Competenze tecniche e trasversali: quali contano di più?

Posted on Pubblicato in Cercare & Trovare Lavoro, Competenze professionali, CV e Lettera di Presentazione, Da Non Perdere

In passato i percorsi di carriera erano prevalentemente lineari: nella maggior parte dei casi, dopo la classica gavetta si trovava un posto di lavoro stabile, con la sua precisa collocazione nell’organigramma aziendale, in cui i compiti da svolgere e le competenze necessarie erano definiti dal mansionario.

Gli spostamenti in verticale (avanzamento di livello e di responsabilità) e in orizzontale (passaggio da una funzione a un’altra, da un ufficio all’altro) erano di solito limitati e piuttosto lenti. Si trattava pertanto di un mercato del lavoro tanto “sicuro” quanto statico e prevedibile. Se si desiderava accedere ad una determinata posizione si conoscevano, bene o male, i requisiti per accedervi (titolo di studio, esperienze richieste, ecc).

Negli ultimi anni la situazione si è modificata con una velocità impressionante! I percorsi di carriera si sono altamente frammentati , le esperienze di lavoro sono spesso brevi e sono frequenti i passaggi tra varie tipologie di lavori e tra aziende differenti.

Le organizzazioni  ricercano  profili professionali specializzati e sono diventate sempre più esigenti nelle loro richieste. D’altro canto può essere difficile per chi lavora acquisire delle competenze ben definite e facilmente spendibili, proprio a causa della parcellizzazione delle esperienze professionali.

Ecco quindi che diventa sempre più complesso l’incontro tra una domanda di lavoro sempre più specifica e di nicchia (le aziende ricercano spesso profili che hanno svolto esattamente il tipo di lavoro che a loro interessa, nel medesimo settore industriale!), mentre l’offerta è sempre più variegata e articolata per quanto riguarda le esperienze svolte e le competenze acquisite.

Credo sia importante a questo punto, dopo aver analizzato cosa sono le competenze e cosa significa essere competenti, fare chiarezza sulle tipologie di competenze che possono essere spese nel mondo del lavoro.

Possiamo infatti individuare 2 macro-categorie: le competenze trasversali e quelle tecniche.

1) Le competenze trasversali rappresentano quel bagaglio di conoscenze, abilità e qualità che portiamo con noi nelle varie esperienze personali e professionali e che mano mano arricchiamo grazie alle varie esperienze che facciamo. Queste competenze, che in gergo vengono chiamate “soft skills” comprendono ad esempio le capacità di comunicare, di relazionarsi con capi, colleghi, clienti e fornitori, di vendere un servizio o un prodotto, così come di organizzare un gruppo di lavoro, di pianificare le attività, di risolvere i problemi in modo flessibile ecc. Si tratta evidentemente di risorse preziose che hanno un elevato impatto sulla prestazione e sui risultati che si ottengono, nella vita così come nel lavoro.

2) Le competenze tecniche invece sono quelle che consentono di svolgere con “perizia” un’attività specifica in una determinata professione: dal realizzare un impianto elettrico per un Elettricista, al redigere un bilancio per un Capo contabile, dal progettare un corso  per un Formatore fino al realizzare un piano di comunicazione per un responsabile Marketing. Tali competenze si acquisiscono, per quanto attiene l’aspetto nozionistico, soprattutto attraverso il percorso di formazione scolastica o superiore (università, corsi di specializzazione, ecc). Per quanto riguarda l’aspetto operativo è necessario un periodo consistente (a volte anche anni) di pratica sul campo e di affiancamento con un “esperto” in materia.

Un sottoinsieme delle competenze tecniche sono le competenze “di settore” che riguardano la conoscenza specifica di un determinato settore industriale (ad esempio metalmeccanico oppure agricolo o informatico) e dello specifico prodotto/servizio fornito (nell’ambito dell’IT ad esempio, ci sono aziende specializzate in hardware ed altre in software…e per ciascuno di essi ci sono chiaramente innumerevoli nicchie di mercato)!

Ora, quale tipologia di competenze è più importante, quale ha più peso nella scelta del candidato?

Le aziende chiaramente hanno bisogno di inserire persone che sappiano orientarsi bene nel loro lavoro, che conoscano il settore e che possano divenire il prima possibile operative: per questo le competenze tecniche e quelle specifiche di settore sono molto ricercate. Come dissero i famosi Spencer&Spencer, pionieri nello studio delle competenze: “E’ possibile insegnare a un tacchino ad arrampicarsi sugli alberi, ma è meglio assumere uno scoiattolo!”.

