Il caso (ci auguriamo) virtuoso della Regione Pugliapuglia lavoro

Come sappiamo gli interventi relativi alla Formazione ed alle Politiche attive del Lavoro fanno capo a Regioni e Province.
Per questo suggeriamo a tutti coloro che volessero accedere a percorsi formativi o di inserimento professionale di consultare con attenzione i siti delle rispettive regioni e province dove potrebbero trovare interessanti informazioni su possibilità di accedere a bandi, corsi di formazione gratuiti, progetti di sviluppo
Su segnalazione della Dott.ssa Micaela Petronelli, Consulente di carriera sul territorio pugliese, presentiamo il Piano Straordinario per il Lavoro 2011 della Regione Puglia, pensando di fare cosa gradita ai nostri lettori pugliesi.
Ci auguriamo inoltre che iniziative simili siano prese anche da altre Regioni, in particolare del Sud Italia, per stimolare la crescita e l’occupazione!
A gennaio il Piano Straordinario è stato varato dal Presidente della Regione Puglia, per affrontare la grave situazione regionale in materia di disoccupazione e per salvaguardare l’occupazione esistente, cercando di fornire una risposta immediata ad una situazione sempre più difficile e insostenibile che colpisce con particolare durezza i giovani e le donne.
Infatti, mentre crescono in Puglia le esportazioni e il numero delle imprese, non appaiono altrettanto positivi i dati sull’occupazione. Nel terzo trimestre del 2010 il tasso di disoccupazione regionale, secondo la rilevazione Istat, è del 12,2%, sale al 14% per le donne. Ancora più gravi i recenti dati forniti dall’Istat per la disoccupazione giovanile in Italia salita a novembre al 28,9%, il dato più elevato dal 2004.
Di fronte ad una situazione la Regione Puglia ha deciso di reagire ricorrendo alle risorse e agli strumenti operativi che ricadono nella propria sfera di competenza e responsabilità, investendo 340 milioni di euro distribuite su 6 linee di intervento, che interesseranno circa 52.000 potenziali destinatari. Continua a leggere »

42-15654428AAA professioni artigiane cercasi!

Secondo l’ultimo studio della Confartigianato che elabora i dati del Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere, a fronte di circa 550.000 nuove assunzioni previste per quest’anno le aziende avranno difficoltà a coprire oltre 147.000 posti.

Le professioni più richieste sono: installatori di infissi, panettieri, pasticceri, sarti ma anche falegnami e cuochi.

Per le imprese italiane nel 2010 sarà difficile reperire il 26,7% delle figure professionali di cui hanno bisogno! In altri termini un quarto delle richieste del mercato del lavoro non risultano soddisfatte!

E questo a fronte di una disoccupazione che secondo le ultime stime tocca l’11% e che cresce significativamente per la fascia giovanile!

Come è possibile?! Forse che non si ha più voglia di imparare un mestiere?? Forse i giovani sono tutti fannulloni come dicono alcuni??

Sinceramente non lo credo! La questione secondo me è sociale e culturale! Ci hanno fatto credere che i lavori manuali stiano sparendo, che ormai non servano più e siano stati soppiantati dai lavori “intellettuali”. Ci hanno fatto credere che siano lavori molto faticosi e poco retribuiti quando invece i giovani spesso si adattano a fare dei lavoretti ancora più stancanti e senza alcuna possibilità di crescita! Ci hanno fatto credere che gli istituti tecnici e professionali dove si insegna un mestiere siano di Classe B, che ormai tutti debbano fare il Liceo e l’Università e conseguire così l’agognato “pezzo di carta”…

Senza nulla togliere al valore degli studi e della formazione (ci mancherebbe!), è necessario acquisire maggiore consapevolezza sulle esigenze del mercato e sapersi muovere di conseguenza!

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mondo-maniDiamond, Mortensen, Pissarides hanno ottenuto il Nobel per l’Economia 2010 per la loro analisi sull’andamento del mercato del lavoro.

Perchè nonostante le nuove opportunità di lavoro ci sono così tanti disoccupati? Cosa può fare la politica per ridurre il tasso di disoccupazione?

