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Trasformare la passione in lavoro: una storia vera

passioneLuca è un ragazzo italiano, uno dei tanti «buskers» che ogni giorno cantano nelle strade o nella metropolitana della città, ma la sua storia merita di essere raccontata per un incontro casuale che ha cambiato la sua vita.

Durante la sua carriera universitaria vince una borsa di studio e si trasferisce a Londra per alcuni mesi, ma la sua passione rimane la musica e decide di coltivarla iniziando a suonare per strada.

«Stavo suonando in una piazza – racconta – quando è passato Eddie Jordan, l’ex proprietario della scuderia di Formula 1. Eddie suona la batteria ed è rimasto colpito ascoltandomi. Si presentò e mi chiese se ero interessato a suonare ad alcune feste ed eventi da lui organizzati, mi ha invitato a Silverstone e mi ha fatto conoscere molte persone».

Da quella sera, Luca ha avuto l’opportunità di girare il mondo suonando con la band di E. Jordan durante i GP della Formula 1, ha suonato con artisti del calibro di Michael Rutherford dei Genesis e, nonostante tutto, continua ad esibirsi nel suo angolo al Covent Garden, per non perdere l’emozione di riuscire a far fermare i passanti per regalare loro un momento di magia.

Una storia a tratti surreale, ma significativa in quanto rappresenta l’emblema di come sia possibile trasformare la propria passione in lavoro. E la passione non è qualcosa di temporaneo, un semplice hobby, ma è qualcosa che ci rende vivi.

La storia di Luca è stata sicuramente arrisa dalla fortuna…ma siamo sicuri che si tratti solo di questo?

In realtà la sua storia ci mostra quanto sia importante:

  • cambiare le convinzioni limitanti sul lavoro: provare a guardare la realtà da una prospettiva diversa in modo da considerare il lavoro, non semplicemente come routine, ma come un modo per dare un contributo significativo al mondo circostante;
  • allineare i propri valori con la passione facciamo un esempio: l’ingegneria è la tua passione e lavori per un’impresa di armi, ma uno dei tuoi valori di base è la “pace nel mondo“. In questo caso, è chiaro come vi sia un’evidente conflitto perché, nonostante sia un lavoro “eccitante”, non concorda con la propria visione del mondo.
  • agire, allineando il comportamento con i propri obiettivi, valori e passioni: se Luca non avesse seguito la sua passione mettendosi a suonare a Covent Garden, ma rinchiudendosi invece in un grigio ufficio…non avrebbe mai incontrato la persona che le ha poi cambiato la vita!
  • Non mollare, ma continuare a credere, a cercare ed a perseguire ciò che amiamo

Vi suggeriamo di ascoltare il discorso tenuto nel 2005 da Steve Jobs, l’ideatore di Apple, ai neolaureati di Stanford:

“[…] Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non bisogna perdere la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Bisogna trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà una buona parte della nostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è di fare quello che riteniamo essere un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo. Chi ancora non l’ha trovato, deve continuare a cercare. Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie d’amore, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, bisogna continuare a cercare sino a che non lo si è trovato. Senza accontentarsi.”

Questo articolo ha 5 commenti

  1. giorgio

    bellissimo discorso, mai accontentarsi e’ giusto

  2. fabio

    Si, si tratta di fortuna al 90%.
    Già vincere una borsa di studio è difficile, poi ti trasferisci a Londra, mica a Ladispoli. Poi incontra un personaggio influente che, guarda caso suona la batteria che lo vedee, ne rimane folgorato, lo invita a suonare alle sue feste e lo introduce nel mondo che conta.
    Sembra la trama di Match Point di Woody Allen dove un mediocre maestro di tennis che insegna in un circolo esclusivo di Londra conosce un rampollo e da lì diventa broker affermato….ma dai!
    E’ un insulto per i tanti disoccupati. Fatemi conoscere questo Luca se esiste.

  3. admin

    Luca lo ha conosciuto personalmente la mia collaboratrice!la storia è stata raccontata anche sul sito voglioviverecosì.
    negli articoli vengono pubblicate solo informazioni corrette e verificate!
    Se non ritieni il mio sito interessante e affidabile…per quale motivo lo leggi e lo segui?!
    se incanalassi tutta la tua rabbia e frustrazione verso l’azione, sono certa avresti risultati proporzionali alla loro forza!

    per quanto riguarda la storia, certamente Luca ha avuto molto fortuna nel suo incontro….ma se non avesse creduto alla sua passione e non fosse stato bravo, la fortuna a poco sarebbe servita!
    la fortuna di certo non basta,….ma è anche vero che la fortuna aiuta gli AUDACI!

  4. fabio

    Il sito è interessante anche se qualche articolo è…come dire, pompato. La morale della storia di Luca, che non ho trovato sul sito voglioviverecosì (un Luca a Londra c’è ma non parla della musica in strada, probabilmente è una delle storie del libro di Serena Zorzi)a mio parere è che se hai una passione, ci credi e sei bravo poi la fortuna arriva e ti dà una mano. Ma quello che mi ha più colpito è il concetto di AZIONE dove incanalare la mia rabbia e frustrazione.
    Se uno ha una passione deve essere spendibile, ossia deve rappresentare per il prossimo un bene/servizio che qualcuno desiderei acquistare.Altrimenti è un hobby che non ti porta niente, professionalmente parlando. Inoltre non tutti possiamo fare come il giovane Luca che ha “tutta la vita davanti” e può permettersi di andare alla ventura a Londra.Vorrei sapere che ne pensano i cinquantenni con famiglia.

  5. eli

    Sono una cinquantenne con famiglia. Nella mia vita ho sempre cercato di conseguire un lavoro che mi consentisse di campare.. tutto il resto veniva dopo, poichè nella piramide dei bisogni primari prima c’è mangiare e dormire (possibilmente con un tetto sulla testa). Anche tutti gli studi fatti (con grande fatica, in quanto studente lavoratore costretta a mantenersi da sola) sono stati tesi a questo, infatti mi sono laureata in qualcosa che credevo spendibile e che non mi ha portato a nulla. Morale: un lavoro fisso, uno stipendio medio basso e nessuna prospettiva di carriera. Dopo la laurea mi sono concessa un regalo e ho fatto un serale all’artistico, solo x me. Ho scoperto un mondo bellissimo, e anche se adesso con la mia passione riesco solo a pagarmi dei viaggi da fare con mio marito per festival d’arte a cui partecipo, credo che sia la cosa migliore che ho fatto. Poi esistono persone particolarmente fortunate, che si trovano al posto giusto al momento giusto, ma non è mai stato il mio caso. Ma nessuno deve limitarsi a fare solo quello che “deve”, altrimenti muore dentro.

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