CB023942Al meeting di Rimini da poco concluso, Mario Draghi, presidente della Banca d’Italia, il 27 agosto scorso nel suo discorso ha descritto la situazione dell’economia e del lavoro in Italia, individuandone anche le prospettive di sviluppo.

Nel corso del 2009 si sono persi 5 punti del PIL. Nonostante l’inizio della ripresa o quantomeno la fine della discesa siano previsti già per il 2010, diverse aziende sono a rischio sopravvivenza per mancanza di liquidità. Infatti la drastica contrazione degli investimenti ha ridotto la capacità produttiva potenziale e colpito i processi di ristrutturazione e adeguamento organizzativo, tecnologico, di mercato che erano stati avviati.

Ergo..“il costo della crisi è pesante in termini sia economici che umani. È quindi opportuno avviare riforme finanziarie e strutturali”.

I principali problemi strutturali da affrontare sono: gli squilibri tra Nord e Sud, il capitale umano, il mercato del lavoro (inscindibilmente legato alla protezione sociale). Approfondiremo in particolare questi ultimi due che sono di maggiore attinenza con i contenuti di questo sito.

Per quanto riguarda il capitale umano, il governatore sottolinea l’importanza dell’istruzione e dei metodi di valutazione: “In Italia – afferma – si è creato un circolo vizioso, per cui essere istruiti paga meno rispetto ad altri paesi. Il nostro sistema fatica a segnalare il merito dello studente e la bassa qualità dell’istruzione scoraggia sia l’investimento del capitale umano da parte delle famiglie, sia la domanda di lavoro qualificato da parte delle imprese”.

Sul mercato del lavoro, la valutazione è altrettanto netta. “Il grado di flessibilità acquisito negli anni più recenti permette alle imprese di affrontare la crisi riducendo la probabilità di una chiusura”. Ai benefici della flessibilità “si contrappongono però costi che ricadono in prima battuta sugli occupati.” La maggiore instabilità del posto di lavoro non solo riduce i consumi ed aumenta la tendenza al risparmio, ma rende anche meno selettivi nella ricerca di un nuovo impiego. Quindi la qualità media dei rapporti di lavoro si deteriora a scapito della produttività e rallenta l’accumulazione di capitale fisico e umano.

Per Draghi, quindi, serve “una riforma del sistema di ammortizzatori sociali che elimini l’attuale frammentazione delle tutele per favorire la riallocazione dei lavoratori”.

Contestualmente per rimettere in moto la crescita è necessario: rinnovare il sistema creditizio, potenziando l’accesso al credito per le PMI e prouovendo gli investimenti tecnologici.

Inoltre l’apertura alle capacità, ai talenti, al merito, alla concorrenza è il mezzo principale per contrastare corporazioni, rendite, clientele che gravano sulla crescita del Paese.

Infine il governatore della Banca d’Italia invita l’Italia ad avere coraggio, perché “solo con il coraggio, unito alla condivisione della diagnosi dei problemi, è possibile rilanciare la crescita”.

Fonte: sito web ufficiale MEETING RIMINI 2009

graficoDalla riforma del luglio 2003 ad oggi,  la moderazione salariale e l’elasticità dell’impiego hanno prodotto un aumento dell’occupazione nel corso di questi ultimi 15 anni.

Ma il mercato ha subito notevoli mutamenti e la congiuntura attuale ci porterà, probabilmente, ad affrontare una crescente disoccupazione soprattutto di lavoratori temporanei ed immigrati.

Finchè non è arrivata la crisi, si era andati verso un netto aumento (del 17% circa) degli italiani attivi ed il quadro della disoccupazione si era notevolmente ridotto. L’aumento occupazionale si deve in gran parte alle donne grazie alla diffusione del lavoro part-time, che ha quasi raddoppiato le donne lavoratrici.

Un lavoratore su quattro (il 25 %) è autonomo ed i lavoratori con contratti a termine sono aumentati del 59%.

Il dato più significativo riguarda soprattutto il considerevole calo di giovani occupati: sotto i 25 anni c’è stato un calo di ben 11 punti nel tasso di attività. La disoccupazione dei giovani è oggi pari al 23,9% in Italia e al 36,8% nel Mezzogiorno.

Quali le cause? L’articolo del Sole24ore non le indaga. Possiamo ipotizzare che sia condizionato anche dal maggiore accesso all’istruzione accademica, ed anche al ricorso massiccio ai tirocini formativi (che non possono essere considerati contratti lavorativi).

Passata la soglia dei 25 anni la condizione lavorativa migliora. Infatti la fascia d’età che va dai 25 ai 54 anni ha fatto segnare un forte incremento (5%) sia del tasso di attività sia del tasso di occupazione.

Fonti: http://www.ilsole24ore.com/ e http://www.mycrawler.it

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Avere un’esperienza cospicua alle spalle, se a volte può essere un requisito fondamentale per accedere ad una professione, può invece rappresentare un ostacolo se il datore cerca una persona giovane, da formare da zero e…senza troppe pretese!

Infatti ciascuno di noi porta con sè, nel bene e nel male, il modo di lavorare, le competenze e i comportamenti acquisiti nel tempo e reca anche delle aspettative su come si dovrebbe lavorare e sul trattamento da ricevere…e questo può essere visto come uno svantaggio da chi vuole assumere…

Insomma se è vero che avere fatto già una seppur minima esperienza sul campo rappresenta certamente una carta in più quando ci si presenta nel mondo del lavoro, soprattutto dopo la laurea…con il passare del tempo e con il suo aumentare essa può diventare quasi un “peso” tanto da rendere più difficile ricollocarsi, per quanto assurdo possa sembrare…

E quindi? Cosa fare?!?

Punta sul valore aggiunto che puoi dare rispetto ad una persona più inesperta.
Argomenta le competenze sviluppate in contesti e in posizioni diverse, mostrando la tua capacità di adattamento.

E soprattutto, esprimi il tuo desiderio di metterti sempre in gioco, di crescere professionalmente, come si suol dire!
La tua “anzianità di servizio” e le tue esigenze più marcate saranno aspetti che passeranno in secondo piano rispetto a tutto quello ciò che puoi offrire!