Su molti mercati l’incontro tra domanda e offerta può essere complessa ed avvenire dopo un po’ di tempo. Questo succede anche per chi è in cerca di lavoro e per chi dall’altra parte vuole offrire lavoro. E questo chiaramente crea dei problemi non solo a livello economico ma anche sociale.

Le analisi dei tre economisti sono finalizzate a capire «come la regolamentazione – scrive l’Accademia di Stoccolma – e la politica economica influenzino la ricerca di un posto.

Per esempio: se si aumenta il sussidio a chi non ha un posto, può accadere che livello del tasso disoccupazione cresca, oltre al tempo in cui si cerca il lavoro.

Questo potrebbe dipendere, a mio avviso, dal fatto che chi è disoccupato per lungo tempo tenda ad allontanarsi dalle esigenze del mercato, senza aggiornare le sue competenze.

Secondo la teoria di Diamond&co, nel mercato del lavoro non si riesce a raggiungere il punto di equilibrio. Sia da parte della domanda che dell’offerta non c’è sufficiente conoscenza delle rispettive caratteristiche ed esigenze!

Chi cerca lavoro non riesce a rivolgersi alle aziende che potenzialmente avrebbero bisogno di lui.

In sintesi, il mercato del lavoro, come del resto tutti i mercati, è imperfetto. La politica del governo cerca di correggere tale imperfezione ma il suo impatto sul mercato, può essere però diverso per non dire opposto a quello atteso.

Le conclusioni che personalmente ne traggo è che, dal punto di vista politico, si dovrebbe sviluppare la conoscenza del mercato, analizzando i fabbisogni del mercato del lavoro e diffondendo le informazioni, favorire l’incontro tra domanda e offerta attraverso portali online e centri per l’impiego, ed infine promuovere la formazione che soddisfi tale esigenze!

Dal punto di vista individuale risulta fondamentale effettuare un’attenta analisi di mercato nel proprio settore di riferimento per capire DOVE e COME la propria professionalità può essere spesa, svolgendo ricerche mirate delle aziende su internet e utilizzare molteplici canali di ricerca, tra cui l’ autocandidatura e le conoscenze dirette/indirette.

Fonti: Sole24ore, Economia&Finanza,

buon-primo-maggio-300x227Sono di ieri i poco incoraggianti dati sull’Occupazione nel nostro Paese pubblicati dall’ISTAT: a marzo il tasso di disoccupazione ha toccato l’8,8%, purtroppo in crescita rispetto al mese di febbraio.  Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni si attesta a quota 27,7%. Il tasso di occupazione è pari al 56,7%.

Campania, Calabria e Sicilia sono le regioni con meno occupati e più disoccupati. Le regioni più floride sono invece l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige e la Valle d’Aosta. (Per consultare tutti i dati vai sul sito dell’ISTAT e leggi questo articolo su JOBTEL).

E questi dati non parlano delle aziende che stanno facendo pesanti tagli al personale o che stanno chiudendo: è possibile farsene un’idea leggendo questo articolo

Infine questi dati non parlano delle “precarie” condizioni del lavoro in Italia: flessibilità, stipendi bassi e scarse prospettive di crescita professionale, insufficienti investimenti nella formazione delle risorse per non parlare della Ricerca & Sviluppo…

Di fonte a questo scenario, si chiederanno in molti, cosa c’è da festeggiare? quali traguardi sono stati raggiunti nel mondo del lavoro nel primo decennio del terzo millennio? Si potrebbe davvero aprire una discussione senza fine su queste domande!

Quello che invece voglio fare per celebrare la Festa del Lavoro è cercare per la situazione dell’economia e del lavoro italiane, una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati, una prospettiva globale… riflettendo su queste due notizie:

1) C’è un tipo di aziende che negli ultimi anni in Italia ha avuto un vero e proprio boom: negli ultimi anni sono aumentate di oltre il 40% e danno lavoro ad oltre 2 milioni di persone: sono le piccole e medie imprese aperte da stranieri immigrati: in testa i marocchini seguiti da cinesi, rumeni.Sono i dati di una ricerca della CGIA di Mestre e riportati dall’articolo “Imprese extra” del sito Jobtel.

