Quali sono le competenze (trasversali) che fanno la differenza nel lavoro (e non solo…!)

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Continua la rassegna di CoachLavoro dedicata al tema delle “competenze”, termine ormai diventato di uso comune: sul Cv europeo c’è la sezione dedicata alle competenze sociali, organizzative e artistiche…sugli annunci sono sempre richieste caratteristiche quali la proattività, la flessibilità, il problem solving, il team working, ecc…

Alla fine l’impressione è che siano delle etichette di cui non si può fare a meno, ma di cui si ignora il contenuto!

Eppure possedere, sviluppare e valorizzare le proprie competenze è fondamentale non solo quando si cerca lavoro, ma anche quando si opera in un contesto lavorativo….e in generale nella propria vita quotidiana! Di fatto si tratta di risorse che possono essere spese a 360°: non per niente si chiamano “trasversali”! Quindi, proviamo a far chiarezza:

Cosa sono veramente le competenze trasversali e quali sono le più importanti?

Partiamo dalla definizione che ho presentato nel precedente articolo: le competenze trasversali rappresentano quel bagaglio di conoscenze, abilità e qualità che portiamo con noi nelle varie esperienze personali e professionali e che mano mano arricchiamo grazie alle varie esperienze che facciamo. Queste competenze in gergo vengono chiamate “soft skills”, per distinguerle da quelle prettamente tecniche.

Ci sono numerose e spesso complesse classificazioni delle competenze, che fanno riferimento a diversi modelli (da quello dei famosi Spencer&Spencer a quello dell’Intelligenza Emotiva di Goleman…)

Facendo una meta-analisi, ho riscontrato che, pur con le dovute distinzioni, è possibile far riferimento a 4 macro-categorie,  ciascuna delle quali comprende 3 competenze distintive:

1) Le Competenze Personali fanno riferimento alla gestione di sé e delle proprie emozioni.

Ingrediente fondamentale è la consapevolezza di sé stessi che deriva dall’ascolto e dalla riflessione sulle proprie emozioni, i propri pensieri e dall’osservazione dei propri comportamenti.  Non per niente l’esortazione “Conosci te stesso” era iscritta sul tempio di Apollo a Delfi! Conoscere sé stessi significa conoscere i propri punti di forza e di debolezza, conoscere cosa ci motiva e dove si vuole andare.

Il secondo elemento che compone le competenze personali è l’orientamento all’obiettivo, che consiste nella capacità di porsi degli obiettivi chiari, specifici e stimolanti e nell’impegnarsi con energia e perseveranza nel loro raggiungimento, anche quando questo sembra lungo e difficoltoso.Di solito è la caratteristica più richiesta dalle aziende perché è necessaria per portare a casa i risultati.

Questo secondo elemento è strettamente connesso al terzo, ossia alla gestione delle proprie emozioni che consiste nel saper attingere alle proprie risorse interiori per ricavarne energia, anche nei momenti difficili, quando si ha il vento contrario, i risultati tardano ad arrivare, quando si vive un momento di dolore piuttosto che di conflitto. Gestire le proprie emozioni significa, essere “zen”, ossia mantenersi stabili e centrati nelle montagne russe della vita ed implica quindi anche la caratteristica della resilienza (che abbiamo già accennato altrove e che approfondiremo prossimamente…).

 

2) Le Competenze Relazionali sono speculari a quelle personali in quanto indicano la capacità di gestire i rapporti con gli altri, comprendendone le esigenze e modulando il proprio comportamento alle loro caratteristiche e al loro ruolo. Infatti è sicuramente diverso relazionarsi con i propri genitori che con gli amici, con il capo che con i colleghi, con i clienti che con i fornitori!

Elemento fondamentale delle competenze relazionali è sicuramente la capacità di ascoltare (il “detto” e soprattutto il “non detto”) e di essere quindi “empatici” rispetto a quello che l’altro prova.

Il secondo aspetto è quello della comunicazione, scritta e verbale: nell’era della comunicazione pochi sanno esprimere idee o descrivere progetti in modo chiaro, strutturato e mirato. Saper comunicare significa infatti non solo costruire in modo logico e fluido un discorso o un testo, ma anche saper adattare il contenuto e la forma in base al tema da trattare e al nostro interlocutore/pubblico.

Terzo importante elemento della relazione con gli altri è la persuasione: essere persuasivi significa essere convincenti, sia con motivazioni razionali che emotive, tanto da riuscire a portare gli altri a seguire le proprie idee o progetti. Non si può essere persuasivi se non si è empatici e non ci si mette nei panni dell’altro né tantomeno se si comunica in modo confuso o ermetico, quindi di fatto tutti gli elementi sono estremamente connessi tra loro! La capacità persuasiva non attiene solo ai commerciali o ai manager: se si vuole convincere i colleghi o i soci a collaborare con noi in un progetto, bisogna comunicare in maniera coinvolgente, per non parlare di quanto sia importante sapersi “vendere” in un colloquio: anche qui si tratta sempre di persuasione! Chiaramente le competenze comunicative sono fondamentali per riuscire a lavorare in team che diventano sempre più flessibili e internazionali!