Ma se è vero che le competenze tecniche specifiche rappresentano di fatto il principale criterio di selezione, sono poi le competenze trasversali a fare la differenza sul campo! A parità di expertise tecnica, ciò che determina di fatto il successo sul lavoro sono le caratteristiche personali: la capacità di darsi degli obiettivi e di motivarsi per raggiungerli, di essere proattivi ed energici, di organizzare le proprie attività, di creare un team affiatato, di negoziare con clienti e fornitori, ecc…

Se andiamo ad analizzare delle nostre esperienze di successo sul lavoro noteremo come ciò che ha fatto la differenza non è stato tanto il contesto in cui operavamo o la nostra abilità tecnica quanto piuttosto il modo in cui abbiamo affrontato la situazione e siamo riusciti a risolverla positivamente.

Rispetto ad approcci che puntano solo ed esclusivamente sulla “tecnicalità” ed altri che esaltano primariamente gli aspetti di “personalità”, ritengo che, come spesso accade la virtù stia nel mezzo: bisogna trovare il giusto equilibrio tra queste 2 tipologie di risorse spendibili sul lavoro, che devono essere curate e sviluppate in parallelo, evitando pericolosi “sbilanciamenti”.

E’ fondamentale pertanto prendere consapevolezza di quale sia il nostro personale mix di conoscenze, capacità e qualità personali e professionali che ci rende differenti dagli altri per essere in grado di presentarle efficacemente non solo sul Curriculum e sulla Lettera di Presentazione, ma in tutte le occasioni in cui è possibile metterle in luce (negli incontri formali e in quelli informali con persone di settore, nei colloqui di lavoro, e così via).

 

14 thoughts

  1. Stupendo articolo!
    Secondo me quelle tecniche sono fondamentali in un lavoro da “dipendente” perchè sono il motore che fa andare avanti la macchina. La differenza, però, tra una punto e una ferrari la fanno le soft skill:-)

  2. Io credo che in momenti come questo (di crisi) le competenze tecniche giocano un ruolo fondamentale. Ti consentono di avere quella capacità “visionaria” necessaria per organizzare il futuro. Quando i reparti si riducono all’osso (in virtù dei licenziamenti) c’è ben poco da organizzare… bisogna lavorare

  3. @Domenico e Alessandro
    Grazie per il vostri commenti!
    Sono d’accordo, le competenze tecniche sono fondamentali, soprattutto se si ricopre un ruolo operativo o se si svolge la libera professione!
    Bisogna essere in grado di SAPER FARE!
    Ma questo non basta! Bisogna anche SAPER ESSERE, sapersi comportare in modo strategico, sapersi relazionare, avere una visione d’insieme delle attività e al contempo un prospettiva futura (essere visionari come dice Alessandro!). Per questo le competenze TRASVERSALI devono essere curate e sviluppate, soprattutto se si aspira ad una crescita come professionisti o come manager!

  4. Articolo decisamente esaustivo.Io lo farei leggere volentieri anche a chi ha per compito l’esaminare la forza lavoro.
    Alessandro dice”quando i reparti si riducono all’osso c’è ben poco da organizzare…bisogna lavorare”,quindi,per me, non essere tecnici,ma trasversali.
    Chiaramente io parlo del settore in cui ho acquisito le mie competenze(le vendite).La conoscenza tecnica è fondamentale ma trovare di fronte a se un poco di umanità non guasta.
    Secondo i famosi Spencer&Spencer io sono un tacchino,ma sono certa che come me molti tacchini in dieci giorni(con la dovuta formazione)sono in grado di arrampicarsi molto bene.L’approccio al lavoro in questo periodo particolare è fondamentale,dobbiamo imparare ad accettare quello che ci viene proposto, al di là delle competenze.Non essere pecore, ma sorridere,farà bene un pò a tutti,soprattutto ai giovani tecnici che domani con un bagaglio variegato sicuramente troveranno la loro collocazione.Scusate le divagazioni,chiaramente sono over e disoccupata.Sabrina