Gli stranieri che aprono  delle imprese in Italia ci ricordano gli immigrati italiani che con la valigia di cartone e la volontà di acciaio hanno fatto fotuna in America. Ci fanno riflettere su quanto sia importante avere lo spirito giusto, attivo, imprenditoriale che costruisce mattone su mattone un’attività proficua e che riesce ad avere successo nella crisi, forse anche perchè non ha nulla da perdere!

2) Proprio oggi, 1 maggio, si è aperta l’Esposizione Universale di Shangai “Better City, Better Life”, ossia “Città migliore, Vita migliore”, che è incentrata sullo sviluppo urbanistico, architettonico, ambientale e culturale delle città del 21° secolo. expo2010Dura ben 184 giorni, fino al 31 ottobre, coinvolge 200 nazioni ed organizzazioni internazionali, si prevede che sarà visitata da oltre 70 milioni di visitatori da ogni parte del mondo…Il Padiglione dell’Italia è uno dei più grandi e dei più “ambiti”. Come riportato nel sito ufficiale dell’EXPO2010, esso rappresenta una vetrina delle nostre eccellenze che contribuiscono alla migliore qualità della vita nelle aree urbane: dalle nuove tendenze di ingegneria, urbanistica, architettura e design, alle tecniche costruttive eco-sostenibili, ai materiali ed alle tecnologie innovative, ma anche alle infrastrutture, ai servizi sociali e, naturalmente, agli eventi culturali. Secondo la Presidente di Confidustria, “il Padiglione italiano all’Expo di Shanghai 2010 rappresenta un’occasione unica per promuovere l’Italia e le sue produzioni” ed anche “un grande volano per il rilancio della nostra economia, che avrà una forte valenza per tutto il sistema-Italia e un’occasione di visibilità unica per i prodotti del Made in Italy e per le imprese italiane, a partire dalle PMI”.

Questi due fatti sono a mio avviso l’emblema della trasformazione del mondo economico, sociale e culturale che stiamo vivendo…dove il sistema locale e quello globale sono strettamente ed inevitabilmente connessi. Il mondo viene verso di noi, noi andiamo verso il mondo: ciascuno può apportare il valore aggiunto della sua identità puntando sulla propria “eccellenza“, in uno scambio proficuo per tutte le parti in gioco.

L’Expo di Shangai proietta lo sviluppo dell’economia italiana e quindi del lavoro e dell’occupazione sul palcoscenico del mondo, al di fuori dei confini italiani, proprio in quei paesi in forte crescita come la Cina che rappresentano per noi un potenziale, ricco mercato per i prodotti del made in Italy.

Per concludere, il mio augurio per questo Primo Maggio è che grazie ad una mentalità imprenditoriale globale ed innovativa, l’Italia possa risollevarsi dalla crisi, che il mercato del lavoro riprenda slancio ed ossigeno e che ciascun lavoratore possa portare il suo contributo alla crescita del Paese!

energie rinnovabili In un periodo storico caratterizzato da una forte crisi che ha coinvolto tutti i settori, risulta spesso difficile individuare il settore strategico in cui investire tempo, energie e professionalità. 

Secondo Emilio Luongo,  leader  del settore energie rinnovabili dell’agenzia per il lavoro Adecco, le energie rinnovabili creeranno nei prossimi 10 anni circa 5mila posti di lavoro. Il campo da tenere maggiormente sotto controllo risulta essere l’eolico. (Fonte Lavorare.net)

Inoltre, un’indagine Isfol evidenzia che l’occupazione nel settore ambientale è decisamente in crescita. “Dal 1993 al 2008, infatti, il numero di occupati nel “green job” è aumento di ben il 41%, passando da 263.900, a 372.100, unità. E in più di 7 casi su 10, il contratto è a tempo indeterminato. I nuovi “professionisti dell’ambiente” sono sempre più spesso in gonnella (25,5%) e con il “colletto bianco”:  nel 2008, rappresentavano il 63% degli occupati del settore.

