istat “i ‘lavoratori atipici’ nel Lazio sono 250 mila, nella maggior parte (68%) hanno meno di 34 anni”

Per rispondere almeno in parte a questa situazione, la Regione Lazio ha approvato un progetto per la stabilizzazione dei precari: le aziende che intendono assumere lavoratori precari, interni e non, è stato previsto un incentivo di 2 mila euro per i corsi di formazione dei lavoratori, e un’altra agevolazione successiva al momento dell’assunzione. I precari otterranno 600 euro al mese per sei mesi come rimborso spese per il periodo del corso.

A coloro che intendono avviare un’attività in proprio viene destinato un contributo di 30 mila euro, se il lavoratore è da solo 60mila se sono in due e 100mila se sono in tre. Gli incentivi saranno accessibili a tutte le imprese e lavoratori, senza limiti di età, fino all’esaurimento del finanziamento”.

Nel corso della tavola rotonda si è parlato anche di possibili soluzioni alle difficoltà dei giovani di inserirsi nel mercato del lavoro. Per il responsabile scientifico di Soul (Sistema Orientamento Università Lavoro) “E’ necessaria una grande alleanza, una rete tra istituzioni, università, e forze sociali per realizzare un sistema che sappia non solo introdurre giovani nel posto di lavoro, ma capace anche di dare stabilità sociale. E quindi valorizzare il patrimonio di conoscenze che i giovani acquisiscono con lo studio”.

Per quanto riguarda il sistema del welfare, il Lazio in questi anni ha rappresentato una sorta “di ‘laboratorio’ costruendo una rete-sistema tra gli attuatori delle politiche attive, gli erogatori di politiche passive e i servizi per l’impiego.

Negli altri paesi europei, ha spiegato il segretario del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, sono in vigore sussidi di disoccupazione di tipo assicurativo, ma accanto a questi vi sono quasi sempre schemi di assistenza sociale, da non confondere con l’assistenzialismo, per quanti non si qualificano per il sostegno del primo. Quest’ultima è rivolta a quei lavoratori che non riescono (a causa della discontinuità lavorativa e dei bassi salari) a soddisfare i requisiti per lo schema di primo livello.

Attualmente nel Lazio ci sono circa 100.000 persone che godono di ammortizzatori sociali. L’accordo firmato dalle parti sociali e dalla Regione Lazio per cercare di realizzare le azioni possibili contro la crisi nel breve medio termine ha funzionato bene, visto che, da più parti, si è detto che il Lazio ha reagito meglio di altre regioni alla crisi”.

FONTE: http://www.regione.lazio.it/web2/main/sala_stampa/index.php

Come sappiamo bene, la recente crisi economica incerta e dalle difficili previsioni, comporta l’innalzamento dei tassi di disoccupazione

D’altro canto, l’evoluzione continua di internet ha comunque mutato il processo di offerta e ricerca di lavoro; è come se internet fosse diventato un infinito ufficio di collocamento, offrendo milioni di opportunità e punti di contatto sia per headhunter che per potenziali candidati.

Il mercato del lavoro soprattutto in Italia si è spesso contraddistinto per la prassi consolidata delle conoscenze.

Spesso è più semplice entrare in contatto con potenziali risorse presentate da qualcuno con cui abbiamo avuto modo di collaborare o comunque di virtualmente conosciuti perché entrato nelle nostre reti dei social network.

Ormai la strategia del personal branding è divenuta prassi comune attraverso un attento processo di visibilità nel web:

- Pubblicazione del proprio profilo e del curriculum vitae in siti come Linkedin,la vivacisisma business community con oltre 50 milioni di contatti, è diventato ormai un must.

- Utilizzare i social network permette di farci colloquiare inizialmente on line con persone ritenute inavvicinabili; l’era del web 2.0 e dellla condivisioni delle informazioni basa i presupposti che tutti possano imparare da tutti. E’ bello sentirsi padroni di una materia e poi trovare su internet persone che ne sanno molto più di te e da cui si può incanalare uno scambio di idee, informazioni, contenuti.

Tutto questo aiuta a ricavarsi opportunità sia nella ricerca di lavoro dipendente, che nella ricerca di progetti come freelance.

Osare con il gusto piglio è fondamentale!

Anche per coloro che offrono lavoro, internet è un modo per ricercare candidati interessanti.

E’ vero si parla di crisi economica ma i giovani enterpreneur che con una semplice idea hanno sfondato in Internet, ci sono.

Al seguente link trovate qualche esempio…

Le offerte di lavoro si possono trovare…tante volte è sufficiente trovarsi al momento giusto nel tempo giusto: la forza del WOM agronomico di Word of Mouth (passaparola) è sempre più influente nel mondo web.

Capita spesso di vedere contatti dei vari social network postare annunci di ricerca di figure professionali.

Sul sito B2Corporate è spesso capitato di ricevere mail da parte di Headhunter che ad esempio ci chiedono se possiamo inviare annunci di lavoro ai nostri utenti registrati.

