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	<title>Coach Lavoro &#187; meritocrazia</title>
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	<description>Per trovare, cambiare, inventare il tuo lavoro</description>
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		<title>Quanto le nostre scelte professionale sono condizionate dalla società e dalla cultura?</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 13:10:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Differentemente dalla visione americana (il cosiddetto &#8220;american dream&#8220;), dove è forte la figura del self made man che costruisce la sua fortuna partendo da zero&#8230; In Italia è diffusa la convinzione che non sia possibile costruire qualcosa, avere successo a meno che non abbiamo qualche &#8220;spinta&#8221; dall&#8217;alto oppure siamo &#8220;figli di papà&#8221; e quindi possiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-248" title="mondo-mani" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2009/07/mondo-mani-150x150.jpg" alt="mondo-mani" width="150" height="150" />Differentemente dalla visione americana (il cosiddetto &#8220;<span style="font-style: italic;">american dream</span>&#8220;), dove è forte la figura del <span style="font-style: italic;">self made man</span> che costruisce la sua fortuna partendo da zero&#8230;<br />
In Italia è diffusa la convinzione che non sia possibile costruire qualcosa, avere successo a meno che non abbiamo qualche &#8220;spinta&#8221; dall&#8217;alto oppure siamo &#8220;figli di papà&#8221; e quindi possiamo permetterci il lusso di aprire un&#8217;attività e fare gli imprenditori!</p>
<p>Siamo condizionati dalla famiglia, dalla società, dalla condizione economica, siamo bloccati da una civiltà non meritocratica e molto burocratica&#8230;<br />
E quindi, anche se ci lamentiamo, continuiamo a fare un lavoro che non ci piace, perchè comunque ci garantisce un minimo di stipendio e di stabilità&#8230;e se magari abbiamo provato a seguire la nostra strada abbiamo dovuto rinunciare perchè non riuscivamo a mantenerci o perchè abbiamo avuto più fallimenti che successi&#8230;</p>
<p>Proviamo per un momento a guardare questa situazione con distacco: <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">siamo davvero così influenzati dall&#8217;esterno?</span> oppure siamo solo convinti che sia così? in effetti non siamo forse determinati solo dalla nostra mente, dalle nostre percezioni e valutazioni?</p>
<p>Non siamo forse condizionati dei nostri limiti mentali che non ci permettono di guardare oltre la nostra realtà e di cercare o costruire qualcosa di nuovo? Dalla nostra tendenza ad aspettare piuttosto che ad agire? Ad arrenderci prima di essere arrivati?</p>
<p><span style="font-weight: bold; font-style: italic;">Proviamo ad indossare un altri paio di occhiali, ad ascoltare un altro tipo di musica, ad attuare nuovi comportamenti&#8230;e ci renderemo conto di quanto possiamo essere liberi!</span></p>
<p><strong>Liberi di seguire i nostri sogni, di trovare nuove soluzioni, di superare le difficoltà e le frustrazioni, di chiedere aiuto agli altri, di imparare, di sperimentare e di rischiare&#8230;</strong></p>
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		<title>Talento della ricerca in fuga dall&#8217;Italia: un appello da ascoltare!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 18:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Coach Lavoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[News dal mondo del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[contratto]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[meritocrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 29 giugno scorso il Corriere della Sera ha pubblicato la lettera che Rita Clementi, esperta di genetica presso l&#8217;Università di Pavia, ha scritto al Presidente della Repubblica per denuciare il sistema antimeritocratico italiano. Laureata in Medicina e specializzata in Genetica, nel corso dei suoi diversi contratti precari (sic!), la ricercatrice ha scoperto l&#8217;origine genetica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>29 giugno </strong>scorso il Corriere della Sera ha pubblicato la lettera che <strong>Rita Clementi</strong>, esperta di genetica presso l&#8217;<strong>Università </strong>di <strong>Pavia</strong>, ha scritto al Presidente della Repubblica per denuciare il sistema antimeritocratico italiano.</p>
<p>Laureata in Medicina e specializzata in Genetica, nel corso dei suoi diversi contratti precari (sic!), la ricercatrice ha scoperto l&#8217;origine genetica di un linfoma maligno, ma la mancanza di fondi e soprattutto di una cultura che sostenga e promuova chi contribuisce al progresso scientifico non le hanno consentito di portare avanti i suoi studi.<img class="alignleft size-full wp-image-164" style="margin: 10px;" title="rita_clem-140x180" src="http://www.coachlavoro.com/wp-content/uploads/2009/07/rita_clem-140x180.jpg" alt="rita_clem-140x180" width="140" height="180" /></p>
<p>Da oggi, <strong>1 luglio</strong>, la Dott.ssa Clementi lavora presso un importante <strong>Centro di Ricerca di Boston.</strong></p>
<p>Qui di seguito riporto degli stralci della lettera pubblicata dal Corriere, per far riflettere e dare un seppur minimo contributo all&#8217;auspicato cambiamento di cultura e di mentalità nelle imprese, nelle università e in generale nella società italiana.</p>
<p><strong>&#8220;<em>Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese</em></strong><em> (&#8230;). Vado via con rab­bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi­zione non siano servite a nulla (&#8230;).</em></p>
<p><em><strong>Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca</strong> ci sono tantissime realtà che non vengono denun­ciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è auto­maticamente espulso dal «siste­ma » indipendentemente dai ri­sultati ottenuti. <strong>Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottie­ne, poiché in Italia la benevo­lenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. </strong>Chi fa ricer­ca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può per­mettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nul­la. (&#8230;)</em></p>
<p><em><strong>Io, laureata nel 1990 in Medi­cina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica</strong>, conseguite nella medesima Uni­versità, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con pri­mo nome un articolo sul </em><em>New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfo­ma maligno possono avere un’origine genetica e che è dun­que possibile ereditare dai geni­tori la predisposizione a svilup­pare questa forma tumorale. <strong>Ta­le scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decade­re non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ri­cerca stranieri hanno conferma­to la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profe­ta in Patria. </strong></em></p>
<p><em><strong>Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici </strong>(&#8230;)</em></p>
<p><em><strong>Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pen­sionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi</strong>: borse di studio, co-co-co, con­tratti di consulenza&#8230; (&#8230;)</em></p>
<p><em><strong>Ero spinta dal mio senso del dovere e dal­la forte motivazione</strong> di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista <strong>costretta a interrompere la ricerca</strong>: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. (&#8230;)</em></p>
<p><em><strong>Desidero evidenziare pro­prio questo: il sistema antimeri­tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario</strong>, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. <strong>Una «buona ricerca» può solo aiuta­re a crescere</strong>; per questo moti­vo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, han­no ritenuto di aumentare i fi­nanziamenti per la ricerca.</em></p>
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<p><em><strong>È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostu­me non verrà interrotto</strong>, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con­seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Universi­tà e gli enti di ricerca come feu­do privato e che così facendo distruggono la ricerca.<br />
Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.</em></p>
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<p class="footnotes"><em>Rita Clementi</em></p>
<p class="footnotes"><em>29 giugno 2009</em></p>
<p class="footnotes">Fonte: <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_29/ricerca_clementi_e10bae7e-646a-11de-91da-00144f02aabc.shtml">www.corriere.it</a></p>
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