Con questi numeri – spiegano dall’Isfol – la green economy si candida seriamente a essere la nuova frontiera della crescita economica del XXI secolo.

I positivi risvolti occupazionali del settore “verde” hanno modificato anche  l’offerta formativa.

Ad oggi  vengono realizzati, in media, circa 2mila tra corsi e master di specializzazione, da più di 500 enti pubblici e privati, che vedono impegnati tra le 50 e le 55mila persone.  Ad appena un anno dalla fine delle lezioni, l’80,6% dei frequentanti ha la possibilità di ottenere un impiego. (Fonte: Sole24ore)

Si è ormai compreso che l’ingresso nel mondo del lavoro non può essere affidata al caso: è necessario conoscere in primo luogo le proprie attitudini e i propri sogni ed in secondo luogo, declinarli nella realtà socioeconomica attuale…e prossima ventura! Per prevedere gli sviluppi futuri del mercato e quindi scegliere in maniera strategica la propria professione, è fondamentale osservare lo scenario in modo globale ed aggiornarsi continuamente sui propri settori di interesse.

avanti_c_postoDal 26 al 28 gennaio scorso si è svolto a Roma la Conferenza Regionale sul Lavoro “Avanti c’è posto di lavoro”, promosso dall’Assessorato del Lavoro della Regione Lazio con il supporto di BIC e Sviluppo Lazio. Nella 3 giorni si sono confrontati esponenti degli enti locali, dei sindacati, degli enti di ricerca sull’occupazione come l’ISFOL, rappresentati delle Università e dei Centri di Formazione.

L’obiettivo era quello di tracciare un bilancio degli interventi per il lavoro e l’occupazione realizzati dalla Regione Lazio in cinque anni, ma anche l’occasione per lanciare un appello alle parti sociali su politiche e azioni per il futuro, contro la crisi!

Sono stati trattati temi come la situazione del precariato, il welfare, le politiche del reddito, i servizi di promozione del lavoro, le pari opportunità, il ruolo degli immigrati, il ruolo dell’impresa nello svluppo del territorio.

A conclusione della tre giorni di Conferenza, si è svolto anche l’evento ‘Know Future Festival-Conosci il tuo futuro‘ alla Casa del Cinema, un evento dedicato ai giovani, con l’obiettivo di fornire informazioni sulle opportunità per realizzare concretamente i loro sogni e la loro creatività.

Entriamo ora nello specifico delle varie giornate: ho selezionato le informazioni più utili ed interessanti emerse dal convegno.

Per quanto riguarda il precariato, secondo l’Istat “i ‘lavoratori atipici’ nel Lazio sono 250 mila, nella maggior parte (68%) hanno meno di 34 anni”

Per rispondere almeno in parte a questa situazione, la Regione Lazio ha approvato un progetto per la stabilizzazione dei precari: le aziende che intendono assumere lavoratori precari, interni e non, è stato previsto un incentivo di 2 mila euro per i corsi di formazione dei lavoratori, e un’altra agevolazione successiva al momento dell’assunzione. I precari otterranno 600 euro al mese per sei mesi come rimborso spese per il periodo del corso.

A coloro che intendono avviare un’attività in proprio viene destinato un contributo di 30 mila euro, se il lavoratore è da solo 60mila se sono in due e 100mila se sono in tre. Gli incentivi saranno accessibili a tutte le imprese e lavoratori, senza limiti di età, fino all’esaurimento del finanziamento”.

Nel corso della tavola rotonda si è parlato anche di possibili soluzioni alle difficoltà dei giovani di inserirsi nel mercato del lavoro. Per il responsabile scientifico di Soul (Sistema Orientamento Università Lavoro) “E’ necessaria una grande alleanza, una rete tra istituzioni, università, e forze sociali per realizzare un sistema che sappia non solo introdurre giovani nel posto di lavoro, ma capace anche di dare stabilità sociale. E quindi valorizzare il patrimonio di conoscenze che i giovani acquisiscono con lo studio”.

Per quanto riguarda il sistema del welfare, il Lazio in questi anni ha rappresentato una sorta “di ‘laboratorio’ costruendo una rete-sistema tra gli attuatori delle politiche attive, gli erogatori di politiche passive e i servizi per l’impiego.

Negli altri paesi europei, ha spiegato il segretario del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, sono in vigore sussidi di disoccupazione di tipo assicurativo, ma accanto a questi vi sono quasi sempre schemi di assistenza sociale, da non confondere con l’assistenzialismo, per quanti non si qualificano per il sostegno del primo. Quest’ultima è rivolta a quei lavoratori che non riescono (a causa della discontinuità lavorativa e dei bassi salari) a soddisfare i requisiti per lo schema di primo livello.

Attualmente nel Lazio ci sono circa 100.000 persone che godono di ammortizzatori sociali. L’accordo firmato dalle parti sociali e dalla Regione Lazio per cercare di realizzare le azioni possibili contro la crisi nel breve medio termine ha funzionato bene, visto che, da più parti, si è detto che il Lazio ha reagito meglio di altre regioni alla crisi”.

FONTE: http://www.regione.lazio.it/web2/main/sala_stampa/index.php

j0149059Una riflessione nata da una storia riportata sul Blog di Lavoro & Carriere sul ruolo delle Agenzie per il Lavoro, sul mercato del lavoro attuale…e sulle nostre possibilità di agire in maniera pro-attiva!

Ecco la lettera inviata in redazione: Gentile Redazione,
ho potuto constatare, essendo costretta (si fa per dire, dato che sono disoccupata) a leggervi da molte settimane, un netto calo delle inserzioni delle agenzie per il lavoro. Ed è un fenomeno che certo non riguarda solo voi, ma tutti gli altri strumenti che si occupano di offerte di lavoro, siti internet compresi. Ora mi domando, ma quando furono lanciate in pompa magna con la Riforma Biagi le agenzie per il lavoro non dovevano essere gli uffici di collocamento del futuro?

Non si diceva che la flessibilità, la possibilità di applicare tutti i contratti di questo mondo e di svolgere tutte le attività per collocare, riqualificare, reinserire i lavoratori avrebbero garantito più opportunità per tutti? A me pare invece si sia verificato il contrario. Prima della crisi le agenzie han fatto profitti come tutti, giocando sulla pelle dei lavoratori e contribuendo alla loro definitiva precarizzazione. ora che c’è la crisi che fanno? Chiudono i battenti (ne ho visti tanti di negozi del lavoro chiusi), licenziano anche loro e chi si è visto si è visto. Oppure si mettono a rincorrere i fondi pubblici per la formazione. E’ una vergogna! Scusate lo sfogo.” Marina

..e la risposta dalla redazione

Cara Marina, come abbiamo più volte detto in questa rubrica le agenzie per il lavoro non possono essere additate come “capro espiatorio” per tutti i mali del mercato del lavoro italiano. Magari anche tu ricorderai “Il Muro del pianto” dedicato alle agenzie pubblicato in estate su queste pagine? Decine di risposte e un dibattito a tratti acceso per ribadire che, come tutte le altre imprese, anche le agenzie per il lavoro sono in grande sofferenza per la negativa congiuntura economica. Ma soprattutto per dimostrare, dati alla mano, che il loro “peso” sulla situazione occupazionale italiana è ancora molto modesto. Ripetiamo in parte ciò che avevamo già scritto questa estate, prima di qualsiasi giudizio di merito, sull’operato di questa o quella agenzia o su pratiche aziendali scorrette: – le agenzie per il lavoro sono state e restano utili, anche se interessano un numero limitato di persone (l’1% della popolazione attiva in Italia), perché forniscono servizi del tutto gratuiti che hanno integrato quelli (a volte inadeguati) offerti dai Centri per l’Impiego pubblici. – che servono per quello che sono state create: a fare da intermediari tra aziende che offrono lavoro e persone alla ricerca di occupazione. Non condividiamo quindi il ritratto che tu ne fai, come entità parassitarie in un mercato sempre più precario. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Il legislatore (Biagi) è stato a suo tempo molto ambizioso, chi poi ha messo mano concretamente alla legge ci ha messo del suo per complicare le cose, ma il punto centrale è: le agenzie non possono “animare” da sole il mercato del lavoro. Di questi tempi, spesso possono solo “offrire il lavoro che non c’è”, come abbiamo potuto ascoltare con le nostre orecchie da molti operatori. Quindi nessuna sorpresa per il calo di annunci e per la chiusura di molte filiali: è la crisi, le agenzie sono aziende e come tali ne subiscono le conseguenze. Altrimenti si rischia di confondere la causa con l’effetto.