La strada è sicuramente quella giusta e conseguentemente la redazione di b2corporate ha pensato di mettere a disposizione strumento di job board dove poter postare annunci di offerta di lavoro.

b2jobsearch_test

Prestissimo verrà messo on line, ma sicuramente permetterà ad headunter, imprenditori, agenzie interinali, ecc di sfruttare lo spazio b2c e dei suoi utenti b2c per veicolare le ricerche.

Chi ha già degli annunci di offerte di lavoro o di sviluppo progetti che richiedono risorse di lavoro, può inviare il testo da pubblicare a redazione@b2corporate.com!

j0149059Una riflessione nata da una storia riportata sul Blog di Lavoro & Carriere sul ruolo delle Agenzie per il Lavoro, sul mercato del lavoro attuale…e sulle nostre possibilità di agire in maniera pro-attiva!

Ecco la lettera inviata in redazione: Gentile Redazione,
ho potuto constatare, essendo costretta (si fa per dire, dato che sono disoccupata) a leggervi da molte settimane, un netto calo delle inserzioni delle agenzie per il lavoro. Ed è un fenomeno che certo non riguarda solo voi, ma tutti gli altri strumenti che si occupano di offerte di lavoro, siti internet compresi. Ora mi domando, ma quando furono lanciate in pompa magna con la Riforma Biagi le agenzie per il lavoro non dovevano essere gli uffici di collocamento del futuro?

Non si diceva che la flessibilità, la possibilità di applicare tutti i contratti di questo mondo e di svolgere tutte le attività per collocare, riqualificare, reinserire i lavoratori avrebbero garantito più opportunità per tutti? A me pare invece si sia verificato il contrario. Prima della crisi le agenzie han fatto profitti come tutti, giocando sulla pelle dei lavoratori e contribuendo alla loro definitiva precarizzazione. ora che c’è la crisi che fanno? Chiudono i battenti (ne ho visti tanti di negozi del lavoro chiusi), licenziano anche loro e chi si è visto si è visto. Oppure si mettono a rincorrere i fondi pubblici per la formazione. E’ una vergogna! Scusate lo sfogo.” Marina

..e la risposta dalla redazione

Cara Marina, come abbiamo più volte detto in questa rubrica le agenzie per il lavoro non possono essere additate come “capro espiatorio” per tutti i mali del mercato del lavoro italiano. Magari anche tu ricorderai “Il Muro del pianto” dedicato alle agenzie pubblicato in estate su queste pagine? Decine di risposte e un dibattito a tratti acceso per ribadire che, come tutte le altre imprese, anche le agenzie per il lavoro sono in grande sofferenza per la negativa congiuntura economica. Ma soprattutto per dimostrare, dati alla mano, che il loro “peso” sulla situazione occupazionale italiana è ancora molto modesto. Ripetiamo in parte ciò che avevamo già scritto questa estate, prima di qualsiasi giudizio di merito, sull’operato di questa o quella agenzia o su pratiche aziendali scorrette: – le agenzie per il lavoro sono state e restano utili, anche se interessano un numero limitato di persone (l’1% della popolazione attiva in Italia), perché forniscono servizi del tutto gratuiti che hanno integrato quelli (a volte inadeguati) offerti dai Centri per l’Impiego pubblici. – che servono per quello che sono state create: a fare da intermediari tra aziende che offrono lavoro e persone alla ricerca di occupazione. Non condividiamo quindi il ritratto che tu ne fai, come entità parassitarie in un mercato sempre più precario. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Il legislatore (Biagi) è stato a suo tempo molto ambizioso, chi poi ha messo mano concretamente alla legge ci ha messo del suo per complicare le cose, ma il punto centrale è: le agenzie non possono “animare” da sole il mercato del lavoro. Di questi tempi, spesso possono solo “offrire il lavoro che non c’è”, come abbiamo potuto ascoltare con le nostre orecchie da molti operatori. Quindi nessuna sorpresa per il calo di annunci e per la chiusura di molte filiali: è la crisi, le agenzie sono aziende e come tali ne subiscono le conseguenze. Altrimenti si rischia di confondere la causa con l’effetto.

..Infine, il mio commento:

E’ comprensibile la tua frustrazione davanti al calo degli annunci ed alla chiusura delle agenzie..eppure proprio la tua reazione davanti alla loro “mancanza”, fa capire l’importanza assunta in poco tempo dalle agenzie per chi cerca lavoro…
La loro natura commerciale e “moderna”, differente dalla struttura ancora burocratica dei Centri per l’impiego ha spinto fortemente la loro attività di ricerca di aziende che avessero bisogno di personale con rapidità e flessibilità!
Se da una parte è vero che l’opera laboriosa delle agenzie ha aumentato il numero dei lavoratori precari (e tra parentesi…meglio sempre lavoratori che non disoccupati…), dall’altra i loro costi piuttosto onerosi per le aziende utilizzatrici dovrebbero aver favorito la regolarizzazione (ossia, se l’impresa ha bisogno continuato di quella data risorsa non ha convenienza a farselo “somministrare”, come si dice in gergo, ma piuttosto ad assumerlo!).
Al di là delle opinioni, ci sono i dati Nielsen secondo cui il numero di annunci nel 2009 si è ridotto di oltre il 30% rispetto al 2008 (la crisi ha colpito prima le aziende e poi di conseguenza le agenzie per il lavoro!)…e quelli di Unioncamere secondo cui di 100 lavoratori reclutati dalle aziende solo 7 provenivano dalla agenzie per il lavoro e dalle società di selezione (l’analisi di queste ricerche sono in fase di pubblicazione sul sito coachlavoro.com).
Detto ciò…comprese cause ed effetti…bisogna arrivare alle implicazioni per te e per il tuo lavoro!
Se cambia lo scenario devono cambiare anche le strategie!
E’ fondamentale RI-pensarSI: Ottimizzare la propria candidatura, utilizzare più canali di ricerca (non ultima, la propria rete di conoscenze..il social network!), aumentare la propria “occupabilità” attraverso corsi di formazione professionalizzanti, ecc! In bocca al lupo!

