Alzi la mano chi non ha un profilo su facebook o su myspace, chi non ha un account su twitter o non è iscritto ad uno dei business social network (Linkedin, Xing o Viadeo)?!

Nati tra il 2003 ed il 2006 queste piattaforme del web 2.0 fanno ormai parte integrante del nostro uso quotidiano di internet.

Se in Italia le persone che accedono alla rete sono  30 milioni, gli iscritti su facebook arrivano a 18 milioni (!) e quelli su Linkedin (come abbiamo visto nel precedente articolo) sono circa 2 milioni…e questi numeri sono in continua e progressiva crescita!

Come funzionano i social network e come potremmo utilizzarli per promuovere noi stessi?

Facebook & co sono solo strumenti di divertimento con i nostri amici….o possono diventare anche un canale per trovare opportunità di lavoro e di business?

Abbiamo cercato di rispondere a queste domande nel corso del FormAperitivo che si è svolto a Roma il 6 maggio scorso.

Le piattaforme di social newtwork consentono, grazie alla creazione di un account con i propri dati ed una foto o immagine identificativa, di costruire una lista di contatti con cui interagire, scambiando informazioni, su noi stessi e sul mondo, notizie, link, video, foto ed eventi.

Una delle caratteristiche più potenti di queste reti è il fatto di essere aperte e di consentire quindi un passaggio di informazioni tanto rapido e diffusivo da poter diventare “virale” ossia espandersi esponenzialmente nella rete come per “contagio”.

Cosa succederebbe se questo avvenisse con un messaggio che noi stessi immettiamo nella rete? E se questo messaggio riguardasse la nostra attività, i prodotti e servizi che possiamo offrire ai nostri clienti o ai nostri potenziali datori di lavoro?

Potremmo ad esempio entrare in contatto con opportunità interessanti, conoscere progetti a cui potremmo partecipare o partner con cui collaborare…

Ma di certo non è sufficiente gettare un’esca in acqua per  catturare un pesce!

E’ necessario gettare più esche frequentemente, mantenere sempre la nostra presenza vicina al bacino d’acqua, e poi lanciare la rete dei nostri contatti diretti ed indiretti!

Questo significa che ci serve una grossa quantità di risorse (esche): le nostre competenze, i nostri interessi, le nostre caratteristiche personali che ci rendono unici, autentici ed originali.  E queste risorse non vanno solo raccolte in un curriculum cartaceo, ma espresse anche attraverso un nostro sito o blog, collegato a tutte le piattaforme di networking che utilizziamo, da facebook a linkedin!

In sintesi, non importa che tu sia un esperto di marketing o di informatica, di formazione per adulti o per i bambini, un temporary manager piuttosto che un esperto di contabilità e bilancio, è fondamentale che tu abbia una forte presenza online sulle diverse piattaforme web 2.0…per farti trovare da chi ti cerca!

42-15181176Detto in altri termini: quali sono i canali più utilizzati dalla imprese per cercare le persone da assumere?

Secondo la ricerca Excelsior di UnionCamere (pubblicati su Il Sole24Ore del 19/10/09), la strategia dipende dalla dimensioni dell’azienda.

Leggendo in dettaglio i dati, scopriamo infatti che le aziende con più di 50 dipendenti privilegiano strumenti standardizzati come il portale aziendale e gli annunci sui principali siti di recruiting, insieme alle società di selezione o le agenzie interinali.  Invece le aziende più piccole che, lo ricordiamo, rappresentano la maggior parte del tessuto produttivo italiano,prediligono invece strumenti più “informali” basati sulle conoscenze (dirette ed indirette) e le segnalazioni.

In termini assoluti, questa è la classifica delle strategie di selezione da parte delle imprese italiane (dalle meno alla più efficace)

  • Centri per l’impiego (4,5%), dedicati prevalentemente alle cosiddette “fasce deboli”, disabili, immigrati, cassintegrati.
  • Quotidiani e stampa specializzata (5%)
  • Società di Lavoro Interinale (Agenzie per il Lavoro) e Società di Recruiting, considerate insieme (7%)
  • Segnalazione Conoscenti e Fornitori (15%)
  • Internet e Banche dati aziendali (26,5%)
  • Conoscenza diretta (39%)

Quindi, sommando la conoscenza diretta con quella indiretta (segnalazione da parte di conoscenti) si supera il 50%: questo significa che i metodi “informali” si confermano tuttora preponderanti nel mercato del lavoro italiano.

A questo punto potremmo aprire una discussione in merito alla meritocrazia nella società italiana ma…quanto questo aiuterebbe a trovare lavoro!?

La domanda migliore da farsi invece è: A fronte di questa situazione, come possiamo rendere più efficaci le nostre strategie di ricerca?

Se il canale della conoscenza è quello preponderante, come possiamo ampliare la nostra rete di conoscenze (il network)?

Lo scopo non è quello di farsi raccomandare! Piuttosto è quella di trovare la strada giusta per cui la nostra candidatura arrivi al posto giusto, ossia dove le nostre competenze creino valore e al contempo siano valorizzate!

Approfondiremo il tema delle strategie di candidatura spontanea in un post della prossima settimana…