..Infine, il mio commento:

E’ comprensibile la tua frustrazione davanti al calo degli annunci ed alla chiusura delle agenzie..eppure proprio la tua reazione davanti alla loro “mancanza”, fa capire l’importanza assunta in poco tempo dalle agenzie per chi cerca lavoro…
La loro natura commerciale e “moderna”, differente dalla struttura ancora burocratica dei Centri per l’impiego ha spinto fortemente la loro attività di ricerca di aziende che avessero bisogno di personale con rapidità e flessibilità!
Se da una parte è vero che l’opera laboriosa delle agenzie ha aumentato il numero dei lavoratori precari (e tra parentesi…meglio sempre lavoratori che non disoccupati…), dall’altra i loro costi piuttosto onerosi per le aziende utilizzatrici dovrebbero aver favorito la regolarizzazione (ossia, se l’impresa ha bisogno continuato di quella data risorsa non ha convenienza a farselo “somministrare”, come si dice in gergo, ma piuttosto ad assumerlo!).
Al di là delle opinioni, ci sono i dati Nielsen secondo cui il numero di annunci nel 2009 si è ridotto di oltre il 30% rispetto al 2008 (la crisi ha colpito prima le aziende e poi di conseguenza le agenzie per il lavoro!)…e quelli di Unioncamere secondo cui di 100 lavoratori reclutati dalle aziende solo 7 provenivano dalla agenzie per il lavoro e dalle società di selezione (l’analisi di queste ricerche sono in fase di pubblicazione sul sito coachlavoro.com).
Detto ciò…comprese cause ed effetti…bisogna arrivare alle implicazioni per te e per il tuo lavoro!
Se cambia lo scenario devono cambiare anche le strategie!
E’ fondamentale RI-pensarSI: Ottimizzare la propria candidatura, utilizzare più canali di ricerca (non ultima, la propria rete di conoscenze..il social network!), aumentare la propria “occupabilità” attraverso corsi di formazione professionalizzanti, ecc! In bocca al lupo!

stageSu Coach Lavoro ho già dedicato alcuni articoli al tema degli stage e dei tirocini (vedi) in quanto ormai questo rappresenta una tappa quasi obbligata per chi durante o dopo l’università voglia mettere un piede nel mondo del lavoro ed in azienda.

Ci sono molte discussioni in corso in merito: lo stage è davvero utile o è solo uno strumento di sfruttamento? Come trovare un buono stage?  Lo stage può davvero servire per trovare un lavoro “vero”?

Secondo lo studio di Almalaurea, pubblicato dalla Repubblica degli Stagisti, a seguito della riforma universitaria, più della metà dei laureati nel 2008 ha svolto uno stage durante il percorso di studi, mentre prima del 2001 erano meno del 20%.

Inoltre chi ha fatto uno stage ha 6-7 probabilità su cento in più di trovare lavoro rispetto a chi lo stage non l’ha fatto. Non sono molte, a ben pensarci, ma in ogni caso il dato indica come lo stage valga come “esperienza lavorativa” che si può spendere poi nei successivi colloqui di lavoro.

Secondo i dati raccolti da Almalaurea nell’aprile 2008 sui laureati che avevano concluso gli studi nel 2006 e avevano svolto un tirocinio formativo riconosciuto dal corso di studi), il 12,8% di chi fa un tirocinio rimane a lavorare nella stessa azienda. La percentuale sale al 21,3% se si prendono in considerazione solo i laureati quinquiennali.