graficoDalla riforma del luglio 2003 ad oggi,  la moderazione salariale e l’elasticità dell’impiego hanno prodotto un aumento dell’occupazione nel corso di questi ultimi 15 anni.

Ma il mercato ha subito notevoli mutamenti e la congiuntura attuale ci porterà, probabilmente, ad affrontare una crescente disoccupazione soprattutto di lavoratori temporanei ed immigrati.

Finchè non è arrivata la crisi, si era andati verso un netto aumento (del 17% circa) degli italiani attivi ed il quadro della disoccupazione si era notevolmente ridotto. L’aumento occupazionale si deve in gran parte alle donne grazie alla diffusione del lavoro part-time, che ha quasi raddoppiato le donne lavoratrici.

Un lavoratore su quattro (il 25 %) è autonomo ed i lavoratori con contratti a termine sono aumentati del 59%.

Il dato più significativo riguarda soprattutto il considerevole calo di giovani occupati: sotto i 25 anni c’è stato un calo di ben 11 punti nel tasso di attività. La disoccupazione dei giovani è oggi pari al 23,9% in Italia e al 36,8% nel Mezzogiorno.

Quali le cause? L’articolo del Sole24ore non le indaga. Possiamo ipotizzare che sia condizionato anche dal maggiore accesso all’istruzione accademica, ed anche al ricorso massiccio ai tirocini formativi (che non possono essere considerati contratti lavorativi).

Passata la soglia dei 25 anni la condizione lavorativa migliora. Infatti la fascia d’età che va dai 25 ai 54 anni ha fatto segnare un forte incremento (5%) sia del tasso di attività sia del tasso di occupazione.

Fonti: http://www.ilsole24ore.com/ e http://www.mycrawler.it

graficoPeriodicamente i media ci trasmettono i dati sulla produttvità e l’occupazione italiana, che non fanno che confermare preoccupazioni per questa fase critica del mercato e dell’economia italiana ed internazionale. (cfr Il sole24ore e ISTAT )

In Italia l’indice di produttività è crollato di un terzo. Per il 2009 si stima una perdita del 4,2 % del PIL e per il 2010 dello 0,7 %.

Le perdite sono più consistenti soprattutto per le grandi aziende. Secondo un’indagine di Mediobanca, infatti, le multinazionali mondiali hanno registrato un crollo degli utili del 75% nel primo trimestre del 2009.

Di contro le banche continuano a favorire le grandi aziende, concedendo finanziamenti a queste piuttosto che alle PMI.

In Europa, secondo i dati EUROSTAT, gli ordini industrali UE sono calati ben del 35 % rispetto ad aprile 2008

Un segnale positivo è quello dell’indice di fiducia delle imprese, Isae, salito a 69,3 da 68,8 dello scorso mese. Si tratta della terza risalita dopo sette mesi di cali consecutivi. La crescita, si legge in una nota, «é dovuta ad un lieve miglioramento dei giudizi sullo stato attuale della domanda e sulle attese della produzione».

La disoccupazione, che nel 2006 era alquanto ridotta (al 7 %), per il 2010 è stimata al 12 %!  L’utopia della piena occupazione, dopo le speranze scaturite dai primi anni di applicazione della Legge Biagi e dei nuovi contratti “flessibili”, sembra di nuovo allontanarsi…

Che osservazioni è possibile fare su questi dati?

La crisi dei mercati finanziari ed economici globali ha inevitabili forti ripercussioni anche nel mercato del lavoro.

Le PMI italiane, nonostante le difficoltà, stanno reagendo alla crisi e mostrano buone capacità reattive, grazie alla cultura imprenditoriale ed alla loro struttura flessibile.

E’ su di loro che bisogna puntare, convogliando risorse non solo finanziarie ma anche umane!

Quanti giovani talenti inviano il loro CV alle grandi aziende e dalle multinazionali invece che proporre le loro competenze ed i loro progetti innovativi alle imprese di minori dimensioni?

Perchè le PMI a loro volta non aprono le loro porte alla ricerca, allo sviluppo e all’innovazione?

E’ ora di un cambiamento di mentalità e di cultura!