 

3) Le Competenze Cognitive fino a poco tempo fa erano il principale fattore ad essere misurato nei cosiddetti assessment per la selezione del personale. Ora i test sul QI o sulle abilità di ragionamento logico e/o matematico vengono affiancati e talvolta anche sostituiti da test sull’intelligenza emotiva piuttosto che sulla personalità. Come spesso accade, si tende a cadere da un eccesso ad un altro! Di fatto bisogna sempre valutare tutti gli aspetti, in un’ottica integrata!

Tra le competenze cognitive spiccano l’analisi e la sintesi, ancora più indispensabili in un contesto come quello attuale in cui siamo inondati da informazioni che vanno analizzate in modo critico e poi sintetizzate in modo funzionale alle proprie esigenze.

Un’altra caratteristica importante (richiesta nel 90% degli annunci) è quella del problem solving, che implica la capacità di trovare soluzioni quanto più possibile semplici a problemi complessi.

Saper risolvere problemi è strettamente connesso all’aspetto della creatività: trovare idee o soluzioni alternative, innovare o inventare ciò che prima non esisteva. Essere creativi significa non seguire la logica stretta e lineare ma vedere le cose da punti di vista differenti, cogliere collegamenti originali, ampliare le prospettive… Si tratta di una caratteristica quanto mai preziosa in un periodo come questo in cui le soluzioni conosciute non funzionano più e bisogna invece essere in grado di creare nuove strade all’interno di nuovi scenari!

 

4) Le Competenze Organizzative sono di fatto le competenze più “operative” che vengono messe in campo quando si passa dall’ideazione alla realizzazione concreta (risistemare l’archivio dell’ufficio oppure sviluppare un nuovo software)!

Il primo elemento dell’organizzazione è la pianificazione, che consiste nel suddividere un progetto in più attività, trovare le risorse (materiali e umane) per svolgerle e stabilire dei tempi.

Quindi strettamente connessa alla capacità di pianificare è quella di gestire i tempi (Time management), darsi delle priorità e rispettare le scadenze (il che non è facile come sembra, come ci ha spiegato anche Andrea nel suo articolo….).

L’elemento che completa il quadro delle competenze organizzative è senz’altro la capacità di controllo, che implica l’attenzione ai dettagli e il monitoraggio dello svolgimento delle attività, per esser pronti a correggere il tiro se necessario!

Insomma, come è facile intuire, per essere ben organizzati occorre un po’ della sana “disciplina” dei vecchi tempi…!

Infine, molti inseriscono la flessibilità tra le competenze (cognitive o organizzative), mentre a mio avviso invece si tratta di una caratteristica di pensiero e di comportamento che distingue di fatto chi è davvero competente da chi non lo è! Come avevo scritto infatti nell’articolo facendo l’esempio del pilota di Formula1, se costui guida in città come in pista….non potremmo certo dire che sia competente alla guida!

Chi è competente è flessibile perché si sa adattare alle situazioni e alle persone con cui si relaziona, avendo un repertorio di scelte decisamente più ampio di chi invece, essendo rigido (o semplicemente poco “esperto” dell’attività), conosce un solo modo per svolgerla.

 

Bene, a questo punto il quadro delle competenze è completo, per quanto senz’altro l’argomento meriterebbe ulteriori approfondimenti e specificazioni!

Ad esempio bisognerebbe capire se sotto la stessa etichetta (ad esempio “proattività”) le aziende intendano la stessa cosa anche perché in ciascuna realtà le competenze vanno esercitate in modi ed in contesti differenti…

Infine resta aperta la questione: come si fa a sapere se si possiede o meno, e a quale livello, ciascuna competenza? E come si fa a comunicarla all’esterno?

Ne parleremo prossimamente!

8 thoughts

  1. Michelangelo, le priorità della nostra vita dipendono dai nostri valori: dobbiamo analizzare il nostro percorso finora e capire quali son le cose davvero importanti per noi…forse sono cambiati nel tempo…forse (più probabilmente sono rimasti stabili). POi bisogna metterle in ordine: i valori hanno una loro gerarchia!
    NOn ci sono strade brevi per conoscersi caro Michelangelo, bisogna solo fermarsi, ascoltarsi e guardarsi dentro….magari facendosi guidare da un coach nel nostro viaggio di scoperta…!

  2. please, mi postate il link dell’articolo successivo a qst? cioè cm capire il proprio livello di competenze e cm esprimerlo agli altri??
    grazie mille!!

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