Meno ottimistiche invece sono le elaborazioni fatte da Marco Patruno, sulla base dei dati Excelsior 2009 di UnionCamere, per cui dal 2007 al 2008 le aziende che hanno fatto ricorso allo stage sono state il 20% in più…ma di contro diminuisce il numero degli stagisti assunti alla fine del periodo di formazione, solo 1 su 10 ce la fa!

Perciò le aziende tendono purtroppo a non utilizzare questo come strumento selezionare e formare giovani talenti nè tantomeno per investire sul futuro: la visione manageriale si ferma a breve termine!

Se è vero che, davanti a queste evidenze, cade “Il mito dello stage come canale privilegiato o l’anticamera dell’assunzione nell’azienda italiana” (Patruno), d’altro canto viene accresciuta la necessità di porre attenzione alla scelta dello stage prima e di saper capitalizzare, ossia far “fruttare” l’esperienza durante e dopo lo stage!

Nel prossimo post del mese dedicato al tema parleremo delle strategie migliori da adottare per trovare e scegliere uno stage davvero utile e fruttuoso!

graficoDalla riforma del luglio 2003 ad oggi,  la moderazione salariale e l’elasticità dell’impiego hanno prodotto un aumento dell’occupazione nel corso di questi ultimi 15 anni.

Ma il mercato ha subito notevoli mutamenti e la congiuntura attuale ci porterà, probabilmente, ad affrontare una crescente disoccupazione soprattutto di lavoratori temporanei ed immigrati.

Finchè non è arrivata la crisi, si era andati verso un netto aumento (del 17% circa) degli italiani attivi ed il quadro della disoccupazione si era notevolmente ridotto. L’aumento occupazionale si deve in gran parte alle donne grazie alla diffusione del lavoro part-time, che ha quasi raddoppiato le donne lavoratrici.

Un lavoratore su quattro (il 25 %) è autonomo ed i lavoratori con contratti a termine sono aumentati del 59%.

Il dato più significativo riguarda soprattutto il considerevole calo di giovani occupati: sotto i 25 anni c’è stato un calo di ben 11 punti nel tasso di attività. La disoccupazione dei giovani è oggi pari al 23,9% in Italia e al 36,8% nel Mezzogiorno.

Quali le cause? L’articolo del Sole24ore non le indaga. Possiamo ipotizzare che sia condizionato anche dal maggiore accesso all’istruzione accademica, ed anche al ricorso massiccio ai tirocini formativi (che non possono essere considerati contratti lavorativi).

Passata la soglia dei 25 anni la condizione lavorativa migliora. Infatti la fascia d’età che va dai 25 ai 54 anni ha fatto segnare un forte incremento (5%) sia del tasso di attività sia del tasso di occupazione.

Fonti: http://www.ilsole24ore.com/ e http://www.mycrawler.it

laurea-titoloAlcuni i siti Web specializzati in e-recruiting hanno stilato una classifica delle lauree più richieste dalle aziende.

I curricula che hanno avuto un riscontro positivo sono senza dubbio quelli dei laureati in ingegneria e in economia.

Seguono a ruota le lauree scientifiche (chimica, biologia, farmacia, fisica, scienze ambientali, ecc)

Analizzando le richieste per settore, è stato riscontrato che per la moda, lo spettacolo, la grande distribuzione, la consulenza e la finanza, le discipline economiche sono quelle più adatte.

Per le telecomunicazioni, l’elettronica, l’energia, l’elettrotecnica, l’automotive, i trasporti, la logistica e l’immobiliare è invece richiesta più di frequente una laurea in ingegneria, mentre nell’ambito sanitario, farmaceutico e chimico sono le lauree scientifiche a essere più gettonate.

Per i diplomati tecnici, il settore più fervido è sicuramente quello dell’informatica e delle telecomunicazioni.

Nel prossimo futuro si prevede che i titoli che garantiranno più sbocchi saranno quelli nell’ambito delle biotecnologie, dello sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’informatica, con un trend in continua crescita.

tratto da http://lavoro.corriere.it