  5. Articolo che condivido al 100%. Peccato che queste best practices non vegano seguite proprio da chi seleziona il personale. Io sono un “super tecnico” vittima delle mie competenze tecniche. A causa di questa alta specificita’ e nonostante sia riuscita per qualche tempo a lavorare nel commerciale di fatto vengo considerata solo per le competenze tecniche e di settore. Mi sento un tacchino che corre come uno scoiattolo e avendo le ali ha imparato pure a volare, perche’ non mi sono limitata al punto di vista del tacchino. Quello che sto sperimentando e’ che la “vision” per poter essere un fattore vincente nella ricerca di un lavoro deve essere condivisa anche da chi il lavoro lo offre. Attualmente il marcato del lavoro e’ cosi’ complesso e poco flessibile che anche chi assume non vuole rischiare di trovarsi una persona “sbagliata” di cui poi non si puo’ disfare e punta all’obiettivo minimo cioe’ quello che io definisco un socket replacement, cioe’ le aziende cercano figure che abbiano fatto per anni e nello stesso settore di interesse quello che l’azienda stessa sta cercando, meglio se viene da un’azienda concorrente. Cosi’ facendo anche le aziende perdono molte opportunita’ di arricchire il proprio capitale umano con competenze “diverse” e innovative che le rendano in grado di affrontare le sfide sempre piu’ difficili che il mercato globalizzato pone. Think different non l’ho certo detto io ma un certo signore che in pochi anni ha portato una societa’ quasi fallita ad essere la prima in termini di capilazzione di borsa del Nasdaq…perche’ qualcosa cambi dobbiamo iniziare noi a pensare in modo nuovo, ma io in Italia vedo poca voglia di nuovo, anche tra le nuove generazioni

  6. “Il volo della fenice” è un film degli anni ’60 con James Stewart. Un aereo di una compagnia petrolifera con a bordo una dozzina di dipendenti precipita nel deserto. L’unica possibilità di salvezza per i superstiti, visto che i soccorsi non arriveranno mai, è utilizzare i pezzi dell’aereo per costruirne uno più piccolo ma in grado di portarli via da quell’inferno. E qui c’è lo scontro tra le due personalità dominanti: il pilota pionieristico (james Stewart)e l’ingegnere aeronautico (Harwey Kruger). Competenza trasversale e competenza tecnica. Alla fine serviranno tutte e due. Ma sono d’accordo con Mina che sostiene che chi offre lavoro cerca più la competenza tecnica. La domanda del titolo del post andrebbe posta a chi cerca personale o professionalità qualificate. Noi possiamo fare del nostro meglio per proporci come pilota e ingegnere, restando nella metafora, ma non dipende solo da noi ma da quello che cerca la controparte.

  7. Sono molto contenta dell’interesse riscosso dal tema delle competenze, che mi riservo di continuare ad analizzare ed approfondire. Di solito se ne occupano solo gli “addetti ai lavori” ed in particolare i ricercatori, gli psicologi e gli orientatori (molto spesso anche con posizioni teoriche contrastanti..!), eppure sono d’accordo che i primi ad essere interessati sono coloro che cercano lavoro e che desiderano riposizionarsi….e i secondi sono i selezionatori! Questo articolo di fatto è rivolto ad entrambi…!

    Sono d’accordo con Mina quando dice che “cercano figure che abbiano fatto per anni e nello stesso settore di interesse quello che l’azienda stessa sta cercando”, rivelandosi in questo modo piuttosto miopi, soprattutto per una prospettiva di crescita a lungo termine dell’azienda. Tutti i “manuali” di gestione delle Risorse Umane sostengono la stessa cosa, ossia che sia il Fattore Umano a fare la differenza, e soprattutto la motivazione e buona parte delle competenze ascrivibili a quelle trasversali piuttosto che a quelle tecniche..!

    Ecco quindi che dobbiamo iniziare davvero a pensare differente….e ad uscire anche dalla logica: “non dipende (solo) da me, ma anche (e soprattutto)da loro”! Dobbiamo riappropriarci di quella parte di responsabilità, ed anche di “potere” che ciascuno di noi ha nell’interazione!
    Se l’azienda vuole X…inutile che io insista a dire: ma so fare anche Y! Iniziamo invece a mettere in luce (quanto più possibile con fatti, numeri, risultati) ciò che sappiamo fare in ambiti molto simili ad X e quanto siamo consapevoli di cosa significa X (su cui chiaramente ci dobbiamo essere informati in anticipo).
    Se l’azienda vede il bicchiere mezzo vuoto, noi dobbiamo dare più di una ragione per vederlo mezzo pieno…dopodichè, a loro sta la scelta finale se bere oppure no….e a noi quella di cercare un’azienda dove le nostre competenze servano veramente!

  8. Ottimo articolo è condivido in pieno che oggi, nell’ambito del lavoro non bastano solo le competenze tecniche. Le competenze trasversali sono quelle che ti aiutano a ottenere dei grandi risultati soprattutto quando lavori i una grande azienda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *